{"id":23616,"date":"2018-03-05T12:17:17","date_gmt":"2018-03-05T11:17:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/?page_id=19649"},"modified":"2018-03-05T12:17:17","modified_gmt":"2018-03-05T11:17:17","slug":"le-mafie-oggi-lanalisi-della-commissione-antimafia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/osservatorio-parlamentare\/attivita-dinchiesta\/attivita-dinchiesta-xvii\/commissione-bicamerale-antimafia\/le-mafie-oggi-lanalisi-della-commissione-antimafia\/","title":{"rendered":"Le mafie oggi. L\u2019analisi della Commissione Antimafia"},"content":{"rendered":"<p><strong>Premessa<\/strong>. Nella\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/presentata-in-senato-la-relazione-conclusiva-della-commissione-antimafia-scarica-il-testo-integrale\/\">relazione conclusiva<\/a>\u00a0<\/strong>della Commissione di inchiesta Antimafia del 7 febbraio 2018, una specifica attenzione \u00e8 dedicata all\u2019evoluzione delle diverse organizzazioni criminali presenti in Italia e alla loro progressiva espansione in aree diverse da quelle di tradizionale radicamento. L\u2019analisi della Commissione (vedi in particolare i capitoli 3 e 4.2), frutto di un approfondito confronto con esponenti del Governo, della magistratura, di Regioni ed enti locali, di prefetture e forze dell\u2019ordine, \u00e8 qui di seguito sintetizzata.<\/p>\n<p><strong>Cosa nostra<\/strong>. La Relazione, nel rinviare alle dettagliate\u00a0<a href=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/osservatorio-parlamentare\/altri-atti-parlamentari\/direzione-nazionale-antimafia-e-direzione-investigativa-antimafia\/relazione-2017-del-procuratore-nazionale-e-della-direzione-nazionale-antimafia-e-antiterrorismo-cosa-nostra\/\"><strong>relazioni periodiche della Direzione nazionale antimafia<\/strong><\/a>, svolge una riflessione sull\u2019attuale situazione della mafia siciliana nelle diverse aree del territorio isolano, alla luce della decapitazione dei suoi capi storici (in libert\u00e0 \u00e8 rimasto soltanto Matteo Messina Denaro), dei numerosissimi arresti ai vari livelli dell\u2019associazione e della confisca di ingenti patrimoni: Cosa Nostra, pur risultando fortemente indebolita dall\u2019azione quotidiana di magistratura e forze dell\u2019ordine, risulta tuttora presente in ciascuna provincia siciliana, grazie ad un\u2019intatta \u201ccapacit\u00e0 di rigenerazione\u201d, ad un ampio consenso sociale ed alla sua capacit\u00e0 di intimidazione (\u201calla quale ancora corrisponde, di converso, il silenzio delle vittime\u201d) ed \u00e8 in grado di esercitare uno stringente controllo sui suoi associati. L\u2019associazione mafiosa continua a muoversi nel settore delle estorsioni (in particolare nel Palermitano e nella provincia di Caltanissetta) ma si registra un rinnovato interesse per il traffico di droga, nel quale l\u2019ndrangheta ha un ruolo essenziale (<em>vedi infra<\/em>); Cosa Nostra si infiltra inoltre nell\u2019economia pubblica e privata grazie alla complicit\u00e0 dell\u2019\u201darea grigia\u201d di professionisti, imprenditori etc, laddove vi sia la possibilit\u00e0 di ottenere ritorni economici, come ad esempio gioco e scommesse, turismo ed energie alternative; dedica particolare attenzione alla ricerca di contatti, diretti o indiretti, con interlocutori istituzionali per condizionare le scelte delle Amministrazioni locali ed accedere alle risorse degli appalti pubblici (di recente anche nel settore dell\u2019accoglienza dei migranti) come testimoniato dagli scioglimenti dei comuni siciliani e dalle amministrazioni giudiziarie in applicazione dell\u2019art 34 del codice antimafia; la Commissione pone un particolare accento anche alla situazione del Parco dei Nebrodi (il cui presidente \u00e8 stato oggetto di un attentato dinamitardo miracolosamente fallito) dove Cosa Nostra si prefigge l\u2019obiettivo di entrare in possesso dei fondi agricoli dell\u2019area e ottenere gli ingenti contributi economici concessi dall\u2019Europa. Secondo la Commissione, Cosa Nostra continua a perseguire la cosiddetta \u201cstrategia della sommersione\u201d, preferendo agire sottotraccia, in modo quasi invisibile, per non suscitare allarme sociale e da sfuggire alla morsa delle investigazioni, ricercando cos\u00ec, come in passato, una \u201ctradizionale convivenza con lo Stato\u201d: in conclusione, un\u2019associazione diversa da quella del periodo stragista, ma sempre forte, radicata nel territorio e perci\u00f2 molto pericolosa.