{"id":34238,"date":"2019-09-02T16:51:14","date_gmt":"2019-09-02T14:51:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/?page_id=34238"},"modified":"2019-09-02T16:51:14","modified_gmt":"2019-09-02T14:51:14","slug":"audizione-del-ministro-dellambiente-presso-la-commissione-sul-ciclo-dei-rifiuti-xviii-legislatura-31-gennaio-2019","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/osservatorio-parlamentare\/attivita-dinchiesta\/le-commissioni-di-inchiesta-nella-xviii-legislatura\/quadro-generale-dellattivita-nella-xviii-legislatura\/audizione-del-ministro-dellambiente-presso-la-commissione-sul-ciclo-dei-rifiuti-xviii-legislatura-31-gennaio-2019\/","title":{"rendered":"Audizione del Ministro dell&#8217;Ambiente presso la Commissione sul ciclo dei rifiuti &#8211; XVIII Legislatura (31 gennaio 2019)"},"content":{"rendered":"<p><strong>PREMESSA. <\/strong>La Commissione d\u2019inchiesta sulle attivit\u00e0 illecite connesse al ciclo dei rifiuti ha dedicato la <a href=\"http:\/\/documenti.camera.it\/leg18\/resoconti\/commissioni\/stenografici\/pdf\/39\/audiz2\/audizione\/2019\/01\/31\/leg.18.stencomm.data20190131.U1.com39.audiz2.audizione.0011.pdf\"><strong>seduta del 31 gennaio 2019<\/strong><\/a> all\u2019audizione del Ministro dell\u2019Ambiente Sergio Costa. L\u2019audizione in oggetto non si sofferma su un focus specifico, bens\u00ec tratta diverse tematiche in questa sede sintetizzate (<a href=\"https:\/\/webtv.camera.it\/evento\/13659\"><strong>video completo dell\u2019audizione<\/strong><\/a>).<\/p>\n<p><strong>L\u2019ottimizzazione delle procedure di bonifica dei Siti di Interesse Nazionale (SIN) e dei Siti di Interesse Regionale (SIR). <\/strong>Il Ministero dell\u2019Ambiente, ai sensi dell\u2019articolo 252 del <strong>Codice dell\u2019ambiente<\/strong> (<a href=\"http:\/\/www.normattiva.it\/uri-res\/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2006-04-03;152!vig=\"><strong>D.Lgs. 152\/2006<\/strong><\/a>), ha competenza a individuare con proprio decreto &#8211; e d\u2019intesa con le Regioni interessate &#8211; i SIN ai fini della successiva bonifica, perimetrare i terreni che verranno ricompresi nell\u2019area SIN e, ove sia possibile risalirvi, a individuare anche i responsabili dell\u2019inquinamento. Attualmente la vigilanza del Ministero si esplica su <a href=\"https:\/\/www.minambiente.it\/bonifiche\/documentazione-sin\"><strong>41 siti<\/strong><\/a>, ivi compreso <strong>l\u2019officina grandi riparazioni ETR di Bologna<\/strong>, che \u00e8 stato perimetrato con decreto direttoriale del settembre del 2018. La complessit\u00e0 procedurale delle attivit\u00e0 di bonifica dei <strong>SIN <\/strong>\u2013 problematica gi\u00e0 emersa nell\u2019ambito dei <a href=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/osservatorio-parlamentare\/attivita-dinchiesta\/attivita-dinchiesta-xvii\/commissione-bicamerale-sul-ciclo-dei-rifiuti\/commissione-rifiuti-quadro-generale-dellattivita\/\"><strong>lavori della precedente commissione<\/strong><\/a> \u2013 fa sorgere la necessit\u00e0 di avviare un processo di razionalizzazione, ottimizzazione e potenziamento dei procedimenti amministrativi, anche al fine di rendere incisiva l\u2019attivit\u00e0 di vigilanza e di controllo. Per questo, il Ministro ha dichiarato di aver iniziato un lavoro di <strong>standardizzazione e tipizzazione<\/strong> dei procedimenti attraverso la<strong> formalizzazione di istruzioni operative interne<\/strong>, l\u2019<strong>utilizzo di strumenti di informatizzazione <\/strong>e la <strong>definizione