{"id":2688,"date":"2014-12-12T09:42:16","date_gmt":"2014-12-12T08:42:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.avvisopubblico.it\/osservatorio\/?page_id=2688"},"modified":"2014-12-12T09:42:16","modified_gmt":"2014-12-12T08:42:16","slug":"commissione-antimafia-proposte-per-il-semestre-italiano-di-presidenza-ue","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/osservatorio-parlamentare\/attivita-dinchiesta\/attivita-dinchiesta-xvii\/commissione-bicamerale-antimafia\/commissione-antimafia-proposte-per-il-semestre-italiano-di-presidenza-ue\/","title":{"rendered":"Commissione antimafia: proposte per il semestre italiano di presidenza UE"},"content":{"rendered":"<h5><strong>Premessa<\/strong><\/h5>\n<p>Il 17 giugno 2014 la Commissione ha approvato una proposta di <strong><a title=\"relazione sull\u2019attivit\u00e0 del Governo nel semestre italiano di Presidenza UE\" href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/491?idLegislatura=17&amp;categoria=023&amp;tipologiaDoc=documento&amp;numero=002&amp;doc=intero\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">relazione sull\u2019attivit\u00e0 del Governo nel semestre italiano di Presidenza UE<\/a><\/strong>. Vedi sedute del <strong><a title=\"12 giugno 2014\" href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/1058?idLegislatura=17&amp;tipologia=audiz2&amp;sottotipologia=audizione&amp;anno=2014&amp;mese=06&amp;giorno=12&amp;idCommissione=24&amp;numero=0040&amp;file=indice_stenografico\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">12 giugno 2014<\/a><\/strong> e <strong><a title=\"17 giugno 2014\" href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/1058?idLegislatura=17&amp;tipologia=audiz2&amp;sottotipologia=audizione&amp;anno=2014&amp;mese=06&amp;giorno=17&amp;idCommissione=24&amp;numero=0041&amp;file=indice_stenografico\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">17 giugno 2014<\/a><\/strong><em>. <\/em>Sono qui riassunti gli interventi proposti con riferimento sia all\u2019ambito comunitario che a quello extra europeo.<\/p>\n<hr \/>\n<h5><strong>Il contesto di riferimento<\/strong><\/h5>\n<p>La Commissione sottolinea la dimensione transnazionale assunta dal traffico di droga, dalla tratta di esseri umani ed dal riciclaggio di denaro, con la creazione di un\u2019articolata rete di grandi e piccole organizzazioni criminali in tutta Europa sia per lo svolgimento delle attivit\u00e0 illecite che per l\u2019attivit\u00e0 di investimento dei capitali: molti esponenti mafiosi si sono trasferiti all\u2019estero anche per sfuggire alla giustizia italiana. Per realizzare un&#8217;efficace attivit\u00e0 di contrasto a tali organizzazioni criminali, che dispongono di ingenti capitali e di risorse umane specializzate \u00e8 indispensabile una strategia unitaria a livello internazionale fondata sullo scambio e la condivisione delle informazioni, sul coordinamento delle attivit\u00e0 investigative e giudiziarie e sull\u2019uniformit\u00e0 della legislazione in materia.<\/p>\n<hr \/>\n<h5><strong>Le iniziative a livello comunitario<\/strong><\/h5>\n<p>La Commissione ritiene indispensabile potenziare l\u2019azione avviata con il Programma di Stoccolma del 2010, al fine di eliminare i possibili varchi di azione per la criminalit\u00e0 organizzata derivanti dalle lacune normative o dai ritardi \u2013 anche da parte italiana &#8211; nell\u2019attuazione di tutti gli strumenti previsti dall\u2019ordinamento comunitario.<\/p>\n<ol>\n<li>Reato di partecipazione alle organizzazioni criminali. Occorre giungere ad una definizione comune di criminalit\u00e0 organizzata nell&#8217;ambito dell&#8217;Unione europea, superando le persistenti diversit\u00e0 tra le normative interne, in linea con la risoluzione del Parlamento europeo n. 2011\/2309.<\/li>\n<li>Mandato europeo di ricerca delle prove. Si tratta di dare piena attuazione a tale importante strumento investigativo, istituto nel 2008, ma ancora concretamente operativo solo in 5 Stati (e tra questi non figura l\u2019Italia).<\/li>\n<li>Intercettazioni. E\u2019 necessario superare le attuali difficolt\u00e0 per ottenere l\u2019autorizzazione alle intercettazioni telefoniche ed ambientali negli altri Paesi europei, secondo le indicazioni contenute nella proposta di direttiva sull&#8217;ordine europeo di indagine -OEI (artt. 1, 4 e 30).