<\/p>\n<p><strong>\u2018Ndrangheta<\/strong>. \u00a0La \u2018ndrangheta risulta oggi l\u2019associazione mafiosa italiana pi\u00f9 pericolosa, caratterizzata da un profondo radicamento, potenza finanziaria e \u201ccapacit\u00e0 di essere anti-Stato senza sfidarlo apertamente, ma infiltrandosi nei suoi gangli vitali\u201d grazie ad un \u201crapporto con gli uomini delle istituzioni decisamente meno conflittuale rispetto alla mafia dei corleonesi\u201d. La forza della \u2018ndrangheta risiede soprattutto nella sua struttura familiare, nei legami di sangue che assicurano la continuit\u00e0 delle cosche e l\u2019assenza fino a tempi recenti di casi significativi di collaboratori di giustizia e nel forte consenso nei territori di origine, dove \u00e8 fortemente radicata. La relazione si sofferma in particolare sulla capacit\u00e0 di gemmazione delle \u2018ndrine fuori dei confini della Calabria e della stessa Italia, secondo la \u201cstrategia dei fortini\u201d con la quale i clan perseguono l\u2019\u201coccupazione\u201d progressiva di singoli comuni, a partire da quelli di piccola dimensione (che esprimono normalmente bassa capacit\u00e0 di resistenza e dove \u00e8 minore l\u2019attenzione dei mezzi di informazione), praticando in genere una violenza a bassa-media intensit\u00e0, non visibile ma efficacissima: la diffusione \u201csilenziosa\u201d delle mafie nel tessuto produttivo delle aree pi\u00f9 dinamiche e ricche, a lungo sottovalutata, si giova della disponibilit\u00e0 e complicit\u00e0 di imprenditori e professionisti locali e di un \u201cpatrimonio di conoscenze e contatti che si estende su vari livelli (dal poliziotto al funzionario di banca, dal medico al dirigente della Pubblica amministrazione fino al politico)\u201d, ci\u00f2 che ha permesso ai clan mafiosi di \u201cacquisire il controllo, diretto o indiretto, di societ\u00e0 operanti in vari settori (edilizia, trasporti, giochi e scommesse, raccolta e smaltimento rifiuti), di inserirsi anche nei lavori per la realizzazione di grandi opere, di conquistare posizioni rilevanti nei sistemi di welfare locale\u201d e di condizionare le scelte di molte Amministrazioni locali.<\/p>\n<p>La relazione delinea una struttura della \u2018ndrangheta in cui gli organismi locali, che godono di ampia autonomia, sono coordinati da \u201cun vertice che rappresenta tutte le famiglie di \u2018ndrangheta della Calabria, capace di dirimere le controversie interne, con il potere di aprire o chiudere locali, conferire cariche, dare il nulla osta per gli omicidi eccellenti o di particolare rilevanza da compiere anche fuori dalla regione\u201d): tale struttura unitaria \u00e8 funzionale alle strategie di espansione dell\u2019organizzazione nel traffico internazionale di droga e nei grandi appalti nazionali. Alla fine degli anni sessanta viene istituita la \u201cSanta\u201d, una componente pi\u00f9 riservata di cui fanno pare \u201c\u2018ndranghetisti autorizzati a entrare nella massoneria per avere contatti con i quadri della pubblica amministrazione e, quindi, con medici, ingegneri e avvocati\u201d (<em>audizione del procuratore Gratteri<\/em>).