di protocolli operativi di natura tecnica<\/strong>. In ordine ai <strong>SIR<\/strong>, (al momento sono <a href=\"https:\/\/www.minambiente.it\/bonifiche\/regionali\"><strong>7 quelli monitorati<\/strong><\/a>), il Ministero dell\u2019Ambiente sta costruendo un <strong>sistema di affiancamento<\/strong> a quelle Regioni \u201cche hanno necessit\u00e0, urgenze o intenzione di affrontare di petto questa vicenda dei siti di interesse regionale e magari hanno qualche difficolt\u00e0\u201d. Si tratta, in particolare, di mettere a disposizione di tutti i Presidenti delle Regioni una <strong><em>task force<\/em> di tecnici<\/strong>, delle strutture che affiancano il Ministero dell\u2019Ambiente, quale, ad esempio, l\u2019<strong>Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA<\/strong>). In aggiunta a questo, il Ministro Costa ha previsto &#8211; nell\u2019ambito dell\u2019approvazione dell\u2019ultima legge di bilancio (<a href=\"http:\/\/www.normattiva.it\/uri-res\/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-12-30;145!vig=\"><strong>L. 145\/2018<\/strong><\/a>) \u2013 l\u2019individuazione dei cosiddetti <strong>\u201csiti orfani\u201d<\/strong>, ovvero non una categoria parallela ai SIR e ai SIN, ma un \u201cgruppo\u201d di discariche delle quali si \u00e8 persa la conoscenza del responsabile: \u201cAvendo fatto una classificazione giuridica di questi, ed avendo quindi individuato cosa sono\u201d &#8211; sottolinea il Ministro &#8211; \u201csi \u00e8 potuto mettere un chip economico in bilancio e di conseguenza si pu\u00f2 finalmente agire. \u00c8 chiaro che chi agisce \u00e8 lo Stato, non pu\u00f2 agire nessun altro, perch\u00e9 ormai il principio del \u00abchi inquina paga\u00bb non \u00e8 applicabile, per\u00f2 almeno non vengono lasciate esposte alla fede pubblica\u201d.<\/p>\n<p><strong>I Criteri Ambientali Minimi (CAM).<\/strong> Un altro argomento oggetto di attenzione di questa audizione sono stati i <strong>Criteri Ambientali Minimi.<\/strong> Nell\u2019ambito della sua relazione, il Ministro ha toccato alcuni punti che tornano utili per comprendere la portata del suo lavoro in materia, che si pone come obbiettivo quello di rendere agevole la corretta applicazione dei CAM, ovverosia i \u201crequisiti ambientali definiti per le varie fasi del processo di acquisto, volti a individuare la <strong>soluzione progettuale<\/strong>, il <strong>prodotto<\/strong> o il <strong>servizio<\/strong> migliore sotto il profilo ambientale lungo il ciclo di vita, tenuto conto della disponibilit\u00e0 di mercato\u201d. L\u2019adozione di questi si inserisce nel <strong>Green Public Procurement<\/strong> <strong>(GPP)<\/strong>, cio\u00e8 \u201cl\u2019approccio in base al quale le amministrazioni pubbliche integrano i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale, attraverso la ricerca e la scelta dei risultati e delle soluzioni che hanno il minor impatto possibile sull\u2019ambiente lungo l\u2019intero ciclo di vita\u201d. Gli obbiettivi di tale approccio, introdotto in Italia con il <a href=\"https:\/\/www.minambiente.it\/sites\/default\/files\/archivio\/allegati\/GPP\/all.to_19_PAN_GPP_definitivo__21_12_2007.pdf\"><strong>Piano Nazionale d\u2019azione sul GPP<\/strong><\/a>, sono: la riduzione degli impatti ambientali, la tutela e il miglioramento della competitivit\u00e0 delle imprese, lo stimolo all\u2019innovazione e alla nuova tecnologia, la razionalizzazione della spesa pubblica, la diffusione di modelli di consumo e di acquisto sostenibili, l\u2019efficienza e il risparmio