{"id":25192,"date":"2018-05-01T17:18:56","date_gmt":"2018-05-01T15:18:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/?page_id=25192"},"modified":"2018-05-01T17:18:56","modified_gmt":"2018-05-01T15:18:56","slug":"osservatorio-legalita-regione-lazio-sintesi-relazione-aprile-2018","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/documenti-tematici\/mafie\/osservatorio-legalita-regione-lazio-sintesi-relazione-aprile-2018\/","title":{"rendered":"Osservatorio legalit\u00e0 Regione Lazio: sintesi relazione aprile 2018"},"content":{"rendered":"<p><strong>Premessa.<\/strong> La <strong><a href=\"http:\/\/www.regione.lazio.it\/rl_osservatorio_legalita_sicurezza\/?vw=newsDettaglio&amp;id=99\">terza edizione del Rapporto <em>Mafie nel Lazio<\/em><\/a><\/strong>, realizzato dall\u2019Osservatorio tecnico-scientifico per la sicurezza e la legalit\u00e0 della Regione Lazio, prende in considerazione il periodo che va dal luglio 2016 al 31 dicembre 2017 (per l\u2019edizione precedente del Rapporto <strong><a href=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/documenti-tematici\/mafie\/organismi-regionali-locali-materia-contrasto-della-criminalita-organizzata-la-legalita\/osservatorio-legalita-regione-lazio-sintesi-relazione-luglio-2016\/\">clicca qui<\/a><\/strong>).<\/p>\n<p>Nella fase introduttiva del Rapporto si fa una panoramica sulla presenza storica delle organizzazioni mafiose tradizionali (Cosa nostra, \u2018ndrangheta e camorra) nel territorio regionale e, in particolar modo, nella citt\u00e0 di Roma. Si sottolinea, nello specifico, come tale presenza risalga al periodo compreso tra la fine degli anni \u201970 ed i primi anni \u201980 dello scorso secolo, e come, pur essendo questi gruppi criminali significativamente impegnati sul territorio capitolino nel riciclaggio e reimpiego dei proventi derivanti dalle attivit\u00e0 illecite, essi mantengano comunque una porzione consistente del loro ambito operativo rivolta verso la gestione di quei traffici illeciti \u201ctipici\u201d ed invece assolutamente preponderanti nelle regioni d\u2019origine: traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni, usura, ecc. Nel periodo cui si riferisce il Rapporto in oggetto si segnala, in particolare, una rediviva azione criminale da parte della mafia siciliana, segnatamente del clan Rinzivillo, originario di Gela (Cl). Quanto poi alle consorterie criminali di matrice \u2018ndranghetistica, viene messo in evidenza quello che \u00e8 stato definito un \u201ccambiamento di fase\u201d nella presenza e nel modello di gestione delle attivit\u00e0 illecite da parte delle cosche calabresi. Sebbene non vi sia attualmente prova dell\u2019esistenza di locali di \u2018ndrangheta all\u2019interno della citt\u00e0 di Roma, infatti, la progressiva stabilizzazione in quest\u2019area di segmenti di \u2018ndrangheta consegna un dato: le \u2018ndrine hanno deciso di stare su Roma in maniera diversa rispetto al resto del centro-nord. Ma questo non sembra in alcun modo corrispondere ad una minore incisivit\u00e0 della propria azione.<\/p>\n<p><strong>Le mafie di Roma.<\/strong> Dal 1990 ad oggi, sul territorio romano, in particolare sul litorale corrispondente al X Municipio della Capitale, ha operato la consorteria criminale riconducibile ai Fasciani, gruppo di origine abruzzese avente il suo vertice in Carmine Fasciani. Il sodalizio, fino alla recente ed importante azione di repressione della magistratura, era essenzialmente dedito all\u2019usura, le estorsioni, il controllo di intere piazze di spaccio, le infiltrazioni negli apparati amministrativi per l\u2019assegnazione di abitazioni popolari nonch\u00e9 il controllo delle attivit\u00e0 balneari di Ostia e la gestione delle slot machine.