{"id":25187,"date":"2018-05-01T08:55:44","date_gmt":"2018-05-01T06:55:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/?page_id=25187"},"modified":"2018-05-01T08:55:44","modified_gmt":"2018-05-01T06:55:44","slug":"combattere-la-mafia-con-la-forza-della-parola","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/documenti-tematici\/mafie\/combattere-la-mafia-con-la-forza-della-parola\/","title":{"rendered":"Combattere la mafia con la forza della parola"},"content":{"rendered":"<p><em>Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero\u00a0<\/em><em>con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.\u00a0<\/em><em>La stampa non pu\u00f2 essere soggetta ad autorizzazioni o censure.\u00a0<\/em>Art. 21 Costituzione Italiana<\/p>\n<p>Giuseppe Impastato, Giovanni Spampinato, Giancarlo Siani, Giuseppe Fava sono alcuni dei giornalisti che negli anni hanno perso la vita per mano mafiosa in Italia. Nomi che evocano un passato doloroso e allo stesso tempo richiedono un presente di giustizia, libert\u00e0 d\u2019espressione e verit\u00e0. Queste storie di messa a tacere a causa di parole troppo scomode da sentire per radio o leggere in articoli di giornale non sono solo fatti del passato, perch\u00e9 il presente \u00e8 purtroppo altrettanto sfacciato nel proporre testimonianze significative di donne e uomini minacciati, aggrediti, che continuano a raccontare ci\u00f2 che hanno visto. Questi giornalisti dimostrano, ogni giorno, che sono capaci di affrontare continui avvertimenti in nome di un lavoro, di una missione, della passione ardente per i valori della giustizia e della verit\u00e0.<\/p>\n<p>Nel <a href=\"https:\/\/rsf.org\/en\/italy\"><strong>Rapporto 2018 stilato da Reporter senza frontiere<\/strong><\/a> (Rsf), l&#8217;Italia si posiziona al 46\u00b0 posto su 180 nazioni per libert\u00e0 di stampa. Il nostro Paese migliora a raffronto con il passato, salendo di sei posizioni dallo scorso anno (nel 2017, infatti, era al 52\u00b0 posto). Tuttavia, confrontandola con le altre nazioni europee, si intende come il cammino da fare sia ancora lungo. Infatti, il World Press Freedom Index rileva come Norvegia, Svezia, Olanda e Finlandia abbiano un basso coefficiente sulle limitazioni alla libert\u00e0 per i media e per questo occupano i primi posti della classifica. Germania (15\u00b0), Spagna (31\u00b0) e Francia (33\u00b0) seppur posizionate nei gradini pi\u00f9 bassi della graduatoria rispetto alle nazioni sopraindicate, superano di almeno dieci posizioni l\u2019Italia.<\/p>\n<p>Nel rapporto di quest\u2019anno si evidenzia l\u2019alto numero dei reporter italiani sotto protezione, a rischio a causa delle pericolose minacce formulate in particolare, ma non solo, dalla mafia.<\/p>\n<p>Dallo studio, si evince, come l\u2019alto livello di violenza (che include aggressivit\u00e0 verbale, fisica e psicologica) contro questi cronisti \u00e8 allarmante, soprattutto nel centro sud.<\/p>\n<p>Sono tre gli episodi recenti maggiormente risonanti dal punto di vista mediatico nazionale che dimostrano quanto ancora sia vivo il germe delle intimidazioni al mondo dell\u2019informazione da parte delle organizzazioni mafiose:<\/p>\n<ul>\n<li>Le denunce di Paolo Borrometi:<\/li>\n<li>La testimonianza di Federica Angeli;<\/li>\n<li>Il caso del giornalista di Nemo, Daniele Piervincenzi e del video operatore Edoardo Anselmi.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Il primo testimone \u00e8 Paolo Borrometi, direttore del sito La Spia e collaboratore dell&#8217;agenzia Agi.