di risorse naturali, la riduzione dei rifiuti prodotti, e la riduzione di sostanze pericolose. Le difficolt\u00e0 applicative dei CAM, rendono urgente l\u2019avvio delle attivit\u00e0 previste dal progetto <a href=\"https:\/\/www.minambiente.it\/sites\/default\/files\/archivio\/allegati\/CReIAMO_PA\/v_estrattoprogettocreiamo_pa.pdf\"><strong>CReIAMO PA<\/strong><\/a> nell\u2019ambito del PON Governance relativo ai CAM. Inoltre, il Ministro segnala che \u00e8 stato rinnovato l&#8217;<a href=\"https:\/\/www.minambiente.it\/sites\/default\/files\/archivio\/allegati\/agenda_trasparente\/Micillo\/Accordo_Protocollato_Definitivo.pdf\"><strong>accordo con Unioncamere<\/strong><\/a> per promuovere un\u2019azione di informazione a livello territoriale, ed annuncia che ha siglato un altro <a href=\"https:\/\/www.anticorruzione.it\/portal\/rest\/jcr\/repository\/collaboration\/Digital%20Assets\/anacdocs\/Attivita\/ProtocolliIntesa\/2019\/AccordoANAC-MATTM21.3.19.pdf\"><strong>accordo con l\u2019ANAC<\/strong><\/a> per avere il controllo degli appalti statali e regionali.<\/p>\n<p><strong>La gestione dei fanghi di depurazione delle acque reflue in agricoltura. <\/strong>La disciplina giuridica sullo smaltimento dei fanghi svolge una funzione importante per l\u2019efficienza del servizio di depurazione, che si configura come servizio di <strong>pubblica utilit\u00e0<\/strong>. Alcune Regioni hanno emanato specifici provvedimenti normativi, atti a disciplinare gli spandimenti dei fanghi in agricoltura, per\u00f2 non uniformemente tra loro. <strong>Mancano quindi a livello nazionale dei parametri unici da prendere a riferimento per valutare l\u2019idoneit\u00e0 di un fango rispetto al suo eventuale utilizzo nel mondo agricolo.<\/strong> In particolare, per i parametri non disciplinati a livello nazionale, la recente giurisprudenza \u2013 Corte di Cassazione nel 2011 e TAR Lombardia nel 2018 &#8211; ha individuato quale normativa di riferimento applicabile quella stabilita dalla tabella 1, allegato 5 del Titolo V, parte IV del Codice dell\u2019ambiente in materia di bonifiche dei terreni contaminati. Tale orientamento giurisprudenziale ha determinato il <strong>blocco dei conferimenti e degli spandimenti in tutta Italia<\/strong> creando una crisi di portata nazionale poich\u00e9 gli impianti di depurazione in funzione non hanno la capacit\u00e0 tecnica di produrre fanghi rientranti nei limiti indicati dal giudice. Si tratta di una questione pi\u00f9 volte sollevata da pi\u00f9 presidenti di Regione, che hanno rappresentato questo rischio di emergenza. Il Ministero dell\u2019Ambiente \u00e8 quindi intervenuto con il testo confluito nell\u2019<strong>articolo 41<\/strong> del <strong>\u201cdecreto Genova\u201d<\/strong> (<a href=\"http:\/\/www.normattiva.it\/uri-res\/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2018-09-28;109!vig=\"><strong>D.L. 109\/2018<\/strong><\/a>), che ha inteso <strong>superare il concetto emergenziale<\/strong>, riconducendo la gestione dei fanghi esclusivamente alle prescrizioni della pertinente normativa e introducendo al contempo parametri di riferimento. Ora, al fine di creare una norma che superi strutturalmente l\u2019emergenza, dopo il decreto, il Ministro Costa ha costituito in seno al dicastero da lui diretto un <strong>gruppo di lavoro <\/strong>per strutturare una norma ordinaria.