{"id":23512,"date":"2016-11-10T09:41:39","date_gmt":"2016-11-10T08:41:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.avvisopubblico.it\/osservatorio\/?page_id=5562"},"modified":"2016-11-10T09:41:39","modified_gmt":"2016-11-10T08:41:39","slug":"commissione-di-inchiesta-sui-rifiuti-relazione-sul-ciclo-dei-rifiuti-in-sicilia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/osservatorio-parlamentare\/attivita-dinchiesta\/attivita-dinchiesta-xvii\/commissione-bicamerale-sul-ciclo-dei-rifiuti\/commissione-di-inchiesta-sui-rifiuti-relazione-sul-ciclo-dei-rifiuti-in-sicilia\/","title":{"rendered":"Commissione di inchiesta sui rifiuti: relazione sul ciclo dei rifiuti in Sicilia"},"content":{"rendered":"<p><strong>Premessa<\/strong>. La Commissione parlamentare di inchiesta sulle attivit\u00e0 illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati ha approvato il <strong><a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/824?tipo=C&amp;anno=2016&amp;mese=07&amp;giorno=19&amp;view=&amp;commissione=39&amp;pagina=#data.20160719.com39.bollettino.sede00010.tit00010\">19 luglio 2016<\/a><\/strong>\u00a0una <strong><a href=\"http:\/\/www.camera.it\/_dati\/leg17\/lavori\/bollet\/201607\/0719\/leg.17.bol0677.data20160719.com39_ALLEGATO.pdf\">Relazione<\/a><\/strong> sul ciclo dei rifiuti in Sicilia, attraverso l&#8217;acquisizione di documenti ed informazioni assunte nel corso delle missioni effettuate in diverse occasioni.<\/p>\n<p><strong>Cenni storici dell\u2019emergenza finanziaria nel settore rifiuti<\/strong>. \u201cLa prima dichiarazione dello stato di emergenza per la gestione dei rifiuti in Sicilia risale al 1999 \u2013 ricostruisce la Commissione &#8211;\u00a0 Il commissariamento divenne lo strumento attraverso il quale il governo Cuffaro pianific\u00f2 la costruzione di quattro termovalorizzatori, impianti che avrebbero dovuto servire a bruciare l\u201980 per cento dei rifiuti prodotti in Sicilia. Tale piano fall\u00ec e i quattro inceneritori non vennero mai costruiti.\u00a0 La strategia regionale prevedeva altres\u00ec la costituzione di 27 ATO rifiuti e delle relative societ\u00e0 d\u2019ambito, nate nel novembre 2002, che avevano il compito di gestire il ciclo dei rifiuti negli ambiti territoriali ottimali. Siffatto modello organizzativo ha portato la Regione siciliana ad un\u2019emergenza finanziaria gravissima. Molti enti locali depennarono dai propri capitoli di bilancio la voce \u201cgestione dei rifiuti\u201d e, attraverso accordi sindacali trasferirono alle societ\u00e0 d\u2019ambito il proprio personale addetto all\u2019igiene urbana. In poche parole, le societ\u00e0 d\u2019ambito divennero in molti casi un \u2018ammortizzatore sociale\u2019 usato dalle forze politiche per il controllo del consenso\u201d.<\/p>\n<p>\u201cDopo la fine della prima fase commissariale, la Regione siciliana, con la legge regionale 16 dicembre 2008, n.19, istitu\u00ec il dipartimento regionale acqua e rifiuti che dal 1\u00b0 gennaio 2010 sostitu\u00ec l\u2019Agenzia regionale rifiuti ed acque (ARRA). Durante il 2008 la crisi finanziaria di quasi tutti gli ATO venne alla luce in tutta la sua drammaticit\u00e0, tant\u2019\u00e8 che il 9 luglio del 2008 il governo Lombardo, con DA n. 2171, istitu\u00ec, ai sensi della legge regionale n. 19 del 2005, un fondo di rotazione che in teoria avrebbe dovuto essere finalizzato alla infrastrutturazione della gestione, ma di fatto venne impiegato solamente per pagare stipendi e parte dei debiti gi\u00e0 accumulati dalle societ\u00e0 d&#8217;ambito.\u00a0 Si tratta di 800 milioni di euro elargiti in due anni dalla Regione siciliana a favore del sistema degli ATO che, secondo quanto previsto dalla normativa di riferimento, dovrebbero essere recuperati dai comuni. Tale piano di rientro resta ad oggi di dubbia fattibilit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p><strong>Emergenza continua<\/strong>. \u201cLa gestione dei rifiuti in Sicilia, dal 2010 in poi, \u00e8 connotata per le continue emergenze da affrontare \u2013 sottolineano i commissari &#8211;\u00a0 La fase emergenziale aperta dal Governo nazionale nel 2010 aveva come principale obiettivo quello di predisporre un nuovo piano rifiuti: a distanza di sei anni l\u2019iter non \u00e8 ancora concluso. Sulla questione relativa al piano ci sono state diverse opinioni riguardanti l\u2019effettiva o presunta conclusione dell\u2019iter di approvazione. A fare chiarezza su questo punto \u00e8 stata la Commissione europea con l\u2019apertura di una procedura di infrazione. In sintesi si pu\u00f2 affermare che tutto ci\u00f2 che riguarda: la capacit\u00e0 di smaltimento delle discariche, il trattamento dei rifiuti, la costituzione delle SRR, la raccolta differenziata dei comuni, l\u2019impiantistica a supporto del riciclo e molto altro ancora \u00e8 regolamentato attraverso provvedimenti di somma urgenza che, di volta in volta, contengono deroghe a diverse norme regionali, leggi nazionali e soprattutto direttive europee. Nella sostanza, negli ultimi anni, si \u00e8 passati dalle ordinanze del commissario di Governo a quelle del presidente della Regione. Strumenti diversi che hanno portato ad identici risultati\u201d.<\/p>\n<p>\u201cIl 4 maggio 2016, attraverso la delibera di giunta n. 174, il presidente Crocetta ha ufficialmente chiesto ai competenti organi dello Stato la dichiarazione dello stato di emergenza per la grave situazione del sistema dei rifiuti nel territorio della Regione siciliana, per un periodo di dodici mesi. Purtuttavia il Governo nazionale non ha concesso lo status speciale alla Regione siciliana ma gli ha consentito di emanare ulteriori ordinanze contingibili ed urgenti ai sensi del comma 4 dell\u2019articolo 191 del decreto legislativo n. 152 del 2006\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il piano rifiuti<\/strong>. \u201cIl piano regionale per la gestione dei rifiuti \u00e8 stato redatto dopo la nomina del presidente della Regione siciliana quale commissario delegato.\u00a0\u00a0 Il piano \u00e8 stato approvato con decreto del Ministero dell&#8217;ambiente dell&#8217;11 luglio 2012. Va sottolineata la specificazione per cui &#8220;il piano regionale per la gestione dei rifiuti in Sicilia dovr\u00e0 essere sottoposto alle previste procedure di valutazione ambientale strategica (VAS)\u201d. Il crono programma previsto nel piano del 2012 \u00e8 stato del tutto disatteso giacch\u00e9 conteneva un preciso schema in forza del quale, entro gennaio 2014, sarebbe dovuta cessare l&#8217;emergenza nella Regione siciliana.\u00a0 Invece ancora oggi permane la fase straordinaria dal momento che il ciclo dei rifiuti viene disciplinato attraverso le ordinanze contingibili ed urgenti.<\/p>\n<p>\u201cA pi\u00f9 riprese la stessa Commissione europea aveva chiarito la necessit\u00e0 per la Sicilia di dotarsi di un nuovo piano rifiuti.\u00a0 Basti pensare che con nota del 12 marzo 2015 Bruxelles precisava: \u2018questi servizi chiederanno alle autorit\u00e0 italiane di chiarire in quale misura sia stato attuato il piano di gestione dei rifiuti della Sicilia adottato nel 2012 e di garantire che il prossimo piano sia concepito e attuato in modo da ottenere un significativo aumento della raccolta differenziata, del recupero e del riciclaggio\u2019.