<\/p>\n<p>Dopo aver gi\u00e0 subito pi\u00f9 volte, negli anni, minacce e anche una grave aggressione per le sue inchieste, Borrometi viene indicato come bersaglio da ammazzare nei dialoghi tra il boss Salvatore Giuliano e Giuseppe Vizzini, intercettati dalla polizia. Progetti di uccisione che servono per \u201cdare una calmata a tutti\u201d. Le parole intercettate, gelide e cariche di morte, hanno portato alla richiesta dell&#8217;ordinanza di custodia cautelare al gip di Catania e all\u2019arresto di Vizzini e dei suoi due figli con altre accuse, mentre, \u00e8 in corso il processo a Salvatore Giuliano e al figlio Simone, per le minacce al reporter. Paolo Borrometi, gi\u00e0 da quattro anni vive sotto scorta e continua la sua ricerca costante di verit\u00e0, a prezzo della sua libert\u00e0, delle sue relazioni, della sua vita. Il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, in un programma ha affermato \u00ab<em>Un modo per metterci tutti quanti la faccia e far sapere che Borrometi non \u00e8 isolato e neanche tutti gli altri<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Le altre due sono contingenze simili e diverse allo stesso tempo. Entrambi episodi avvenuti ad Ostia, frazione litoranea di Roma. Entrambe le testimonianze sono legate al clan Spada. Due storie di giornalisti, due storie di persone. Testimoni mediatici, ma soprattutto testimoni sulla propria pelle e a volte anche su quella della loro famiglia.<\/p>\n<p>Federica Angeli si occupa di cronaca nera e giudiziaria per la redazione romana di Repubblica. Dal 17 luglio 2013 vive sotto scorta, in quanto ha subito minacce di morte mentre cercava informazioni per il suo lavoro, relativamente al racket degli stabilimenti balneari e alla loro spartizione del litorale. Ma non solo. Infatti, il 15 luglio dello stesso anno, si ritrov\u00f2 ad essere testimone oculare di uno scontro a fuoco tra esponenti di due dei clan mafiosi che si contendevano il racket degli stabilimenti, a Ostia, dove vive. Federica Angeli non tacque ci\u00f2 che vide, anzi avvis\u00f2 subito polizia e carabinieri. Una testimonianza non dipesa dal lavoro che svolge tutti i giorni ma espressa piuttosto in quanto cittadina di quel territorio.<\/p>\n<p>Questione di diritto di cronaca e libert\u00e0 di informazione, ma anche questione di dovere di cittadinanza.<\/p>\n<p>Dopo le denunce, arriva il processo. Il 19 febbraio 2018 la giornalista testimonia contro Armando Spada, imputato per minacce e violenza privata nei suoi confronti, nell\u2019aula 10 del tribunale di Roma. Dopo quattro anni vissuti sotto scorta, la giornalista non era sola a testimoniare. L\u2019aula, infatti, era affollata di colleghi giornalisti e da tanti studenti. La cronista prima di entrare a deporre ha dichiarato: \u00ab<em>Ho pagato con la libert\u00e0 personale, ma credo sia servito a qualcosa. Con le mie denunce tutti adesso conoscono la realt\u00e0 di Ostia. Rifarei tutto. Oggi \u00e8 giusto essere qui. In quell\u2019aula io sar\u00f2 al banco dei testimoni, ma con me ci saranno tutti i cittadini<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>A supportare Federica Angeli vi \u00e8 una vera e propria scorta mediatica. Un sit in a Piazzale Clodio, a cui hanno partecipato la Federazione nazionale della stampa italiana insieme a Rete NoBavaglio e Consiglio nazionale dell\u2019Ordine dei giornalisti, Articolo21, Usigrai, Ordine dei giornalisti del Lazio e Associazione Stampa Romana, per dimostrare la vicinanza dei colleghi alla giornalista. Lo slogan \u00e8 Maipi\u00f9soli, a testimonianza del fatto che nessuna intimidazione e nessuna violenza pu\u00f2 arrestare la loro missione, il loro spendere la vita per il diritto di cronaca. Con loro anche associazioni, giovani e cittadini in difesa della libert\u00e0 d\u2019informazione.<\/p>\n<p>Stesso posto, storia diversa, in parte.<\/p>\n<p>Daniele Piervincenzi, giornalista della trasmissione di Rai 2 &#8220;<em>Nemo \u2013 Nessuno escluso<\/em>&#8221; e l&#8217;operatore Edoardo Anselmi sono stati aggrediti il 7 novembre 2017 a Ostia. Immagini riprese che hanno fatto il giro dei media di tutta Italia.