<\/p>\n<p>L\u2019azione dei Fasciani, negli anni, si \u00e8 snodata e rafforzata anche in interazione con un altro gruppo criminale operante sul territorio ostiense e nella Capitale. Si tratta della famiglia Spada, consorteria di origine nomade, oggi radicata ad Ostia, imparentata con il gruppo Casamonica, con il quale mantiene stretti rapporti criminali. La crescita del gruppo Spada in questa zona e la sua significativa disponibilit\u00e0 nel commettere reati cosiddetti \u201cdi manovalanza\u201d hanno spinto Carmine Fasciani &#8211; secondo quanto emerso da diversi processi &#8211; ad \u201cinglobare\u201d la famiglia nel suo gruppo criminale. Le recenti vicende giudiziarie con protagonisti i Fasciani, inoltre, stanno determinando un riposizionamento dei rapporti di forza su Ostia, con nuovi spazi aprentisi per il clan Spada. Scenari ed equilibri che sembrano infine trovare un quadro interpretativo complessivo nella recente operazione, denominata <em>Eclissi<\/em>, portata a termine nella notte tra il 24 e il 25 gennaio del 2018 in un\u2019azione congiunta di polizia e carabinieri, coordinati dalla locale Direzione distrettuale antimafia. Si tratta di un\u2019inchiesta che per la prima volta contesta al gruppo Spada, dopo diversi episodi efferati, il reato di associazione mafiosa; lo stesso contestato a pi\u00f9 riprese, ma con alterne vicende, al gruppo collegato dei Fasciani.<\/p>\n<p>Nel febbraio del 2015 l\u2019inchiesta <em>Tulipano<\/em> aveva portato all\u2019emissione di un\u2019ordinanza di custodia cautelare a carico di 61 soggetti per i delitti di associazione di tipo mafioso, estorsione, associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga ed altri delitti. Le indagini del nucleo investigativo dei Carabinieri del comando provinciale di Roma hanno individuato un\u2019organizzazione di stampo camorristico &#8211; come scrissero i magistrati della Direzione nazionale antimafia nella loro relazione annuale &#8211; \u00abcapeggiata da Domenico Pagnozzi, per lungo tempo al vertice della omonima consorteria familiare operante nelle province di Avellino e Benevento, strettamente legata al clan dei Casalesi. Trasferitosi a Roma, Pagnozzi vi aveva costituito un proprio e autonomo gruppo criminale caratterizzato dall\u2019integrazione tra soggetti di origine campana e criminali romani, del tutto sganciato dalla originaria matrice camorrista\u00bb. Al gruppo criminale il Gip distrettuale di Roma, Tiziana Coccoluto, aveva contestato il delitto associativo di stampo mafioso e la specificit\u00e0 dell\u2019organizzazione: un <em>tertium generis<\/em> rispetto alle mafie delocalizzate e alle mafie autoctone. Nel periodo preso in esame dal Rapporto, per la precisione il 21 dicembre 2016, \u00e8 stata emessa la sentenza di primo grado di detto procedimento, che ha confermato per intero l\u2019impianto accusatorio.<\/p>\n<p>Tra le principali consorterie criminali autoctone attive sul territorio romano si rileva la famiglia dei Casamonica, un gruppo di origine nomade da decenni stanziale nella Capitale. \u00abI Casamonica vengono deportati a Roma durante il fascismo \u2014 ha spiegato il magistrato Guglielmo Muntoni. Si tratta di un fenomeno criminale complesso, composto da diverse famiglie: Casamonica, Di Silvio, Di Guglielmo, Di Rocco e Spada, Spinelli, tutte strettamente connesse tra loro sulla base di rapporti fra capostipiti, a loro volta sposati con appartenenti alle varie famiglie. Complessivamente parliamo di un migliaio di persone operanti illegalmente a Roma\u00bb. Queste famiglie operano principalmente nella periferia sud di Roma (Tuscolana, Anagnina, Tor Bella Monaca e altre aree meridionali della citt\u00e0), ma sono presenti anche nella zona della Borghesiana, nonch\u00e9 in localit\u00e0 dei Castelli Romani, a Ciampino, Albano, Marino e Bracciano. I Casamonica sono molto attivi nel settore dello spaccio di stupefacenti, praticano attivit\u00e0 usurarie gestite tramite numerose societ\u00e0 finanziarie e di recupero crediti, appositamente costituite anche per le truffe. Il quartier generale del gruppo, come dimostrato dalle numerose indagini che lo hanno riguardato, \u00e8 nella borgata Romanina, un popoloso quartiere posto a ridosso dello svincolo del Grande raccordo anulare, verso l\u2019autostrada A\/1 Roma-Napoli. Qui il clan ha costituito una \u201cenclave\u201d fortificata creando una sorta di mercato permanente per i tossicodipendenti di tutta l\u2019area sud di Roma e per quella dei Castelli Romani.