{"id":23599,"date":"2018-03-02T11:37:05","date_gmt":"2018-03-02T10:37:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/?page_id=19595"},"modified":"2018-03-02T11:37:05","modified_gmt":"2018-03-02T10:37:05","slug":"osservatorio-legalita-regione-lazio-sintesi-relazione-luglio-2016","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/documenti-tematici\/mafie\/organismi-regionali-locali-materia-contrasto-della-criminalita-organizzata-la-legalita\/osservatorio-legalita-regione-lazio-sintesi-relazione-luglio-2016\/","title":{"rendered":"Osservatorio legalit\u00e0 Regione Lazio: sintesi relazione luglio 2016"},"content":{"rendered":"<p><strong>Premessa<\/strong>. La\u00a0<a href=\"http:\/\/www.regione.lazio.it\/rl_osservatorio_legalita_sicurezza\/?vw=documentazioneDettaglio&amp;id=36196\"><strong>seconda edizione del Rapporto\u00a0<em>Mafie nel Lazio<\/em><\/strong><\/a>, realizzato dall\u2019Osservatorio per la Sicurezza e la Legalit\u00e0 della Regione Lazio in collaborazione con Libera, prende in considerazione il periodo che va dal 10 febbraio 2015 al 19 maggio 2016.<\/p>\n<p>Nella fase introduttiva del rapporto si fa una panoramica sulla presenza storica delle organizzazioni mafiose tradizionali (Cosa Nostra, \u2018ndrangheta e camorra) nel territorio regionale e, in particolar modo, nella citt\u00e0 di Roma. Si sottolinea, nello specifico, come tale presenza risalga al periodo compreso tra la fine degli anni \u201970 ed i primi anni \u201980 dello scorso secolo, e come, a differenza della malavita romana, principalmente dedita alle attivit\u00e0 di usura, gioco d\u2019azzardo e commercio di stupefacenti, tali organizzazioni (soprattutto \u2018ndrangheta e camorra) abbiano rivolto, e tuttora rivolgano, parte consistente delle loro energie nell\u2019acquisizione \u2013 molto spesso per il tramite di prestanome \u2013 di immobili, societ\u00e0 ed esercizi commerciali nei quali poter poi reimpiegare ingenti risorse economiche provenienti da delitti, cos\u00ec dotandosi di fonti di reddito cospicue ed apparentemente lecite; tutto ci\u00f2, peraltro, senza la necessit\u00e0 di entrare in conflitto con la criminalit\u00e0 autoctona, come detto essenzialmente impegnata in altri settori.<\/p>\n<p><strong>Mafia Capitale<\/strong>. Il rapporto prosegue con l\u2019analisi, maggiormente dettagliata, della situazione presente, a partire dall\u2019indagine denominata\u00a0<em>Mondo di mezzo<\/em>. Nell\u2019ambito di tale inchiesta, il 2 dicembre 2014 sono state tratte in arresto dai carabinieri trentasette persone. La procura di Roma ha chiesto di procedere per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d\u2019asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e altri reati. Un centinaio gli indagati coinvolti nell\u2019inchiesta condotta dal Ros e coordinata dai pm Giuseppe Pignatone, Michele Prestipino con i sostituti procuratori Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli; inchiesta che ha portato al sequestro di beni per un valore di oltre 300 milioni di euro (<em>Ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip Flavia Costantini a carico di Carminati Massimo + altri, 28 novembre 2014<\/em>).<\/p>\n<p>Secondo il procuratore generale presso la Corte d\u2019Appello di Roma, Giovanni Salvi, Mafia Capitale \u00e8 un\u2019organizzazione con un profilo del tutto originale ed originario. Originale perch\u00e9 l\u2019organizzazione criminale presenta caratteri suoi propri, in nulla assimilabili a quelli di altre consorterie note; originario perch\u00e9 la sua genesi \u00e8 propriamente romana, nelle sue specificit\u00e0 criminali e istituzionali. Questo gruppo criminale costituisce il punto d\u2019arrivo di organizzazioni che hanno preso le mosse dall\u2019eversione di estrema destra, anche nei suoi collegamenti con apparati istituzionali, che evolse, in alcune sue componenti, nel fenomeno criminale della Banda della Magliana. In vari provvedimenti giudiziari ne \u00e8 stata sottolineata la differenza con le mafie tradizionali, con modelli organizzativi pesanti, rigidamente gerarchici, nei quali i vincoli di appartenenza sono indissolubili e inderogabili. Un tale modello organizzativo \u00e8 storicamente e sociologicamente incompatibile con la realt\u00e0 criminale romana, che invece \u00e8 stata sempre caratterizzata da un\u2019elevata fluidit\u00e0 nelle relazioni criminali, dall\u2019assenza di strutture organizzative rigide, compensata per\u00f2 dalla presenza di figure carismatiche di grande caratura criminale e da rapporti molto stretti con le organizzazioni mafiose tradizionali operanti sul territorio romano.