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;<em>End of waste<\/em> e i falsi <em>end of waste<\/em>. <\/strong>La relazione del Ministro dell\u2019Ambiente tocca anche la tematica di estrema rilevanza (soprattutto per l\u2019economia circolare) dell\u2019<em>end of waste<\/em> &#8211; <strong>cessazione della qualifica di rifiuto<\/strong> &#8211; prevista dall\u2019articolo 184-<em>ter<\/em> del Codice dell\u2019ambiente. Secondo tale norma, \u201cun rifiuto cessa di essere tale quando \u00e8 stato sottoposto a operazioni di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo, che soddisfino <strong>determinati criteri<\/strong>, tra i quali in particolare l\u2019<strong>assenza di impatti complessivi negativi sull\u2019ambiente<\/strong>\u201d. Tali criteri vengono ricavati dalla disciplina comunitaria o, in mancanza di essa, sono fissati dal Ministero dell\u2019Ambiente con propri decreti, caso per caso, per specifiche tipologie di rifiuto, includendo anche eventuali valori limite. Sul tema, il Ministro Costa si pronuncia soprattutto al fine di rappresentare l\u2019emergenza che si \u00e8 determinata a seguito della nota <a href=\"https:\/\/www.giustizia-amministrativa.it\/portale\/pages\/istituzionale\/visualizza\/?nodeRef=&amp;schema=cds&amp;nrg=201701976&amp;nomeFile=201801229_11.html&amp;subDir=Provvedimenti\"><strong>sentenza del Consiglio di Stato n. 1229 del febbraio 2018<\/strong><\/a> con la quale \u00e8 stato<strong> negato alle Regioni il potere di declassificare il rifiuto in sede di autorizzazione<\/strong>, in ragione del fatto che la disciplina dei rifiuti ricade nella materia della \u201ctutela dell\u2019ambiente, dell\u2019ecosistema e dei beni culturali\u201d (art. 117, comma 2, lett. <em>s)<\/em>, Cost.), di competenza esclusiva dello Stato. Questa sentenza ha dunque rimesso in discussione le procedure di autorizzazioni regionali ai sensi dell\u2019articolo 208 del Codice dell\u2019ambiente per il riciclo di tutte le categorie di rifiuto che non siano gi\u00e0 contemplate da criteri <em>end of waste<\/em> nazionali o comunitari, ovvero non siano contenute nel <strong>Decreto ministeriale del 5 febbraio 1998<\/strong>, che stabilisce i parametri guida per circa 200 procedure di recupero e per altrettante tipologie di rifiuti. Tale elenco ministeriale viene utilizzato ormai da vent\u2019anni da Province e Regioni come testo di riferimento anche per valutare le richieste di autorizzazione per gli impianti di riciclo. Sempre nella medesima relazione, il Ministro illustra anche le problematiche relative ai<strong> falsi <em>end of waste<\/em><\/strong><em>,<\/em> ovvero quei \u201crifiuti industriali complessi e contaminati che, mediante vari giri di false attestazioni e certificati, vengono rivenduti come materiale recuperato e pronto per un nuovo ciclo produttivo. Le aziende (ovviamente criminali) interessate a tale attivit\u00e0 illecita <strong>simulano lo svolgimento di procedure di bonifica<\/strong>, mentre in realt\u00e0 i rifiuti subiscono soltanto una macinatura o una tritovagliatura. Gli elementi che emergono da tali modalit\u00e0 di gestione sono principalmente due: si evita di sostenere i costi necessari per un corretto trattamento dei rifiuti in termini di trasporto, smaltimento e recupero del medesimo rifiuto; vengono utilizzati nel settore dei lavori pubblici materiali che dovrebbero essere diversamente smaltiti in quanto rifiuti, ma che invece vengono utilizzati come materie prime false, e spesso vengono trovati nei sottofondi stradali, autostradali e ferroviari, generando anche un sistema di false fatturazioni. Conseguentemente a questi due aspetti, il recupero dei rifiuti diventa un\u2019<strong>attivit\u00e0 pericolosa in quanto si