<\/p>\n<p>Nel traffico internazionale degli stupefacenti la \u2018ndrangheta ha assunto il ruolo di broker, conquistando un rapporto privilegiato con i grandi fornitori centro e sudamericani: gli ingentissimi profitti sono poi reinvestiti in nuove attivit\u00e0, consolidando progressivamente la presenza nell\u2019economia legale: in particolare edilizia, commercio, ristorazione, trasporti, import-export di prodotti alimentari, turismo, scommesse e gioco on line (quest\u2019ultimo settore rappresenta anche un canale utilissimo per il riciclaggio di denaro): una \u201cmafia imprenditrice\u201d capace di infiltrarsi nell\u2019economia e poi di condizionare le Amministrazioni locali (ben 32 comuni sciolti negli ultimi 5 anni, tra cui lo stesso capoluogo di Reggio Calabria, dove le scelte dell\u2019Amministrazione erano state piegate agli interessi delle \u2018ndrine), ricorrendo spesso a minacce e attentati ai danni di amministratori pubblici, anche nelle regioni del Nord Italia. \u201c25 anni fa erano i mafiosi che andavano col cappello in mano dal politico a chiedere cortesie o a chiedere l\u2019assunzione alla forestale. Oggi, invece, sono i politici che vanno a casa dei capimafia, a chiedere pacchetti di voti in cambio di appalti\u2026. Loro contano sul 15 o al massimo sul 20 per cento dei voti, per\u00f2 spostando quel 20 per cento a destra o a sinistra loro determinano chi sar\u00e0 il sindaco e quindi poi gli chiedono il conto\u201d (<em>audizione del procuratore Gratteri<\/em>).<\/p>\n<p>In conclusione, \u201cdalle inchieste pi\u00f9 importanti degli ultimi anni emerge una \u2018ndrangheta affaristica, dinamica, duttile, flessibile, profondamente infiltrata nel vitale tessuto sociale ed economico di queste realt\u00e0 produttive, nel quale molti imprenditori, professionisti, dirigenti pubblici e amministratori locali hanno mostrato una sorprendente cedevolezza e friabilit\u00e0 rispetto agli interessi e agli appetiti delle locali di \u2018ndrangheta saldamente radicate nei nuovi territori\u201d. Per contrastare efficacemente la \u2018ndrangheta appare indispensabile il potenziamento degli uffici giudiziari calabresi; si suggerisce altres\u00ec l\u2019affidamento ai tribunali distrettuali della competenza esclusiva per i dibattimenti di criminalit\u00e0 organizzata al fine di favorire la necessaria specializzazione dei magistrati e rendere pi\u00f9 omogenea la giurisprudenza in materia.<\/p>\n<p><strong>Camorra<\/strong>. Anche la Camorra svolge un ruolo centrale nel traffico di stupefacenti: senza di esso non sarebbe possibile spiegarne l\u2019ascesa nell\u2019\u00e9lite della criminalit\u00e0 mondiale. Ma il commercio delle droghe si coniuga con un penetrante controllo del territorio e una forte presenza sia nei mercati illegali (come la vendita a prezzi convenienti di beni di grandi marche contraffatti) che in quelli legali (in particolare edilizia, grande distribuzione, turismo e forniture agli enti pubblici) grazie ai rapporti instaurati con il ceto politico e amministrativo (utili per accaparrarsi appalti pubblici) e con l\u2019imprenditoria locale. Come emerso nel corso delle audizioni \u201cun appaltatore vince tutti gli appalti perch\u00e9 riesce a corrompere l\u2019amministratore, costituisce un modello per gli altri che, per sopravvivere, devono perseguire strade analoghe, altrimenti sono destinati a soccombere. Costituisce, quindi, un modello comportamentale negativo che si propaga come una forma di contagio\u201d (<em>procuratore della Repubblica presso il tribunale di Napoli<\/em>). E forte \u00e8 anche il consenso che la camorra riesce a mantenere, organizzando l\u2019emarginazione e il disagio sociale dei ceti pi\u00f9 poveri.<\/p>\n<p>A differenza di altri gruppi criminali, i tanti clan presenti (ben 180 a Napoli e provincia) non hanno mai avuto una \u201ccupola\u201d n\u00e9 una struttura verticale di comando, e questo ha dato origine a lotte sanguinose interne per il controllo del territorio (da quindici anni la media annuale di omicidi di camorra \u00e8 superiore a quelli di cosa nostra e della \u2018ndrangheta; nella provincia di Napoli ci sono stati 45 omicidi di stampo camorristico nel 2015 e 65 nel 2016); e Napoli ha il triste primato per omicidi ogni 100 mila abitanti.