<\/p>\n<p>Articolando la propria attivit\u00e0 fra un \u201cmondo di sotto\u201d, ovvero il mondo della criminalit\u00e0 romana da cui trae origine e in cui opera per il recupero crediti, l\u2019usura e altri reati tipici dell\u2019organizzazione mafiosa e un \u201cmondo di sopra\u201d, quello degli imprenditori, degli operatori economici finanche della pubblica amministrazione, Mafia Capitale, con l\u2019uso del metodo mafioso, sarebbe riuscita a condizionare e alterare le regole del mercato legale e le scelte delle istituzioni legali, per trarne giovamento e profitto e rafforzare la propria posizione sul territorio romano e laziale. Secondo i giudici della Cassazione, \u00able indagini hanno rintracciato una progressiva evoluzione di un gruppo di potere criminale che si \u00e8 insediato nei gangli dell\u2019amministrazione della capitale d\u2019Italia, cementando le sue diverse componenti di origine \u2013 criminali \u201cdi strada\u201d, pubblici funzionari con ruoli direttivi e di vertice, imprenditori e soggetti esterni all\u2019amministrazione \u2013 sostituendosi agli organi istituzionali nella preparazione e nell\u2019assunzione delle scelte proprie dell\u2019azione amministrativa e, soprattutto, mostrando di potersi avvalere di una carica intimidatoria decisamente orientata al condizionamento della libert\u00e0 di iniziativa dei soggetti imprenditoriali concorrenti nelle pubbliche gare, al fine di controllare gli esiti delle relative procedure e, ancor prima, di gestire gli stessi meccanismi di funzionamento di interi settori della vita pubblica\u00bb (<em>Corte di Cassazione, Sezione VI, a carico di Calistri + altri, 10 aprile 2015<\/em>).<\/p>\n<p>Sei mesi dopo l\u2019indagine\u00a0<em>Mondo di mezzo<\/em>, il 4 giugno 2015, un secondo provvedimento ha portato all\u2019arresto di altre 44 persone e 21 perquisizioni fra Lazio, Sicilia e Abruzzo (<em>Ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip Flavia Costantini a carico di Addeo + altri, 29 maggio 2015<\/em>). Le accuse sono di associazione di tipo mafioso, corruzione, turbativa d\u2019asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori e altri reati. L\u2019operazione \u201cMafia Capitale bis\u201d evidenzia ulteriori relazioni tra il gruppo capeggiato da Massimo Carminati e l\u2019amministrazione di Roma Capitale, con il condizionamento delle attivit\u00e0 del municipio di Ostia \u2013 poi per questo sottoposto ad un decreto di scioglimento dal Consiglio dei Ministri \u2013 ed episodi corruttivi che hanno visto anche il coinvolgimento dell\u2019amministrazione regionale.<\/p>\n<p><strong>Altri gruppi criminali operanti su Roma<\/strong>. Tra le principali consorterie criminali autoctone attive sul territorio romano si rileva la famiglia dei Casamonica, un gruppo di origine nomade da decenni stanziale nella Capitale. \u00abI Casamonica vengono deportati a Roma durante il fascismo \u2013 ha spiegato il magistrato Guglielmo Muntoni. Si tratta di un fenomeno criminale complesso, composto da diverse famiglie: Casamonica, Di Silvio, Di Guglielmo, Di Rocco e Spada, Spinelli, tutte strettamente connesse fra loro sulla base di rapporti fra capostipiti, a loro volta sposati con appartenenti alle varie famiglie. Complessivamente parliamo di un migliaio di persone operanti illegalmente a Roma\u00bb (<em>Intervista al presidente del Tribunale per le Misure di Prevenzione di Roma, Guglielmo Muntoni, rilasciata ai curatori del Rapporto Mafie nel Lazio il 3 dicembre 2015, Roma<\/em>). Queste famiglie operano principalmente nella periferia sud di Roma (Tuscolana, Anagnina, Tor Bella Monaca e altre aree meridionali della citt\u00e0), ma sono presenti anche nella zona della Borghesiana, nonch\u00e9 localit\u00e0 dei Castelli Romani, a Ciampino, Albano, Marino e Bracciano. I Casamonica sono molto attivi nel settore dello spaccio di stupefacenti, praticano attivit\u00e0 usurarie gestite tramite numerose societ\u00e0 finanziarie e di recupero crediti, appositamente costituite anche per le truffe.