\u00a0\u00a0 La procedura di infrazione dimostra come secondo la Commissione europea la Regione siciliana non abbia ancora valutato e riesaminato il proprio piano\u201d.<\/p>\n<p><strong>La situazione attuale<\/strong>. \u201cIl Presidente del Consiglio dei ministri, di fronte all\u2019inoperativit\u00e0 della Regione siciliana, il 7 agosto 2015 ha inviato una diffida affinch\u00e9 il presidente <em>pro tempore<\/em> approvi, entro 60 giorni, il piano regionale di gestione dei rifiuti adeguato alle prescrizioni definite in sede di VAS dal decreto del Ministero dell\u2019ambiente n. 100 del 28 maggio 2015.\u00a0\u00a0 In risposta alla diffida, con deliberazione della giunta regionale n. 2 del 18 gennaio 2016, \u00e8 stato approvato l\u2019adeguamento del piano regionale rifiuti alle prescrizioni di cui al decreto ministeriale n. 100 del 28 maggio 2015. Si evidenzia come questo atto riguardi i rifiuti urbani e quindi non includa un rapporto sullo stato della gestione dei rifiuti speciali. Sulla questione della VAS (Valutazione Ambientale Strategica) bisogna aggiungere che con nota del 28 aprile 2015 la Regione siciliana ha comunicato al Ministero dell\u2019ambiente che \u00e8 in corso la procedura di aggiornamento del piano e che tale aggiornamento verr\u00e0 sottoposto alla verifica di assoggettabilit\u00e0 a VAS regionale. Su tale procedura per\u00f2 non si sono avuti riscontri\u201d. In base al decreto legislativo 152 del 2006, \u201cla VAS costituisce per i piani e programmi a cui si applicano le disposizioni del presente decreto, parte integrante del procedimento di adozione ed approvazione. I provvedimenti amministrativi di approvazione adottati senza la previa valutazione ambientale strategica, ove prescritta, sono annullabili per violazione di legge\u201d.<\/p>\n<p><strong>La criticit\u00e0 delle discariche. <\/strong>In merito alle discariche la Relazione riferisce di una situazione di \u201cquotidiana emergenza\u201d, legata anche alla difficile situazione finanziaria. Ai tempi del primo commissariamento (1999) i problemi erano legati all\u2019inesistenza della raccolta differenziata, appena l\u2019un per cento, e al moltiplicarsi delle discariche, il cui iter di selezione viene descritto cos\u00ec dalla Commissione: \u201cSi individuava un terreno, si scavava una buca e si interravano i rifiuti. Erano per la maggior parte invasi autorizzati dai comuni ovvero dai prefetti, giacch\u00e9 siti di emergenza, e proprio per tale ragione nella tariffa di conferimento non era prevista n\u00e9 la quota relativa alla gestione della discarica n\u00e9 quella inerente la sua messa in sicurezza ambientale. Erano in sostanza degli sversatoi senza controlli e recinzioni\u201d.<\/p>\n<p><strong>Dalle minidiscariche alle maxidiscariche comunali<\/strong>. All\u2019epoca Erano state conteggiate 325 discariche, praticamente una per ciascun comune della Sicilia (390). \u201cResta da capire, ad oggi, come sono gestite queste ex discariche, in particolare per quanto riguarda il <em>post mortem<\/em> e le bonifiche\u2026. Negli anni si \u00e8 passati dalle minidiscariche comunali alle maxi discariche, tuttavia la situazione \u00e8 rimasta molto critica giacch\u00e9 la raccolta differenziata \u00e8 ancora molto bassa e l\u2019impiantistica \u00e8 inadeguata. A ci\u00f2 deve aggiungersi che diversi invasi hanno subito dei provvedimenti restrittivi adottati a seguito delle conclusioni emerse dal lavoro della commissione di verifica degli iter istruttori delle discariche\u201d.<\/p>\n<p>La situazione di emergenza \u00e8 riesplosa nel 2015, a seguito dell\u2019l\u2019esaurimento delle volumetrie autorizzate per diverse discariche e dell\u2019impossibilit\u00e0 di rendere operative le piattaforme pubbliche ubicate a Gela, Messina ed Enna.\u00a0 \u201cA distanza di quasi un anno \u2013 scrive la Commissione &#8211; l\u2019impossibilit\u00e0 di trattare tutti i rifiuti indifferenziati continua ad essere una delle vere e proprie emergenze della Regione siciliana\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il corto circuito finanziario degli ATO<\/strong>. \u201cDurante le tre missioni in Sicilia e le audizioni svolte a Roma \u2013 si legge nella Relazione &#8211; \u00a0diversi componenti della Commissione parlamentare di inchiesta hanno pi\u00f9 volte sollevato la questione relativa alla quantificazione del debito complessivo degli ATO, ma deve prendersi atto del fatto che le risposte sono state vaghe ed imprecise. Allorquando, invece, sono state fornite delle cifre, queste sono risultate stime al ribasso poich\u00e9 l\u2019entit\u00e0 esatta \u00e8 difficilmente quantificabile\u201d.<\/p>\n<p>Nel corso della precedente legislatura la Commissione precis\u00f2, riportando le dichiarazioni dell\u2019allora Presidente regionale Lombardo, che il deficit era quantificabile in circa 800 milioni di euro. La Corte dei Conti nel 2009 indic\u00f2 la cifra di 900 milioni ed evidenzi\u00f2 alcune cause:<\/p>\n<p>&#8211; l&#8217;eccesso di personale rispetto alle reali esigenze;<\/p>\n<p>&#8211; l&#8217;elevato numero dei componenti dei consigli di amministrazione con elevata indennit\u00e0;<\/p>\n<p>&#8211; la grave difficolt\u00e0 degli ATO nel riscuotere i crediti sia dai cittadini utenti, sia dagli stessi comuni con l&#8217;emergere di un diffuso contenzioso;<\/p>\n<p>&#8211; il mancato versamento agli ATO delle tariffe riscosse dai comuni.<\/p>\n<p><strong>L\u2019attuale situazione debitoria<\/strong>. \u201cLa Regione siciliana ha precisato che, al 31 luglio 2015, a fronte di un importo complessivo pari a oltre 722,4 milioni di euro che la stessa Regione ha destinato al comparto dei rifiuti &#8211; dei quali sono stati effettivamente erogati 662,9 milioni di euro -, risultano recuperati a carico della finanza locale 117,8 milioni di euro pari al 17,8 per cento. L\u2019esposizione debitoria che, quindi, ne deriva a titolo di anticipazioni ammonta, al netto dei recuperi medio tempore effettuati dalla Regione, a 545,1 milioni di euro. Tali importi, che vanno ben oltre i livelli di sostenibilit\u00e0, risultano spesso non correttamente contabilizzati dagli enti locali e finiscono per costituire una consistente \u2018posta occulta\u2019, ovvero debito fuori bilancio in un contesto finanziario locale gi\u00e0 di per s\u00e9 fortemente problematico.\u00a0 La Corte dei conti &#8211; sezione di controllo per la Regione siciliana, inoltre, ha fornito la situazione debitoria delle societ\u00e0 d\u2019ambito, aggiornata al 15 giugno 2015, che \u00e8 quantificabile in euro 1.053.717.774\u201d.