{"id":46025,"date":"2021-09-23T12:34:25","date_gmt":"2021-09-23T10:34:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/?page_id=46025"},"modified":"2021-09-23T12:34:25","modified_gmt":"2021-09-23T10:34:25","slug":"sintesi-della-relazione-della-direzione-investigativa-antimafia-secondo-semestre-2020","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/documenti-tematici\/mafie\/sintesi-della-relazione-della-direzione-investigativa-antimafia-secondo-semestre-2020\/","title":{"rendered":"Sintesi della Relazione della Direzione Investigativa Antimafia (Secondo Semestre 2020)"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>PREMESSA<\/strong>.<\/span> Il Ministro dell\u2019Interno ha trasmesso alle Camere <strong><a href=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Relazione-DIA-2\u00b0-semestre-2020.pdf\">la Relazione sull\u2019attivit\u00e0 svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia nel secondo semestre del 2020<\/a><\/strong>, della quale si riportano i punti salienti.<\/p>\n<p>In particolare, l\u2019attenzione \u00e8 focalizzata sulle connotazioni strutturali e sulle linee evolutive delle principali mafie italiane (\u2018ndrangheta, Cosa nostra, Camorra e le mafie pugliesi).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>\u2018NDRANGHETA<\/strong>.<\/span> L&#8217;analisi del complesso fenomeno mafioso calabrese &#8211; dotato di quella forte connotazione familiare che l\u2019ha reso fino al recente passato quasi del tutto immune dal fenomeno del pentitismo &#8211; non pu\u00f2 oggi non tener conto dell\u2019ampio e pressoch\u00e9 inedito squarcio determinato dall\u2019avvento sulla scena giudiziaria di <strong>un numero sempre pi\u00f9 elevato di \u2018ndranghetisti che decidono di collaborare con la giustizia<\/strong>. Stretti dalla morsa sempre pi\u00f9 incalzante dell\u2019azione investigativa della Magistratura e delle Forze di polizia, con la prospettiva di lunghi anni di carcere, in alcuni casi anche a vita e in regime detentivo differenziato, taluni esponenti anche di primo piano della \u2018ndrangheta hanno scelto di rompere il silenzio. Per dirla con le parole del Procuratore Capo di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri,\u201c\u2026le dichiarazioni dei collaboratori continuano ad essere una fonte di prova indispensabile, anzi insostituibile, pur se necessariamente associata ad altre fonti e mezzi di prova, specialmente le intercettazioni ambientali, essendo, il telefono, sempre pi\u00f9 raramente usato come mezzo di comunicazione tra gli associati o gli interlocutori in affari illeciti. L\u2019assoggettamento e l\u2019omert\u00e0 sono fattori fortemente radicati sul territorio, rappresentando le manifestazioni della presenza e del controllo mafiosi. Pur tuttavia fenomeni di collaborazione sono in chiaro aumento, a riprova di una vulnerabilit\u00e0 del sistema criminale \u2018ndranghetista, quando l\u2019azione dello Stato si manifesta sul territorio con costanza in tutte le direzioni, senza mantenere sacche d\u2019impunit\u00e0&#8230;\u201d.<\/p>\n<p>Gli esiti delle pi\u00f9 importanti inchieste concluse nel semestre restituiscono l\u2019immagine di una<br \/>\n<strong>\u2018ndrangheta silente e pi\u00f9 che mai pervicace nella sua vocazione affaristico imprenditoriale<\/strong>,<br \/>\nnonch\u00e9 saldamente leader nei grandi traffici di droga. In un periodo che vede gli effetti della pandemia da COVID-19 incidere trasversalmente su tutti i campi economici e sociali, le cosche calabresi potrebbero intercettare i vantaggi e approfittare delle opportunit\u00e0 offerte proprio dalle ripercussioni originate dall\u2019emergenza sanitaria, diversificando gli investimenti secondo la logica della massimizzazione dei profitti e orientandoli verso contesti in forte sofferenza finanziaria.