<\/li>\n<li>Sequestro a fini di confisca dei beni proventi del reato. Occorre implementare in tutti gli Stati membri (l\u2019Italia non lo ha ancora fatto) il reciproco riconoscimento alle ordinanze emesse dalle autorit\u00e0 giudiziarie di altri Paesi dell&#8217;Unione, previsto dalla normativa del 2003. Deve inoltre essere sollecitata l implementazione della recente direttiva( 2014\/42\/UE) sul congelamento e la confisca dei beni strumentali dei proventi da reato.<\/li>\n<li>Mutuo riconoscimento dei provvedimenti di confisca. Anche in questo caso \u00e8 necessario dare attuazione in tutti gli Stati membri a questo importante strumento, previsto dalla normativa vigente sin dal 2006, e volto a facilitare lo scambio di informazioni (attraverso la costituzione di Uffici nazionali per il recupero dei beni), il riconoscimento reciproco dei provvedimenti di confisca e la suddivisione dei beni tra i diversi Paesi. Inoltre va sollecitata una riflessione comune sul rafforzamento del quadro giuridico europeo in materia di confisca in assenza di condanna penale.<\/li>\n<li>Squadre investigative comuni. Due Paesi (Italia e Croazia) non hanno ancora implementato la decisione quadro sulle squadre investigative comuni, con riflessi negativi sul piano della utilizzabilit\u00e0 degli atti compiuti all&#8217;estero, tuttora subordinata al regime della rogatoria: il disegno di legge relativo \u00e8 all\u2019esame del Senato.<\/li>\n<li>Riconoscimento delle decisioni sulle misure alternative alla detenzione. Anche in questo caso numerosi Paesi (tra cui l\u2019Italia) non hanno attuato la decisione quadro del Consiglio europeo del 2009, volta ad assicurare la comparizione in giudizio dell&#8217;interessato ed a promuovere durante il procedimento penale il ricorso a misure non detentive per le persone non sono residenti nello Stato membro in cui ha luogo il procedimento.<\/li>\n<li>La sorveglianza sulle misure sospensive e sulle sanzioni sostitutive. Met\u00e0 dei Paesi europei (inclusa l\u2019Italia) non hanno ancora implementato la decisione del Consiglio del 2008, volta a migliorare l\u2019attivit\u00e0 di prevenzione di future condotte delittuose attraverso un\u2019adeguata sorveglianza di chi \u00e8 stato condannato ed il rispetto dei percorsi di reinserimento nella societ\u00e0.<\/li>\n<li>Conflitti internazionali di giurisdizione. Molti Paesi (tra cui l\u2019Italia) non hanno ancora dato attuazione alla normativa comunitaria (decisione quadro del 2009), volta a risolvere eventuali conflissi di competenza in caso di procedimenti penali paralleli, facilitando anche lo scambio di informazioni.<\/li>\n<li>Pubblico ministero europeo. Tale organismo \u00e8 previsto dal Trattato europeo per individuare, perseguire gli autori di reati (frode, corruzione e riciclaggio, appropriazione indebita, frode in procedure d&#8217;appalto) che ledono gli interessi finanziari dell&#8217;Unione. Il testo della direttiva \u00e8 ancora in corso di elaborazione.<\/li>\n<li>Responsabilit\u00e0 delle persone giuridiche. Si tratta di uno strumento molto importante per la lotta alla criminalit\u00e0 organizzata (decisione del 2008), purtroppo implementato solo da alcuni Paesi europei (manca ad esempio la Germania) e in modo non uniforme.<\/li>\n<\/ol>\n<hr \/>\n<h5><strong>Le azioni a livello internazionale<\/strong><\/h5>\n<p>I rapporti che intercorrono tra i gruppi criminali europei e quelli extraeuropei impongono un salto di qualit\u00e0 anche nel coordinamento transnazionale delle attivit\u00e0 investigative e giudiziarie e per velocizzare le richieste di assistenza giudiziaria e le estradizioni. Occorre reperire nuove risorse per favorire i gruppi di lavoro che operano a livello internazionale e realizzare accordi bilaterali con i Paesi maggiormente coinvolti, sulla scia dell\u2019accordo con la Colombia (peraltro non ancora sottoscritto). E\u2019 necessario anche intensificare gli sforzi nell\u2019attivit\u00e0 di formazione e specializzazione delle forze di polizia e della magistratura nei paesi extracomunitari.