<\/p>\n<p>La relazione evidenzia le principali differenze tra i gruppi camorristici: a Napoli \u00e8 pi\u00f9 frammentata e gangsteristica, e giovanissimi killer cercano di prendere il posto dei vecchi clan indeboliti dai numerosissimi arresti; pi\u00f9 labili sono anche i confini tra criminalit\u00e0 organizzata e criminalit\u00e0 comune. Nel Casertano i clan appaiono pi\u00f9 solidi e radicati e dotati di relazioni solide con il ceto politico e amministrativo; all\u2019attivit\u00e0 di spaccio si somma la gestione del gioco d\u2019azzardo on line e l\u2019imposizione del pizzo ai locali che detengono slot machine. Altrettanto significativa risulta anche la presenza dei clan camorristici nel Salernitano (anche qui con forti interessi nel settore del gioco d\u2019azzardo).<\/p>\n<p>Le conclusioni della Commissione sono molto preoccupanti: \u201cI principali cartelli camorristici coincidono ormai con sofisticate costellazioni d\u2019impresa, con reti in cui si stabiliscono relazioni invisibili ma solidissime. Basta che un\u2019impresa fiduciaria d\u2019interessi mafiosi si collochi in una posizione dominante perch\u00e9 espanda le sue capacit\u00e0 di controllo su una pi\u00f9 ampia filiera affaristica, commerciale e imprenditoriale. La dissoluzione dei corpi intermedi, a sua volta, finisce per assegnare alle organizzazioni camorristiche il riconoscimento tacito di una sorta di pretesa ad assumere direttamente le funzioni di rappresentanza politica e sociale\u201d (<em>audizione procuratore Melillo<\/em>).<\/p>\n<p><strong>Mafie pugliesi<\/strong>. Sotto la denominazione di Sacra corona unita si raggruppano una pluralit\u00e0 delle consorterie, tra loro paritarie, nate originariamente per contrastare l\u2019\u201dinvasione\u201d nel territorio pugliese degli affiliati del clan di Raffaele Cutolo: esistono oggi \u201ctanti gruppi, grandi, medi o piccoli, che replicano moduli intimidatori e di assoggettamento tipici del metodo mafioso, che operano autonomamente e dunque con una violenza non controllata\u201d, in grado di condizionare lo sviluppo dell\u2019intera regione. Nonostante i colpi inferti dalle inchieste giudiziarie, e l\u2019assenza di una regia unitaria, i clan locali sono tuttora molto presenti nello spaccio di droga e nei settori del gioco d\u2019azzardo e della ristorazione e determinano gravi problemi anche nella gestione dell\u2019ordine pubblico.<\/p>\n<p>Particolare preoccupazione desta la situazione del Foggiano, purtroppo a lungo sottovalutata, dove i gruppi criminali sono caratterizzati da una spiccata vocazione agli affari, dalla capacit\u00e0 d\u2019infiltrazione nel tessuto economico-sociale (agricoltura \u2013 dove viene largamente praticato lo sfruttamento del lavoro degli immigrati \u2013 edilizia, turismo), l\u2019imposizione di redditizi servizi di guardiania ed un capillare controllo del territorio, ottenuto grazie anche alle intimidazioni e rapine (coinvolgendo molti minorenni) e all\u2019omert\u00e0 da parte della popolazione (non risultano collaborazioni di giustizia).<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il Salento, la relazione pone soprattutto in evidenza le attivit\u00e0 di recupero forzoso dei crediti da debitori riottosi, di finanziamento delle aziende private e di riciclaggio di denaro sporco, oltre all\u2019offerta di posti di lavoro all\u2019interno di aziende \u201ccontrollate\u201d dalla stessa organizzazione criminale; significativi anche i casi di infiltrazione delle Amministrazioni locali.