<\/p>\n<p>Secondo un modello collaudato e gi\u00e0 emerso in recenti investigazioni, la criminalit\u00e0 organizzata calabrese persisterebbe nel tentativo di accreditarsi presso imprenditori in crisi di liquidit\u00e0 ponendosi quale interlocutore di prossimit\u00e0, imponendo forme di sostegno finanziario e prospettando la salvaguardia della continuit\u00e0 aziendale, nel verosimile intento di subentrare negli asset proprietari e nelle governance aziendali al duplice scopo di riciclare le proprie disponibilit\u00e0 di illecita provenienza e inquinare l\u2019economia legale impadronendosi di campi produttivi sempre pi\u00f9 ampi. E ci\u00f2 con ogni probabilit\u00e0 avverr\u00e0 in ogni area del Paese in cui le consorterie \u2018ndranghetiste si sono radicate. In tale contesto, <strong>il pericolo pi\u00f9 attuale \u00e8 rappresentato dall\u2019usura<\/strong> e dal conseguente accaparramento delle imprese in difficolt\u00e0, che, unito alla scarsa propensione delle vittime a denunciare, contribuisce alla sottostima e alla diffusione del fenomeno. Per altro verso, la minaccia da fronteggiare \u00e8 la constatata capacit\u00e0 dei sodalizi calabresi di infiltrare i pubblici appalti avvalendosi di quell\u2019area grigia che annovera al suo interno professionisti compiacenti e pubblici dipendenti infedeli\u2026In tal senso depongono proprio le numerose interdittive antimafia emesse dalle Prefetture calabresi, in particolare da quella di Reggio Calabria, nei confronti di imprese contaminate dalle cosche. Il dato restituisce l\u2019immagine di una \u2018ndrangheta infiltrata in svariati settori commerciali, produttivi e dei servizi (costruzioni, autotrasporti, raccolta di materiali inerti, ristorazione, gestione di impianti sportivi e strutture alberghiere, commercio al dettaglio, senza tralasciare il settore sanitario, etc.).<\/p>\n<p>La DIA evidenzia &#8220;l\u2019attitudine delle \u2018ndrine a relazionarsi agevolmente e con egual efficacia sia con le sanguinarie organizzazioni del narcotraffico sudamericano, sia con politici, amministratori, imprenditori e liberi professionisti, la cui opera \u00e8 strumentale al raggiungimento degli obiettivi dell\u2019organizzazione. La \u2018ndrangheta esprime, infatti, un sempre pi\u00f9 elevato livello di infiltrazione nel mondo politico-istituzionale, ricavandone indebiti vantaggi nella concessione di appalti e commesse pubbliche. Grazie alla diffusa corruttela vengono condizionate le dinamiche relazionali con gli Enti locali sino a controllarne le scelte, pertanto inquinando la gestione della cosa pubblica e talvolta alterando le competizioni elettorali. A conferma di ci\u00f2 interviene <strong>il significativo numero di scioglimenti di consigli comunali per ingerenze \u2018ndranghetiste anche in aree ben lontane dalla Calabria<\/strong>.<\/p>\n<p>Ancora il Procuratore capo di Reggio Calabria fornisce <strong>una descrizione del sistema &#8216;ndranghetista<\/strong>: &#8220;\u2026la \u2018ndrangheta non \u00e8 soltanto una organizzazione criminale di tipo mafioso con caratteristiche e proiezioni internazionali, addirittura intercontinentali, ma \u00e8 un ramificato sistema di potere, perfettamente modellato sulle caratteristiche dettate dall\u2019art. 416 bis, comma 3, c.p&#8230;. Sorprende, in ogni caso, osservare come basterebbe cambiare il nome delle operazioni svolte per riproporre quanto gi\u00e0 negli scorsi anni relazionato\u2026 Non solo le indagini delle operazioni IRIS e ARES dello scorso anno, ma anche le indagini dell\u2019operazione EYPHEMOS o l\u2019operazione PEDIGREE 2 del periodo in esame ci hanno confermato la ricerca di sostegno da parte di uomini politici verso la \u2018ndrangheta\u2026 Alcune importanti indagini dell\u2019Ufficio hanno, purtroppo, evidenziato, confermando quanto gi\u00e0 rilevato negli scorsi anni, che <strong>alcuni esponenti politici non