<\/p>\n<p>Un\u2019intervista a Roberto Spada conclusasi con una testata e la frattura complessa al setto nasale del reporter, filmata e trasmessa in tv non solo dal programma stesso ma su tutti i telegiornali, rimbalzando da un canale all\u2019altro e diventando virale sul web.<\/p>\n<p>Anche in questo caso si sono mosse le associazioni vicine alla stampa. Il 23 gennaio 2018, in contemporanea con l&#8217;udienza gup, \u00e8 stato promosso un sit-in davanti al tribunale di Roma, a piazzale Clodio. Il presidio \u00e8 stato organizzato da Articolo21 e Rete NoBavaglio e hanno partecipato la Federazione nazionale della Stampa italiana, insieme con l\u2019Ordine nazionale dei giornalisti. Svoltosi contemporaneamente all\u2019udienza in merito al rinvio a giudizio chiesto dalla Procura di Roma per i due aggressori, Roberto Spada e Ruben Nelson Alvez del Puerto, con l\u2019accusa di lesioni personali e violenza privata con l\u2019aggravante del metodo mafioso, il sit-in ha avuto l\u2019intento di esprimere solidariet\u00e0 e vicinanza al giornalista e all&#8217;operatore.<\/p>\n<p>Questi sono solo tre delle numerose vicende di intimidazione, minaccia e violenza verso rappresentanti del mondo dell\u2019informazione che purtroppo avvengono nel nostro Paese. Sono le pi\u00f9 conosciute, non sono episodi unici o sporadici. Questo \u00e8 ancor pi\u00f9 evidente dal fatto che si \u00e8 sentito il bisogno di pensare e realizzare un\u2019iniziativa comunicazionale per accendere i riflettori su questa tematica. Infatti, numerose testate, agenzie, singoli giornalisti sono stati invitati a scendere in campo concretamente per costituire una \u201cscorta mediatica\u201d a sostegno dei reporter minacciati. Dal 25 aprile al 1\u00b0 maggio, gli aderenti hanno riproposto sui loro media le inchieste, le vicende e l\u2019impegno dei cronisti oggetto di intimidazione.<\/p>\n<p>Tale campagna straordinaria \u00e8 stata lanciata da don Luigi Ciotti insieme ad alcuni giornalisti \u201csotto tiro\u201d, tra cui Federica Angeli, Michele Albanese, Lirio Abbate, Paolo Borrometi, Sandro Ruotolo. L\u2019appello ha l\u2019intento di invitare i direttori delle testate italiane a recuperare e diffondere le inchieste di chi combatte ogni giorno, mettendo a repentaglio la propria vita e quella dei familiari, per amore della verit\u00e0. Non solo, con questa iniziativa, si vuole riportare l\u2019attenzione dei decisori sul tema del contrasto alle mafie e alla corruzione, per inserirlo nuovamente tra le priorit\u00e0 dell&#8217;agenda politica e mediatica del Paese.<\/p>\n<p>Sono stati numerosi gli aderenti alla campagna, tante le presenze confermate a seguito dell\u2019appello. Oltre alla Federazione della Stampa, all&#8217;Ordine dei Giornalisti e all&#8217;Usigrai, numerosi direttori hanno appoggiato l\u2019iniziativa: da Lucia Annunziata ad Antonio di Bella, da Luigi Contu a Riccardo Luna, da Mario Calabresi a Marco Tarquinio e tanti altri. Inoltre, tra i partecipanti vi sono i vertici istituzionali della RAI, la presidente Monica Maggioni e il direttore generale Mario Orfeo. Ai giornalisti si uniscono anche Articolo 21, Ossigeno, Libera Informazione e No Bavaglio.<\/p>\n<p>L\u2019iniziativa ci fa soffermare anche sui luoghi della mafia, quelli tradizionali e quelli nuovi. Infatti, la pratica di ostacolare la comunicazione \u00e8 diffusa in tutto il territorio italiano e non solo. Non interessa solo Ostia, ma Calabria, Campania, Sicilia, altre regioni italiane e altri paesi nel mondo, come nel triste caso di Daphne Caruana Galizia, giornalista uccisa a Malta per le sue investigazioni, e del reporter Jan Kuciak, trovato assassinato in Slovacchia.<\/p>\n<p>Troppe le parole, troppe le ricerche che hanno ispirato la messa a tacere di cronisti scomodi.<\/p>\n<p>Oltre ad essere gravi attacchi alle persone, sono colpi pericolosissimi alla libert\u00e0 di stampa e informazione.