<\/p>\n<p>Il quartier generale dei Casamonica, come dimostrato dalle indagini, \u00e8 nella borgata Romanina, un popoloso quartiere posto a ridosso dello svincolo del Grande raccordo anulare, verso l\u2019autostrada A\/1 Roma-Napoli. Qui il clan ha costituito una \u201cenclave\u201d fortificata creando \u00abuna sorta di mercato permanente per i tossicodipendenti di tutta l\u2019area sud di Roma e per quella dei Castelli Romani\u00bb (S<em>entenza del Gup Simonetta D\u2019Alessandro, n. 13000\/10, del 26 gennaio 2013, condanna 31 membri del clan per il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga<\/em>).<\/p>\n<p>Il 10 febbraio 2015 l\u2019inchiesta\u00a0<em>Tulipano<\/em>\u00a0ha portato all\u2019emissione di un\u2019ordinanza di custodia cautelare a carico di 61 soggetti per i delitti di associazione di tipo mafioso, estorsione, associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga ed altri delitti. Le indagini del nucleo investigativo dei Carabinieri del comando provinciale di Roma hanno individuato un\u2019organizzazione di stampo camorristico \u2013 come scrivono i magistrati della Direzione nazionale antimafia nella loro relazione annuale \u2013 \u00abcapeggiata da Domenico Pagnozzi, per lungo tempo al vertice della omonima consorteria familiare operante nelle province di Avellino e Benevento, strettamente legata al clan dei Casalesi. Trasferitosi a Roma, Pagnozzi vi aveva costituito un proprio e autonomo gruppo criminale caratterizzato dall\u2019integrazione tra soggetti di origine campana e criminali romani, del tutto sganciato dalla originaria matrice camorrista\u00bb (<em>Relazione annuale sulle attivit\u00e0 svolte dal Procuratore nazionale antimafia e dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, nonch\u00e9 sulle dinamiche e strategie della criminalit\u00e0 organizzata di tipo mafioso nel periodo 1\u00b0 luglio 2014 \u2013 30 giugno 2015; febbraio 2016<\/em>). Al gruppo criminale il Gip distrettuale di Roma, Tiziana Coccoluto, ha contestato il delitto associativo di stampo mafioso e la specificit\u00e0 dell\u2019organizzazione: un tertium generis rispetto alle mafie delocalizzate e alle mafie autoctone.<\/p>\n<p>Nell\u2019anno preso in esame dal Rapporto ha avuto inizio il processo contro il suddetto clan.<\/p>\n<p>Dal 1990 ad oggi, sul territorio romano, in particolare sul litorale corrispondente al X Municipio della Capitale, opera la consorteria criminale riconducibile ai Fasciani. Si tratta di un gruppo di origine abruzzese, attraversato al suo interno da numerosi legami familiari, che ha il suo vertice in Carmine Fasciani. Il sodalizio era essenzialmente dedito all\u2019usura, le estorsioni, il controllo di intere piazze di spaccio, le infiltrazioni negli apparati amministrativi per l\u2019assegnazione di abitazioni popolari nonch\u00e9 il controllo delle attivit\u00e0 balneari di Ostia e la gestione delle slot machine\u00a0<em>(Relazione annuale sulle attivit\u00e0 svolte dal Procuratore nazionale antimafia e dalla Direzione nazionale antimafia, nonch\u00e9 sulle dinamiche e strategie della criminalit\u00e0 organizzata di tipo mafioso, cit.<\/em>). Controversa la fattispecie di reato contestata ai membri del gruppo: nella sentenza di primo grado del processo che li vede coinvolti dal 2015, \u00e8 stata riconosciuta l\u2019associazione mafiosa; riqualificata poi nel secondo grado di giudizio in associazione a delinquere.<\/p>\n<p>L\u2019azione dei Fasciani, negli anni, si snoda e rafforza anche in interazione con un altro gruppo criminale operante nel territorio ostiense e nella Capitale. Si tratta della famiglia Spada, consorteria di origine nomade, oggi radicata ad Ostia, imparentata con il gruppo Casamonica, con il quale mantiene stretti rapporti criminali. La crescita del gruppo Spada in Ostia e la sua significativa disponibilit\u00e0 nel commettere reati cosiddetti \u201cdi manovalanza\u201d hanno spinto Carmine Fasciani \u2013 secondo quanto emerso dai processi \u2013 ad \u201cinglobare\u201d la famiglia nel suo gruppo criminale. Le recenti vicende giudiziarie con protagonisti i Fasciani, inoltre, stanno determinando un riposizionamento dei rapporti di forza su Ostia, con nuovi spazi aprentisi per il clan Spada (<em>Conferenza stampa presso la sede del comando provinciale dei Carabinieri di Roma, 12 aprile 2016<\/em>).