<\/p>\n<p><strong>Mafia capitale<\/strong>. In passato gli interessi delle organizzazioni mafiose a Roma apparivano collegati soprattutto ad operazioni di riciclaggio, utilizzando le tante opportunit\u00e0 offerte dall\u2019esistenza di esercizi commerciali, societ\u00e0 finanziarie, enti di intermediazione, di immobili di pregio etc che consentivano, quindi, di mimetizzare meglio gli investimenti, evitando anche \u201cguerre fratricide\u201d tra i diversi gruppi criminali: per questa ragione la presenza mafiosa a Roma \u00e8 stata a lungo sottovalutata ed \u00e8 risultata difficile l\u2019applicazione alla realt\u00e0 romana della fattispecie di cui all\u2019articolo 416-bis del codice penale.<\/p>\n<p>Solo con gli arresti del dicembre 2014, legati all\u2019inchiesta \u201cRoma capitale\u201d, \u00e8 emersa con chiarezza la capacit\u00e0 di alcune organizzazioni criminali di infiltrarsi nel comune di Roma avvalendosi dell\u2019interazione del metodo mafioso con quello corruttivo. \u201cAlla violenza esteriorizzata si era, cio\u00e8, sostituita la tacita sopraffazione-collusione imprenditoriale e la permeazione del sistema burocratico e politico\u2026. Mafia capitale, dunque, appariva assimilabile alle mafie tradizionali perch\u00e9, come queste, si avvaleva della forza di intimidazione derivante dal vincolo di appartenenza\u201d.<\/p>\n<p>Due i fronti aperti: da un lato, le tradizionali attivit\u00e0 lucrative del traffico di stupefacenti e di armi, usura, estorsioni, recupero crediti, in cui domina l\u2019uso della violenza e dell\u2019intimidazione; dall\u2019altro, il fronte imprenditoriale-istituzionale, volto a sfruttare le opportunit\u00e0 di appalti sicuri \u201cprivilegiando lo strumento della corruzione rispetto a quello dell\u2019intimidazione, che rimaneva per\u00f2 sullo sfondo come\u00a0<em>extrema ratio<\/em>\u201d. Il raccordo era assicurato dall\u2019alleanza tra Massimo Carminati, proveniente dall\u2019estrema destra, e Salvatore Buzzi, a capo di un importante gruppo di cooperative che si era aggiudicato numerosi appalti dall\u2019amministrazione comunale.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 ha dato origine ad un \u201carticolato sistema di relazioni corruttive che coinvolgeva i vertici delle istituzioni locali, grazie al quale l\u2019organizzazione otteneva, per le imprese da essa controllate (societ\u00e0 cooperative sociali, ditte operanti nel movimento terra e nello smaltimento dei rifiuti), affidamenti particolarmente redditizi dal comune di Roma\u2026. e condizionava profondamente il contesto politico ed amministrativo romano, determinando la nomina di personaggi graditi in posizioni strategiche e, parallelamente, l\u2019allontanamento e la sostituzione da tali ruoli di quanti non si dimostravano sensibili alle esigenze del sodalizio\u201d. E il \u201cmondo di mezzo\u201d era il luogo privilegiato di incontro di tutti i soggetti che contribuivano alla composizione degli interessi illeciti.<\/p>\n<p>Alcune importanti sentenze della Cassazione confermano lo stato di degrado dell\u2019Amministrazione capitolina e l\u2019applicabilit\u00e0 alla situazione romana del delitto di associazione mafiosa. In attesa dell\u2019esito definitivo dei processi penali in corso, la Commissione (sulla base dell\u2019approfondito\u00a0<a href=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/osservatorio-parlamentare\/attivita-dinchiesta\/attivita-dinchiesta-xvii\/commissione-bicamerale-antimafia\/audizioni-della-commissione-antimafia-riguardanti-la-presenza-di-organizzazioni-mafiose-a-roma\/\"><strong>ciclo di audizioni sulla situazione di Roma e del Lazio<\/strong><\/a>) ribadisce lo stato di diffusa illegalit\u00e0 che ha caratterizzato Roma Capitale e la necessit\u00e0 di adottare ogni utile misura utile a garantire il pieno ripristino della legalit\u00e0 e la bonifica della macchina amministrativa; in quest\u2019ottica risulta comunque essenziale uno sforzo ulteriore da parte di tutte le Istituzioni per individuare le nuove strategie messe in atto dalle organizzazioni criminali per infiltrarsi \u2013 con modalit\u00e0 sempre nuove- nelle istituzioni e nell\u2019economia.