<\/p>\n<p>Secondo <strong>Ossigeno per l\u2019Informazione<\/strong>, dal 2006 ad aprile 2018 si contano 3603 giornalisti minacciati in Italia. Solo nei primi mesi del 2018, le minacce documentate sono a scapito di 76 reporter. I casi sono distribuiti nel Paese: svettano i 30 episodi in Campania, a seguire 17 episodi in Sicilia e 13 in Lombardia; 11 nel Lazio, 8 i giornalisti minacciati in Calabria, 6 in Basilicata, 3 in Puglia e 2 in Veneto e in Abruzzo; in Toscana, Sardegna, e Molise dall\u2019inizio dell\u2019anno vi \u00e8 stato un reporter minacciato per regione. Nord e Sud non fa differenza. Diverse realt\u00e0 locali si trovano a dover affrontare il diramarsi di una violenza intesa ad ammutolire chi vuole denunciare.<\/p>\n<p>Sono numerosi e di diversa intensit\u00e0 i soprusi compiuti verso i cronisti. Tipologie di minacce diverse che a volte si susseguono al fine di azzittire voci gravose per chi trova nel silenzio omertoso un terreno fertile per i propri illeciti:<\/p>\n<ul>\n<li>aggressioni Fisiche, lievi o gravi: spari, intrusione in casa, esplosione o esplosivo;<\/li>\n<li>danneggiamenti: incendio auto o abitazione, furto, danneggiamento beni e oggetti personali o strumenti di lavoro;<\/li>\n<li>ostacolo all\u2019informazione: diffida;<\/li>\n<li>avvertimenti: avvertimento a voce in presenza di terze persone, lettera minatoria o altre forme di minaccia per iscritto, lettera con proiettili attivi, lettera con bossolo esploso, discriminazione ed esclusione arbitraria, stalking, minacce di morte, minacce personali, telefonata minatoria, attacco hacker, minacce facebook e altri social network, insulto, striscioni e scritte, pedinamento;<\/li>\n<li>denunce e azioni legali: querela per diffamazione ritenuta pretestuosa, querela da parte di magistrato ritenuta pretestuosa; citazione in giudizio per danni considerata strumentale; incriminazione per rifiuto di rivelare le fonti di una notizia; abusi del diritto; incriminazione per pubblicazione arbitraria di atti giudiziari; sequestro giudiziario di documenti, archivi e strumenti di lavoro; avviso di garanzia per reati legati a pubblicazione notizie; oscuramento blog (totale o parziale).<\/li>\n<\/ul>\n<p>Oggi, in Italia, parliamo di minacce e violenze, ma fino al 1993 nel nostro Paese si uccidevano i giornalisti. Dopo quell\u2019anno non vi sono stati pi\u00f9 casi. Questo cambiamento di rotta ha avuto avvio a seguito della costituzione e del successivo consolidamento di una struttura di protezione pubblica intorno a loro. Da una parte, le forze dell\u2019ordine che difendono con la scorta i reporter che hanno ricevuto minacce e che per questo risultano a rischio; dall\u2019altra, la tutela interna al mondo stesso dell\u2019informazione con la presenza del sindacato, dell\u2019Ordine dei Giornalisti e dell\u2019Osservatorio.<\/p>\n<p>Eppure rimangono dei nodi critici nel rapporto stampa\/mafia, come \u00e8 stato istituzionalizzato dalla Commissione antimafia nella <a href=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/osservatorio-parlamentare\/attivita-dinchiesta\/attivita-dinchiesta-xvii\/commissione-bicamerale-antimafia\/commissione-antimafia-sintesi-della-relazione-finale-sulle-intimidazioni-ai-danni-dei-giornalisti-e-sui-condizionamenti-della-mafia-sul-mondo-dellinformazione\/\"><strong>Relazione sullo Stato dell&#8217;informazione e sulla Condizione dei Giornalisti Minacciati dalle Mafie<\/strong><\/a>, con relatore Claudio Fava, approvata il 5 agosto 2015.