<\/p>\n<p><strong>La provincia di Roma<\/strong>. Secondo la Direzione nazionale antimafia, storicamente, nella zona di Guidonia e Tivoli \u00abil rischio di infiltrazioni criminali di tipo mafioso si concentra nel CAR \u2013 Centro Agroalimentare di Roma \u2013 in considerazione dell\u2019entit\u00e0 degli interessi economici che ruotano intorno ad esso, poich\u00e9 \u00e8 il polo commerciale pi\u00f9 grande d\u2019Italia. Sono soprattutto i clan campani che paiono fortemente interessati ad \u201cinvestire\u201d nel settore. Diffusi sono gli episodi di usura in danno di commercianti. La presenza di soggetti affiliati alla criminalit\u00e0 organizzata va ricollegata ad una silenziosa infiltrazione economica effettuato con attivit\u00e0 di riciclaggio e con il reimpiego dei capitali di provenienza illecita\u00bb (<em>Relazione del Presidente della Corte d\u2019Appello di Roma, inaugurazione dell\u2019anno giudiziario 2014, 25 gennaio 2014<\/em>).<\/p>\n<p>Nei comuni a nord di Roma, invece, si registra la presenza di elementi collegati a formazioni criminali di origine calabrese della zona di Reggio Calabria, alcuni dei quali pregiudicati per reati di natura associativa. Le indagini coordinate dal sostituto procuratore della Dda di Roma, Francesco Minisci, hanno confermato tale radicamento di appartenenti alla \u2018ndrangheta calabrese ed in particolare alle famiglie Morabito-Mollica-Bruzzanti-Scriva, divenuti titolari di numerose attivit\u00e0 commerciali e\/o imprenditoriali (<em>Ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip distrettuale di Roma, Giovanni Savio, a carico di Mollica Domenico + 2, 15 dicembre 2014<\/em>). Inoltre, nel circondario si \u00e8 rilevato l\u2019incremento dei soggetti locali dediti al traffico delle sostanze stupefacenti, anche in collaborazione con elementi criminali romeni ed albanesi. In alcuni casi le investigazioni hanno acclarato l\u2019esistenza di contatti tra spacciatori locali e fornitori di origine calabrese (<em>Relazione del Presidente della Corte d\u2019Appello di Roma, cit<\/em>).<\/p>\n<p><strong>Uno \u00abscenario criminale complesso\u00bb<\/strong>. Il monitoraggio effettuato dall\u2019Osservatorio Tecnico-Scientifico sulla Sicurezza e la Legalit\u00e0 rileva nel Lazio 92 organizzazioni criminali. Un dato in aumento rispetto al 2015, anno in cui erano stati censiti 88 gruppi operanti sul territorio romano e nel resto della regione. Sulla Capitale e nel territorio della provincia di Roma incidono circa 76 clan; 23, invece, sono le organizzazioni dedite al narcotraffico nei diversi quartieri che compongono il territorio capitolino.<\/p>\n<p>Nonostante si tratti di un percorso giudiziario in pieno sviluppo sotto il profilo investigativo e processuale, \u00e8 possibile fissare, alla luce della storia criminale della Capitale e delle pi\u00f9 recenti indagini giudiziarie, alcuni punti-chiave sulla presenza delle mafie nella citt\u00e0 di Roma e in buona parte del territorio provinciale. Il primo elemento che \u00e8 possibile mettere in evidenza riguarda la confermata esistenza di una \u201cpax mafiosa\u201d: nata negli anni Ottanta, \u00e8 sopravvissuta sino ad oggi, attraversando cambiamenti economico-sociali, ristrutturazioni interne dei vertici delle proiezioni mafiose sul territorio laziale, e affrontando la stabilizzazione di cosche nella Capitale, perch\u00e9 \u2013 come spiega il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone \u2013 \u00aba Roma ci sono soldi per tutti e non c\u2019\u00e8 bisogno di uccidere; Roma non \u00e8 una citt\u00e0 in mano alla mafia, ma sono presenti varie organizzazioni di tipo mafioso. \u00c8 una citt\u00e0 troppo grande per una sola organizzazione criminale di questo tipo e quindi si impone una convivenza pacifica\u00bb (<em>Intervento del procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, cfr. audio integrale della \u201cPresentazione del IV Rapporto dell\u2019Osservatorio Luiss sulla legalit\u00e0 nell\u2019economia\u201d, 12 aprile 2016, Roma)<\/em>.<\/p>\n<p>Il secondo elemento-chiave che \u00e8 possibile evidenziare riguarda il rapporto sulla piazza romana fra le mafie autoctone e quelle tradizionali. Si pu\u00f2 sostenere che queste ultime siano le principali garanti della pace fra i diversi gruppi criminali originari del territorio capitolino e che, in conseguenza di questa loro funzione, intervengano per la risoluzione di eventuali conflitti, ponendo anche attenzione alla rapida ascesa delle nuove consorterie. La criminalit\u00e0 autoctona \u00e8 d\u2019altronde ben consapevole della diversa storia criminale della \u2018ndrangheta, della camorra e di Cosa Nostra, ma non assume nei confronti dei boss, da quel che emerge nelle inchieste, una posizione subalterna. L\u2019aver convissuto gomito a gomito con queste mafie, al contrario, ha generato una sorta di mutazione genetica delle organizzazioni romane, che con un \u201ceffetto contagio\u201d avrebbero acquisito il\u00a0<em>modus operandi<\/em>\u00a0delle mafie tradizionali.