<\/p>\n<hr \/>\n<p>Si segnala che il Senato, nelle sedute del 29 ottobre 2014 (clicca <strong><a title=\"qui\" href=\"http:\/\/www.senato.it\/japp\/bgt\/showdoc\/frame.jsp?tipodoc=Resaula&amp;leg=17&amp;id=807479\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">qui<\/a><\/strong> e <strong><a title=\"qua\" href=\"http:\/\/www.senato.it\/japp\/bgt\/showdoc\/frame.jsp?tipodoc=Resaula&amp;leg=17&amp;id=807511\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">qua<\/a><\/strong>), ha discusso questa Relazione congiuntamente ad altre due Relazioni approvate dalla Commissione antimafia (quella sul codice di autoregolamentazione delle candidature e quella sul sistema di protezione dei testimoni di giustizia), approvando una risoluzione sottoscritta da esponenti di tutti i gruppi parlamentari. Anche la Camera, nelle sedute del <strong><a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/410?idSeduta=0333&amp;tipo=stenografico#sed0333.stenografico.tit00040\">17 novembre 2014<\/a><\/strong>\u00a0 e dell\u2019<strong><a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/410?idSeduta=0348&amp;tipo=alfabetico_stenografico\">11 dicembre 2014<\/a><\/strong>, ha discusso la relazione, approvando una risoluzione (il testo delle risoluzioni sono qui di seguito allegate).<\/p>\n<hr \/>\n<h5><strong>Allegato 1<\/strong><\/h5>\n<p><strong>Testo della risoluzione approvata dal Senato 6-00075 n. 1 (ZANDA, Paolo ROMANI, MOLINARI, GIOVANARDI, CENTINAIO, DE PETRIS, LANIECE, DI BIAGIO, SUSTA).<\/strong><\/p>\n<p>Il Senato,<\/p>\n<p>esaminata la Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, sul semestre di Presidenza italiana dell&#8217;Unione europea e sulla lotta alla criminalit\u00e0 mafiosa su base europea ed extraeuropea, approvata nella seduta del 17 giugno 2014 (Doc. XXIII, n. 2);<\/p>\n<p>rilevata l&#8217;esigenza che la presente risoluzione sia trasmessa al Parlamento europeo, al Consiglio dell&#8217;Unione europea e alla Commissione europea nell&#8217;ambito del dialogo politico,<\/p>\n<p>fa propria la Relazione della Commissione sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, sul semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell&#8217;Unione europea e sulla lotta alla criminalit\u00e0 mafiosa su base europea ed extraeuropea, ed impegna il Governo, per quanto di propria competenza, ad intraprendere ogni iniziativa utile al fine di risolvere le questioni e i problemi evidenziati nella citata Relazione.<\/p>\n<hr \/>\n<h5><strong>Allegato 2<\/strong><\/h5>\n<p><strong>Testo della risoluzione approvata dalla Camera\u00a0\u00a0<\/strong><strong>6-00099 (Bindi, Garavini, Fava, Scopelliti, D&#8217;Uva, Dadone, Di Lello)<\/strong><\/p>\n<p>La Camera,<\/p>\n<p>premesso che:<\/p>\n<p>l&#8217;azione della criminalit\u00e0 organizzata, sia di stampo mafioso che comune continua a rappresentare una delle minacce pi\u00f9 serie per l&#8217;Italia e, pi\u00f9 in generale, per l&#8217;intero continente europeo, incidendo allo stesso tempo sulla sicurezza dei cittadini, sull&#8217;economia e sulla politica;<\/p>\n<p>secondo i dati forniti da Europol nella relazione SOCTA (Serious and Organized Crime Threat Assessment) del marzo 2013, nel territorio dell&#8217;Unione europea risultano operanti circa 3.600 gruppi criminali per i quali si registra una sempre pi\u00f9 marcata tendenza alla cooperazione e all&#8217;integrazione tra soggetti di diversa nazionalit\u00e0, comportando con ci\u00f2 un aumento di gruppi eterogenei non pi\u00f9 definibili unicamente in ragione della nazionalit\u00e0 e dell&#8217;etnia degli associati;<\/p>\n<p>nel corso degli anni, la dimensione transnazionale di alcuni fenomeni criminali particolarmente gravi, come il traffico di droga, la tratta di esseri umani ed il riciclaggio di denaro, ha influenzato, in modo decisivo, lo sviluppo esponenziale delle grandi organizzazioni criminali, caratterizzate da una crescente capacit\u00e0 di penetrare il tessuto socio economico e da modelli operativi altamente specializzati e professionali;<\/p>\n<p>risulta peraltro sempre pi\u00f9 complesso sviluppare un&#8217;efficace attivit\u00e0 di contrasto in relazione alle ingenti risorse finanziarie di tali organizzazioni, ai mezzi tecnologicamente avanzati ed alle risorse umane