<\/p>\n<p>La dinamica relazionale tra mafia e informazione \u00e8 intricata e confusa, ed \u00e8 per questo che per la prima volta, la Commissione antimafia ha dedicato una relazione specifica su questo tema. Inoltre, ha designato un apposito Comitato su mafia, giornalisti e mondo dell\u2019informazione, in quanto, come si legge dalla stessa Relazione, \u00ab<em>per le mafie controllare i propri territori, garantirsi impunit\u00e0, costruire consenso e legittimit\u00e0 sociale vuol dire anche sottomettere la libera informazione, pretendere rispetto, costringerla al silenzio<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Nel presentare la Relazione, Fava ha affermato: \u00ab<em>La diffusione geografica del fenomeno ci conferma un dato anche questo preoccupante ma anche questo inevitabile, alla luce dell&#8217;esperienza che abbiamo acquisito, cio\u00e8 che non c\u2019\u00e8 regione italiana, tranne la Val d&#8217;Aosta, che negli ultimi anni non abbia dovuto censire casi di minaccia o di violenza. Ancora, le conseguenze degli atti di violenza o intimidazione sulla qualit\u00e0 complessiva dell&#8217;informazione: l&#8217;isolamento dei giornalisti, l&#8217;autocensura delle vittime, le censure che a volte vengono imposte dai direttori o dagli editori. Qui si arriva a un altro punto delicato che abbiamo voluto approfondire, il caporalato giornalistico, cio\u00e8 le condizioni di grave precariet\u00e0 economica in cui si trovano a dovere operare molte delle vittime di questi atti di violenza, di queste minacce; queste condizioni di precariet\u00e0, di marginalit\u00e0 economica, spesso anche geografica, li rendono particolarmente deboli di fronte agli atti di intimidazione. Infine, il Comitato \u00e8 stato chiamato ad indagare anche l&#8217;altro aspetto del problema di cui accennavo poc&#8217;anzi, l&#8217;informazione contigua, compiacente, perfino collusa con le mafie, perch\u00e9 se \u00e8 vero che gli episodi di compiacenza a volte sono l&#8217;effetto delle minacce subite \u00e8 pur vero che esiste un reticolo di interessi criminali che ha trovato in alcuni mezzi di informazione e in alcuni editori il punto di saldatura e di reciproca tutela. In entrambi i casi a patirne le conseguenze \u00e8 la qualit\u00e0 dell&#8217;informazione e anche la qualit\u00e0 della democrazia, perch\u00e9 chi intimidisce un giornale o corrompe un giornalista provoca un immediato, a volte irreparabile, danno sociale all&#8217;intera comunit\u00e0 civile<\/em>\u00bb (<a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/410?idSeduta=0579&amp;tipo=stenografico#sed0579.stenografico.tit00020.sub00010.int00020\"><strong>seduta della Camera del 29 febbraio 2016<\/strong><\/a>).<\/p>\n<p>Il Comitato, pertanto, ha avuto il compito di studiare, monitorare il rapporto tra mafia e informazioni, in particolare le intimidazioni, le minacce e il condizionamento subiti da alcuni giornalisti, la diffusione geografica del fenomeno e la condizione professionale delle vittime. Il lavoro del Comitato \u00e8 durato un anno, sono state svolte ben 34 audizioni di giornalisti, direttori di quotidiani, rappresentanti delle organizzazioni di categoria e degli ordini professionali, magistrati, e sono state acquisite oltre 4 mila pagine di documenti e di atti giudiziari.<\/p>\n<p>Nel corso delle audizioni, sono stati ascoltati in seduta plenaria: i direttori de Il mattino e del Corriere del Mezzogiorno (19 novembre 2014); il presidente dell\u2019ordine dei giornalisti (17 marzo 2015; la Federazione nazionale della stampa (26 marzo 2015); il Direttore generale di Rai 1 (23 settembre 2015). Inoltre, \u00e8 stata dedicata un\u2019audizione specificatamente alla trasmissione Porta a porta nel corso della quale \u00e8 stato intervistato il figlio di Tot\u00f2 Riina (7 aprile 2016) con i vertici della Rai.