{"id":34029,"date":"2019-08-05T16:17:53","date_gmt":"2019-08-05T14:17:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/?page_id=34029"},"modified":"2019-08-05T16:17:53","modified_gmt":"2019-08-05T14:17:53","slug":"sintesi-della-relazione-della-direzione-investigativa-antimafia-secondo-semestre-2018","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/documenti-tematici\/mafie\/sintesi-della-relazione-della-direzione-investigativa-antimafia-secondo-semestre-2018\/","title":{"rendered":"Sintesi della Relazione della Direzione Investigativa Antimafia (Secondo Semestre 2018)"},"content":{"rendered":"<p><strong>PREMESSA.<\/strong> Il Ministro dell\u2019Interno ha trasmesso alle Camere il 3 luglio 2019 la <a href=\"http:\/\/direzioneinvestigativaantimafia.interno.gov.it\/semestrali\/sem\/2018\/2sem2018.pdf\"><strong>Relazione sull\u2019attivit\u00e0 svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia<\/strong><\/a> nel secondo semestre del 2018, della quale si sintetizzano i punti salienti (per le precedenti relazioni cliccare <strong>qui<\/strong>). In particolare, l\u2019attenzione \u00e8 focalizzata sulle connotazioni strutturali e sulle linee evolutive delle principali mafie italiane (\u2018ndrangheta, Cosa nostra, Camorra e le mafie pugliesi) e straniere che operano in Italia (criminalit\u00e0 albanese, cinese, romena, dell\u2019est Europa, sud americana, nord-centro-africana e nigeriana).<\/p>\n<p><strong>\u2018NDRANGHETA <\/strong><em>(pp. 12-58)<\/em>. La Direzione Investigativa Antimafia, in continuit\u00e0 con le precedenti relazioni, rileva nel territorio calabrese una \u2018ndrangheta ancora <strong>fortemente strutturata<\/strong> e in grado di controllare il tessuto socio-economico della regione. In un contesto economico fortemente in crisi, la \u2018ndrangheta<strong> sembra continuare a far leva soprattutto sul bisogno di lavoro delle nuove generazioni<\/strong>, offrendosi come <strong>sistema istituzionale alternativo<\/strong>. A tal proposito, nella relazione viene sottolineata la necessit\u00e0 di mettere in atto qualsiasi iniziativa utile a far comprendere alle nuove generazioni quanto la mafia annulli ogni possibilit\u00e0 di sviluppo della societ\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Forza espansionistica.<\/strong> Inchieste giudiziarie e note operazioni di contrasto (si veda <strong>\u201c<em>Aemilia<\/em>\u201d<\/strong> del <strong>2015<\/strong>), rilevano come la <strong>forza espansionistica della \u2018ndrangheta <\/strong>favorisca la riproduzione delle cosche anche in territori extraregionali secondo lo schema tipico delle strutture calabresi, con <strong>affiliati di \u201cultima generazione<\/strong>\u201d in grado di consolidare relazioni affaristico-imprenditoriali e condizionare gli ambienti politico-amministrativi ed economici locali. Sul punto, meritano di essere citate <strong>l\u2019operazione <em>\u201cGeenna\u201d<\/em>,<\/strong> (conclusa con l\u2019ordinanza di custodia cautelare nel gennaio 2019) che ha scoperto l\u2019operativit\u00e0 di un locale ad Aosta, e l\u2019importante <strong>decisione<\/strong> con la quale la <strong>Corte Superiore di Giustizia dell\u2019Ontario canadese<\/strong> ha riconosciuto la struttura gerarchico mafiosa della \u2018ndrangheta con ramificazioni in Canada, confermando la forte propensione dell\u2019organizzazione a ramificarsi anche all\u2019estero.<\/p>\n<p><strong>Capacit\u00e0 imprenditoriale.<\/strong> Un altro punto di forza della \u2018ndrangheta \u00e8 la sua <strong>spiccata capacit\u00e0 imprenditoriale <\/strong>mostrata soprattutto nel <strong>settore del narcotraffico internazionale<\/strong>, delle <strong>estorsioni, degli appalti pubblici, dell\u2019edilizia, dello smaltimento dei rifiuti e del gioco d\u2019azzardo<\/strong>. In riferimento a quest\u2019ultimo, nella relazione si legge come \u201cle consorterie calabresi dimostrano da tempo un profondo interesse nel business del gioco illegale e delle scommesse, tenuto conto dei profitti in tal modo generati. L&#8217;entit\u00e0 delle somme movimentate nello specifico comparto costituisce una forte attrattiva per la criminalit\u00e0 organizzata, sia sotto il profilo dell&#8217;ingerenza nella gestione delle stesse attivit\u00e0 ludiche, legali e non, sia per i risvolti legati a condotte di riciclaggio di proventi derivanti da altre attivit\u00e0 illecite\u201d. In questa sede si cita l\u2019operazione <em>\u201c<strong>Galassia<\/strong>\u201d<\/em> del <strong>novembre 2018<\/strong> condotta a Reggio Calabria dalla DIA e dalla Guardia di Finanza, che ha portato al <strong>sequestro di un patrimonio per un valore complessivo stimato in oltre 723 milioni di euro,<\/strong> dimostrando il forte interesse delle consorterie criminali anche nel reimpiego di capitali illeciti nel settore del gioco e delle scommesse online.