specializzate di cui dispongono, nonch\u00e9 al processo di globalizzazione nell&#8217;ambito del quale trovano l\u2019humus ideale per muoversi con estrema disinvoltura e portare a compimento i rispettivi disegni criminali;<\/p>\n<p>l&#8217;utilizzo diffuso di raffinate tecnologie per fini illeciti e l&#8217;accesso al mercato globale tramite Internet, con l&#8217;assiduo ricorso alle conversazioni VOIP in alternativa alle comunicazioni telefoniche tradizionali, rappresentano, inoltre, una vera e propria rivoluzione nei modelli di comunicazione, assicurando celerit\u00e0 al reciproco flusso informativo;<\/p>\n<p>di fronte ad uno scenario cos\u00ec articolato, ove metodologie ed approcci tradizionali d&#8217;indagine sono insufficienti ad individuare le vulnerabilit\u00e0 di queste organizzazioni, appare necessario attuare una strategia internazionale di contrasto in direzione di obiettivi condivisi;<\/p>\n<p>la globalizzazione economica, l&#8217;evoluzione anche culturale degli appartenenti alla criminalit\u00e0 organizzata, l&#8217;accresciuta possibilit\u00e0 di movimento delle persone, l&#8217;internazionalizzazione degli investimenti e l&#8217;accrescimento delle loro dinamiche attraverso strumenti sempre pi\u00f9 evoluti richiedono un cambio di passo nelle attivit\u00e0 di contrasto che non pu\u00f2 che consistere nella contrapposizione alla criminalit\u00e0 organizzata di una legalit\u00e0 organizzata a livello nazionale e di Unione europea;<\/p>\n<p>i settori sui quali si ritiene necessario puntare l&#8217;attenzione sono, in particolare:<\/p>\n<p>quello conoscitivo, atteso che per combattere un fenomeno bisogna, innanzitutto, conoscerlo e studiarlo e che per il raggiungimento di tale obiettivo sono fondamentali l&#8217;interscambio e la condivisione delle informazioni realizzabile sia sotto l&#8217;aspetto dell&#8217;accrescimento della fiducia reciproca tra i vari operatori anche appartenenti a Stati od a istituzioni differenti, sia attraverso idonei strumenti tecnici ed informatici (banche dati);<\/p>\n<p>quello operativo, realizzabile attraverso un reale coordinamento delle attivit\u00e0 investigative e giudiziarie, mediante la creazione di punti di contatto sicuri, di protocolli di azione condivisi e di centri decisionali riconosciuti;<\/p>\n<p>quello strettamente normativo, realizzabile attraverso una sempre maggiore condivisione delle regole e una progressiva riduzione dei gap normativi tra i vari Stati, nelle cui maglie possono aprirsi varchi di azione per la criminalit\u00e0 organizzata;<\/p>\n<p>risulta fondamentale l&#8217;adozione delle necessarie misure ed iniziative finalizzate a far comprendere agli Stati membri dell&#8217;Unione e, segnatamente quelli apparentemente meno permeati dalla presenza di gruppi criminali dei quali scoprono l&#8217;esistenza solo in occasione di azioni eclatanti, che la minaccia proveniente dalla azione della criminalit\u00e0 organizzata \u00e8 di natura transnazionale e non certo esclusivamente presente in alcuni Stati se non, addirittura, in alcune specifiche aree del loro territorio;<\/p>\n<p>il Parlamento europeo, con decisione del 14 marzo 2012, ha deliberato la costituzione di una commissione speciale sulla criminalit\u00e0 organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro (CRIM) e che il mandato della predetta commissione \u00e8 terminato il 30 settembre 2013;<\/p>\n<p>il Parlamento europeo nella sua risoluzione del 23 ottobre 2013 ha fatto proprie le proposte formulate dalla Commissione speciale (CRIM) in merito ad azioni ed iniziative che devono essere poste in essere dalle istituzioni dell&#8217;Unione e dai singoli Stati membri per far fronte al fenomeno;<\/p>\n<p>il Parlamento europeo, tra le varie misure indicate nella citata risoluzione, ha chiesto in particolare alle competenti istituzioni dell&#8217;Unione di lanciare un \u00abpiano d&#8217;azione europeo contro la criminalit\u00e0 organizzata e i sistemi criminali\u00bb e a tutti gli Stati membri di recepire tempestivamente tutti gli strumenti normativi europei ed internazionali in vigore sulla materia;<\/p>\n<p>nonostante i progressi raggiunti a livello di Unione negli ultimi anni nel contrasto alla criminalit\u00e0 organizzata, \u00e8 