<\/p>\n<p>Da queste audizioni sono emerse alcune questioni principali nel determinare il grado di condizionamento delle mafie nei confronti dell\u2019informazione:<\/p>\n<ul>\n<li>gli atti di intimidazione nei confronti dei giornalisti: sono molto frequenti le minacce o gli atti di vandalismo verso i cronisti, da parte della criminalit\u00e0. Per maggiori informazioni e dati numerici, guardare i dati di <a href=\"http:\/\/notiziario.ossigeno.info\/\"><strong>Ossigeno<\/strong><\/a>;<\/li>\n<li>le querele per diffamazione: un altro fenomeno negativo con risvolti significativi per l\u2019attivit\u00e0 del giornalista \u00e8 rappresentato dalle querele per diffamazione. Queste crescono insieme alle citazioni per danni temerarie per importi elevatissimi. Sono mezzi legittimi, ma possono essere trasformati in espedienti per condizionare il cronista, soprattutto quelli che non sono legati a strutture editoriali solide, come i freelance. Non avere una rete editoriale a supporto o averne una piccola che non riesce ad offrire adeguate coperture di fronte alle querele e alle citazioni per danni temerarie costituisce un possibile elemento di blocco conosciuto da coloro che mettono in atto il tipo di incriminazioni nei confronti del giornalista. Un condizionamento negativo che pu\u00f2 limitare la libert\u00e0 di cronaca del reporter che si trova solo di fronte a un sistema giuridico ed economico pi\u00f9 grande di lui e delle sue possibilit\u00e0. Non \u00e8 un caso, che si evince la necessit\u00e0 di modifiche alla legge sulla diffamazione, ma che tale riscrittura, avviata nel 2013, ha avuto un iter articolato;<\/li>\n<li>l\u2019accertamento delle responsabilit\u00e0 disciplinari dei giornalisti: vi pu\u00f2 essere, tuttavia, anche il caso in cui un esponente del mondo dell\u2019informazione ponga in atto una condotta discordante da quella delineata dal relativo codice deontologico. In tal caso, si scorge l\u2019impossibilit\u00e0 per l\u2019ordine dei giornalisti, come altri ordini professionali, di assumere provvedimenti disciplinari nei confronti degli iscritti che agiscono in violazione del codice;<\/li>\n<li>la trasparenza sulla propriet\u00e0 delle testate giornalistiche: si \u00e8 considerata anche la sussistenza di alcune realt\u00e0 editoriali che sviluppano forme di fiancheggiamento complice nei riguardi delle organizzazioni criminali, arginando quei giornalisti che invece si espongono nella denuncia delle organizzazioni mafiose. Sarebbe necessario, quindi, catalogare le propriet\u00e0 dei prodotti editoriali, in un\u2019ottica di trasparenza;<\/li>\n<li>Su alcune trasmissioni televisive e sul ruolo del servizio pubblico: questo punto \u00e8 stato sollecitato da alcuni episodi controversi verificatosi su Rai 1 durante la trasmissione <em>Porta a porta<\/em>. Le vicende con protagonisti alcuni esponenti della criminalit\u00e0 organizzata hanno provocato reazioni polemiche da parte dell\u2019opinione pubblica. Da tale evento, non pu\u00f2 che emergere l\u2019esigenza di una collaborazione con il servizio pubblico radiotelevisivo per limitare attraverso la sua attivit\u00e0 il consenso a personaggi e gruppi dubbi e allo stesso tempo delineare percorsi informativi ed educativi per non smettere di raccontare chi ha contrastato le mafie, permettendo la conoscenza del fenomeno.<\/li>\n<\/ul>\n<p>L\u2019Aula di Montecitorio ha esaminato la relazione il\u00a0<a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/410?idSeduta=0579&amp;tipo=stenografico#sed0579.stenografico.tit00020\"><strong>29 febbraio 2016<\/strong><\/a>\u00a0ed il\u00a0<a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/410?idSeduta=0582&amp;tipo=stenografico#sed0582.stenografico.tit00030\"><strong>3 aprile 2016<\/strong><\/a>, approvando all\u2019unanimit\u00e0, al termine del dibattito, un atto di indirizzo e impegnando il Governo, per quanto di propria competenza, ad intraprendere ogni iniziativa utile al fine di risolvere le questioni e i problemi evidenziati nella citata Relazione.