<\/p>\n<p><strong>Le reti relazionali.<\/strong> Le indagini hanno anche confermato la tendenza dei gruppi calabresi a istaurare \u201c<strong>forme di utilitaristica collaborazione<\/strong>\u201d (soprattutto nel settore del narcotraffico internazionale) <strong>con Cosa nostra<\/strong>; collaborazione giustificata da specifiche contingenze pi\u00f9 che da una costante condivisione di interessi criminali. La rete relazionale della \u2018ndrangheta \u00e8 tuttavia principalmente costituita da <strong>relazioni e convergenze di interessi con pezzi delle istituzioni, imprenditori, politici e amministratori pubblici<\/strong>. Basti pensare che nel periodo di riferimento di tale relazione, si \u00e8 assistito allo scioglimento di quattro amministrazioni comunali per infiltrazione mafiosa: parliamo dei consigli comunali di Delianuova e Siderno in provincia di Reggio Calabria, e quelli di Casabona e Crucoli in provincia di Crotone. (Per avere un riepilogo degli scioglimenti in Calabria cliccare <a href=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Riepilogo-Calabria.pdf\"><strong>qui<\/strong><\/a>). Tutto ci\u00f2 d\u00e0 conto di quanto l\u2019attenzione degli investigatori debba continuare a rivolgersi verso quell\u2019<strong>area grigia,<\/strong> quello spazio di sovrapposizione tra i sodalizi criminali e ambienti non solo istituzionali, ma anche imprenditoriali, funzionali alle diverse esigenze delle cosche.<\/p>\n<p><strong>COSA NOSTRA <\/strong><em>(pp. 59-144). <\/em>Dal punto di vista strutturale, in continuit\u00e0 con le ultime annate, si riscontra <strong>uno stato generale di crisi.<\/strong> A dimostrarlo \u00e8 anche il risultato dell\u2019importante operazione denominata <strong><em>\u201cCupola 2.0\u201d<\/em><\/strong> del <strong>4 dicembre 2018<\/strong>, che ha impedito il tentativo di Cosa nostra palermitana di riorganizzare la commissione provinciale, mai pi\u00f9 riunita dall\u2019arresto di Salvatore Riina del 1993. Sulla relazione viene scritto come gi\u00e0 da tempo Cosa nostra \u2013 a causa dell\u2019assenza di un organismo di direzione \u2013 stava attraversando una lunga fase di transizione e che la morte di Riina avrebbe aperto una nuova fase, quella della successione, caratterizzata da grosse problematiche legate ai nuovi rapporti di forza. \u00c8 da osservare che, anche se il tentativo di ricostruzione della cupola non ha avuto successo grazie alla pronta attivit\u00e0 di contrasto, le risultanze investigative confermano \u201cla consapevolezza degli associati del fatto che uno dei punti di forza di Cosa nostra \u00e8 quello di essere <strong>un\u2019organizzazione strutturata, ben radicata sul territorio, unitaria e verticistica\u201d<\/strong>. Difatti, nonostante si sia fortemente ridimensionata rispetto al passato &#8211; perch\u00e9 raggiunta da importanti attivit\u00e0 di sequestro e confisca dei beni \u2013 le numerose attivit\u00e0 info-investigative delineano la presenza di un\u2019organizzazione ancora dotata di un forte dinamismo e di una certa potenzialit\u00e0 offensiva, e dunque in grado di muoversi sia attraverso<strong> il controllo del territorio nelle aree tradizionali<\/strong>, sia attraverso <strong>l\u2019infiltrazione<\/strong> <strong>negli ambienti imprenditoriali e finanziari al fine di riciclare il denaro illecito e accaparrarsi appalti. <\/strong>In genere, Cosa nostra si infiltra negli appalti pubblici facendo ricorso<strong> a societ\u00e0 di comodo intestate fittiziamente a terzi o a imprese compiacenti. <\/strong>L\u2019infiltrazione mafiosa negli appalti pubblici avviene, in genere, attraverso turbative di gare d\u2019appalto, ma sempre pi\u00f9 frequentemente anche nella fase esecutiva dei lavori, attraverso l\u2019imposizione di sub-appalti o della fornitura di materie prime e manodopera, imponendo alle ditte aggiudicatarie il pagamento di una somma di denaro al fine di garantirsi l\u2019esecuzione dei lavori. Soprattutto nel settore dei collegamenti marittimi e nel settore dei rifiuti, si registra sempre pi\u00f9 frequentemente il ricorso ad affidamenti diretti senza gara ad opera degli enti pubblici, giustificati da presunte circostanze di