<\/p>\n<p>Il terzo elemento che emerge dalle indagini e dalle constatazioni di magistrati e investigatori riguarda il rapporto che queste mafie hanno con il tessuto economico della Capitale, con le attivit\u00e0 del commercio e dell\u2019imprenditoria in genere. Il \u201cpotere di relazione\u201d che le mafie possono esercitare su detto tessuto economico e sociale \u00e8 ben evidenziato dall\u2019indagine\u00a0<em>Mondo di mezzo<\/em>, ed \u00e8 particolarmente vantaggioso per la quantit\u00e0 e la qualit\u00e0 di questi contatti.<\/p>\n<p><strong>Il sud del Lazio<\/strong>. La seconda parte del Rapporto focalizza l\u2019attenzione sulla rimanente parte della regione, a partire dal cosiddetto \u201cBasso Lazio\u201d. Questa zona, oltre alla ben nota presenza della camorra \u2013 favorita anche dalla contiguit\u00e0 geografica \u2013 ha fatto di recente registrare attivit\u00e0 in pianta stabile d\u2019una famiglia \u2018ndranghetista. Il 22 ottobre 2013, infatti, il Tribunale di Velletri ha accertato in sede giudicante \u00abl\u2019esistenza tra Anzio e Nettuno di un clan di stampo mafioso denominato clan Gallace\u00bb (<em>Sentenza n. 2684\/2013 emessa dal Tribunale penale di Velletri, Gallace Agazio + altri<\/em>). La sentenza segna un passaggio \u201cstorico\u201d per le mafie nel Lazio poich\u00e9 accerta, da parte di un Tribunale penale, l\u2019esistenza di un locale di \u2018ndrangheta sul territorio della provincia di Roma.<\/p>\n<p>La criminalit\u00e0 organizzata presente nella provincia di Latina \u2013 come evidenziato nei lavori della Commissione parlamentare antimafia \u2013 ha caratteristiche simili a quelle delle mafie del sud Italia. In particolare, ricalca il\u00a0<em>modus operandi<\/em>\u00a0della camorra, per quel che riguarda le infiltrazioni nel tessuto socio-economico. Secondo la relazione della suddetta Commissione, infatti, \u00abnella zona si sono insediate organizzazioni criminali camorriste casertane dedite, particolarmente, all\u2019usura, alle rapine, alle estorsioni ed al riciclaggio dei proventi delittuosi. \u00c8 stato segnalato che intorno al Mercato Ortofrutticolo di Fondi (MOF) ruotano gli interessi dei gruppi criminali presenti sul territorio nonch\u00e9 l\u2019alta frequenza della costituzione e successiva estinzione, di societ\u00e0 finanziarie, di distribuzione alimentare e di abbigliamento e dell\u2019apertura di supermercati con capitali di dubbia provenienza. Si deve sottolineare, inoltre, che a Latina opera una criminalit\u00e0 organizzata locale di elevata pericolosit\u00e0 e capacit\u00e0 criminale, che si \u00e8 a volte manifestata in scontri violenti e che \u00e8 dedita all\u2019usura, alle estorsioni ed al traffico di sostanze stupefacenti\u00bb.<\/p>\n<p>Significativa, in merito alla situazione in cui versa l\u2019area presa in esame, l\u2019audizione del questore di Latina, Giuseppe De Matteis, innanzi alla Commissione parlamentare antimafia nel maggio 2015. De Matteis ha parlato di una provincia divisa in quattro zone di influenza da parte delle organizzazioni criminali: \u00abla prima zona, il sud pontino, Formia e Gaeta, dove operano famiglie affiliate ai casalesi; una seconda \u00e8 quella di Fondi, dove imperversa la \u2018ndrangheta; l\u2019area nord, rappresentata da Aprilia e Cisterna, dove insistono organizzazioni riferibili alla \u2018ndrangheta; e poi l\u2019ultima area, Latina, dove insiste il clan Ciarelli-Di Silvio collegato con il clan romano Casamonica. Residuale, in quest\u2019ultima zona, risulta la cellula della famiglia Baldascini, collegata con il clan dei Casalesi (<em>Relazioni annuali sulle attivit\u00e0 svolte dal Procuratore nazionale antimafia e dalla Direzione nazionale antimafia, nonch\u00e9 sulle dinamiche e strategie della criminalit\u00e0 organizzata di tipo mafioso nel periodo 1\u00b0 luglio 2010 \u2013 30 giugno 2015<\/em>).