esitano a rivolgersi alle cosche di \u2018ndrangheta del territorio per acquisire quel consenso elettorale che gli \u00e8 indispensabile<\/strong> per il proprio successo, nella piena consapevolezza e disponibilit\u00e0 a mettersi, successivamente, a disposizione ove eletti\u2026\u201d<\/p>\n<p>Articolata \u00e8 la presenza dei locali di \u2018ndrangheta nel Nord Italia, in linea con quanto \u00e8 stato delineato da attivit\u00e0 giudiziarie anche definitive. Stanziamenti emblematici che dimostrano la capacit\u00e0 espansionistica delle cosche e la loro vocazione a duplicarsi secondo gli schemi tipici delle strutture calabresi<strong>. In totale, sono emersi 46 locali<\/strong>, di cui 25 in Lombardia, 14 in Piemonte, 3 in Liguria, 1 in Veneto, 1 in Valle d\u2019Aosta ed 1 in Trentino Alto Adige.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>COSA NOSTRA e STIDDA<\/strong>.<\/span> In Sicilia coesistono organizzazioni criminali eterogenee e non solo di tipo mafioso. Nelle province di Palermo, Trapani e Agrigento \u00e8 egemone <strong>Cosa nostra<\/strong>. Del resto quest\u2019ultima, poich\u00e9 impossibilitata a ricostituire un organismo di vertice per la definizione delle questioni pi\u00f9 delicate,<strong> risulta avere adottato un coordinamento basato sulla condivisione delle linee di indirizzo e della ripartizione delle sfere d\u2019influenza tra esponenti di rilievo dei vari \u201cmandamenti\u201d<\/strong>, anche di province diverse.\u00a0 Alcune articolazioni di Cosa nostra appaiono inoltre orientate a intensificare i rapporti con le proprie storiche propaggini all\u2019estero. Recenti e ripetute sono infatti le evidenze di una significativa rivitalizzazione dei contatti con le famiglie d\u2019oltreoceano. Nell\u2019area centro-orientale sono attivi anche sodalizi dai contorni pi\u00f9 fluidi e flessibili. A cosa nostra si affiancano infatti altre consorterie di matrice mafiose e fortemente organizzate ma inclini a evitare contrapposizioni con le famiglie. Tra queste un rilievo particolare \u00e8 da attribuire alla<strong> Stidda, che risulta caratterizzata dalla coesistenza di gruppi operanti con un coordinamento di tipo orizzontale.<\/strong> Si tratta di un\u2019organizzazione inizialmente nata in contrapposizione a Cosa nostra ma che oggi tende a ricercare piuttosto l\u2019accordo con quest\u2019ultima per la spartizione degli affari illeciti. Di recente alcune organizzazioni stiddare hanno compiuto un salto di qualit\u00e0 evolvendosi da gruppi principalmente dediti a reati predatori a compagini in grado di infiltrare il tessuto economico-imprenditoriale del nord Italia.<\/p>\n<p>Particolare attenzione merita il racket delle estorsioni che permane alla base del modus operandi di ogni organizzazione mafiosa siciliana comunque denominata. Costituisce la forma pi\u00f9 semplice di incasso criminale, del resto praticabile anche dalle consorterie colpite da attivit\u00e0 investigative e che pertanto devono riorganizzarsi e nel contempo provvedere ai detenuti e ai loro familiari. <strong>L\u2019attivit\u00e0 estorsiva garantisce inoltre un efficace controllo del territorio ed \u00e8 una potenziale fonte di consenso sociale<\/strong> essendo realizzata anche attraverso l\u2019imposizione di merci, fornitori, manodopera e sub appalti che danno lavoro a molti soggetti legati alla organizzazione mafiosa. Il racket genera quindi un indotto economico e occupazionale che pu\u00f2 essere distribuito secondo logiche del \u201cwelfare\u201d mafioso. Si reputa poi opportuno sottolineare come appaia crescente l\u2019interesse criminale per il campo dei giochi che ben si presta quale strumento sia di riciclaggio, sia di moltiplicatore dei profitti illeciti a fronte di rischi relativamente limitati. Articolato \u00e8 anche il rapporto della criminalit\u00e0 mafiosa con la delinquenza comune che viene spesso impiegata come manovalanza garantendo in questo modo alle famiglie la fidelizzazione dei piccoli sodalizi anche stranieri. una distinzione va operata per le consorterie nigeriane che evidenziano una presenza rilevante anche in Sicilia. Gi\u00e0 consolidate a Palermo e a Catania, anche a Caltanissetta tali compagini stanno progressivamente acquisendo spazi operativi nei consueti settori degli stupefacenti e della tratta di esseri umani connessa con lo sfruttamento della prostituzione.