urgenza e necessit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>La<\/strong> <strong>strategia della sommersione e il metodo collusivo-corruttivo. <\/strong>Oggi Cosa nostra cerca di evitare gesti eclatanti al fine di perseguire meglio i propri scopi e acquisire consenso sociale. Questa strategia sta consentendo la subdola <strong>infiltrazione nel tessuto sociale, economico ed istituzionale<\/strong> del paese, che comunque non sarebbe possibile senza un diffuso clientelismo e senza la presenza di un tessuto sociale corruttibile. Soprattutto a livello locale, Cosa nostra continua a manifestare, assieme alle tradizionali forme di coercizione e di controllo del territorio, una <strong>propensione ad infiltrarsi negli apparati locali politico-amministrativi al fine di interferire sul<\/strong> <strong>funzionamento della pubblica amministrazione<\/strong> in quei settori dove transitano ingenti somme di denaro, come quelli della <strong>sanit\u00e0, dei rifiuti e dei trasporti marittimi,<\/strong> quest\u2019ultimo destinatario di ingenti finanziamenti pubblici anche comunitari. A tal proposito, nella relazione \u00e8 possibile leggere che \u201canche nel semestre in esame si sono registrati danneggiamenti e atti intimidatori nei confronti di amministrazioni locali e loro rappresentanti, come sindaci, comandanti della polizia municipale, amministratori giudiziari di aziende confiscate alla criminalit\u00e0 mafiosa, direttori di consorzi di bonifica e sindacalisti tramite incendi e danneggiamenti, lettere minatorie, rinvenimenti di cartucce e teste di animale\u201d. In particolare, per il semestre in esame, si segnalano, a seguito dello <strong>scioglimento degli Enti locali<\/strong>, le gestioni commissariali di Corleone, Palazzo Adriano e Borgetto in provincia di Palermo; Castelvetrano in provincia di Trapani; San Biagio Platani e Camastra in provincia di Agrigento; Bompensiere in provincia di Caltanissetta; Trecastagni in provincia di Catania; e Vittoria in provincia di Ragusa. All\u2019inizio del 2019 si sono registrati lo scioglimento di Pachino, Mistretta e San Cataldo (per avere un riepilogo degli scioglimenti in Sicilia cliccare <a href=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Riepilogo-Sicilia.pdf\"><strong>qui<\/strong><\/a>).<\/p>\n<p><strong>Settori di attivit\u00e0.<\/strong> Storicamente Cosa nostra controlla <strong>l\u2019edilizia, la produzione di cemento, il movimento terra, l\u2019attivit\u00e0 estrattiva e il settore agro-silvo-pastorale. <\/strong>Per quest\u2019ultimo, si fa riferimento alla c.d. <strong>\u201cagromafia<\/strong>\u201d, che continua a manifestarsi attraverso reiterate vessazioni nei confronti dei proprietari terrieri e conduttori di fondi agricoli, attraverso estorsioni e intimidazioni ai danni degli imprenditori agricoli e l\u2019imposizione dei prezzi. Nella relazione si legge come \u201c\u00e8 concreto il rischio di infiltrazione anche nella concessione di terreni demaniali per uso pascolo, al fine di ottenere contributi pubblici\u201d. A tal proposito, si segnala l\u2019adozione a livello regionale del <strong>Protocollo della legalit\u00e0<\/strong> sottoscritto a Palermo il 26 settembre 2016 dai prefetti delle province siciliane al fine di evitare tentativi di ingerenza criminale nelle concessioni amministrative ed incrementare gli sforzi diretti alla diffusione della cultura della legalit\u00e0 a tutela e garanzia dei cittadini. Accanto a questi settori, Cosa nostra ha saputo infiltrarsi anche nel settore della <strong>grande distribuzione alimentare, nel settore turistico alberghiero, nel settore delle scommesse e del gioco on-line <\/strong>(si segnala l\u2019importante <strong>operazione <em>\u201cGame Over\u201d<\/em><\/strong> del <strong>febbraio 2018<\/strong>),<strong> nell\u2019industria manufatturiera, nel ciclo dei rifiuti, negli investimenti immobiliari, nei lavori connessi alla realizzazione degli impianti di energia da fonte rinnovabile e in tutti quei settori che usufruiscono di fondi statali e comunitari.