rischia di<\/strong> <strong>veicolare nei cicli di produzione sostanze contaminanti o di mettere i rifiuti contaminanti a contatto con le matrici sensibili<\/strong>. Il Ministro ha chiesto all\u2019Arma dei Carabinieri e alla Guardia di Finanza \u201cdi andare oltre il loro ordinario e di fare uno sforzo supplementare di controllo e di analisi in questo senso\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il traffico illegale di indumenti usati. <\/strong>Il traffico illegale degli indumenti usati, altra problematica da non sottovalutare, pu\u00f2 seguire principalmente <strong>tre direttrici<\/strong>. La prima consiste nella <strong>raccolta di indumenti usati <\/strong>donati ad associazioni di beneficienza \u201cfarlocche\u201d: in questo caso, tali capi vengono venduti illegalmente sul mercato (nazionale e internazionale) dei vestiti usati, e quelli in perfetto stato sono addirittura rivenduti come nuovi da privati mediante siti web specializzati o da venditori ambulanti. La seconda direttrice consiste nella <strong>commercializzazione al dettaglio degli abiti usati <\/strong>regolarmente acquistati da ditte autorizzate che, simulando trattamenti (come l\u2019igienizzazione) che poi non fanno, sono posti sul mercato con tutti i rischi sanitari che ne derivano. La terza riguarda il <strong>riutilizzo delle materie prime pregiate contenute negli abiti usati<\/strong> (lana, cotone, lino) nella produzione di nuovi capi di abbigliamento <strong>senza l\u2019apposita etichettatura<\/strong>. A fattor comune di tutti e tre i casi, si assiste poi allo <strong>smaltimento illegale delle frazioni residuali<\/strong>, che sono abbandonati lungo i cigli delle strade o nelle campagne. Anche per far fronte a questo problema, il Ministro ha dato mandato all\u2019Arma dei Carabinieri e alla Guardia di Finanza di incrementare i controlli e di fare una valutazione di tipo fiscale che aiuta molto a bloccare questa illecita gestione.<\/p>\n<p><strong>Il traffico illecito di bioplastiche. <\/strong>La normativa italiana in materia di bioplastiche vieta e sanziona la commercializzazione dei sacchetti della spesa monouso non ecocompatibili e dunque non conformi alla normativa europea. Anche se l\u2019industria italiana si \u00e8 rapidamente adeguata a tale quadro normativo \u2013 tanto che solo nel 2017 si contano circa 50.000 tonnellate di <em>shopper<\/em> legali prodotte \u2013 il volume dei sacchetti illegali immesso nel mercato rimane ancora molto significativo (si pensi che nel 2017 si stimavano circa 42.500 tonnellate di buste). I <strong>sacchetti illegali,<\/strong> scomparsi dalla grande distribuzione per ovvi motivi collegati al controllo sempre pi\u00f9 marcato, sono ancora oggi particolarmente diffusi nei mercati rionali e nella piccola distribuzione in virt\u00f9 del fatto che<strong> costano un decimo di quelli biodegradabili<\/strong>. Al fine di far fronte a tale problematica, il Ministro dell\u2019Ambiente ha dato mandato alle Forze di polizia di <strong>incrementare i controlli e le investigazioni in questo campo<\/strong>, ottenendo gi\u00e0 come primo risultato il sequestro di 90 tonnellate di <em>shopper<\/em> illegali e sanzioni amministrative per 180.000 euro.