<\/p>\n<p><strong>Dagli ATO agli SSR<\/strong>. La legge regionale 8 aprile 2010 ha riformato il servizio di gestione, con l\u2019obiettivo di passare agli SRR (Societ\u00e0 di Regolamentazione Rifiuti) che prevede:<\/p>\n<p>&#8211; riorganizzazione gli ATO \u00a0in circoscrizioni territoriali e non pi\u00f9 in enti gestori (che passano da 27 a 10)<\/p>\n<p>&#8211; la costituzione delle SRR, organismi deputati a redigere i piani d&#8217;ambito ed il relativo piano economico finanziario di supporto, nonch\u00e9 ad organizzare all&#8217;interno d\u00ec ogni ATO la gestione integrata dei rifiuti e controllare l&#8217;attivit\u00e0 dei soggetti affidatari;<\/p>\n<p>&#8211; il conferimento ai comuni della titolarit\u00e0, nei rispettivi territori, a stipulare contratti di appalto per l&#8217;affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti con i soggetti individuati dalle SRR;<\/p>\n<p>&#8211; Al 30 settembre 2013 la cessazione di ogni attivit\u00e0 di gestione del ciclo integrato dei rifiuti da parte delle attuali societ\u00e0 e consorzi d&#8217;ambito.<\/p>\n<p>\u201cPurtroppo \u2013 sottolinea la Commissione &#8211; il passaggio dagli ATO alle SRR \u00e8 ancora lontano dall\u2019essere completato. Tanto \u00e8 vero che, ancora oggi, esistono gli ambiti territoriali ottimali, ognuno dei quali ha un commissario gestore ed uno liquidatore\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il giudizio dell\u2019ANAC<\/strong>.\u00a0 L\u2019Autorit\u00e0 Anticorruzione ha redatto una relazione avente come oggetto \u201cla gestione del ciclo dei rifiuti nella Regione siciliana\u201d, individuando alcune aree di particolare criticit\u00e0 nel settore della gestione rifiuti in Sicilia.<\/p>\n<p><em>a) La mancata attuazione del sistema delineato dalla legge regionale n. 9 del 2010.<\/em> \u201cLa disciplina sui rifiuti contenuta nella legge regionale n. 9 del 2010 si \u00e8 dimostrata non solo contraddittoria, ma anche difficilmente applicabile. I cinque interventi di modifica, non sono, tuttavia, da soli sufficienti a determinare il reale grado di instabilit\u00e0 e conseguente inapplicabilit\u00e0 legislativa, legata \u2013 ad avviso dell\u2019Autorit\u00e0 &#8211; a ulteriori criticit\u00e0. La prima concerne la gestione della fase transitoria: l\u2019incapacit\u00e0 della Regione di programmare i tempi di entrata in vigore della nuova disciplina e i ritardi \u2013 a volte colpevoli &#8211; delle amministrazioni comunali spingono a sistematici differimenti\u201d. L\u2019ANAC inoltre, citando alcune circolari assessoriali, stigmatizza \u201cil modus operandi che ha ingenerato un sostanziale svuotamento del principio di unicit\u00e0 della gestione integrata dei rifiuti, come delineato dal Codice dell\u2019ambiente\u201d.<\/p>\n<p><em>b) La programmazione multilivello. <\/em>\u201cA fianco della normativa legislativa si collocano, poi, gli atti amministrativi generali di pianificazione e programmazione del ciclo dei rifiuti e di localizzazione degli impianti. Questi piani si susseguono \u2013 sostanzialmente \u2013 su tre livelli territoriali interessati: regionale (piano regionale di gestione dei rifiuti), d\u2019ambito ottimale (ogni SRR adotta il proprio piano d\u2019ambito) e comunale (ogni ARO presenta un autonomo piano d\u2019intervento). I rapporti tra livelli di governo sono improntati alla logica della pianificazione a cascata, per cui l\u2019esercizio delle competenze da parte del livello inferiore presuppone che quello superiore abbia esercitato le proprie, con i conseguenti rischi di paralisi decisionale\u201d.<\/p>\n<p><em>c) La natura giuridica della SRR<\/em>. \u201cNonostante l\u2019esperienza fallimentare delle 27 societ\u00e0 d\u2019ambito, il legislatore regionale ha tuttavia confermato il mantenimento della forma di societ\u00e0 consortile di capitali (SpA o Srl) per l\u2019ente di governo dell\u2019ATO. Alla nuova SRR partecipano obbligatoriamente i comuni per il 95 per cento delle quote e la provincia di riferimento territoriale per il restante 5 per cento. Le nuove SRR sono connotate dalle medesime criticit\u00e0 proprie delle ex societ\u00e0 d\u2019ambito. Si suggerisce la loro trasformazione in enti di diritto pubblico\u201d.<\/p>\n<p><strong>Conclusioni<\/strong>. La Commissione sottolinea l\u2019esistenza di un sistema di illegalit\u00e0 diffuso e radicato, favorito dal mancato esercizio delle competenze regionali in materia di programmazione e controllo, che \u00e8 alla base di tutte le gravi disfunzioni nella gestione dei rifiuti che continuano a registrarsi anche oggi: in questo contesto le organizzazioni mafiose, come confermato dalle indagini giudiziarie, hanno cercato di ottenere i massimi vantaggi economici sia da una non corretta gestione delle gare di appalto sia dallo smaltimento illecito dei rifiuti, sfruttando la propria efficiente rete di rapporti e complicit\u00e0 con gli apparati pubblici e anche le gravi lacune registrate nella realizzate delle <em>white list<\/em> da parte delle prefetture.<\/p>\n<p>La Commissione sottolinea infine la necessit\u00e0 di un coordinamento tra le diverse procure per analizzare le relazioni tra le societ\u00e0 che hanno gestito i rifiuti sia in Sicilia che in altre Regioni italiane, al fine di evitare la reiterazione di condotte criminose.<\/p>\n<p><strong>Discussione in Assemblea<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Assemblea della Camera ha discusso la relazione il <strong><a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/410?idSeduta=0670&amp;tipo=stenografico#sed0670.stenografico.tit00030\">12 settembre 2016<\/a><\/strong> ed il <strong><a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/410?idSeduta=0672&amp;tipo=stenografico#sed0672.stenografico.tit00030\">14 settembre 2016<\/a><\/strong>, approvando la seguente risoluzione (6-00258), a firma Bratti, Polverini, Zolezzi, Zaratti, Pastorelli (All.to 1).\u00a0Il Senato ha discusso la relazione l\u2019<a href=\"http:\/\/www.senato.it\/japp\/bgt\/showdoc\/frame.jsp?tipodoc=Resaula&amp;leg=17&amp;id=993727\">8 novembre 2016 <\/a>\u00a0e il <a href=\"http:\/\/www.senato.it\/japp\/bgt\/showdoc\/frame.jsp?tipodoc=Resaula&amp;leg=17&amp;id=993774\">9 novembre 2016<\/a>, approvando al termine una risoluzione (All.to 2).<\/p>\n<p><strong>All.to 1<\/strong><\/p>\n<p>La Camera,<br \/>\nesaminata la relazione territoriale sulla situazione nella Regione siciliana (Doc. XXIII, n.\u200220), approvata all&#8217;unanimit\u00e0 dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attivit\u00e0 illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati nella seduta del 19 luglio 2016;<br \/>\npremesso che:<br \/>\nla prima dichiarazione dello stato di emergenza per la gestione dei rifiuti in Sicilia risale al 1999, giacch\u00e9 il Governo nazionale, con l&#8217;ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n.\u20022983 del 1999, volle porre fine al \u00abmodello\u00bb di smaltimento rappresentato dalla esistenza di una discarica per ogni singolo comune, per introdurre un sistema di gestione conforme a quanto stabilito dall&#8217;allora vigente decreto legislativo 5 febbraio 1997, n.