<\/strong> Una importante testimonianza di tutto questo \u00e8 l\u2019affarismo riconducibile al noto latitante <strong>Matteo Messina Denaro,<\/strong> per il quale la DIA ha consentito l\u2019adozione di numerosi provvedimenti emessi nei confronti di prestanome o soggetti con accertati rapporti con lo stesso, fra i quali la pi\u00f9 recente confisca (nel 2018) di una societ\u00e0 riconducibile ad un imprenditore gi\u00e0 attivo nel settore turistico-alberghiero e in quello delle autovetture. Per quanto concerne i tradizionali <strong>settori prettamente criminali<\/strong>, emergono da sempre quello del <strong>racket, dell\u2019usura, e del traffico di stupefacenti<\/strong>. Giusto nell\u2019<strong>ottobre del 2018<\/strong> la DIA, nell\u2019ambito dell\u2019operazione <strong><em>\u201cPars Iniqua\u201d<\/em><\/strong> ha individuato a Partinico (PA) una grossa piantagione di Marijuana e un sito adibito all\u2019essiccazione e stoccaggio dello stupefacente. Merita di essere citata anche l\u2019operazione <em>\u201c<strong>Lampedusa\u201d<\/strong><\/em><strong> del novembre 2018 <\/strong>nei confronti di un\u2019associazione a delinquere che si approvvigionava della sostanza stupefacente in Calabria allo scopo di rifornire le piazze di spaccio in Sicilia.<\/p>\n<p><strong>CAMORRA<\/strong> <em>(pp. 146-202)<\/em>. Le dinamiche criminali della Camorra continuano ad essere molto complesse. Nel territorio viene rilevata la coesistenza di gruppi diversi per struttura e scelte operative. Accanto ai sodalizi minori, che operano attraverso <strong>l\u2019uso della violenza<\/strong>, vi sono storiche e strutturate organizzazioni sempre pi\u00f9 proiettate ad <strong>estendere il loro raggio d\u2019azione e ad infiltrarsi silentemente nel mondo imprenditoriale, della politica e della pubblica amministrazione.<\/strong> Difatti, le pi\u00f9 recenti indagini smentiscono la rappresentazione della camorra come un\u2019organizzazione formata da piccoli gruppi che si contrappongono tra loro dando vita a faide, e definiscono invece il \u201c<strong>sistema camorra<\/strong>\u201d come <strong>un insieme di \u201csottosistemi\u201d <\/strong>ognuno dei quali \u00e8 costituito da sodalizi che \u2013 nella continua ricerca di nuovi metodi di controllo del territorio &#8211; evita di contrapporsi allo stato tramandandosi da generazioni il potere criminale. Tuttavia, \u201cla perdurante vitalit\u00e0 della Camorra, \u00e8 garantita non solo da una asfissiante infiltrazione sociale, ma anche dalle <strong>connivenze dei c.d.<\/strong> <strong>colletti bianchi<\/strong>, ai quali \u00e8 demandato anche il compito di occultare i tesori dei clan\u201d. Indicativa in proposito \u00e8 <strong>l\u2019operazione<em> \u201cSnake\u201d<\/em> <\/strong>conclusa nel mese di<strong> dicembre 2018 <\/strong>dalla DIA di Napoli e dalla Guardia di Finanza che ha fatto luce sull\u2019esistenza di un\u2019organizzazione capeggiata da un imprenditore che importava dalla Colombia ingenti quantitativi di stupefacenti per conto di alcuni clan camorristici.<\/p>\n<p><strong>Settori di attivit\u00e0. <\/strong>La principale attivit\u00e0 criminale della camorra rimane<strong> il traffico degli stupefacenti,<\/strong> riscontrabile soprattutto nei centri storici delle citt\u00e0 di <strong>Napoli, Avellino e Caserta<\/strong>. Dalle indagini risulta che i pi\u00f9 strutturati gruppi camorristici \u2013 primi fra tutti i <strong>Casalesi<\/strong> &#8211; sono dotati anche di una <strong>spiccata vocazione imprenditoriale nell\u2019economia legale<\/strong>, che coniuga finalit\u00e0 di <strong>riciclaggio alla produzione di ulteriori profitt<\/strong>i. Quest\u2019ultima avviene o attraverso la partecipazione in imprese sane, o operando direttamente con proprie ditte di riferimento. Nel caso del <strong>settore del gioco d\u2019azzardo,<\/strong> ad esempio, si \u00e8 riscontrata \u201cla presenza di una rete di imprese collegate tra loro che si occupano dell\u2019istallazione e della manutenzione delle Slot machine e della gestione delle sale e dei servizi di ristorazione\u201d. I rapporti che legano il mondo imprenditoriale con i gruppi criminali trovano recente conferma in un <strong>provvedimento cautelare emesso il 2 ottobre 2018<\/strong> a conclusione di un\u2019indagine in cui \u00e8 stato coinvolto un <strong>imprenditore contiguo ai Casalesi<\/strong>, grazie ai quali si sarebbe aggiudicato diversi appalti pubblici, in cambio del sistematico versamento di una quota degli importi e dell\u2019appoggio ai latitanti. Da decenni la camorra ha esportato i suoi sistemi criminali anche fuori dalla regione. Per ragioni di vicinanza geografica, una delle aree dove le indagini hanno rilevato maggiore migrazione di clan camorristici \u00e8 il <strong>Lazio<\/strong>, principalmente a <strong>Roma<\/strong> e nel <strong>Sud pontino<\/strong>, dove il <strong>Mercato Ortofrutticolo di Fondi (MOF)<\/strong> costituisce il pi\u00f9 importante punto di interesse e nodo di connessione con le attivit\u00e0 criminali di Cosa nostra. Si segnala la recente <strong>operazione \u201c<em>Aleppo\u201d <\/em><\/strong>che ha portato all\u2019arresto di sei soggetti dislocati tra Fondi, Terracina e Mondragone, e al sequestro di una societ\u00e0 di trasporto di derrate alimentari, operante all\u2019interno del Mercato. Nell\u2019indagine \u00e8 stata coinvolta la famiglia D\u2019Alterio, originaria del sud pontino e contigua al clan camorristici casertani, che ha creato un monopolio di fatto sui trasporti \u201cda e per\u201d il MOF, imponendo anche una vera e propria tassa sui movimenti effettuati dalle altre ditte di trasporto.