<\/p>\n<p>L\u2019attenzione su questo tema da parte di esponenti del Governo \u00e8 evidente dall\u2019elevato numero di <a href=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/osservatorio-parlamentare\/atti-di-indirizzo-politico-e-controllo\/atti-di-indirizzo-politico-e-controllo\/intimidazioni-ad-amministratori-locali-esponenti-politici-e-magistrati-atti-di-sindacato-ispettivo\/\"><strong>interrogazioni e interpellanze presentate nella XVII legislatura<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Da una parte, vi sono virtuosi esempi di reporter che hanno subito minacce, ma non hanno ceduto al peso delle stesse, anche se per questo sono soggetti a stringenti misure di protezione e prevenzione. Dall\u2019altra parte, tuttavia, vi sono anche casi di informazione collusa con le mafie, un\u2019informazione che non fa pi\u00f9 il suo dovere di scoprire e alzare il velo sul marcio o pi\u00f9 semplicemente un\u2019informazione parziale od omertosa, che non vede, non ascolta e non parla. A volte, questa \u00e8 conseguenza delle minacce ricevute e non sostenute, altre, invece, \u00e8 il risultato di consolidati rapporti di compiacenza e scambievole garanzia.<\/p>\n<p>Gli aspetti che risultano essere centrali nell\u2019analisi del rapporto tra mondo dell\u2019informazione e mafia sono quindi relativi ad alcuni aspetti giuridici, contrattuali e disciplinari.<\/p>\n<p>In primo luogo, \u00e8 necessario rivedere la normativa riguardante la diffamazione, riforma in corsa d\u2019opera ma ancora non del tutto compiuta. Questa rappresenta una svolta necessaria insieme a ulteriori passaggi per il contrasto dell\u2019uso spregiudicato e intimidatorio di alcuni strumenti del diritto, tra i quali le querele temerarie e di azioni civili per danni altrettanto temerarie. Azioni pretestuose, per imporre un certo rispetto nel parlare di alcuni personaggi.<\/p>\n<p>In tal caso non si pu\u00f2 non fare riferimento a quei reporter che lavorano per testate locali, piccole, che non hanno possibilit\u00e0 di sostenerli in tali casi, ai freelance come \u00e8 stato affermato precedentemente e a tutti coloro che non hanno contratti o strutture editoriali che possano permettersi spese economiche tali da poter affrontare ci\u00f2 che deriva dalle querele e onorare fino in fondo la propria professione portando avanti il dovere di cronaca.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 poi la \u00e8 la precariet\u00e0 del rapporto di lavoro, tante collaborazioni e pochi soldi, poche tutele, qualche contratto. Tutto questo pu\u00f2 condizionare l\u2019incisivit\u00e0 dell\u2019informazione. L\u2019assenza di garanzie contrattuali non \u00e8 un deterrente, anzi, al contrario, facilita il lavoro delle organizzazioni criminali nell\u2019influenzare la stampa. \u00c8 necessario riguardare al cronista sotto il punto di vista delle sue garanzie. Non possono essere percepite solo a livello nazionale dalle grandi testate, perch\u00e9 ci sono molti rappresentanti del mondo dell\u2019informazione che localmente si spingono in avanti nella verit\u00e0 con inchieste pericolose per la loro persona, pur avendo una precariet\u00e0 contrattuale. Se vogliamo assicurare la libert\u00e0 di informare e garantire la libert\u00e0 di tutti ad essere informati, \u00e8 necessario tutelare dapprima questi cronisti. Si deve pensare anche a normare contrattualmente la figura del <em>freelance<\/em>, che \u00e8 sempre pi\u00f9 rilevante nel mondo dell\u2019informazione.