<\/p>\n<p><strong>La prevenzione nella produzione dei rifiuti e la norma \u201cSalvamare\u201d. <\/strong>Una problematica che negli ultimi anni ha assunto le dimensioni di una sfida globale \u00e8 quella relativa alla <strong>presenza dei rifiuti (soprattutto plastici) nell\u2019ambiente marino<\/strong>. Al fine di contribuire al risanamento del Mediterraneo \u2013 un mare particolarmente esposto al problema della plastica in quanto trattasi di un mare semichiuso, \u2013 il 4 aprile 2019 \u00e8 stato approvato dal Consiglio dei Ministri il disegno di legge <strong>\u201cSalvamare\u201d<\/strong> (al momento dell\u2019audizione era ancora in stato di elaborazione), la cui <em>ratio<\/em> consiste nel<strong> diffondere modelli comportamentali virtuosi <\/strong>rivolti alla prevenzione del fenomeno dell\u2019abbandono dei rifiuti negli ecosistemi marini e alla loro corretta gestione. Il progetto (<a href=\"https:\/\/www.camera.it\/leg18\/126?tab=&amp;leg=18&amp;idDocumento=1939\"><strong>AC 1939<\/strong><\/a>), introducendo il concetto di<strong> \u201cpesca accidentale\u201d<\/strong> (concetto sconosciuto al Codice dell\u2019ambiente), in pratica<strong> consentirebbe ai pescatori di portare a terra<\/strong> (e di smaltire negli impianti portuali di raccolta) <strong>la plastica accidentalmente finita nelle reti durante le operazioni di pesca<\/strong>. Attualmente i pescatori sono difatti costretti a ributtare la plastica in mare perch\u00e9 altrimenti compirebbero il reato di trasporto illecito di rifiuti, sarebbero considerati produttori di rifiuti e dovrebbero anche pagare per lo smaltimento. Atteso il ruolo chiave che la proposta governativa attribuisce ai pescatori nell\u2019attivit\u00e0 di raccolta dei rifiuti a mare, il Dicastero dell\u2019Ambiente ritiene di dover agire in due direzioni:<strong> chiarire il quadro normativo di riferimento <\/strong>evitando profili sanzionatori per i pescatori che effettuano la cosiddetta raccolta accidentale durante l\u2019attivit\u00e0 di pesca; e<strong> incrementare la consapevolezza <\/strong>tra tali operatori economici della necessit\u00e0 di un ambiente marino pulito. A tal fine, sottolinea il Ministro Costa, \u201c\u00e8 necessario stimolare la partecipazione dei pescatori alla raccolta volontaria durante le proprie attivit\u00e0 quotidiane e al contempo promuovere l\u2019avvio di campagne di sensibilizzazione per incentivare l\u2019attivit\u00e0 di pulizia del mare da parte dei cittadini, dei soggetti pubblici e privati, ma anche da parte delle associazioni che gi\u00e0 lo fanno\u201d. Nell\u2019ambito di questa ed altre iniziative <em>plastic free<\/em>, il Ministro ha lanciato dal 2018 la campagna \u201c<a href=\"https:\/\/www.minambiente.it\/pagina\/io-sono-ambiente-linee-guida-e-materiali-plastic-free\"><strong>Io sono ambiente<\/strong><\/a>\u201d, e ha firmato un <a href=\"https:\/\/www.minambiente.it\/sites\/default\/files\/archivio\/normativa\/Protocollo_MIUR-MATTM_06122018.pdf\"><strong>protocollo d\u2019intesa con il MIUR<\/strong><\/a> in ordine alla formazione ambientale nelle scuole con l\u2019idea di far diventare questo progetto &#8211; oggi ancora extracurriculare &#8211; una formazione di tipo intracurriculare.<\/p>\n<p><strong>La presenza di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in Veneto. <\/strong>Un altro tema delicato ed estremamente significativo al quale il Ministro ha dedicato parte della sua relazione \u00e8 quello relativo alla <strong>presenza di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS)<\/strong> rilevata nelle acque della zona del Bacino del Po a seguito di alcune ricerche ambientali effettuate a partire dal 2013 su incarico del Ministero dell\u2019Ambiente. L\u2019origine della contaminazione delle falde idriche di Padova, Vicenza e Verona \u00e8 stata individuata negli scarichi dell\u2019azienda chimica Miteni