<\/p>\n<p>Nel periodo preso in esame dal Rapporto dell\u2019Osservatorio, l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria ha proceduto all\u2019arresto di Guerino Casamonica, uno dei membri pi\u00f9 influenti del gruppo criminale, nonch\u00e9 alla disposizione di numerosi sequestri e confische di beni riconducibili alla famiglia. Ci\u00f2 si \u00e8 reso necessario ai sensi del nuovo codice antimafia, vista la sproporzione fra i redditi dichiarati dalla stessa e i beni realmente posseduti, e considerando anche i precedenti penali di alcuni membri di questa per i reati di usura, traffico di droga e di armi, associazione a delinquere.<\/p>\n<p><strong>Mafia Capitale.<\/strong> Il Rapporto prosegue con l\u2019analisi delle risultanze dell\u2019indagine denominata <em>Mondo di mezzo<\/em>. Nell&#8217;ambito di tale inchiesta, il 2 dicembre 2014 sono state tratte in arresto dai carabinieri trentasette persone. La procura di Roma ha chiesto di procedere per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d&#8217;asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e altri reati. Un centinaio gli indagati coinvolti nell&#8217;inchiesta condotta dal Ros e coordinata dai pm Giuseppe Pignatone, Michele Prestipino con i sostituti procuratori Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli; inchiesta che ha portato al sequestro di beni per un valore di oltre 300 milioni di euro.<\/p>\n<p>Secondo il procuratore generale presso la Corte d&#8217;Appello di Roma, Giovanni Salvi, Mafia Capitale \u00e8 un&#8217;organizzazione con un profilo del tutto originale ed originario. Originale perch\u00e9 l&#8217;organizzazione criminale presenta caratteri suoi propri, in nulla assimilabili a quelli di altre consorterie note; originario perch\u00e9 la sua genesi \u00e8 propriamente romana, nelle sue specificit\u00e0 criminali e istituzionali. Questo gruppo criminale costituisce il punto d&#8217;arrivo di organizzazioni che hanno preso le mosse dall&#8217;eversione di estrema destra, anche nei suoi collegamenti con apparati istituzionali, che evolse, in alcune sue componenti, nel fenomeno criminale della Banda della Magliana. In vari provvedimenti giudiziari ne \u00e8 stata sottolineata la differenza con le mafie tradizionali, con modelli organizzativi pesanti, rigidamente gerarchici, nei quali i vincoli di appartenenza sono indissolubili e inderogabili. Un tale modello organizzativo \u00e8 storicamente e sociologicamente incompatibile con la realt\u00e0 criminale romana, che invece \u00e8 stata sempre caratterizzata da un&#8217;elevata fluidit\u00e0 nelle relazioni criminali, dall&#8217;assenza di strutture organizzative rigide, compensata per\u00f2 dalla presenza di figure carismatiche di grande caratura criminale e da rapporti molto stretti con le organizzazioni mafiose tradizionali operanti sul territorio romano.<\/p>\n<p>Articolando la propria attivit\u00e0 fra un \u201cmondo di sotto\u201d, ovvero il mondo della criminalit\u00e0 romana da cui trae origine e in cui opera per il recupero crediti, l&#8217;usura e altri reati tipici dell&#8217;organizzazione mafiosa e un \u201cmondo di sopra\u201d, quello degli imprenditori, degli operatori economici finanche della pubblica amministrazione, Mafia Capitale, con l&#8217;uso del metodo mafioso, sarebbe riuscita a condizionare e alterare le regole del mercato legale e le scelte delle istituzioni legali, per trarne giovamento e profitto e rafforzare la propria posizione sul territorio romano e laziale. Secondo i giudici della Cassazione, \u00able indagini hanno rintracciato una progressiva evoluzione di un gruppo di potere criminale che si \u00e8 insediato nei gangli dell&#8217;amministrazione della capitale d&#8217;Italia, cementando le sue diverse componenti di origine \u2013 criminali \u201cdi strada\u201d, pubblici