<\/p>\n<p>Si evidenzia poi l<strong>a presenza di una corruzione diffusa<\/strong>, anche oltre gli interessi delle consorterie mafiose. E\u2019 infatti frequente il coinvolgimento di incaricati di pubblici servizi, imprenditori e tecnici, allettati dai facili guadagni e talvolta riuniti in forma associativa. In tale quadro si sono innestati gli effetti della crisi pandemica, atteso che l\u2019attuale contesto di stagnazione economica favorirebbe il rischio che le organizzazioni mafiose si propongano quali erogatrici di mezzi di sostentamento per imprese e famiglie in alternativa ai circuiti creditizi legali. Si intravede pertanto il pericolo di ulteriore infiltrazione dei sodalizi nei circuiti produttivi sani, anche per intercettare i sussidi e i fondi erogati per il sostegno delle attivit\u00e0 economiche. In proposito, va comunque evidenziato che se la difficile situazione contingente da un lato costituisce un\u2019opportunit\u00e0 per le articolazioni mafiose dotate di maggiore liquidit\u00e0, dall\u2019altro potrebbe invece rappresentare una criticit\u00e0 per quelle famiglie che si finanziano soprattutto attraverso le estorsioni.<strong> Il contesto si presta pertanto ad agevolare anche la rimodulazione degli equilibri di forza tra le diverse compagini<\/strong> con probabili e conseguenti attriti violenti in quei territori ove le consorterie sono meno coese. Su questo versante, sebbene il fenomeno mafioso palesi una sempre maggiore propensione all\u2019evoluzione e all\u2019adattamento alle mutate condizioni sociali, economiche e territoriali e si presenti sempre pi\u00f9 incline a considerare le azioni di eclatante violenza quale extrema ratio, \u00e8 bene rammentare che l\u2019efferata brutalit\u00e0 operativa costituisce carattere intrinseco della mafia e che pertanto pu\u00f2 sempre riemergere se ritenuta funzionale al raggiungimento degli obiettivi dell\u2019organizzazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">CAMORRE.<\/span><\/strong> Secondo quanto emerge dal rapporto sull\u2019Indice di Permeabilit\u00e0 dei territori alla Criminalit\u00e0 Organizzata (IPCO) presentato da EURISPES presso la sede della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo il 15 dicembre 2020, <strong>le province della Campania si confermano insieme a quelle calabresi aree del Paese con i valori pi\u00f9 elevati di vulnerabilit\u00e0 e di appetibilit\u00e0 per le organizzazioni criminali<\/strong>. Sulla base della considerazione che \u201cla permeabilit\u00e0 ha una natura complessa e multidimensionale che non pu\u00f2 essere ridotta esclusivamente a un fenomeno di violenza ma deve essere analizzata attraverso una pi\u00f9 ampia lente socio-economica\u201d, lo studio dimostra come l\u2019arretratezza economico-sociale figuri tra gli indicatori maggiormente correlati al fenomeno. Inoltre, l\u2019analisi testimonia come vi sia una corrispondenza positiva fra la permeabilit\u00e0 criminale e il manifestarsi di crisi economico-finanziarie nazionali e internazionali. In realt\u00e0, si tratta di un circolo vizioso poich\u00e9, come osservato dal Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho, <strong>il flusso \u00e8 biunivoco cio\u00e8 sono anche le mafie a ingenerare l\u2019arretratezza socio-economica<\/strong> tanto che \u201cquando le mafie hanno cominciato a prendere il sopravvento e<br \/>\nmanovrare elementi della societ\u00e0 e dell\u2019economia, una parte del Paese si \u00e8 fermata e si \u00e8 arretrata\u2026 Ora il rischio \u00e8 che queste mafie infiltrino e contaminino anche l\u2019altra parte&#8221;.