\u200222 (il cosiddetto decreto Ronchi); se l&#8217;obiettivo di chiudere le discariche comunali venne raggiunto, purtuttavia il risultato pratico fu la loro sostituzione con discariche pi\u00f9 grandi. Questi invasi, peraltro, sono stati gestiti per la maggior parte da soggetti privati che \u2013 cos\u00ec come dimostrato successivamente dalla commissione ispettiva per la verifica degli <em>iter<\/em> amministrativi con cui sono state rilasciate le autorizzazioni alle discariche di rifiuti urbani private in esercizio \u2013 hanno ricevuto assensi molto discutibili. L&#8217;attivit\u00e0 di indagine regionale si \u00e8 svolta sugli impianti gestiti a Siculiana (AG) dalla ditta Catanzaro Costruzioni, a Motta Sant&#8217;Anastasia (CT) dalla ditta Oikos S.r.l., a Mazzar\u00e0 Sant&#8217;Andrea (ME) dalla ditta Tirreno Ambiente S.p.a, a Catania dalla ditta Sicula Trasporti S.r.l. I risultati della commissione ispettiva sono stati utilizzati da uffici della procura per attivit\u00e0 di indagine che hanno poi portato anche all&#8217;emanazione di provvedimenti cautelari personali e reali. Questi fatti, gi\u00e0 di per se inquietanti, sono ancora pi\u00f9 gravi visto che ci troviamo di fronte ad un sistema di gestione dei rifiuti basato, da diversi lustri, sul \u00absistema discariche\u00bb, quindi appare evidente come le continue emergenze abbiano favorito economicamente i gestori privati di questi invasi che, per di pi\u00f9, sono stati favoriti finanche da una gestione pubblica quasi inesistente, anche se la discarica di Bellolampo rappresenta, di converso, un esempio negativo di gestione di un impianto per lo smaltimento dei rifiuti;<br \/>\nla situazione attuale, fatta di continue emergenze, risente pesantemente di scellerate scelte effettuate dal 2002 in poi; infatti, da una parte quella di costruire quei quattro mega inceneritori ha compromesso lo sviluppo della raccolta differenziata, dall&#8217;altra la costituzione dei 27 ATO ha esautorato i comuni dalle proprie competenze, altres\u00ec provocando una gravissima crisi finanziaria, conseguente alla deficitaria e non trasparente gestione di queste societ\u00e0 che, \u00e8 bene sottolinearlo, sono state uno strumento in mano alla politica locale per il controllo del consenso;<br \/>\nla pesante eredit\u00e0 di cui al punto precedente non \u00e8 stata superata, tant\u2019\u00e8 che oggi molti territori siciliani sono invasi dai rifiuti e la circostanza che possa rendersi necessario portare i rifiuti fuori regione \u00e8 la prova pi\u00f9 lampante dell&#8217;attuale crisi di sistema;<br \/>\nle illegalit\u00e0 connesse al ciclo dei rifiuti relative alla Regione siciliana hanno trovato \u2013 e continuano a trovare \u2013 terreno fertile poich\u00e9 le competenze regionali, ossia la programmazione e il controllo, sono state utilizzate in maniera a dir poco inefficace;<br \/>\nsulla mancanza di una seria programmazione si segnala come i poteri derogatori, applicati prima con le ordinanze del Governo, poi con quelle di somma urgenza del Presidente della Regione, non hanno raggiunto i risultati previsti nonostante questi strumenti emergenziali siano stati utilizzati per diversi lustri; inoltre, la procedura di infrazione europea 2015\/2165 (Piani regionali di gestione dei rifiuti: violazione degli articoli 28(1) o 30(1) o 33(1) della Direttiva 2008\/98\/CE), che riguarda anche la Regione siciliana, conferma che una delle principali criticit\u00e0 rilevate nell&#8217;intero sistema \u00e8 rappresentata dall&#8217;incapacit\u00e0 delle diverse giunte succedutesi nel tempo \u2013 mista a completa mancanza di volont\u00e0 politica e amministrativa \u2013 di predisporre la programmazione del ciclo integrato di gestione dei rifiuti e di portare avanti un qualsivoglia approccio pianificatorio, procedendo invece con misure straordinarie ed emergenziali, senza dare alcuna prospettiva effettiva di sblocco della situazione nel medio-lungo periodo;<br \/>\nsempre sulla mancanza di programmazione si sottolinea come il Ministero dell&#8217;ambiente e della tutela del territorio e del mare \u2013 \u00abrispondendo a una richiesta della Regione siciliana \u2013 ha ritenuto di essere chiamato a farsi carico della grave situazione esistente nell&#8217;Isola, accordando, ai sensi del comma 4 dell&#8217;articolo 191 del decreto legislativo n.\u2002152 del 2006, l&#8217;intesa all&#8217;adozione da parte del presidente della Regione Rosario Crocetta di una nuova ordinanza contingibile e urgente, la 5\/rif del 7 giugno 2016, e come tale ordinanza sia stata caratterizzata da numerose prescrizioni, imposte dal Ministero quali condizioni per il rilascio della sopra menzionata intesa, aventi quale obiettivo quello di garantire un progressivo rientro ad un regime ordinario partendo innanzitutto dal rigoroso rispetto della normativa comunitaria di settore. Nei fatti, pertanto, sebbene si continui a operare in un regime derogatorio, le prescrizioni del Ministero vincolano la regione a realizzare nel breve termine le azioni indispensabili per affrontare l&#8217;emergenza e, al contempo, tracciare una strada per uscire dal regime straordinario e avviarsi alla normalit\u00e0;<br \/>\nancora sulla mancata programmazione si evidenzia come nell&#8217;ordinanza n.\u20025\/rif. del Presidente della Regione, a differenza di come gi\u00e0 accaduto in precedenza (ad esempio con riferimento al cosiddetto \u00abpiano stralcio\u00bb), si \u00e8 cercato di dare tempi stringenti ma realistici affinch\u00e9 la Regione riesca a ripartire senza l&#8217;aspirazione di fare in sei mesi quanto non si \u00e8 riusciti a realizzare in diversi anni;<br \/>\nsui mancati controlli regionali si segnala come, sia la vicenda dei quattro inceneritori, sia quella pi\u00f9 recente, relativa alla verifica delle autorizzazioni per le discariche private, non solo mostrano quanto questa competenza regionale sia stata per molti lustri disattesa, ma da prova di quanto nella Regione siciliana sia ramificata la corruzione, giacch\u00e9 tali vicende sono caratteristiche di un <em>modus operandi<\/em> illegittimo, illegale e, quindi, criminale;<br \/>\nsulla vicenda dei quattro inceneritori \u00e8 da segnalare, anzitutto, come le organizzazioni di stampo mafioso abbiano avuto un&#8217;elevata capacit\u00e0 di avere contezza degli affari, evidentemente attraverso un&#8217;area di contiguit\u00e0 estremamente estesa, che riguarda interi settori delle professioni, della politica e delle pubbliche amministrazioni; inoltre, il relativo accordo tra il mondo politico amministrativo, il mondo economico e le associazioni criminali non ha avuto conferma a livello processuale giacch\u00e9, come precisato dai magistrati palermitani, le condotte sono ormai risalenti ed eventuali ipotesi di reato sarebbero comunque estinte per maturata prescrizione. Invero, rimangono fonti convergenti in merito alle gravissime anomalie del bando di gara e del procedimento, oltre che delle fasi successive concernenti la risoluzione delle convenzioni stipulate con gli ATI; nel caso di specie le indicazioni e gli accertamenti esposti nella relazione territoriale sulla Sicilia dalla Commissione parlamentare sulle attivit\u00e0 illecite connesse al ciclo dei rifiuti della precedente legislatura potevano divenire suscettibili di essere apprezzate in termini di rilevanza come notizia di reato, cos\u00ec come la sentenza della Corte di giustizia dell&#8217;Unione europea, che di fatto, gi\u00e0 nel 2007, aveva dichiarato il bando illegittimo;<br \/>\nsui mancati controlli regionali, inoltre, si segnala come l&#8217;assessore Marino \u2013 visto che l&#8217;intero ciclo dei rifiuti si sorregge sulle maxi discariche e tenuto conto dell&#8217;elevato inquinamento delle zone limitrofe \u2013 abbia messo in discussione l&#8217;operato delle amministrazioni precedenti, altres\u00ec istituendo la commissione ispettiva per la verifica degli <em>iter<\/em> amministrativi con cui sono state rilasciate le autorizzazioni alle discariche di rifiuti urbani private in esercizio e per la verifica delle tariffe da queste applicate; sul punto bisogna evidenziare come:<br \/>\n<em>a)<\/em> questo segmento procedimentale ha fatto apparire emergenti una serie di problematiche attinenti al rilascio delle autorizzazioni integrate ambientali, problematiche la cui significanza ha assunto un rilievo centrale, in quanto su di esse si fondava sostanzialmente l&#8217;intero sistema di smaltimento dei rifiuti in Sicilia;<br \/>\n<em>b)<\/em> i risultati della commissione ispettiva sono stati utilizzati da uffici di procura per attivit\u00e0 di indagine che hanno poi portato anche all&#8217;emanazione di provvedimenti cautelari personali e reali;<br \/>\n<em>c)<\/em> alla luce dei risultati esposti, la Regione siciliana ha deciso di trasferire, con propria legge, la competenza alla valutazione e al rilascio dell&#8217;AIA dall&#8217;assessorato al territorio e all&#8217;ambiente (dipartimento dell&#8217;ambiente) all&#8217;assessorato dell&#8217;energia e dei servizi di pubblica utilit\u00e0 (dipartimento dell&#8217;acqua e dei rifiuti); su questo c\u2019\u00e8 da segnalare come nell&#8217;esecuzione dei compiti di valutazione riattribuiti all&#8217;assessorato all&#8217;energia si \u00e8 verificato un fenomeno che si sarebbe anche potuto considerare ordinario ove fosse avvenuto in circostanze diverse, ma che ha assunto connotazioni abnormi nel caso specifico; ci si riferisce in particolare all&#8217;ostracismo degli uffici che avrebbero dovuto trasmettere la documentazione al dipartimento dell&#8217;acqua e dei rifiuti, cui era stata affidata la nuova competenza in materia di istruttoria e rilascio dell&#8217;AIA;<br \/>\n<em>d)<\/em>\u2003come confermato anche da importanti indagini giudiziarie per corruzione effettuate dalla procura della Repubblica di Palermo, i fatti di corruzione che si sono consumati in un ufficio cardine nel settore dei rifiuti, ovverosia quello competente al rilascio delle autorizzazioni, sono di tal gravit\u00e0 che da essi si pu\u00f2 ragionevolmente presumere una permanente deviazione delle funzioni pubbliche in favore di imprese private operanti nel settore dei rifiuti; il quadro di corruttela venuto alla luce \u00e8 pertanto, senza ombra di dubbio, caratterizzato da estremi di devastante gravit\u00e0, avendo fatto emergere tutte le patologie di una impropria interazione tra funzionari pubblici e imprese private;<br \/>\n<em>e)<\/em>\u2003le indagini segnalate alla Commissione hanno consentito di mettere in luce come in questo settore connotato da una stratificazione normativa e da un complesso e macchinoso apparato burocratico, le diverse fasi della procedura amministrativa permettono al funzionario infedele di avere gioco facile sia nel rilascio dei provvedimenti che nell&#8217;agevolare gli imprenditori, anche nell&#8217;ordinaria attivit\u00e0 di controllo e monitoraggio da parte della pubblica amministrazione, sulle concrete modalit\u00e0 di gestione delle discariche e dello smaltimento dei rifiuti;<br \/>\nulteriore dato emerso nel corso dell&#8217;inchiesta \u00e8 la ricorrenza delle medesime societ\u00e0 operanti nel settore dello smaltimento dei rifiuti in diverse inchieste giudiziarie e, ciononostante, la loro perdurante operativit\u00e0 nel settore in numerose parti d&#8217;Italia; nel corso della sua attivit\u00e0, infatti, la Commissione ha riscontrato come alcune importanti aziende sono impegnate in attivit\u00e0 riconducibili alla gestione dei rifiuti in pi\u00f9 parti di Italia, a volte anche venendo coinvolte in indagini giudiziarie;<br \/>\nsempre con riferimento alle indi trazioni della criminalit\u00e0 organizzata di stampo mafioso nel settore dei rifiuti, il controllo del territorio, tipico dell&#8217;associazione mafiosa, ha reso possibile la realizzazione di discariche abusive di vaste proporzioni, prive di qualsiasi autorizzazione, site in territori nella immediata disponibilit\u00e0 di esponenti della cosca mafiosa; traffici di rifiuti di cos\u00ec ampie dimensioni sono stati resi possibili, evidentemente, dalla mancanza di adeguati controlli da parte degli organi preposti, non essendo pensabile che ingenti quantitativi di rifiuti possano circolare senza alcun tipo di controllo sul territorio siciliano, per poi giungere a destinazione in un sito non autorizzato; per ci\u00f2 che concerne il sistema, per cos\u00ec dire, \u00ablecito\u00bb, l&#8217;infiltrazione avviene in modo pi\u00f9 subdolo; le infiltrazioni, cio\u00e8, sopravvengono in un secondo tempo, ovvero nel noleggio a freddo, nei subappalti, nelle assunzioni e anche nelle truffe e nelle corruzioni che vengono consumate nell&#8217;ambito della gestione del ciclo dei rifiuti;<br \/>\nle innumerevoli carenze nella gestione del ciclo dei rifiuti costituiscono altrettante opportunit\u00e0 per la criminalit\u00e0 di stampo mafioso di infiltrarsi in questo settore, approfittando delle gravissime inefficienze amministrative, tante volte orchestrate ad arte, nonch\u00e9 delle corruttele che si consumano negli uffici pubblici; significativo \u00e8 quanto rappresentato da numerosi magistrati nel corso delle audizioni in merito ad una sorta di attivit\u00e0 di \u00absupplenza\u00bb che la magistratura \u00e8 in qualche modo costretta a svolgere rispetto alle gravi inefficienze della pubblica amministrazione; in tale contesto deve essere considerata meritoria l&#8217;attivit\u00e0 della magistratura in Sicilia, laddove anche dopo l&#8217;applicazione di misure cautelari reali su impianti e discariche di grandi dimensioni ha assunto su di s\u00e9 l&#8217;onere, congiuntamente agli organi amministrativi, a ricondurre la gestione degli impianti nella legalit\u00e0. Va inoltre segnalata l&#8217;efficacia degli interventi effettuati dall&#8217;ANAC attraverso il commissariamento della societ\u00e0 e del contratto di appalto inerente alla gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti nel comune di Catania e di tutti i contratti e convenzioni relativi al conferimento dei rifiuti nella discarica del comune di Motta Sant&#8217;Anastasia;<br \/>\nnon pu\u00f2 non farsi riferimento alle gravi e prolungate inefficienze del sistema di depurazione della maggior parte dei comuni siciliani, talch\u00e9 molti reflui provenienti dai centri abitati vengono riversati direttamente nel corpo ricettore, con processi di depurazione a volte inesistenti, a volte largamente incompleti e dunque con uno scarico massivo di sostanze inquinanti nei fiumi e nel mare della Regione; anche in questi casi \u2013 siano essi determinati da inerzia amministrativa, microillegalit\u00e0 o gravi illeciti \u2013 si \u00e8 registrata un&#8217;anomala quanto necessaria azione di \u00absupplenza\u00bb da parte della magistratura;<br \/>\nva segnalata l&#8217;inadeguatezza dell&#8217;attuale normativa, sotto il profilo applicativo, relativa alle <em>white list<\/em> istituite presso le prefetture; vi