Spa, sita nel comune di Trissino, in provincia di Vicenza. Le acque che tale azienda scaricava (gi\u00e0 a partire dal 1990) nel depuratore consortile e nel torrente contenevano <strong>PFOA<\/strong> (acido perfluoroottansulfonico) e <strong>PFOS<\/strong> (acido perfluoroottanoico), sostanze organiche altamente pericolose che si accumulano nell\u2019organismo umano e si comportano \u2013 secondo recenti ricerche del CNR &#8211; da interferenti endocrini e da sospetti cancerogeni. Nonostante l\u2019obbligo giuridico di effettuare la comunicazione della contaminazione, la Miteni non ha informato gli enti preposti, e l\u2019unica ragione di tale comportamento \u00e8 ravvisata nella volont\u00e0 della societ\u00e0 di occultare l\u2019inquinamento del sito industriale e della falda sottostante, sottraendosi cos\u00ec all\u2019onere di sostenere le ingenti spese per la rimozione e lo smaltimento del terreno inquinato, e per lo smantellamento di parte dell\u2019impianto produttivo. Al fine di fronteggiare le dovute attivit\u00e0 di bonifica, il Ministero dell\u2019Ambiente ha ufficialmente avviato \u2013 con la firma di un dovuto decreto &#8211; il trasferimento delle risorse economiche necessarie, impegnando a favore del Commissario delegato della Regione Veneto Nicola Dell\u2019Acqua la somma di 56.800.000 euro, pi\u00f9 altri 23.200.000 euro per interventi individuati dalla Regione. Quanto alla quantificazione del danno cagionato, l\u2019ISPRA ha comunicato\u00a0 che questo risulta essere di<strong> circa 136,8 milioni di euro. <\/strong>Avendo questo dato, il Ministro Costa ha esplicitato la possibilit\u00e0 di costituirsi con l\u2019Avvocatura di Stato nel procedimento a carico della ditta responsabile dell\u2019inquinamento al fine di far rientrare questi soldi nelle casse dello Stato; soldi utili a finanziare le procedure di bonifica e a riparare altri danni. Il Ministro ha inoltre costituito un tavolo di tecnici presso il Ministero dell\u2019Ambiente che sta lavorando alla fissazione dei limiti nazionali delle acque di scarico PFAS in tutte le matrici ambientali (suolo e acqua, ma soprattutto acqua), tavolo in cui sono presenti la Regione Veneto, il Ministero della Salute, l\u2019ISPRA, e l\u2019Istituto Superiore di Sanit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>I Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE). <\/strong>La gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche riveste particolare rilievo tra le attivit\u00e0 del Ministero. Tali apparecchi, contenendo sostanze altamente pericolose per la salute, per l\u2019ambiente e per l\u2019atmosfera (si pensi a mercurio, cadmio, cromo, ai PCB e ai gas refrigeranti), richiedono particolari accortezze nell\u2019ambito del loro processo di smaltimento, che risulta essere particolarmente critico. Per questo, le attivit\u00e0 del Ministero dell\u2019Ambiente sono mirate alla <strong>realizzazione di condizioni che favoriscano l\u2019incremento delle quantit\u00e0 raccolte e avviate al riciclo<\/strong>. Nell\u2019ambito della sua relazione, il Ministro Costa ha spiegato come dai RAEE le aziende specializzate ricavano significative quantit\u00e0 di ferro, alluminio, rame e plastica. Le corrette procedure di recupero garantiscono la riduzione degli impatti ambientali causati dal rilascio in atmosfera delle sostanze inquinanti e i loro contenuti, nonch\u00e9 un risparmio sui costi energetici di estrazione, lavorazione e trasporto delle materie prime vergini. Il problema risiede nel fatto che non sempre vengono rispettate