<\/p>\n<p>Per quanto attiene specificamente alla camorra, appare in linea con i risultati della ricerca la capacit\u00e0 delle consorterie campane di strumentalizzare a proprio vantaggio le gravi situazioni di disagio quale si pone nella contingenza il protrarsi dell\u2019epidemia da COVID-19. In effetti, la storia criminale della camorra \u201c\u2026\u00e8 stata caratterizzata da un \u00abandamento carsico\u00bb (Sales, 1988): \u00ab<strong>sembra scomparire nei periodi di forte repressione, per riapparire, pi\u00f9 forte e determinata nelle fasi <\/strong><strong>di debolezza delle istituzioni e di crisi economica<\/strong>. La visibilit\u00e0 dell\u2019organizzazione sembra essere un indicatore negativo dello stato di sviluppo di un sistema sociale\u00bb. Le prestazioni previdenziali verso famiglie e imprese in crisi finanziaria rappresentano infatti per i clan un\u2019occasione per incrementare il consenso sociale e consolidare il proprio controllo del territorio. Ma connesso alla crisi finanziaria \u00e8 anche il rischio ulteriore, denunciato dal Procuratore della Repubblica di Napoli, Giovanni Melillo, che la multiforme dimensione imprenditoriale delle principali organizzazioni camorristiche renda la crisi sanitaria ed economica un\u2019opportunit\u00e0 per la diversificazione dei propri affari, soprattutto nei nuovi settori economici strettamente connessi con il fenomeno pandemico, per il reinvestimento delle illimitate risorse illegali nelle imprese in crisi di liquidit\u00e0 e, pi\u00f9 di tutto, per l\u2019accesso ai finanziamenti pubblici stanziati per consentire il sostegno alle imprese e il rilancio dell\u2019economia. Tale rischio trova conferma nel documento \u201cPrevenzione di fenomeni di criminalit\u00e0 finanziaria connessi con l\u2019emergenza da COVID-19\u201d presentato l\u201911 febbraio 2021 dall\u2019Unit\u00e0 di Informazione Finanziaria per l\u2019Italia (UIF) che <strong>ribadisce quanto sia \u201cessenziale il monitoraggio dei ruoli chiave delle imprese per cogliere se, negli assetti proprietari, manageriali e di controllo, vi siano soggetti privi di adeguata professionalit\u00e0 che appaiono come prestanome<\/strong>, specie se si tratta di individui noti per il coinvolgimento in indagini o per la connessione con contesti criminali, come pure se ricorrano strutture artificiosamente complesse ovvero opache, che ostacolano l\u2019individuazione del titolare effettivo, eventuali collegamenti con Paesi o aree geografiche a rischio elevato ovvero frequenti variazioni nella compagine sociale o dell\u2019organo amministrativo&#8221;.<\/p>\n<p>La camorra resta, per dinamiche e metodi, un fenomeno macro-criminale dalla configurazione pulviscolare-conflittuale. <strong>Le diverse organizzazioni criminali sono tra loro autonome ed estremamente eterogenee per struttura, potenza, forme di radicamento, modalit\u00e0 operative e settori criminali ed economici di interesse.<\/strong> Queste peculiarit\u00e0 le contraddistinguono dalle mafie organicamente gerarchizzate come cosa nostra siciliana e ne garantiscono la flessibilit\u00e0, la propensione rigenerativa e la straordinaria capacit\u00e0 di espansione affaristica. Infatti, i clan campani pur essendo connotati in genere da una forte \u201cinterpenetrazione\u201d con il tessuto sociale in cui si inquadrano, rimodulano di volta in volta gli oscillanti rapporti di conflittualit\u00e0, non belligeranza e alleanza in funzione di contingenti strategie volte a massimizzare i propri profitti fino ad arrivare, per i sodalizi pi\u00f9 evoluti, alla costituzione di veri e propri cartelli e holding criminali. Di qui anche il contenimento, in linea di massima, del numero degli omicidi di matrice camorristica il pi\u00f9 delle volte ormai paradossalmente ascrivibili proprio a politiche di \u201cprevenzione\u201d e\/o logiche di epurazione interna, finalizzate a preservare gli equilibri complessivi e a controllare ogni spinta centrifuga.