<\/p>\n<p><strong>MAFIE PUGLIESI<\/strong>\u00a0<em>(pp. 203-262)<\/em>. In riferimento alla Puglia, si riscontra una <strong>pluralit\u00e0 di organizzazioni<\/strong> che consentono di parlare di <strong>mafie<\/strong> e non di mafia. Questo dipende dalla conformazione territoriale della regione che, non avendo mai avuto una organizzazione criminale unita, si \u00e8 andata frastagliando secondo la posizione geografica. Nella provincia di Foggia, operano la c.d. \u201cSociet\u00e0 foggiana\u201d, \u201cla mafia garganica\u201d e la \u201cmafia cerignolana\u201d; nella provincia di Bari, \u201cla camorra barese\u201d; e nel Salento \u201cla sacra corona unita\u201d. <strong>Tutte le mafie pugliesi risultano particolarmente aggressive<\/strong>: il diffuso e sistematico ritrovamento di armi appartenenti alle singole cosche, parallelamente agli svariati fatti di sangue, conferma il potenziale militare delle cosche che non si fanno scrupoli a sparare anche di giorno. Il ricorso all\u2019intimidazione anche nei confronti dei funzionari dello stato \u00e8 anche sintomo di un\u2019insofferenza nei confronti delle istituzioni: \u201csembra ripetersi in Puglia l\u2019evoluzione gi\u00e0 sperimentata dalle mafie storiche in altre regioni del meridione, con fasi di affermazione di una \u201cgiurisdizione territoriale\u201d alternativa, che passa attraverso forme di assoggettamento, di omert\u00e0, e pi\u00f9 in generale, di devianza sociale\u201d.<\/p>\n<p><strong>Settori di attivit\u00e0.<\/strong> Nella tendenziale disomogeneit\u00e0 che contraddistingue i gruppi operanti nelle province, si <strong>registra a fattor comune una elevata specializzazione nel traffico di sostanze stupefacenti e in quello delle armi<\/strong>. In questi due settori le mafie pugliesi hanno dimostrato un\u2019alta capacit\u00e0 di confrontarsi con le altre organizzazioni mafiose pi\u00f9 strutturate. Nel narcotraffico, i collegamenti con le <strong>compagini criminali albanesi<\/strong> continuano ad essere attestati dalle numerose operazioni che documentano un flusso costante di stupefacenti tra l\u2019Italia e l\u2019Albania, primo paese al mondo produttrice di Marijuana e territorio di transito dell\u2019eroina proveniente dall\u2019Asia. Emblematica, a tal riguardo, \u00e8<strong> l\u2019operazione <em>\u201cDrug Boat\u201d<\/em><\/strong> che, \u201cnell\u2019evidenziare rilevanti risorse finanziarie e strumentali impiegate dal clan Velluto in una estesa attivit\u00e0 di commercio di droga anche a livello transnazionale, ne ha messo in luce un ruolo attivo nella pianificazione e nella realizzazione dei traffici di droga direttamente in Albania\u201d. I flussi illegali provenienti dall\u2019area balcanica, alimentano anche <strong>l\u2019approdo di clandestini. <\/strong>Oltre a questa proiezione verso l\u2019estero, il \u201ccambiamento di passo\u201d dei pi\u00f9 consolidati gruppi pugliesi si registra anche attraverso<strong> il reinvestimento dei guadagni illeciti nell\u2019economia legale. <\/strong>Le cosche pugliesi, difatti, risultano in grado, al pari delle altre mafie, di utilizzare i canali finanziari internazionali. Nell\u2019ambito di questa strategia, i clan stanno rivolgendo le proprie mire, oltre che nei pi\u00f9 tradizionali settori (<strong>azzardo, rifiuti, edilizia, trasporto, e turistico-alberghiero<\/strong>), anche verso il <strong>settore agricolo<\/strong>, sfruttando sia il lavoro nero che le sovvenzioni pubbliche. In questo ultimo comparto, si registra ancora la piaga del <strong>caporalato<\/strong>, problematica alimentata in parte anche dall\u2019economia locale che non esita a sfruttare la manodopera clandestina a basso costo, \u201ccosa che impone una riflessione sulla necessit\u00e0 di ripristinare la filiera etica di certificazione del lavoro\u201d. Le attivit\u00e0 investigative dimostrano come anche in diverse localit\u00e0 pugliesi si sia radicata un\u2019<strong>area grigia<\/strong> in cui si incontrano interessi mafiosi, imprenditori, liberi professionisti e apparati della pubblica amministrazione. Emblematico quanto accaduto nel mese di settembre 2018 a Lecce, dove la Guardia di Finanza ha disarticolato un\u2019associazione per delinquere (composta da criminali, politici, dirigenti, funzionari e dipendenti pubblici) finalizzata a condotte illecite tra cui <strong>corruzione elettorale, abuso d\u2019ufficio, peculato e falso ideologico<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>MAFIE STRANIERE CHE OPERANO IN ITALIA.