le corrette procedure per lo smaltimento degli scarti delle operazioni di recupero. Nasce, quindi, un illegale mercato parallelo di materie prime riutilizzabili ottenute con procedimenti illegali, che abbattono i costi di recupero, ma provocano danni sensibili all\u2019ambiente e alla societ\u00e0. Al fine di far fronte al problema, il Ministero dell\u2019Ambiente sta attuando una serie di provvedimenti mirati ad introdurre un <strong>effetto di indirizzo e deterrente<\/strong>, che dissuada gli operatori illegali del settore ad adottare modalit\u00e0 di commercializzazione e di recupero dei RAEE difformi da quelle indicate dalle norme di riferimento. Inoltre, sta avviando una campagna di sensibilizzazione in materia tesa ad informare che \u2013 grazie al <strong>Decreto Ministeriale del 31 maggio 2016, n. 121<\/strong>, definito anche <strong>\u201cdecreto Uno contro zero\u201d &#8211; <\/strong>i cittadini hanno la possibilit\u00e0 di smaltire gratuitamente i loro RAEE di grandezza inferiore ai 25 cm (smartphone, mp3 player, rasoi elettrici, tablet, orologi, lampadine, ecc.) presso qualunque rivenditore di apparecchiature elettroniche con superficie di almeno 400 metri quadri, senza essere costretti ad acquistare un nuovo prodotto equivalente.<\/p>\n<p>I commissari hanno quindi posto una serie di domande specifiche &#8211; sui temi affrontati nella relazione cos\u00ec come anche su altri &#8211; cui il Ministro si \u00e8 impegnato a rispondere per iscritto o in una successiva audizione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>(a cura di\u00a0<strong>Sara Giovannelli<\/strong>, studentessa del Master APC dell&#8217;Universit\u00e0 di Pisa)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PREMESSA. La Commissione d\u2019inchiesta sulle attivit\u00e0 illecite connesse al ciclo dei rifiuti ha dedicato la seduta del 31 gennaio 2019 all\u2019audizione del Ministro dell\u2019Ambiente Sergio&nbsp;<span class=\"hellipsis\">[&hellip;]<\/span><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/osservatorio-parlamentare\/attivita-dinchiesta\/le-commissioni-di-inchiesta-nella-xviii-legislatura\/quadro-generale-dellattivita-nella-xviii-legislatura\/audizione-del-ministro-dellambiente-presso-la-commissione-sul-ciclo-dei-rifiuti-xviii-legislatura-31-gennaio-2019\/\">Leggi tutto <span class=\"screen-reader-text\">Audizione del Ministro dell&#8217;Ambiente presso la Commissione sul ciclo dei rifiuti &#8211; XVIII Legislatura (31 gennaio 2019)<\/span> <span class=\"meta-nav\" aria-hidden=\"true\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":29833,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_exactmetrics_skip_tracking":false,"_exactmetrics_sitenote_active":false,"_exactmetrics_sitenote_note":"","_exactmetrics_sitenote_category":0,"wp_social_preview_title":"","wp_social_preview_description":"","wp_social_preview_image":0,"footnotes":""},"class_list":["post-34238","page","type-page","status-publish","hentry"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Audizione del Ministro dell&#039;Ambiente presso la Commissione sul ciclo dei rifiuti - XVIII Legislatura (31 gennaio 2019) - Staging Avviso Pubblico<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"noindex, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Audizione del Ministro dell&#039;Ambiente presso la Commissione sul ciclo dei rifiuti - XVIII Legislatura (31 gennaio 2019) - Staging Avviso Pubblico\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"PREMESSA. 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