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>MAFIE PUGLIESI<\/strong><\/span>. Gli altalenanti rapporti di conflittualit\u00e0 e alleanze che contraddistinguono la criminalit\u00e0 organizzata pugliese, intesa quale somma di differenti costellazioni mafiose, continuano a rappresentare il leitmotiv delle dinamiche criminali nella Regione. Infatti, a differenza di altre mafie, governate da una \u201ccupola\u201d e capaci, quanto meno nei momenti di criticit\u00e0 o per comuni interessi, di rispettare gerarchie interne ed esterne, di creare alleanze stabili, di seguire strategie concordate, <strong>la mafia pugliese \u00e8 caratterizzata da incontenibile effervescenza che si riflette sulla composizione e la potenza dei sodalizi<\/strong>. Ne sono conferma, oltre che le improvvise rimodulazioni degli assetti gerarchici dei clan anche le efferate modalit\u00e0 con le quali sono stati compiuti nel semestre agguati e gambizzazioni, episodi delittuosi che solitamente maturano in ambienti legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Se a tanto si aggiunge una enorme disponibilit\u00e0 di armi, comprovata da numerosissimi sequestri, \u00e8 evidente che <strong>ogni alterazione dei fragili e temporanei equilibri e, pi\u00f9 in genere, qualsivoglia intralcio al pi\u00f9 spregiudicato affarismo criminale viene sbrigativamente risolta con fatti omicidiari<\/strong>.<\/p>\n<p>I dati presentati con la Relazione sull\u2019Amministrazione della Giustizia in occasione dell\u2019Inaugurazione dell\u2019Anno Giudiziario 2021 presso la Corte di Appello di Bari confermano il trend di crescita dei delitti di associazione di tipo mafioso espressivi sia delle tradizionali attivit\u00e0 criminali del controllo del territorio, sia di quelle che denotano una vocazione affaristica e finalizzata al riciclaggio anche fuori regione come evidenziato dal recentissimo <strong>insediamento della Commissione di accesso presso il Comune di Foggia<\/strong>, del 9 marzo 2021, che mostra gli intrecci tra politica e imprenditoria mafiosa con manifestazioni di corruttela nella gestione delle attivit\u00e0 amministrative. n questi termini si era gi\u00e0 espresso anche il Procuratore Generale della Corte di Appello di Lecce, sottolineando la tendenza della criminalit\u00e0 organizzata salentina \u201ca penetrare il tessuto economico e a infiltrare gli enti locali e le attivit\u00e0 della Pubblica amministrazione. Non \u00e8 un caso che i decreti di scioglimento dei consigli comunali riguardino Comuni al centro delle zone geografiche di influenza dei maggiori gruppi criminali la cui caratura mafiosa \u00e8 quasi notoria, oltrech\u00e9 attestata da sentenze passate in giudicato. Il dato preoccupante \u00e8 che <strong>gli episodi di coinvolgimento di amministratori locali in indagini di mafia riguardano tutto il distretto<\/strong>: da Sogliano Cavour a Manduria, da Scorrano a Erchie, da Carmiano ad Avetrana, da Cellino S. Marco a San Pietro Vernotico, fino al vertice dell\u2019Amministrazione provinciale di Taranto\u201d.