funzionari con ruoli direttivi e di vertice, imprenditori e soggetti esterni all&#8217;amministrazione \u2013 sostituendosi agli organi istituzionali nella preparazione e nell&#8217;assunzione delle scelte proprie dell&#8217;azione amministrativa e, soprattutto, mostrando di potersi avvalere di una carica intimidatoria decisamente orientata al condizionamento della libert\u00e0 di iniziativa dei soggetti imprenditoriali concorrenti nelle pubbliche gare, al fine di controllare gli esiti delle relative procedure e, ancor prima, di gestire gli stessi meccanismi di funzionamento di interi settori della vita pubblica\u00bb.<\/p>\n<p>Sei mesi dopo l&#8217;indagine <em>Mondo di mezzo<\/em>, il 4 giugno 2015, un secondo provvedimento ha portato all&#8217;arresto di altre 44 persone, accusate di associazione di tipo mafioso, corruzione, turbativa d&#8217;asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori e altri reati. L&#8217;operazione \u201cMafia Capitale bis\u201d ha evidenziato ulteriori relazioni tra il gruppo capeggiato da Massimo Carminati e l&#8217;amministrazione di Roma Capitale, con il condizionamento delle attivit\u00e0 del municipio di Ostia \u2013 poi per questo sottoposto ad un decreto di scioglimento dal Consiglio dei Ministri \u2013 ed episodi corruttivi che hanno visto anche il coinvolgimento dell&#8217;amministrazione regionale.<\/p>\n<p>La sentenza emessa il 20 luglio del 2017 dalla X Sezione del Tribunale di Roma, tuttavia, ha escluso la fattispecie di cui all\u2019art. 416 <em>bis<\/em> c.p., emettendo comunque una dura condanna per reati associativi semplici, contro la Pubblica amministrazione e contro il patrimonio. Si legge nella motivazione: \u00abI gruppi criminali &#8211; come individuati &#8211; appaiono distinti per la diversit\u00e0 dei soggetti coinvolti nelle due categorie di azioni criminose (condizionamento della PA per il conseguimento illecito di appalti pubblici, e recupero crediti mediante intimidazione, <em>ndr<\/em>), per la diversit\u00e0 stessa delle azioni criminose e per la eterogeneit\u00e0 delle condotte organizzative ed operative; sicch\u00e9 non pu\u00f2 essere condivisa la lettura unitaria proposta dall\u2019accusa circa l\u2019esistenza di un <em>unicum<\/em> criminale che, cementando le sue diverse componenti (criminali di strada, imprenditori e soggetti esterni alla amministrazione, pubblici funzionari corrotti) giunge ad avvalersi di una carica intimidatoria condizionante, da un lato, la legalit\u00e0 dell\u2019agire amministrativo e, dall\u2019altro, la libert\u00e0 di iniziativa dei soggetti imprenditoriali\u00bb. Avverso l\u2019esito del procedimento di primo grado \u00e8 stato proposto ricorso in appello. Il processo \u00e8 iniziato il 5 marzo del 2018.<\/p>\n<p><strong>Uno scenario criminale complesso.<\/strong> Il monitoraggio effettuato dall&#8217;Osservatorio rileva nel periodo preso in esame 93 organizzazioni criminali. Un dato sostanzialmente in linea con quello del 2016, quando i gruppi attivi censiti sul territorio romano e nel resto della regione erano stati 92. In questa occasione si \u00e8 proceduto anche all\u2019evidenziazione del numero di clan (62) gi\u00e0 presenti sul territorio regionale ma non citati in indagini da almeno quattro anni. Il fatto che queste consorterie criminali non siano state interessate negli ultimi anni da attivit\u00e0 repressiva, infatti, non comporta automaticamente che gli stessi non siano pi\u00f9 operativi.