<\/strong>\u00a0I gruppi stranieri che operano in Italia interagiscono con le mafie italiane attraverso modalit\u00e0 differenti a seconda del territorio nel quale queste si inseriscono: se nel sud del paese operano con l\u2019assenso delle organizzazioni italiane, nel nord agiscono in maniera molto pi\u00f9 autonoma. Il carattere multietnico dell\u2019operativit\u00e0 della gran parte di questi gruppi, a livello investigativo-giudiziario fa avvertire l\u2019esigenza di ricorrere a <strong>procedure di proficua cooperazione tra le forze di polizia dei paesi interessati<\/strong>, con l\u2019utilizzo di strumenti di contrasto comuni, che possono rendere pi\u00f9 omogenea ed efficace la lotta alla criminalit\u00e0 transnazionale. In proposito si cita la recente e virtuosa esperienza degli apparati investigativi della DIA, <strong>l\u2019operazione <em>\u201cShefi\u201d,<\/em> conclusa nel marzo 2018 <\/strong>dal Centro operativo di Bari grazie allo sforzo congiunto di una squadra investigativa comune composta da funzionari italiani ed albanesi.<\/p>\n<p><strong>Settori di attivit\u00e0.<\/strong> Le attivit\u00e0 censite dalle inchieste giudiziarie offrono uno spaccato delle potenzialit\u00e0 operative di una criminalit\u00e0 straniera sempre pi\u00f9 integrata, in grado di gestire efficacemente le filiere illecite. I settori maggiormente remunerativi per le organizzazioni straniere restano immutati rispetto alle precedenti annate:<strong> traffico internazionale di stupefacenti <\/strong>(specialmente <strong>eroina<\/strong> e <strong>cocaina<\/strong>, che restano a <strong>fortissima connotazione transnazionale<\/strong>, nonch\u00e9 il principale interesse dei gruppi criminali albanesi, marocchini e nigeriani)<strong>, traffico di armi, reati concernenti l\u2019immigrazione clandestina connessi allo sfruttamento della prostituzione e al lavoro nero, la tratta degli esseri umani, e la contraffazione dei marchi. <\/strong><\/p>\n<p>Le principali organizzazioni criminali straniere presenti sul territorio italiano risultano essere <strong>la criminalit\u00e0 albanese, cinese, romena, quella proveniente dall\u2019est Europa, quella sudamericana, nord-centro-africana, e nigeriana. <\/strong><\/p>\n<p>La <strong>criminalit\u00e0 albanese <\/strong>continua ad apparire <strong>tra le pi\u00f9 pericolose in quanto risulta particolarmente abile a intessere proficue reti relazionali.<\/strong> La presenza capillare di questa criminalit\u00e0 \u00e8 caratterizzata da <strong>forme associative ben strutturate in sodalizi e gruppi,<\/strong> composte da nuclei che si raccordano direttamente a propri referenti presenti in Albania. Il carattere della transnazionalit\u00e0 delle attivit\u00e0 delittuose perpetrate dalla mafia albanese, la molteplicit\u00e0 degli ambiti illeciti verso i quali \u00e8 interessata, e l\u2019enorme disponibilit\u00e0 di armi e di risorse economico-finanziarie, sono tutti elementi che l\u2019hanno resa tra le forme delinquenziali pi\u00f9 aggressive e maggiormente in grado di concretizzare proficui rapporti con altre organizzazioni criminali.<\/p>\n<p><strong>La criminalit\u00e0 cinese, <\/strong>sulla base di controlli effettuati dalle forze di Polizia all\u2019interno di laboratori ed esercizi di confezione<strong>, <\/strong>risulta presente principalmente in <strong>Toscana, Piemonte, Lombardia, Veneto e in Emilia Romagna.