<\/p>\n<p>La presenza della \u2018ndrangheta in provincia di Latina, invece, \u00e8 certificata dalla sentenza\u00a0<em>Damasco 2<\/em>che, passata in giudicato, ha statuito l\u2019operativit\u00e0 del clan Tripodo a Fondi, evidenziando i condizionamenti di \u201cpezzi\u201d della pubblica amministrazione e del MOF (<em>Relazione annuale sulle attivit\u00e0 svolte dal Procuratore nazionale antimafia e dalla Direzione nazionale antimafia, nonch\u00e9 sulle dinamiche e strategie della criminalit\u00e0 organizzata di tipo mafioso nel periodo 1\u00b0 luglio 2013 \u2013 30 giugno 2014, gennaio 2015<\/em>).<\/p>\n<p>La citt\u00e0 di Aprilia \u00e8 condizionata da anni dall\u2019azione criminale di organizzazioni mafiose \u2013 in questa zona essenzialmente dedite al traffico di stupefacenti \u2013 come attestano le relazioni della Commissione parlamentare antimafia, quelle della Direzione nazionale antimafia e numerose sentenze della magistratura. La presenza del clan dei Casalesi \u00e8 confermata dalle inchieste che hanno colpito il gruppo Noviello, gi\u00e0 operativo tra Nettuno, Anzio ed Aprilia (<em>Sentenza, n. 1277\/12, emessa dal Tribunale di Latina, Noviello Pasquale + altri, 16 novembre 2012; sentenza della Corte d\u2019Appello di Roma, n. 2160, Sezione I, Noviello Pasquale + altri, 2012; sentenza del Gup di Roma, Rosalba Liso, n. 1849\/12, Buono Enzo + altri, 2012<\/em>). Significativa, sul medesimo territorio, anche la presenza della \u2018ndrangheta ed in particolare del clan Alvaro (<em>Ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Reggio Calabria, Massimo Minniti, a carico di Alvaro Giuseppe + altri, 11 maggio 2015<\/em>). Va poi ricordato che nella citt\u00e0 di Aprilia sono anche presenti esponenti delle famiglie Casamonica e Di Silvio.<\/p>\n<p>La provincia di Frosinone \u00e8 interessata, da decenni, dalla presenza di organizzazioni camorristiche, come attestano numerose sentenze della magistratura e relazioni della Commissione parlamentare antimafia. Gli insediamenti pi\u00f9 significativi si registrano nell\u2019area del cassinate. \u00abNel circondario di Frosinone \u2013 spiega il suo procuratore capo, Giuseppe De Falco \u2013 sono presenti numerose consorterie criminali ex nomadi e da tempo stanziali. Si tratta dei gi\u00e0 citati gruppi Di Silvio e Spada, attivi nel traffico e nello spaccio di stupefacenti e nell\u2019usura, nel capoluogo in oggetto e nelle zone limitrofe\u00bb (<em>Colloquio con il procuratore capo di Frosinone, Giuseppe De Falco, 20 aprile 2016<\/em>).<\/p>\n<p><strong>Il nord della regione<\/strong>. La cittadina di Ladispoli, in provincia di Roma, \u00e8 situata a nord della Capitale. Qui, significative indagini del centro operativo della Direzione investigativa antimafia hanno individuato presenze di soggetti collegati alla camorra e dediti all\u2019usura.<\/p>\n<p>Gli insediamenti mafiosi tendono a dislocarsi nei territori secondo le opportunit\u00e0 che questi offrono, alla luce delle caratteristiche del contesto economico, istituzionale e sociale. La geografia criminale delle province di Rieti e Viterbo, dunque, presenta un quadro variegato, con aree in cui l\u2019insediamento mafioso assume forme embrionali e territori caratterizzati invece da accordi criminali che incidono sul piano delle attivit\u00e0 economiche di tipo legale. Per tali province, scrivono i magistrati della Dna, si \u00absegnalano presenze sporadiche di soggetti riconducibili prevalentemente a gruppi di \u2018ndrangheta e camorra. Risultano interessati i settori finanziari, degli appalti pubblici e del ciclo dei rifiuti. Negli ultimi anni la moltiplicazione degli sportelli bancari e alcuni sequestri di beni immobili e attivit\u00e0 economiche indicano il rischio che si tratti di un primo stadio per successive espansioni\u00bb (<em>Fondazione Res, Mafie del Nord, Donzelli Editore, Roma, 2014<\/em>).<\/p>\n<p>Per entrambe le province, in sintesi, la lettura del fenomeno criminale, che qui si manifesta in maniera molto diversa rispetto al resto della regione, risulta ancora di difficile comprensione \u2013 anche sotto il profilo investigativo \u2013 e, al contempo, in evoluzione, come segnalato nei rapporti istituzionali prodotti in questi anni.<\/p>\n<p><strong>Le mafie straniere nella regione<\/strong>. La terza parte del Rapporto\u00a0<em>Mafie nel Lazio<\/em>\u00a0\u00e8 dedicata a quattro focus relativi ad altrettanti approfondimenti tematici, a carattere regionale, che riguardano: la presenza e l\u2019attivit\u00e0 criminale delle mafie straniere; le infiltrazioni criminali nella filiera del gioco d\u2019azzardo e i reati delle reti usurarie commessi con l\u2019aggravante del metodo mafioso; i beni sequestrati e confiscati; e, infine, il traffico illecito di rifiuti.