sono casi di societ\u00e0 che, ai fini del rilascio di provvedimenti autorizzatori, hanno sottoscritto patti di integrit\u00e0 con la Regione ma che non risultano iscritte alla<em> white list<\/em> della competente prefettura; conseguentemente, in tali situazioni risulta elusa l&#8217;attivit\u00e0 di controllo operata dalle prefetture in materia di prevenzione del fenomeno mafioso, laddove i prefetti hanno segnalato che nella maggior parte dei casi non vi \u00e8 il tempo di effettuare gli approfondimenti necessari per valutare l&#8217;iscrivibilit\u00e0 o meno di un&#8217;impresa nella <em>white list<\/em> e, nonostante le possibili incertezze, le imprese hanno titolo per operare per il fatto stesso di esservi iscritte. In tal senso le forze di polizia hanno evidenziato come non sempre sia possibile fornire ai prefetti informazioni dettagliate, scaturenti spesso da indagini in corso, coperte quindi da segreto istruttorio e non ostensibili. Conclusivamente, sulla questione della <em>white list<\/em>, il problema, che va risolto, \u00e8 la sfasatura tra i tempi e le modalit\u00e0 di accertamento dei presupposti per l&#8217;iscrizione e la necessaria celerit\u00e0 del procedimento amministrativo, che non pu\u00f2 comunque essere letta quale ostacolo ai rapporti economico\/imprenditoriali;<br \/>\nl&#8217;inchiesta condotta dalla Commissione evidenzia come ormai le sinergie tra le criminalit\u00e0 organizzate, compresa quella siciliana, abbiano da tempo oltrepassato i \u00abpropri\u00bb confini geografici, inserendosi prepotentemente nel ricco <em>business<\/em> dello smaltimento. In particolare, la vicenda di Mazzar\u00e0 Sant&#8217;Andrea dimostra i collegamenti esistenti tra mafia siciliana, \u2018ndrangheta calabrese e criminali piemontesi, disegnando un quadro inquietante di rapporti tra le diverse \u00absociet\u00e0 criminali\u00bb, sempre pi\u00f9 volte a superare i rispettivi ambiti territoriali per riunirsi, attraverso la costituzione di societ\u00e0 di varia natura, in un sistema integrato di criminalit\u00e0;<br \/>\nalta deve essere l&#8217;attenzione verso quell&#8217;imprenditoria del settore che, utilizzando la bandiera dell&#8217;antimafia, ha costruito veri e propri monopoli industriali;<br \/>\nla fa propria e impegna il Governo, per quanto di competenza, ad intraprendere ogni iniziativa utile al fine di risolvere le questioni evidenziate nella relazione della Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sulle attivit\u00e0 illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, in raccordo e leale collaborazione con i competenti organismi nazionali, le Regioni e gli enti territoriali interessati.<br \/>\n<em>(Testo modificato nel corso della seduta)<\/em><\/p>\n<p><strong>All.to 2<\/strong><\/p>\n<p>Senato &#8211; Risoluzione 6-00217 n. 301 (09 novembre 2016) PUPPATO, ARRIGONI, DE PETRIS<\/p>\n<p>Il Senato,<\/p>\n<p>esaminata la relazione territoriale sulla situazione nella Regione Siciliana (Doc. XXIII, n. 20), approvata all&#8217;unanimit\u00e0 dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attivit\u00e0 illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati nella seduta del 19 luglio 2016;<\/p>\n<p>premesso che:<\/p>\n<p>la prima dichiarazione dello stato di emergenza per la gestione dei rifiuti in Sicilia risale al 1999, giacch\u00e9 il Governo nazionale, con l&#8217;ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 2983 del 1999, volle porre fine al \u00abmodello\u00bb di smaltimento rappresentato dalla esistenza di una discarica per ogni singolo comune, per introdurre un sistema di gestione conforme a quanto stabilito dall&#8217;allora vigente decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (il cosiddetto decreto Ronchi); se l&#8217;obiettivo di chiudere le discariche comunali venne raggiunto, purtuttavia il risultato pratico fu la loro sostituzione con discariche pi\u00f9 grandi. Questi invasi, peraltro, sono stati gestiti per la maggior parte da soggetti privati che &#8211; cos\u00ec come dimostrato successivamente dalla commissione ispettiva per la verifica degli iter amministrativi con cui sono state rilasciate le autorizzazioni alle discariche di rifiuti urbani private in esercizio &#8211; hanno ricevuto assensi molto discutibili. L&#8217;attivit\u00e0 di indagine regionale si \u00e8 svolta sugli impianti gestiti a Siculiana (AG) dalla ditta Catanzaro Costruzioni, a Motta Sant&#8217;Anastasia (CT) dalla ditta Oikos S.r.l., a Mazzar\u00e0 Sant&#8217;Andrea (ME) dalla ditta Tirreno Ambiente S.p.A., a Catania dalla ditta Sicula Trasporti S.r.l. I risultati della commissione ispettiva sono stati utilizzati da uffici della procura per attivit\u00e0 di indagine che hanno poi portato anche all&#8217;emanazione di provvedimenti cautelari personali e reali. Questi fatti, gi\u00e0 di per s\u00e9 inquietanti, sono ancora pi\u00f9 gravi visto che ci troviamo di fronte ad un sistema di gestione dei rifiuti basato, da diversi lustri, sul \u00absistema discariche\u00bb, quindi appare evidente come le continue emergenze abbiano favorito economicamente i gestori privati di questi invasi che, per di pi\u00f9, sono stati favoriti finanche da una gestione pubblica quasi inesistente, anche se la discarica di Bellolampo rappresenta, di converso, un esempio negativo di gestione di un impianto per lo smaltimento dei rifiuti;<\/p>\n<p>la situazione attuale, fatta di continue emergenze, risente pesantemente di scellerate scelte effettuate dal 2002 in poi; infatti, da una parte quella di costruire quei quattro mega inceneritori ha compromesso lo sviluppo della raccolta differenziata, dall&#8217;altra la costituzione dei 27 ATO ha esautorato i comuni dalle proprie competenze, altres\u00ec provocando una gravissima crisi finanziaria, conseguente alla deficitaria e non trasparente gestione di queste societ\u00e0 che, \u00e8 bene sottolinearlo, sono state uno strumento in mano alla politica locale per il controllo del consenso;<\/p>\n<p>la pesante eredit\u00e0 di cui al punto precedente non \u00e8 stata superata, tant&#8217;\u00e8 che oggi molti territori siciliani sono invasi dai rifiuti e la circostanza che possa rendersi necessario portare i rifiuti fuori Regione \u00e8 la prova pi\u00f9 lampante dell&#8217;attuale crisi di sistema;<\/p>\n<p>le illegalit\u00e0 connesse al ciclo dei rifiuti relative alla Regione Siciliana hanno trovato &#8211; e continuano a trovare &#8211; terreno fertile poich\u00e9 le competenze regionali, ossia la programmazione e il controllo, sono state utilizzate in maniera a dir poco inefficace;<\/p>\n<p>sulla mancanza di una seria programmazione si segnala come i poteri derogatori, applicati prima con le ordinanze del Governo, poi con quelle di somma urgenza del presidente della Regione, non hanno raggiunto i risultati previsti nonostante questi strumenti emergenziali siano stati utilizzati per diversi lustri; inoltre, la procedura di infrazione europea 2015\/2165 (Piani regionali di gestione dei rifiuti: violazione degli articoli 28(1) o 30(1) o 33(1) della direttiva 2008\/98\/CE), che riguarda anche la Regione Siciliana, conferma che una delle principali criticit\u00e0 rilevate nell&#8217;intero sistema \u00e8 rappresentata dall&#8217;incapacit\u00e0 delle diverse giunte succedutesi nel tempo &#8211; mista a completa mancanza di volont\u00e0 politica e amministrativa &#8211; di predisporre la programmazione del ciclo integrato di gestione dei rifiuti e di portare avanti un qualsivoglia approccio pianificatorio, procedendo invece con misure straordinarie ed emergenziali, senza dare alcuna prospettiva effettiva di sblocco della situazione nel medio-lungo periodo;<\/p>\n<p>sempre sulla mancanza di programmazione si sottolinea come il Ministero dell&#8217;ambiente e della tutela del territorio e del mare &#8211; rispondendo a una richiesta della Regione Siciliana &#8211; ha ritenuto di essere chiamato a farsi carico della grave situazione esistente nell&#8217;Isola, accordando, ai sensi del comma 4 dell&#8217;articolo 191 del decreto legislativo n. 152 del 2006, l&#8217;intesa all&#8217;adozione da parte del presidente della Regione Rosario Crocetta di una nuova ordinanza contingibile e urgente, la 5\/rif. del 7 giugno 2016, e come tale ordinanza sia stata caratterizzata da numerose prescrizioni, imposte dal Ministero quali condizioni per il rilascio della sopra menzionata intesa, aventi quale obiettivo quello di garantire un progressivo rientro ad un regime ordinario partendo innanzitutto dal rigoroso rispetto della normativa comunitaria di settore. Nei fatti, pertanto, sebbene si continui a operare in un regime derogatorio, le prescrizioni del Ministero vincolano la Regione a realizzare nel breve termine le azioni indispensabili per affrontare l&#8217;emergenza e, al contempo, tracciare una strada per uscire dal regime straordinario e avviarsi alla normalit\u00e0;<\/p>\n<p>ancora sulla mancata programmazione si evidenzia come nell&#8217;ordinanza n. 5\/rif. del presidente della Regione, a differenza di come gi\u00e0 accaduto in precedenza (ad esempio con riferimento al cosiddetto \u00abpiano stralcio\u00bb), si \u00e8 cercato di dare tempi stringenti ma realistici affinch\u00e9 la Regione riesca a ripartire senza l&#8217;aspirazione di fare in sei mesi quanto non si \u00e8 riusciti a realizzare in diversi anni;<\/p>\n<p>sui mancati controlli regionali si segnala come, sia la vicenda dei quattro inceneritori, sia quella pi\u00f9 recente, relativa alla verifica delle autorizzazioni per le discariche private, non solo mostrano quanto questa competenza regionale sia stata per molti lustri disattesa, ma d\u00e0 prova di quanto nella Regione Siciliana sia ramificata la corruzione, giacch\u00e9 tali vicende sono caratteristiche di un modus operandi illegittimo, illegale e, quindi, criminale;<\/p>\n<p>sulla vicenda dei quattro inceneritori \u00e8 da segnalare, anzitutto, come le organizzazioni di stampo mafioso abbiano avuto un&#8217;elevata capacit\u00e0 di avere contezza degli affari, evidentemente attraverso un&#8217;area di contiguit\u00e0 estremamente estesa, che riguarda interi settori delle professioni, della politica e delle pubbliche amministrazioni; inoltre, il relativo accordo tra il mondo politico amministrativo, il mondo economico e le associazioni criminali non ha avuto conferma a livello processuale giacch\u00e9, come precisato dai magistrati palermitani, le condotte sono ormai risalenti ed eventuali ipotesi di reato sarebbero comunque estinte per maturata prescrizione. Invero, rimangono fonti convergenti in merito alle gravissime anomalie del bando di gara e del procedimento, oltre che delle fasi successive concernenti la risoluzione delle convenzioni stipulate con gli ATI; nel caso di specie le indicazioni e gli accertamenti esposti nella relazione territoriale sulla Sicilia dalla Commissione parlamentare sulle attivit\u00e0 illecite connesse al ciclo dei rifiuti della precedente legislatura potevano divenire suscettibili di essere apprezzate in termini di rilevanza come notizia di reato, cos\u00ec come la sentenza della Corte di giustizia dell&#8217;Unione europea, che di fatto, gi\u00e0 nel 2007, aveva dichiarato il bando illegittimo;<\/p>\n<p>sui mancati controlli regionali, inoltre, si segnala come l&#8217;assessore Marino &#8211; visto che l&#8217;intero ciclo dei rifiuti si sorregge sulle maxi discariche e tenuto conto dell&#8217;elevato inquinamento delle zone limitrofe &#8211; abbia messo in discussione l&#8217;operato delle amministrazioni precedenti, altres\u00ec istituendo la commissione ispettiva per la verifica degli iter amministrativi con cui sono state rilasciate le autorizzazioni alle discariche di rifiuti urbani private in esercizio e per la verifica delle tariffe da queste applicate; sul punto bisogna evidenziare come:<\/p>\n<ol>\n<li>a) questo segmento procedimentale ha fatto apparire emergenti una serie di problematiche attinenti al rilascio delle autorizzazioni integrate ambientali, problematiche la cui significanza ha assunto un rilievo centrale, in quanto su di esse si fondava sostanzialmente l&#8217;intero sistema di smaltimento dei rifiuti in Sicilia;<\/li>\n<li>b) i risultati della commissione ispettiva sono stati utilizzati da uffici di procura per le attivit\u00e0 di indagine che hanno poi portato anche all&#8217;emanazione di provvedimenti cautelari personali e reali;<\/li>\n<li>c) alla luce dei risultati esposti, la Regione Siciliana ha deciso di trasferire, con propria legge, la competenza alla valutazione e al rilascio dell&#8217;AIA dall&#8217;assessorato al territorio e all&#8217;ambiente (dipartimento dell&#8217;ambiente) all&#8217;assessorato dell&#8217;energia e dei servizi di pubblica utilit\u00e0 (dipartimento dell&#8217;acqua e dei rifiuti); su questo c&#8217;\u00e8 da segnalare come nell&#8217;esecuzione dei compiti di valutazione riattribuiti all&#8217;assessorato all&#8217;energia si sia verificato un fenomeno che si sarebbe anche potuto considerare ordinario ove fosse avvenuto in circostanze diverse, ma che ha assunto connotazioni abnormi nel caso specifico; ci si riferisce in particolare all&#8217;ostracismo degli uffici che avrebbero dovuto trasmettere la documentazione al dipartimento dell&#8217;acqua e dei rifiuti, cui era stata affidata la nuova competenza in materia di istruttoria e rilascio dell&#8217;AIA;<\/li>\n<li>d) come confermato anche da importanti indagini giudiziarie per corruzione effettuate dalla procura della Repubblica di Palermo, i fatti di corruzione che si sono consumati in un ufficio cardine nel settore dei rifiuti, ovverosia quello competente al rilascio delle autorizzazioni, sono di tal gravit\u00e0 che da essi si pu\u00f2 ragionevolmente presumere una permanente deviazione delle funzioni pubbliche in favore di imprese private operanti nel settore dei rifiuti; il quadro di corruttela venuto alla luce \u00e8 pertanto, senza ombra di dubbio, caratterizzato da estremi di devastante gravit\u00e0, avendo fatto emergere tutte le patologie di una impropria interazione tra funzionari pubblici e imprese private;<\/li>\n<li>e) le indagini segnalate alla Commissione hanno consentito di mettere in luce come in questo settore, connotato da una stratificazione normativa e da un complesso e macchinoso apparato burocratico, le diverse fasi della procedura amministrativa permettono al funzionario