necessario ora imprimere un rinnovato impulso all&#8217;azione delle istituzioni dell&#8217;Unione in modo da affrontare adeguatamente le difficolt\u00e0 che ostano ad una ancora pi\u00f9 efficace collaborazione dei Stati membri nello specifico settore, cos\u00ec da rafforzare la piattaforma comune di sicurezza e di ordine pubblico senza la quale non \u00e8 possibile attuare in sicurezza le necessarie politiche di crescita economica dell&#8217;Italia e degli altri Stati membri dell&#8217;Unione;<\/p>\n<p>uno dei pericoli maggiori nel contrasto alle mafie, come confermato da Europol nel 2013, \u00e8 costituito dalla potenziale sottovalutazione del fenomeno, della sua complessit\u00e0, delle straordinarie abilit\u00e0 organizzative dei criminali, della loro capacit\u00e0 di adattarsi ai vari ambiti territoriali e sociali, rinunziando talvolta al \u00abcontrollo militare\u00bb del territorio e scegliendo, invece, una strategia di \u00absommersione\u00bb finalizzata alla realizzazione di immensi profitti rimanendo invisibili;<\/p>\n<p>la realizzazione di tali profitti e l&#8217;inserimento di ingenti capitali derivanti dalle attivit\u00e0 criminali nel circuito dell&#8217;economia legale costituisce impedimento allo sviluppo e ostacolo ad una reale crescita economica del Paese, e in particolare delle regioni di tradizionale insediamento delle organizzazioni criminali;<\/p>\n<p>una strategia efficace di lotta al fenomeno mafioso su scala nazionale e internazionale non pu\u00f2 prescindere dalla neutralizzazione dei patrimoni ovunque acquisiti e dislocati e dall&#8217;individuazione degli schemi internazionali di riciclaggio, considerato che le organizzazioni criminali di tale tipo operanti nel territorio dell&#8217;Unione sono attrezzate nello sfruttare a proprio vantaggio la libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali nell&#8217;Unione europea nonch\u00e9 le differenze esistenti nella legislazione e nelle tradizioni giuridiche degli Stati membri; \u00e8 necessario, pertanto, rendere pi\u00f9 efficace la lotta al riciclaggio di capitali cui osta l&#8217;assenza nell&#8217;Unione di adeguate forme di armonizzazione della fattispecie penale, inclusa la condotta di autoriciclaggio, e la non sufficiente valorizzazione delle potenzialit\u00e0 degli uffici degli Stati membri per il recupero dei beni nel settore del reperimento e dell&#8217;identificazione dei proventi di reato o altri beni connessi (ARO), spesso non dotati di adeguati poteri e risorse per svolgere efficacemente le proprie funzioni;<\/p>\n<p>il nostro Paese \u00e8 chiamato a rivestire un ruolo di primo piano nel panorama internazionale di contrasto alla criminalit\u00e0 organizzata, perch\u00e9, se da un lato il Paese \u00e8 stato, ed \u00e8 ancora, tragicamente inciso dalla presenza di agguerriti e pericolosissimi gruppi criminali, nazionali e non, dall&#8217;altro si pone tra i Paesi che hanno sviluppato avanzate metodologie di prevenzione e contrasto e che dispongono di specifiche normative efficaci ed evolute;<\/p>\n<p>con l&#8217;assunzione della Presidenza del semestre europeo, al nostro Paese \u00e8 offerta una straordinaria occasione per farsi promotore di riforme \u2013 parte delle quali sono gi\u00e0 in cantiere \u2013 sul piano della cooperazione giudiziaria e di polizia a livello internazionale nel settore del contrasto alla criminalit\u00e0 organizzata ed a tutte le altre forme di criminalit\u00e0 diffusa che rappresentano un ostacolo al libero sviluppo delle attivit\u00e0 economiche ed umane e, pi\u00f9 in generale, mettono a rischio la sicurezza e la libert\u00e0 delle persone all&#8217;interno degli Stati membri dell&#8217;Unione;<\/p>\n<p>l&#8217;Italia \u00e8 chiamata a rivestire, in particolare, un ruolo di primo piano nel settore del contrasto alla criminalit\u00e0 organizzata, dove hanno operato ed operano persone di ogni et\u00e0, sesso, professione e condizione sociale che, talvolta sacrificando o mettendo a rischio la loro vita, ma con professionalit\u00e0, coraggio e tenacia, combattono ogni giorno contro la criminalit\u00e0;<\/p>\n<p>spetta alle istituzioni nazionali ed europee non deludere queste aspettative e contribuire con azioni concrete ad approntare quegli strumenti normativi ed organizzativi che consentiranno di raggiungere risultati sempre migliori nella lotta alla criminalit\u00e0;<\/p>\n<p>considerato che la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, ha formulato proposte sul semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell&#8217;Unione europea e sulla lotta alla criminalit\u00e0 mafiosa su base europea ed extraeuropea. In particolare, sul piano europeo:<\/p>\n<p>1.