<\/p>\n<p>Nel Lazio sono presenti diverse organizzazioni criminali di matrice straniera, in particolare di etnia nigeriana, albanese, cinese e georgiana. I clan nigeriani, principalmente attivi nel narcotraffico internazionale e nello sfruttamento della prostituzione, hanno da decenni una dimensione transnazionale, pur mantenendo i centri di comando in Nigeria, nella Capitale e nelle province di Roma e Viterbo.<\/p>\n<p>Negli anni, la penetrazione della malavita organizzata albanese sul territorio di Roma e nel suo hinterland si \u00e8 rafforzata. Il suo ruolo ed i suoi rapporti criminali sono cresciuti, cos\u00ec come \u00e8 cresciuta la considerazione di questa da parte delle organizzazioni di stampo mafioso gi\u00e0 radicate nel tessuto economico e socio-culturale. Indagini di particolare spessore attestano il sempre maggior ruolo di narcotrafficanti ed esponenti della criminalit\u00e0 organizzata del paese delle aquile.<\/p>\n<p>Alla criminalit\u00e0 cinese operante su Roma in alcuni casi \u00e8 stato anche contestato il delitto di associazione a delinquere di stampo mafioso. Recentemente diverse indagini l\u2019hanno riguardata per la detenzione e il commercio di capi d\u2019abbigliamento contraffatti.<\/p>\n<p><strong>Usura e gioco d\u2019azzardo<\/strong>. A Roma e nel Lazio l\u2019usura si configura come uno dei reati cui sono dedite tutte le organizzazioni che operano sul territorio, come dimostrano le inchieste giudiziarie e i processi degli ultimi vent\u2019anni. Si tratta d\u2019un reato, spesso commesso con modalit\u00e0 mafiose, che consiste nel \u00abfornire prestiti a tassi di interesse considerati illegali, socialmente riprovevoli e tali da rendere il rimorso molto difficile, quando non impossibile\u00bb (<em>M. Mareso, L. Pepino, Dizionario enciclopedico di mafia e antimafia, Edizioni Gruppo Abele, Torino, p. 494<\/em>). Nel Lazio, conferma una recente stima di Confesercenti, sarebbero 28.000 i commercianti colpiti dall\u2019usura, pari a quasi il 35% delle attivit\u00e0 economiche della regione, per un giro d\u2019affari stimato in 3,3 miliardi di euro. Roma, in particolare, sarebbe luogo per eccellenza dell\u2019usura. Negli anni, questo reato ha aperto le porte dei circuiti economico-finanziari della Capitale ai clan che cercano investimenti a basso rischio e massimo rendimento, per immettere liquidit\u00e0 proveniente principalmente dal narcotraffico, e ripulire il denaro attraverso attivit\u00e0 di riciclaggio.<\/p>\n<p>Sebbene a gestire l\u2019ampia fetta di mercato dell\u2019usura siano le potenti e ricche consorterie criminali tradizionali (camorra e \u2018ndrangheta, principalmente), le mafie e le altre organizzazioni autoctone si muovono all\u2019interno del business dei prestiti usurari con una propria specificit\u00e0: hanno una conoscenza approfondita del territorio, controllano alcune aree attraverso la pratica dello spaccio in \u201cpiazze chiuse\u201d, sono cresciuti \u201cporta a porta\u201d con i commercianti e i piccoli imprenditori del quartiere cui prestano i soldi e \u2013 delle loro vicende economiche \u2013 sanno individuare punti deboli e necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Da oltre vent\u2019anni, \u00e8 ampiamente dimostrata da indagini e processi la presenza stabile di molteplici clan mafiosi nella filiera del gioco d\u2019azzardo, anche online. Nel Lazio \u2013 secondo i dati forniti dal ministero dell\u2019Economia, in risposta ad una interrogazione parlamentare \u2013 nel 2015 sono stati immessi nel gioco d\u2019azzardo 7.611 milioni di euro; una cifra che posiziona la regione al secondo posto in Italia, dietro soltanto alla Lombardia (<em>Camera dei Deputati, XVII Legislatura, Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari, Finanze (VI)<\/em>). In questo vorticoso giro di affari le organizzazioni criminali di stampo mafioso sono presenti attraverso differenti modalit\u00e0 d\u2019azione: dalla gestione delle scommesse online, all\u2019imposizione delle slot machine a bar ed esercenti pubblici; dal controllo delle forniture, alla sofisticazione delle macchinette in danno all\u2019Erario; sino al prestito usurario ai giocatori d\u2019azzardo.