<\/p>\n<p>Peraltro anche in Puglia l\u2019attuale situazione economico-sanitaria causata dalla pandemia Covid-19 ha profondamente inciso sulle strategie criminali dei clan sempre pronti a consolidare il proprio consenso sociale sul territorio. In questo contesto di emergenza epidemiologica vanno letti i provvedimenti interdittivi antimafia alcuni dei quali connessi all\u2019accaparramento fraudolento di erogazioni pubbliche nel settore dell\u2019agricoltura ad opera di ditte attive nella provincia di Barletta-Andria-Trani e nel territorio dauno. <strong>La propensione affaristica si concretizza in una spiccata duttilit\u00e0 operativa su pi\u00f9 fronti<\/strong> (socio-economico, finanziario e politico-amministrativo) di tutte le mafie pugliesi. La camorra barese, ad esempio, lungi dall\u2019essere un rozzo agglomerato criminale da strada avrebbe negli anni privilegiato i settori pi\u00f9 remunerativi del traffico di stupefacenti, del contrabbando e con un trend in notevole ascesa della gestione del gioco e delle scommesse on-line, senza tuttavia tralasciare le attivit\u00e0 estorsive e l\u2019usura. I grandi sodalizi del capoluogo di regione animati da emblematiche mire espansionistiche riuscirebbero a gestire a largo raggio anche i traffici illeciti nei territori di provincia dove le attivit\u00e0 delittuose rappresentano l\u2019immagine speculare di quelle metropolitane, caratterizzandosi per la stessa spregiudicatezza e il medesimo dinamismo. I diversi sodalizi mafiosi che animano le piccole realt\u00e0 territoriali dell\u2019hinterland barese sarebbero causa della precariet\u00e0 degli equilibri e della ciclica esplosione di \u201cguerre\u201d, il pi\u00f9 delle volte, chiaro segnale dell\u2019assenza di un vertice aggregante capace di trasmettere un senso identitario.<\/p>\n<p><strong>Nel Salento la visione imprenditoriale e affaristica dei business criminali si riscontra nelle organizzazioni malavitose sempre pi\u00f9 interessate ai dinamici settori dell\u2019economia<\/strong>. In occasione dell\u2019Inaugurazione dell\u2019Anno giudiziario \u00e8 stato precisato come su quei territori la criminalit\u00e0 abbia \u201cda tempo compiuto un salto di qualit\u00e0, operando in delicati settori dell\u2019attivit\u00e0 economico-produttiva attraverso societ\u00e0 e prestanome, con interessi prevalentemente concentrati nei settori nei quali si registra un pi\u00f9 rilevante flusso di denaro e di risorse economiche, come gli appalti pubblici in particolare nei settori della raccolta e dello smaltimento di rifiuti solidi urbani e della gestione delle discariche, nonch\u00e9 nelle attivit\u00e0 finanziarie e di esercizio del credito e nelle attivit\u00e0 del settore turistico ricettivo e, da ultimo, della gestione di stabilimenti balneari e delle attivit\u00e0 connesse. L\u2019infiltrazione mafiosa nel tessuto imprenditoriale si riscontra anche nell\u2019azione delle mafie foggiane che appaiono capaci di stabilire interconnessioni tra loro attraverso l\u2019adozione di modelli tendenzialmente federati in grado di influenzare le dinamiche criminali non solo nelle aree del Gargano e dell\u2019Alto Tavoliere ma anche in altre regioni e in particolare in Molise e in Abruzzo.<\/p>\n<p><strong>Ricalcando il percorso evolutivo della \u2018ndrangheta i clan foggiani si sarebbero mostrati capaci di stare al passo con la modernit\u00e0<\/strong> pronti a cogliere e sfruttare le nuove occasioni criminali offerte dalla globalizzazione. In questi termini il fenomeno mafioso foggiano desta maggior allarme sociale tanto da essere considerato dalle Istituzioni, soprattutto negli ultimi tempi, un\u2019emergenza nazionale. Al riguardo il Procuratore Nazionale Antimafia ha definito la mafia foggiana come \u201cil primo nemico dello Stato\u201d nel corso dell\u2019intervento tenuto presso l\u2019Universit\u00e0 di Foggia il 27 gennaio 2020. Un \u201csalto di qualit\u00e0\u201d della societ\u00e0 foggiana che tra affari criminali e politico-amministrativi appare sempre pi\u00f9 come una mafia \u201ccamaleontica\u201d capace di essere insieme rozza e feroce ma anche affaristicamente moderna con una vocazione imprenditoriale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PREMESSA. 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