<\/p>\n<p><strong>Le altre mafie laziali<\/strong>. La relazione dedica un ampio spazio alla situazione del Municipio di Ostia, sciolto nel 2015 per infiltrazioni della criminalit\u00e0 organizzata, e alle forti difficolt\u00e0 che si continuano a registrare nel faticoso processo di risanamento della gestione amministrativa, dovuto al radicamento dei clan locali, colpiti anche di recente da provvedimenti dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria per una serie di gravi reati (associazione per delinquere di stampo mafioso, omicidio, estorsione aggravata, detenzione e porto d\u2019armi ed esplosivi, usura, incendio, danneggiamenti, reati contro la persona, traffico di sostanze stupefacenti ed intestazione fittizia di beni).<\/p>\n<p>Particolarmente preoccupante la situazione di alcuni comuni della provincia di Roma, come Nettuno, Anzio, Aprilia e Pomezia (dove sono rilevanti gli atti di intimidazione a danni di amministratori locali ed imprenditori) e nella provincia di Latina, dove le organizzazioni criminali hanno concentrato i propri interessi nel settore agroalimentare, negli stabilimenti balneari, nel turismo, nelle sale da gioco e nei comparti delle costruzioni e del commercio all\u2019ingrosso e al dettaglio.<\/p>\n<p><strong>Le organizzazioni criminali straniere<\/strong>. La relazione, riprendendo le\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/osservatorio-parlamentare\/altri-atti-parlamentari\/direzione-nazionale-antimafia-e-direzione-investigativa-antimafia\/relazione-2017-del-procuratore-nazionale-e-della-direzione-nazionale-antimafia-e-antiterrorismo-le-mafie-straniere-in-italia\/\">conclusioni dell\u2019ultima relazione della DNA<\/a><\/strong>, sottolinea il peso delle mafie straniere in Italia, colpite in alcuni casi addirittura da \u00a0condanne giudiziarie per associazione mafiosa. Una parte di esse opera in autonomia rispetto ai gruppi criminali italiani, evitando di \u201centrare in concorrenza con loro\u201d (soprattutto nel favoreggiamento dell\u2019immigrazione clandestina, produzione di documenti falsi validi per l\u2019espatrio, tratta dei migranti, sfruttamento della prostituzione, estorsione ai danni dei propri connazionali imprenditori); altre mafie, maggiormente organizzate (come quelle nigeriane, slave e albanesi), interagiscono con i clan italiani, soprattutto nel traffico di droga e poi in quello della contraffazione. Le mafie cinesi sono anch\u2019esse molto radicate in Italia ed hanno esteso le loro attivit\u00e0 illecite aldil\u00e0 della contraffazione di prodotti e marchi, per dedicarsi allo sfruttamento della prostituzione, al favoreggiamento dell\u2019immigrazione clandestina, allo spaccio e al traffico di sostanze stupefacenti.<\/p>\n<p><strong>Le politiche internazionali di contrasto delle mafie<\/strong>. Ai fini della lotta contro queste organizzazioni criminali, che traggono vantaggio dalla globalizzazione dei mercati leciti e illeciti e dalla finanziarizzazione dell\u2019economia, risulta essenziale un\u2019efficace collaborazione tra le autorit\u00e0 giudiziarie (l\u2019istituzione di una Procura europea ed protocolli stipulati dalla Direzione nazionale antimafia sono fatto molto significativi), una maggiore uniformit\u00e0 della legislazione, a partire da quella dei Paesi della comunit\u00e0 europea, in particolare per quanto riguarda gli accertamenti sulla provenienza illecita del denaro e le misure di prevenzione patrimoniale (su questo aspetto vedi la\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/osservatorio-parlamentare\/attivita-dinchiesta\/attivita-dinchiesta-xvii\/commissione-bicamerale-antimafia\/commissione-antimafia-proposte-per-il-semestre-italiano-di-presidenza-ue\/\">relazione della Commissione del giugno 2014<\/a><\/strong>) e, soprattutto una pi\u00f9 decisa azione a livello internazionale anche da parte dei Paesi che finora hanno evidenziato una minore \u201csensibilit\u00e0 antimafia\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa. 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