<\/strong> Questa forma di criminalit\u00e0 concentra le sue attivit\u00e0 delinquenziali prevalentemente nel settore dell\u2019immigrazione clandestina connessa al lavoro nero, in quello del <strong>traffico di droga<\/strong> (in particolare lo smercio della \u201cShaboo\u201d, droga molto diffusa tra i giovani cinesi), nel settore della <strong>contraffazione dei marchi <\/strong>e in quello della <strong>prostituzione<\/strong>. Quest\u2019ultimo, come sottolineato nella relazione, sta mostrando \u201csegnali evolutivi, con confini territoriali e culturali ampliati: il mercato non \u00e8 pi\u00f9 solo circoscritto in casa o all\u2019interno di centri massaggi a favore di una clientela principalmente cinese, ma estende l\u2019offerta ad una platea pi\u00f9 vasta secondo nuovi modelli operativi basati sull\u2019interazione tra prostitute ed intermediari. Le prime, infatti, esercitano l\u2019attivit\u00e0 senza particolari vincoli e senza subire violenze, i secondi ricevono la percentuale sull\u2019importo della prestazione per il solo impegno profuso nella ricerca di potenziali clienti\u201d.<\/p>\n<p>La <strong>criminalit\u00e0 romena<\/strong>, in continuit\u00e0 con i precedenti semestri, continua a prediligere i <strong>traffici delle sostanze stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, caporalato e i reati contro il patrimonio.<\/strong> Questi gruppi tendono ad agire in maniera autonoma, anche se negli ultimi anni sono molte le risultanze investigative che ne hanno evidenziato l\u2019operativit\u00e0 in concorso con italiani, turchi e albanesi.<\/p>\n<p><strong>La criminalit\u00e0 est-europea. <\/strong>Nel periodo in esame, come in passato, continua ad emergere la spiccata propensione per i gruppi criminali originari dei paesi dell\u2019ex Unione Sovietica verso le attivit\u00e0 illecite riguardanti i <strong>reati contro il patrimonio, traffico di droga <\/strong>(principalmente hashish)<strong>, sfruttamento della prostituzione, furti di rame e furti in appartamenti<\/strong> (soprattutto da parte dei cittadini provenienti dalla Bulgaria e dalla Georgia) attraverso la tecnica del \u201clockpicking\u201d. Per quanto riguarda il settore dello sfruttamento della prostituzione, risulta di non poco conto l\u2019interesse delle consorterie criminali in esame nel privilegiare il reclutamento di donne di nazionalit\u00e0 moldava, lettone, estone e bielorussa, per l\u2019avviamento della prostituzione in strada o nei locali notturni della riviera romagnola, spesso affidandole a cellule che operano congiuntamente a gruppi criminali locali o di altra nazionalit\u00e0 extra-europea.<\/p>\n<p>In riferimento alla<strong> criminalit\u00e0 sudamericana, <\/strong>non si sono registrate per il semestre in esame variazioni nella composizione dei diversi gruppi criminali, che continuano a delinquere cercando guadagni attraverso <strong>traffico di droga<\/strong> (cocaina), <strong>prostituzione<\/strong> e <strong>reati contro il patrimonio. <\/strong>Permane la pericolosit\u00e0 delle gang dei <em>latinos<\/em> e dei c.d. <em>panidillas<\/em>, diffuse soprattutto a <strong>Genova e Milano<\/strong>, composte prevalentemente da giovani di origine ecuadoriana e peruviana &#8211; accomunati il pi\u00f9 delle volte da problemi di inserimento nel tessuto sociale \u2013 che si dedicano ad attivit\u00e0 di spaccio, scippi e piccole rapine.<\/p>\n<p>La<strong> criminalit\u00e0 Nord-centro africana<\/strong> continua a mostrare una spiccata vocazione al <strong>traffico di sostanze<\/strong> stupefacenti spesso interagendo con italiani e gruppi di altra nazionalit\u00e0. Al fine di primeggiare nelle aree di spaccio, tali gruppi utilizzano metodi violenti funzionali all\u2019affermazione della propria autonomia. Nel semestre in esame, \u00e8 emerso come elemento innovativo che la criminalit\u00e0 nord-centro africana sta divenendo operativa anche nel settore delle <strong>estorsioni<\/strong> e del <strong>caporalato<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>La criminalit\u00e0 nigeriana<\/strong> <em>(pp. 506- 521)<\/em>, per la quale la presente relazione ha dedicato un focus a parte con l\u2019obbiettivo di conoscerne meglio i tratti e quindi valutarne la potenzialit\u00e0 criminale, si \u00e8 sviluppata soprattutto nelle <strong>regioni del nord Italia<\/strong> <strong>sfruttando i flussi migratori<\/strong> (i dati relativi alla presenza nigeriana in Italia sono disponibili nel <a href=\"https:\/\/www.lavoro.gov.it\/documenti-e-norme\/studi-e-statistiche\/Documents\/Rapporto%20annuale%20sulle%20Comunicazioni%20Obbligatorie%202018\/Rapporto-annuale-CO-2018.pdf\"><strong>Rapporto annuale<\/strong><\/a> elaborato per il 2018 dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali). <strong>Lo spiccato associazionismo, il vincolo omertoso tra gli associati, e il timore infuso nelle vittime<\/strong>, sono tratti che hanno fatto luce su un <em>modus operandi<\/em> molto simile a quello delle mafie italiane. Basti