\u2002valorizzare ulteriormente le potenzialit\u00e0 offerte dalla rete europea degli Uffici per il recupero dei beni (Asset Recovery Offices \u2013 ARO), cio\u00e8 delle unit\u00e0, costituite o identificate negli Stati membri, per lo scambio di informazioni nell&#8217;azione di contrasto ai patrimoni illeciti. In particolare gli ARO hanno come compito: la cooperazione tra uffici per l&#8217;esecuzione di provvedimenti di congelamento, sequestro o confisca dei proventi di reato, e degli altri beni comunque connessi al reato, promananti dall&#8217;autorit\u00e0 giudiziaria nel corso di un procedimento penale o, per quanto possibile nel rispetto del diritto nazionale dello Stato membro interessato, di un procedimento civile; lo scambio di informazioni su richiesta per il reperimento, l&#8217;identificazione e la localizzazione dei proventi di reato o degli altri beni a questo connessi; lo scambio di informazioni in modo spontaneo per il reperimento, l&#8217;identificazione e la localizzazione dei proventi di reato o degli altri beni a questo connessi; lo scambio delle migliori pratiche sia su richiesta che spontaneamente. Per questo fine gli stessi devono trovare una sempre pi\u00f9 efficace collocazione nella normativa e nella prassi del contrasto alle mafie nel contesto europeo;<\/p>\n<p>2.\u2002implementare nell&#8217;ambito della lotta al narcotraffico a livello internazionale e transcontinentale le attivit\u00e0 del Maritime Analysis and Operations Centre \u2013 Narcotics (MAOC-N) anche allargandolo agli Stati membri dell&#8217;Unione che ancora non ne fanno parte. Si tratta di una piattaforma dinamico-operativa, avente sede a Lisbona, che coinvolge anche gli Stati Uniti e le Nazioni Unite ed in cooperazione con i vicini Paesi dell&#8217;Africa occidentale. In sette anni di attivit\u00e0 il Centro, soprattutto grazie ad un modello di lavoro innovativo e trasparente, ha coordinato l&#8217;interdizione di oltre 80 navi ed il sequestro di oltre 80 tonnellate di cocaina e 50 tonnellate di cannabis;<\/p>\n<p>3.\u2002procedere celermente alla costituzione della Procura europea. Si tratta di un ufficio che, sulla base di una proposta legislativa gi\u00e0 presentata in ambito europeo, dovrebbe avere una struttura snella composta da un procuratore europeo e quattro vice facenti parte di un ufficio centrale, che si dovrebbe comporre anche di un certo numero di personale investigativo e giudiziario. Lo stesso dovr\u00e0 collaborare con Eurojusted OLAF (vi sar\u00e0 anche la partecipazione di tale ufficio alla composizione della procura, con una parte del proprio personale investigativo che dovrebbe comporre la maggior parte dell&#8217;ufficio centrale). In ogni Stato membro, poi, dovrebbero operare procuratori europei delegati, procuratori nazionali che continueranno ad essere inquadrati amministrativamente nel sistema nazionale, ma apparterranno funzionalmente alla procura europea quando saranno chiamati a trattare fascicoli rientranti nella competenza della stessa. In tal caso essi dipenderanno gerarchicamente dal procuratore europeo;<\/p>\n<p>4.\u2002rendere omogenea a livello europeo la disciplina sulla responsabilit\u00e0 delle persone giuridiche (societ\u00e0, trust, enti, fondazioni, ecc.). Gi\u00e0 nella Convenzione delle Nazioni Unite sulla criminalit\u00e0 organizzata transnazionale, firmata a Palermo nel 2000, si impone agli Stati firmatari di introdurre nei propri ordinamenti forme di responsabilit\u00e0 diretta delle persone giuridiche, liberamente qualificabile come penale, civile o amministrativa, nei casi in cui le persone giuridiche \u00abpartecipino a reati gravi che coinvolgono un gruppo criminale organizzato\u00bb e ove siano commessi i reati di partecipazione ad un gruppo penale organizzato, riciclaggio, corruzione, intralcio alla giustizia; il Consiglio europeo nel 2008 ha adottato una decisione quadro in materia (in questo settore l&#8217;Italia ha anticipato tale iniziativa approvando norme ad hoc gi\u00e0 nel 2001) ma molti Stati membri dell&#8217;Unione non si sono ancora dotati di strumenti normativi in tale settore, rendendo cos\u00ec meno efficaci le indagini e gli eventuali provvedimenti di sequestro e confisca;<\/p>\n<p>5.