infedele di avere gioco facile sia nel rilascio dei provvedimenti che nell&#8217;agevolare gli imprenditori, anche nell&#8217;ordinaria attivit\u00e0 di controllo e monitoraggio da parte della pubblica amministrazione, sulle concrete modalit\u00e0 di gestione delle discariche e dello smaltimento dei rifiuti;<\/li>\n<\/ol>\n<p>ulteriore dato emerso nel corso dell&#8217;inchiesta \u00e8 la ricorrenza delle medesime societ\u00e0 operanti nel settore dello smaltimento dei rifiuti in diverse inchieste giudiziarie e, ciononostante, la loro perdurante operativit\u00e0 nel settore in numerose parti d&#8217;Italia; nel corso della sua attivit\u00e0, infatti, la Commissione ha riscontrato come alcune importanti aziende sono impegnate in attivit\u00e0 riconducibili alla gestione dei rifiuti in pi\u00f9 parti di Italia, a volte anche venendo coinvolte in indagini giudiziarie;<\/p>\n<p>sempre con riferimento alle infiltrazioni della criminalit\u00e0 organizzata di stampo mafioso nel settore dei rifiuti, il controllo del territorio, tipico dell&#8217;associazione mafiosa, ha reso possibile la realizzazione di discariche abusive di vaste proporzioni, prive di qualsiasi autorizzazione, site in territori nella immediata disponibilit\u00e0 di esponenti della cosca mafiosa; traffici di rifiuti di cos\u00ec ampie dimensioni sono stati resi possibili, evidentemente, dalla mancanza di adeguati controlli da parte degli organi preposti, non essendo pensabile che ingenti quantitativi di rifiuti possano circolare senza alcun tipo di controllo sul territorio siciliano, per poi giungere a destinazione in un sito non autorizzato; per ci\u00f2 che concerne il sistema, per cos\u00ec dire, \u00ablecito\u00bb, l&#8217;infiltrazione avviene in modo pi\u00f9 subdolo; le infiltrazioni, cio\u00e8, sopravvengono in un secondo tempo, ovvero nel noleggio a freddo, nei subappalti, nelle assunzioni e anche nelle truffe e nelle corruzioni che vengono consumate nell&#8217;ambito della gestione del ciclo dei rifiuti;<\/p>\n<p>le innumerevoli carenze nella gestione del ciclo dei rifiuti costituiscono altrettante opportunit\u00e0 per la criminalit\u00e0 di stampo mafioso di infiltrarsi in questo settore, approfittando delle gravissime inefficienze amministrative, tante volte orchestrate ad arte, nonch\u00e9 delle corruttele che si consumano negli uffici pubblici; significativo \u00e8 quanto rappresentato da numerosi magistrati nel corso delle audizioni in merito ad una sorta di attivit\u00e0 di \u00absupplenza\u00bb che la magistratura \u00e8 in qualche modo costretta a svolgere rispetto alle gravi inefficienze della pubblica amministrazione; in tale contesto deve essere considerata meritoria l&#8217;attivit\u00e0 della magistratura in Sicilia, laddove anche dopo l&#8217;applicazione di misure cautelari reali su impianti e discariche di grandi dimensioni ha assunto su di s\u00e9 l&#8217;onere, congiuntamente agli organi amministrativi, di ricondurre la gestione degli impianti nella legalit\u00e0. Va inoltre segnalata l&#8217;efficacia degli interventi effettuati dall&#8217;ANAC attraverso il commissariamento della societ\u00e0 e del contratto di appalto inerente alla gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti nel comune di Catania e di tutti i contratti e convenzioni relativi al conferimento dei rifiuti nella discarica del comune di Motta Sant&#8217;Anastasia;<\/p>\n<p>non pu\u00f2 non farsi riferimento alle gravi e prolungate inefficienze del sistema di depurazione della maggior parte dei comuni siciliani, talch\u00e9 molti reflui provenienti dai centri abitati vengono riversati direttamente nel corpo ricettore, con processi di depurazione a volte inesistenti, a volte largamente incompleti e dunque con uno scarico massivo di sostanze inquinanti nei fiumi e nel mare della Regione; anche in questi casi &#8211; siano essi determinati da inerzia amministrativa, microillegalit\u00e0 o gravi illeciti &#8211; si \u00e8 registrata un&#8217;anomala quanto necessaria azione di \u00absupplenza\u00bb da parte della magistratura;<\/p>\n<p>va segnalata l&#8217;inadeguatezza dell&#8217;attuale normativa, sotto il profilo applicativo, relativa alle white list istituite presso le prefetture; vi sono casi di societ\u00e0 che, ai fini del rilascio di provvedimenti autorizzatori, hanno sottoscritto patti di integrit\u00e0 con la Regione ma che non risultano iscritte alla white list della competente prefettura; conseguentemente, in tali situazioni risulta elusa l&#8217;attivit\u00e0 di controllo operata dalle prefetture in materia di prevenzione del fenomeno mafioso, laddove i prefetti hanno segnalato che nella maggior parte dei casi non vi \u00e8 il tempo di effettuare gli approfondimenti necessari per valutare l&#8217;iscrivibilit\u00e0 o meno di un&#8217;impresa nella white list e, nonostante le possibili incertezze, le imprese hanno titolo per operare per il fatto stesso di esservi iscritte. In tal senso le forze di polizia hanno evidenziato come non sempre sia possibile fornire ai prefetti informazioni dettagliate, scaturenti spesso da indagini in corso, coperte quindi da segreto istruttorio e non ostensibili. Conclusivamente, sulla questione della white list, il problema, che va risolto, \u00e8 la sfasatura tra i tempi e le modalit\u00e0 di accertamento dei presupposti per l&#8217;iscrizione e la necessaria celerit\u00e0 del procedimento amministrativo, che non pu\u00f2 comunque essere letta quale ostacolo ai rapporti economico\/imprenditoriali;<\/p>\n<p>l&#8217;inchiesta condotta dalla Commissione evidenzia come ormai le sinergie tra le criminalit\u00e0 organizzate, compresa quella siciliana, abbiano da tempo oltrepassato i \u00abpropri\u00bb confini geografici, inserendosi prepotentemente nel ricco business dello smaltimento. In particolare, la vicenda di Mazzar\u00e0 Sant&#8217;Andrea dimostra i collegamenti esistenti tra mafia siciliana, &#8216;ndrangheta calabrese e criminali piemontesi, disegnando un quadro inquietante di rapporti tra le diverse \u00absociet\u00e0 criminali\u00bb, sempre pi\u00f9 volte a superare i rispettivi ambiti territoriali per riunirsi, attraverso la costituzione di societ\u00e0 di varia natura, in un sistema integrato di criminalit\u00e0;<\/p>\n<p>alta deve essere l&#8217;attenzione verso quell&#8217;imprenditoria del settore che, utilizzando la bandiera dell&#8217;antimafia, ha costruito veri e propri monopoli industriali;<\/p>\n<p>la fa propria e impegna il Governo, per quanto di competenza, ad intraprendere ogni iniziativa utile al fine di risolvere le questioni evidenziate nella relazione della Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sulle attivit\u00e0 illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, in raccordo e leale collaborazione con i competenti organismi nazionali, le Regioni e gli enti territoriali interessati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>(ultimo aggiornamento: 10 novembre 2016)<\/em><\/p>\n<p><em>(a\u00a0cura di <a href=\"mailto:claudio.forleo@avvisopubblico.it\"><strong>Claudio Forleo<\/strong><\/a>, giornalista)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa. 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