<\/p>\n<p>Nonostante si tratti di un percorso giudiziario in pieno sviluppo sotto il profilo investigativo e processuale, \u00e8 comunque possibile fissare, alla luce della storia criminale della Capitale e delle pi\u00f9 recenti indagini giudiziarie, alcuni punti-chiave sulla presenza delle mafie nella citt\u00e0 di Roma e in buona parte del territorio provinciale. Il primo elemento che \u00e8 possibile mettere in evidenza riguarda la confermata esistenza di una \u201cpax mafiosa\u201d: nata negli anni Ottanta, \u00e8 sopravvissuta sino ad oggi, attraversando cambiamenti economico-sociali, ristrutturazioni interne dei vertici delle proiezioni mafiose sul territorio laziale, e affrontando la stabilizzazione di cosche nella Capitale, perch\u00e9 \u2013 come spiega il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone \u2013 \u00aba Roma ci sono soldi per tutti e non c&#8217;\u00e8 bisogno di uccidere; Roma non \u00e8 una citt\u00e0 in mano alla mafia, ma sono presenti varie organizzazioni di tipo mafioso. \u00c8 una citt\u00e0 troppo grande per una sola organizzazione criminale di questo tipo e quindi si impone una convivenza pacifica\u00bb.<\/p>\n<p>Un secondo elemento caratterizzante la questione criminale a Roma afferisce alla sempre pi\u00f9 numerosa presenza di sistemi corruttivi. Non solo mafia, dunque, ma anche corruzione. Significativo \u00e8, in particolare, il frequente intreccio tra i due modelli criminali, con gruppi di derivazione mafiosa, o che adottano il metodo mafioso, che \u201ccontaminano\u201d il loro agire con numerosi reati di tipo economico-finanziario.<\/p>\n<p>Il terzo elemento &#8211; fortemente connesso al secondo &#8211; che emerge dalle indagini e dalle constatazioni di magistrati e investigatori riguarda il ruolo rivestito dagli \u201cintermediari\u201d, quelle figure, cio\u00e8, appartenenti alla cosiddetta \u201carea grigia\u201d ed in grado di mettere in contatto i diversi protagonisti dello scenario criminale. Si tratta spesso di soggetti legati al mondo delle professioni: commercialisti, notai, avvocati, solo per citarne alcuni. Il \u201cpotere di relazione\u201d che le mafie sono in grado di esercitare sul tessuto economico e sociale, anche in conseguenza dell\u2019azione di questi facilitatori, \u00e8 ben evidenziato dall&#8217;indagine <em>Mondo di mezzo<\/em>, ed \u00e8 particolarmente vantaggioso per la quantit\u00e0 e la qualit\u00e0 dei contatti stabiliti.<\/p>\n<p><strong>La provincia di Roma.<\/strong> La seconda parte del Rapporto focalizza l&#8217;attenzione sugli aggiornamenti riguardanti tutto il resto della regione, a partire dalla provincia di Roma. In particolare nei comuni del litorale a sud della Capitale, si registra la prosecuzione dell\u2019attivit\u00e0 in pianta stabile d&#8217;una famiglia &#8216;ndranghetista. Risale ormai al 22 ottobre 2013 l\u2019accertamento del Tribunale di Velletri, in sede giudicante, circa \u00abl\u2019esistenza tra Anzio e Nettuno di un clan di stampo mafioso denominato clan Gallace\u00bb. La sentenza ha segnato un passaggio \u201cstorico\u201d per le mafie nel Lazio poich\u00e8 ha accertato per la prima volta, da parte di un Tribunale penale, l&#8217;esistenza di un locale di &#8216;ndrangheta sul territorio della provincia di Roma.<\/p>\n<p>Nell\u2019area di Pomezia si segnala invece la presenza di un gruppo criminale essenzialmente dedito a delitti quali l\u2019estorsione e l\u2019usura. Esso \u00e8 denominato Fragal\u00e0, ha origini catanesi ed \u00e8 considerato quantomeno contiguo alla famiglia mafiosa dei Mazzei-Carcagnusi, storicamente legata alla pi\u00f9 nota famiglia dei Santapaola.<\/p>\n<p><strong>Il Basso Lazio.<\/strong> Nella provincia di Latina si riconferma l\u2019operativit\u00e0 di associazioni di tipo camorristico federate con il clan dei Casalesi, o talvolta diretta espressione di tale sodalizio. Significativi nell\u2019ultimo periodo i rapporti emersi, a seguito di numerose indagini della squadra mobile di Latina e del nucleo investigativo del Comando provinciale dell\u2019Arma dei carabinieri, tra esponenti apicali della malavita organizzata di Latina e il presidente <em>pro tempore<\/em> dell\u2019US Latina Calcio, Pasquale Maietta, eletto alla Camera dei deputati nel 2013. Quest\u2019ultimo \u00e8 stato poi arrestato, il 16 aprile 2018, assieme ad altre 12 persone nell\u2019ambito dell\u2019operazione <em>Arpalo<\/em>, in quanto ritenuto il vertice di un\u2019associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio aggravato, al trasferimento fraudolento di valori, alla bancarotta fraudolenta e a reati tributari e societari.