\u2002implementare e sostenere finanziariamente la rete operativa antimafia \u2013 @ON (Antimafia Operational Network), un&#8217;iniziativa promossa dalla Direzione investigativa antimafia che consentir\u00e0 di sviluppare, in ambito europeo, lo scambio d&#8217;informazioni sulle connotazioni strutturali delle mafie presenti nei rispettivi territori, sulle proiezioni criminali e finanziarie, sulla localizzazione dei patrimoni e sui tentativi d&#8217;infiltrazione negli appalti pubblici, anche al fine di agevolare la messa a punto di un piano d&#8217;azione comune pi\u00f9 rispondente alla minaccia rappresentata dalle organizzazioni criminali transnazionali;<\/p>\n<p>6.\u2002stimolare la Commissione europea affinch\u00e9 avvii i passi necessari per l&#8217;elaborazione di una proposta legislativa che, superando le criticit\u00e0 emerse dall&#8217;applicazione della decisione quadro 2008\/841\/GAI del Consiglio del 24 ottobre 2008, stabilisca una definizione comune di criminalit\u00e0 organizzata, tenendo conto altres\u00ec della presenza nel territorio di molti Stati membri di particolari forme di criminalit\u00e0, come quella mafiosa, particolarmente strutturata ed avente spiccato carattere transnazionale ed imprenditoriale;<\/p>\n<p>7.\u2002auspicare la ricostituzione della Commissione speciale sulla criminalit\u00e0 organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro (CRIM) in seno al Parlamento europeo. Inoltre, al fine di rafforzare la cooperazione tra i Parlamenti degli Stati membri sulla condivisione di esperienze normative e di inchiesta parlamentare sui fenomeni di prevenzione e contrasto alla criminalit\u00e0 organizzata, si propone di avviare i contatti necessari per mettere in rete le commissioni degli organismi parlamentari degli Stati membri dell&#8217;Unione aventi funzioni analoghe alla Commissione antimafia italiana;<\/p>\n<p>8.\u2002avviare a soluzione i molti problemi legati alle intercettazioni telefoniche, telematiche ed ambientali in ambito europeo attraverso l&#8217;approvazione della proposta di direttiva sull&#8217;ordine europeo di indagine (OEI) che permetterebbe uno snellimento delle procedure di assistenza giudiziaria ed accrescerebbe le potenzialit\u00e0 investigative in settori come quello del contrasto alla criminalit\u00e0 organizzata nei quali la tempestivit\u00e0 di intervento \u00e8 fondamentale;<\/p>\n<p>9.\u2002dare seguito alle due risoluzioni del Parlamento Europeo del 25 ottobre 2011 e del 23 ottobre 2013 che, per dare concreta attuazione a un vero e proprio \u00abpiano europeo antimafia\u00bb, nel solco dell&#8217;esperienza italiana prevedevano, oltre alla confisca allargata anche su patrimoni intestati a prestanome, anche la confisca in assenza di condanna penale, completando cos\u00ec il quadro delineato dalla Direttiva Europea 2014\/42\/UE del 3 aprile 2014, nella quale la confisca \u00e8 rigidamente collegata alla condanna penale, anche se pronunciata in contumacia. Appare auspicabile l&#8217;emanazione di un&#8217;ulteriore direttiva che preveda la confisca in assenza di condanna penale e garantisca il pieno riconoscimento della procedura italiana di prevenzione patrimoniale antimafia e degli altri meccanismi di confisca similari ove presenti negli altri Stati membri;<\/p>\n<p>10.