pensare che l\u2019accesso al gruppo, gestito e disciplinato dai vertici, prevede un vero e proprio <strong>rito di affiliazione <\/strong>e l\u2019obbligo al finanziamento della confraternita. Il continuo <strong>ricorso alla violenza<\/strong> \u00e8 funzionale ad assicurare ordine e coesione interna, scoraggiare eventuali spinte autonomistiche dei gruppi interni e punire coloro che disobbediscono alle regole dell\u2019organizzazione. Le principali attivit\u00e0 dei gruppi criminali nigeriani sono la <strong>tratta degli esseri umani<\/strong> e <strong>il traffico di stupefacenti<\/strong>. All\u2019interno della tratta degli esseri umani, si inserisce il sistematico <strong>sfruttamento della prostituzione<\/strong>, attivit\u00e0 criminale che viene controllata in ogni singola fase, dal reclutamento delle donne fino alla messa su strada. Nel corso degli ultimi anni, numerose sono le attivit\u00e0 di indagine che hanno dato conto di questo tipo di fenomeno. In questa sede si richiama <strong>l\u2019operazione <em>\u201cTrafficking\u201d<\/em>, eseguita dalla polizia di stato a Palermo nel marzo 2018<\/strong>, che ha permesso di disarticolare una organizzazione dedita allo sfruttamento della prostituzione di giovani donne, schiavizzate e costrette a prostituirsi. Per quanto riguarda il traffico degli stupefacenti, le attivit\u00e0 di indagine hanno permesso di accertare l\u2019esistenza di una <strong>struttura reticolare distribuita in moltissimi paesi,<\/strong> grazie alla quale i nigeriani riescono a garantirsi l\u2019acquisto di stupefacenti nei luoghi di produzione. <strong>La droga viene poi portata in Italia per via aerea, marittima o terrestre<\/strong>, attraverso la particolare tecnica di trasporto \u201ca grappolo\u201d o \u201ca pioggia\u201d, che coinvolge un elevato numero di corrieri &#8211; ingoiatori di ovuli o occidentali incensurati \u2013 che utilizzano rotte differenziate cos\u00ec da limitare le perdite in caso di arresto di un corriere. Le aree maggiormente interessate al flusso degli stupefacenti sono la <strong>provincia di Caserta e Palermo, <\/strong>mentre nel nord abbiamo il <strong>Veneto, la Lombardia, il Piemonte e l\u2019Emilia Romagna. <\/strong> Per ultimo, importante sottolineare che la <strong>mafia nigeriana spesso si avvale della criminalit\u00e0 italiana<\/strong>, sfruttata come manovalanza con il compito di tagliare e spacciare la droga importata dall\u2019estero, oppure come corrieri nell\u2019ambito dei territori cittadini.<\/p>\n<p><strong>CONCLUSIONI.<\/strong>\u00a0Si mette in evidenza la capacit\u00e0 delle organizzazioni criminali non solo di infiltrarsi nell\u2019economia, ma anche di saper gestire e modulare i propri investimenti a seconda della realt\u00e0 economico-sociale nella quale si inseriscono e delle prospettive che pu\u00f2 offrire. I \u201c<strong>reati spia<\/strong>\u201d per eccellenza della presenza mafiosa sul territorio nazionale restano confermati <strong>il traffico e lo spaccio di stupefacenti, l\u2019estorsione e l\u2019usura. <\/strong>Questi ultimi generano un forte afflusso di denaro contante, con la conseguente necessit\u00e0 di reimpiegare questi capitali che, al netto dei costi sostenuti per essere riciclati, una volta immessi nel circuito legale impongono un cambio di prospettiva alla strategia mafiosa: \u00e8 questo il vero momento di cesura tra la \u201c<strong>vecchia mafia<\/strong>\u201d e la \u201c<strong>nuova mafia<\/strong>\u201d imprenditrice, che adotta modelli manageriali per la gestione delle risorse e che crea vere e proprie reti al fine di accumulare <strong>capitale sociale<\/strong> composto da professionisti, burocrati, politici, imprenditori, e tutti quei soggetti in grado di facilitare il riciclaggio e di gestire le operazioni internazionali. Si tratta di un capitale relazionale composito &#8211; che costituisce <strong>l\u2019area grigia &#8211; <\/strong>dove gli affari leciti e illeciti tendono a fondersi anche attraverso la corruzione dei pubblici funzionari. Questa compenetrazione nell\u2019economia \u00e8 divenuta una caratteristica comune a tutte le organizzazioni criminali, anche se la \u2018ndrangheta riesce a proiettarsi all\u2019estero e fuori regione con maggior vigore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>(a cura di <strong>Sara Giovannelli<\/strong>, studentessa del Master APC dell&#8217;Universit\u00e0 di Pisa)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PREMESSA. 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