<\/p>\n<p>Il clan dei Casalesi e altri gruppi delle camorre casertane hanno occupato il mercato illegale del gioco d\u2019azzardo nel sud pontino, quasi in regime di monopolio. Nella Capitale, invece, la situazione \u00e8 maggiormente complessa e sul business dell\u2019azzardo si manifesta una spartizione del mercato nell\u2019ambito della \u201cpax mafiosa\u201d fra i diversi clan.<\/p>\n<p><strong>Ecomafie e illegalit\u00e0 ambientali<\/strong>. Sul territorio regionale, secondo le statistiche fornite dalla Dda competente, nell\u2019anno 2015 sono stati avviati 16 procedimenti per associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti. Nel 2013 erano stati 12 con 220 indagati; nel 2014, 20 con 64 persone coinvolte nelle indagini. Si tratta di un business che ha due aspetti principali messi in luce dalle inchieste giudiziarie: da un lato i danni relativi alla salute dei cittadini e dell\u2019ambiente, dall\u2019altro l\u2019alterazione del libero mercato per le imprese che si occupano di smaltimento legale dei rifiuti, anche speciali. Secondo il Rapporto\u00a0<em>Ecomafie 2015<\/em>, nel Lazio sono state accertate 2.255 infrazioni contro l\u2019ambiente, ovvero il 7,7% del totale nel Paese, a fronte di 2.022 denunce, 6 arresti e 540 sequestri. L\u2019Osservatorio di Legambiente, come ogni anno, distingue le tipologie di reati commessi in danno al cosiddetto \u201cciclo dei rifiuti\u201d e quelli relativi al \u201cciclo del cemento\u201d, ovvero il comparto edilizio-immobiliare. In quest\u2019ultimo, secondo i dati rielaborati da Legambiente a partire dai numeri forniti dalle forze dell\u2019ordine, nel Lazio sono state accertate 545 infrazioni, a fronte di 664 denunce e 139 sequestri (nessun arresto). Per quel che riguarda il complesso iter del \u201cciclo dei rifiuti\u201d, invece, 486 sono state le infrazioni accertate, 449 le denunce, 175 i sequestri (nessun arresto anche in questo caso).<\/p>\n<p><strong>I beni sequestrati e confiscati nel Lazio<\/strong>. Secondo uno studio commissionato dall\u2019Agenzia nazionale per l\u2019amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalit\u00e0 (Anbsc), nel Lazio i beni immobili confiscati alle mafie risultano 1.270 (<em>il numero dei beni immobili confiscati si riferisce alle particelle catastali singole e non all\u2019intero bene. Nella maggior parte dei casi, infatti, un terreno o un appartamento sono formati da pi\u00f9 particelle, che rappresentano (per l\u2019Anbsc) pi\u00f9 beni<\/em>): il 65,7% di questi \u00e8 attualmente sotto la gestione dell\u2019Anbsc; la parte restante \u00e8 gi\u00e0 stata destinata. Oltre il 90% di tutti gli immobili confiscati si trova nelle province di Roma e Latina. A livello regionale, circa il 52% degli immobili \u00e8 stato destinato, come previsto dalla normativa, ai comuni. La tipologia prevalente di immobile confiscato \u00e8 rappresentata per il 31,3% dall\u2019appartamento in condominio, il 15,6% da box, garage e posti auto, e il 10% da terreni agricoli. In tutte le province laziali, eccezion fatta per Viterbo, la quota degli immobili che risulta \u201cin gestione\u201d supera quella relativa ai beni \u201cdestinati\u201d. I comuni del Lazio interessati dalla confisca di almeno un bene sono 86 (su 378), ossia il 28%. Del totale dei beni immobili confiscati nella regione, 435 sono gi\u00e0 \u201cdestinati\u201d e 835 sono \u201cin gestione\u201d.<\/p>\n<p>Per quel che riguarda invece le aziende confiscate ai clan, nel Lazio sono complessivamente 523, di cui 98 risultano gi\u00e0 \u201cdestinate\u201d (18,7%), 389 \u201cin gestione\u201d (74,4%) e 36 \u201cuscite dalla gestione\u201d (6,9%). Il fenomeno coinvolge tutte le province, in misura minore quella di Viterbo (che ne conta soltanto 4). La quasi totalit\u00e0 delle aziende confiscate \u00e8 localizzata nella provincia di Roma (88%) e Latina (8,6%). La forma giuridica nettamente prevalente per le aziende \u201cin gestione\u201d \u00e8 quella della societ\u00e0 a responsabilit\u00e0 limitata. Le societ\u00e0 per azioni sono praticamente tutte localizzate nei comuni di Roma e Aprilia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>(a cura di <a href=\"mailto:luca.fiordelmondo@avvisopubblico.it\"><strong>Luca Fiordelmondo<\/strong><\/a>, Master APC dell\u2019Universit\u00e0 di Pisa)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa. 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