\u2002prevedere l&#8217;adozione a livello europeo di misure armonizzate, o comunque concertate, al fine di evitare la penetrazione o l&#8217;infiltrazione della criminalit\u00e0 organizzata nei settori economici a rischio pi\u00f9 elevato; in particolare, appare improcrastinabile l&#8217;adozione di misure condivise per rafforzare il vigente quadro giuridico dell&#8217;Unione nel settore del gioco d&#8217;azzardo a distanza, in particolare delle scommesse telematiche, dei video-poker e dei casin\u00f2 on line, al fine di assicurare che siano previsti i necessari requisiti di onorabilit\u00e0 e di professionalit\u00e0 per tutti gli operatori della filiera del gioco, assicurare lo scambio di informazioni e di intelligence sulle ipotesi di violazione, individuare comportamenti anomali o sospetti, consentire la piena tracciabilit\u00e0 delle operazioni e l&#8217;identificazione dei soggetti che partecipano ai giochi a distanza al di sopra di una soglia stabilita;<\/p>\n<p>11.\u2002stimolare la Commissione a presentare rapidamente, e comunque prima dell&#8217;emanazione della nuova direttiva antiriciclaggio (cd. \u00abquarta direttiva\u00bb), una proposta di armonizzazione del diritto penale in materia di riciclaggio, in virt\u00f9 di quanto previsto dall&#8217;articolo 83 del Trattato sulla predisposizione di norme minime comuni sui cd. \u00abeuro-crimini\u00bb, e a fornire in essa una definizione della fattispecie di autoriciclaggio, condivisa dagli Stati membri e tale da non consentire che nell&#8217;Unione siano concesse aree di impunit\u00e0 per gli appartenenti alle organizzazioni criminali, ivi comprese quelle mafiose, che concorrano nel reato presupposto e non traggano vantaggio dalle difformit\u00e0 esistenti dalle legislazioni nazionali;<\/p>\n<p>e, inoltre, sul piano nazionale:<\/p>\n<p>12.\u2002procedere alla concreta attuazione della normativa sulle squadre investigative comuni, per la quale l&#8217;Italia rispetto ad altri Paesi europei si pone in notevole ritardo nel necessario recepimento; tale meccanismo di cooperazione prevede che per la condurre indagini penali che esigono un&#8217;azione coordinata e concertata negli Stati membri, due o pi\u00f9 Stati membri possono costituire una di tali squadre attraverso la conclusione di un accordo comune che ne definisce le modalit\u00e0 di azione;<\/p>\n<p>13.\u2002assumere le iniziative legislative del caso per rendere operativa in Italia la decisione quadro 2003\/577\/GAI del Consiglio del 22 luglio 2003 relativa all&#8217;esecuzione nell&#8217;Unione europea dei provvedimenti di blocco dei beni o di sequestro probatorio; la stessa rappresenta un ulteriore strumento fondamentale per il compimento di rapide attivit\u00e0 di contrasto alla criminalit\u00e0 all&#8217;interno dell&#8217;Unione europea. Implementando con gli idonei strumenti normativi tale decisione quadro verrebbe automaticamente impedita ogni operazione volta a distruggere, trasformare, spostare, trasferire o alienare beni che potrebbero essere oggetto di confisca o costituire una prova;<\/p>\n<p>14.\u2002promuovere la celere implementazione della direttiva 2014\/42\/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 aprile 2014, relativa al congelamento e alla confisca dei beni strumentali dei proventi da reato nell&#8217;Unione europea;<\/p>\n<p>15.\u2002assumere le iniziative legislative del caso per rendere operativo il principio del reciproco riconoscimento delle decisioni di confisca di cui alla decisione quadro del 2006 sopra menzionata che l&#8217;Italia non ha ancora implementato. Con tale strumento verrebbe agevolata l&#8217;esecuzione immediata delle decisioni di confisca per i proventi di reato, stabilendo procedure semplificate;<\/p>\n<p>rilevata l&#8217;esigenza che la presente risoluzione sia trasmessa al Parlamento europeo, al Consiglio dell&#8217;Unione europea e alla Commissione europea nell&#8217;ambito del dialogo politico, fa propria la Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, sul semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell&#8217;Unione europea e sulla lotta alla criminalit\u00e0 mafiosa su base europea ed extraeuropea, ed impegna il Governo, per quanto di propria competenza, ad intraprendere ogni iniziativa utile al fine di risolvere le questioni e i problemi evidenziati nella citata Relazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(<em>ultimo aggiornamento 12 dicembre 2014<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa Il 17 giugno 2014 la Commissione ha approvato una proposta di relazione sull\u2019attivit\u00e0 del Governo nel semestre italiano di Presidenza UE. 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