<\/p>\n<p>In aggiunta, si dovrebbe poter garantire l\u2019efficienza di alcuni provvedimenti disciplinari per coloro che manifestano un comportamento compiacente verso differenti tipi di potere condizionante la loro attivit\u00e0 e reticente verso colleghi impegnati nella ricerca di una verit\u00e0 scomoda, lasciandoli in una difficile solitudine professionale e personale. Risulta necessario, inoltre, elaborare strumenti per fronteggiare la diffusione dei sistemi di esclusione, discriminazione e delegittimazione dei giornalisti. Per la mafia \u00e8 importante influenzare l\u2019opinione pubblica, soprattutto a livello locale, pertanto, un\u2019informazione di parte \u00e8 ricercata e ben protetta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In conclusione, \u00e8 interessante notare come a fronte di un numero purtroppo sempre crescente di minacce ai giornalisti, comunque nel nostro Paese ci siano esempi virtuosi di persone che hanno scelto di indagare, di ricercare o \u201csemplicemente\u201d di raccontare ci\u00f2 che vedono fuori casa. Persone che accettano limitazioni alla propria libert\u00e0 personale, che si scontrano quotidianamente con minacce e paure, che godono in alcuni momenti di tanta luce dei riflettori, ma dopo rimangono troppo spesso soli, nell\u2019equilibrio precario della certezza di aver fatto la cosa giusta. Di queste persone ha bisogno il Paese, di queste ha bisogno l\u2019informazione, quella libera dell\u2019art. 21 della Costituzione.<\/p>\n<p>L\u2019aggressione ai giornalisti \u00e8 un\u2019emergenza democratica, a cui nessuna istituzione, di qualsiasi livello, pu\u00f2 sottrarsi alla ricerca di soluzioni. Pertanto, \u00e8 necessario creare un sistema a rete che coinvolga in egual modo rappresentanti nazionali e locali, insieme alle istituzioni e anche agli amministratori locali che affermano il loro no alle organizzazioni mafiose, per non lasciare i cronisti nella solitudine che la mafia spera per continuare con le sue minacce e aggressioni.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 sembrer\u00e0 strano, ma mentre le inchieste della magistratura rientrano nei rischi presi in considerazione nell\u2019attivit\u00e0 mafiosa, le inchieste della stampa non possono essere accettate perch\u00e9 rappresentano un\u2019intollerabile intromissione da mettere a tacere.<\/p>\n<p>L\u2019arma pi\u00f9 importante che abbiamo di fronte ai grandi poteri \u00e8 la matita, disse una volta un reduce della Strage di Portella della Ginestra. Con la matita, infatti, puoi studiare per conoscere i fatti che vivi e soprattutto puoi raccontare e immortalare quello che vedi.<\/p>\n<p>L&#8217;ONU ha indicato il 3 maggio per celebrare la Giornata mondiale della libert\u00e0 di stampa, un giorno in cui ricordare chi ha perso la vita per lasciare questo diritto come eredit\u00e0 agli altri, una ricorrenza per stare al fianco di chi \u00e8 sotto tiro oggi, e che per questa libert\u00e0 ha ceduto ad un\u2019altra libert\u00e0 quella personale, un giorno per ricordare gli sforzi fatti in nome di un diritto che nell\u2019era dell\u2019informazione costante \u00e8\u00a0 ancora di pi\u00f9 sostanzialmente necessario alla nostra democrazia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Maria Carnevali Kellal<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero\u00a0con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.\u00a0La stampa non pu\u00f2 essere soggetta ad&nbsp;<span class=\"hellipsis\">[&hellip;]<\/span><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/documenti-tematici\/mafie\/combattere-la-mafia-con-la-forza-della-parola\/\">Leggi tutto <span class=\"screen-reader-text\">Combattere la mafia con la forza della parola<\/span> <span class=\"meta-nav\" aria-hidden=\"true\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":207,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_exactmetrics_skip_tracking":false,"_exactmetrics_sitenote_active":false,"_exactmetrics_sitenote_note":"","_exactmetrics_sitenote_category":0,"wp_social_preview_title":"","wp_social_preview_description":"","wp_social_preview_image":0,"footnotes":""},"class_list":["post-25187","page","type-page","status-publish","hentry"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - 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