<\/p>\n<p>Quanto poi alla citt\u00e0 di Aprilia, essa risulta da anni condizionata dall&#8217;azione criminale di organizzazioni mafiose \u2013 in questa zona essenzialmente dedite al traffico di stupefacenti \u2013 come attestano le relazioni della Commissione parlamentare antimafia, quelle della Direzione nazionale antimafia e numerose sentenze della magistratura. La presenza del clan dei Casalesi \u00e8 confermata dalle inchieste che hanno colpito il gruppo Noviello, gi\u00e0 operativo tra Nettuno ed Anzio. Significativa, sul medesimo territorio, anche la presenza della &#8216;ndrangheta ed in particolare del clan Alvaro. Va poi ricordato che nella citt\u00e0 di Aprilia sono anche presenti esponenti delle famiglie Casamonica e Di Silvio. Risale infine all\u2019estate del 2017 la pi\u00f9 importante inchiesta degli ultimi anni sullo smaltimento illegale e l\u2019interramento di rifiuti nella regione. L\u2019attivit\u00e0 d\u2019indagine della polizia stradale di Aprilia ha portato, il 16 luglio 2017, ad eseguire numerosi arresti per associazione a delinquere finalizzata, appunto, al traffico di rifiuti.<\/p>\n<p>La provincia di Frosinone \u00e8 interessata, da decenni, dalla presenza di organizzazioni camorristiche, come attestano numerose sentenze della magistratura e relazioni della Commissione parlamentare antimafia. Gli insediamenti pi\u00f9 significativi si registrano nell&#8217;area del cassinate. \u00abNel circondario di Frosinone \u2013 spiega il suo procuratore capo, Giuseppe De Falco \u2013 sono presenti numerose consorterie criminali ex nomadi e da tempo stanziali. Si tratta dei gi\u00e0 citati gruppi Di Silvio e Spada, attivi nel traffico e nello spaccio di stupefacenti e nell&#8217;usura, nel capoluogo in oggetto e nelle zone limitrofe\u00bb. Mentre proprio nella citt\u00e0 di Frosinone, segnatamente nel complesso immobiliare di edilizia residenziale denominato \u201cCasermone\u201d, ha avuto luogo nel periodo considerato una significativa operazione della squadra mobile di Frosinone, congiuntamente con la locale compagnia dei carabinieri, volta a disarticolare una struttura organizzativa criminale dedita all\u2019occupazione del suddetto complesso ai fini di renderlo una base di spaccio sul modello di quelle esistenti nei quartieri dove opera la camorra.<\/p>\n<p><strong>Il nord della regione.<\/strong> Gli insediamenti mafiosi tendono a dislocarsi nei territori secondo le opportunit\u00e0 che questi offrono, alla luce delle caratteristiche del contesto economico, istituzionale e sociale. La geografia criminale delle province di Rieti e Viterbo, dunque, presenta un quadro variegato, con aree in cui l&#8217;insediamento mafioso assume forme embrionali e territori caratterizzati invece da accordi criminali che incidono sul piano delle attivit\u00e0 economiche di tipo legale. Per tali province, scrivono i magistrati della Dna, si \u00absegnalano presenze sporadiche di soggetti riconducibili prevalentemente a gruppi di &#8216;ndrangheta e camorra. Risultano interessati i settori finanziari, degli appalti pubblici e del ciclo dei rifiuti. Negli ultimi anni la moltiplicazione degli sportelli bancari e alcuni sequestri di beni immobili e attivit\u00e0 economiche indicano il rischio che si tratti di un primo stadio per successive espansioni\u00bb. Per entrambe le province, in sintesi, la lettura del fenomeno criminale, che qui si manifesta in maniera molto diversa rispetto al resto della regione, risulta ancora di difficile comprensione \u2013 anche sotto il profilo investigativo \u2013 e, al contempo, in evoluzione, come segnalato nei rapporti istituzionali prodotti in questi anni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>(a cura di <a href=\"mailto:luca.fiordelmondo@avvisopubblico.it\"><strong>Luca Fiordelmondo<\/strong><\/a>, Master APC dell\u2019Universit\u00e0 di Pisa)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa. 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