{"id":46435,"date":"2021-10-23T11:05:18","date_gmt":"2021-10-23T09:05:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/?page_id=46435"},"modified":"2021-10-23T11:05:18","modified_gmt":"2021-10-23T09:05:18","slug":"sintesi-della-relazione-sullanalisi-delle-procedure-di-gestione-dei-beni-sequestrati-e-confiscati","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/osservatorio-parlamentare\/attivita-dinchiesta\/le-commissioni-di-inchiesta-nella-xviii-legislatura\/commissione-antimafia-quadro-generale-dellattivita-xviii-legislatura\/sintesi-della-relazione-sullanalisi-delle-procedure-di-gestione-dei-beni-sequestrati-e-confiscati\/","title":{"rendered":"Sintesi della Relazione sull&#8217;analisi delle procedure di gestione dei beni sequestrati e confiscati"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Premessa<\/strong>. Il 5 agosto 2021 la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie ha approvato la <a href=\"https:\/\/www.senato.it\/service\/PDF\/PDFServer\/DF\/363848.pdf\"><strong>Relazione sull\u2019analisi delle procedure di gestione dei beni sequestrati e confiscati<\/strong><\/a>. Si tratta di un lungo elaborato, frutto di pi\u00f9 di due anni di lavoro del IX Comitato, che si propone di analizzare l\u2019applicazione concreta della normativa in tema contrasto patrimoniale alla criminalit\u00e0 organizzata e di formulare proposte di miglioramento della disciplina vigente, al fine di giungere a una pi\u00f9 efficace e tempestiva riutilizzazione delle risorse economiche sottratte alle mafie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Capitolo 1 (evoluzione normativa)<\/strong><\/span>. L\u2019obiettivo del lavoro del Comitato \u00e8 fornire una panoramica sulle <strong>criticit\u00e0<\/strong> e le <strong>buone prassi<\/strong> degli Enti locali, destinatari dei beni \u00abma non sempre a conoscenza degli immobili sequestrati e confiscati nel loro territorio e delle modalit\u00e0 per acquisirli al loro patrimonio indisponibile e per ottenere finanziamenti europei o statali\u00bb. Su queste basi, la Relazione vuole anche proporre una serie di <strong>modifiche<\/strong> \u00abritenute non pi\u00f9 rinviabili\u00bb (pag. 9) e dotare gli enti locali di un supporto concreto (il <em>vademecum<\/em>, cfr. <em>infra<\/em>, cap. 13).<\/p>\n<p>Dopo una doverosa premessa sull\u2019<strong>unicit\u00e0 della l. 109\/1996 <\/strong>nel panorama internazionale e sull\u2019importanza delle misure di prevenzione patrimoniale nel contrasto alla criminalit\u00e0 organizzata, il Comitato concentra l\u2019attenzione sull\u2019<strong>evoluzione normativa <\/strong>in materia, a partire dalla legge Pica del 1863 fino ad arrivare al d. lgs. del 2011. Di seguito alcune tappe fondamentali:<\/p>\n<ul>\n<li><strong> 646\/1982 (cosiddetta legge Rognoni-La Torre)<\/strong>, che non solo introduce il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso (art. 416<em>bis<\/em>), ma prevede anche misure di prevenzione a carattere patrimoniale (sequestro e confisca) al fine di sottrarre alla criminalit\u00e0 organizzata denaro e beni di origine illecita in presenza \u00abdi sufficienti indizi, come la notevole sperequazione tra tenore di vita ed entit\u00e0 dei redditi apparenti o dichiarati\u00bb (pag. 12). L\u2019idea dietro tale legge era colpire la forza economica delle cosche riaffermando la presenza dello Stato, ma allo stesso tempo scalfire il prestigio personale del mafioso determinando un indebolimento della sua capacit\u00e0 di intimidazione e del consenso sociale fondato anche sulla distribuzione di posti di lavoro;<\/li>\n<li><strong>l\u2019iniziativa dell\u2019associazione Libera (1995)<\/strong>, che riesce a raccogliere un milione di firme per la destinazione e il riutilizzo dei beni confiscati in chiave sociale;<\/li>\n<li>la previsione di un Fondo Unico Giustizia (<strong>FUG<\/strong>, cfr. cap. 2) dal <strong>2008<\/strong>;<\/li>\n<li>la costituzione di un <strong>albo<\/strong> nazionale degli amministratori giudiziari nel <strong>2009<\/strong> (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica);<\/li>\n<li>la nascita nel <strong>2010<\/strong> dell\u2019Agenzia nazionale per l\u2019amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalit\u00e0 organizzata (d\u2019ora in poi, <strong>Agenzia <\/strong>o Agenzia nazionale), che coadiuvasse \u00abl\u2019autorit\u00e0 giudiziaria nell\u2019amministrazione e custodia dei beni sequestrati nei procedimenti penali, includendovi tutti quelli rientranti nella competenza delle direzioni distrettuali, e nei procedimenti di prevenzione rispettivamente fino alla conclusione dell\u2019udienza preliminare e fino al decreto di confisca emesso in primo grado\u00bb (pag. 16; per le rilevanti modifiche in materia, cfr. cap. 4).<\/li>\n<\/ul>\n<p>Nel <strong>2015<\/strong> si verifica una grave vicenda giudiziaria che vede protagonista, tra gli altri, la presidente della sezione misure di prevenzione di Palermo. I reati contestati a lei e ad altri quattordici imputati sono corruzione, abuso d\u2019ufficio, falso. Ci\u00f2 che, tuttavia, qui conta rilevare \u00e8 \u00abil disvalore etico delle condotte, il contenuto delle intercettazioni che sottolineavano l\u2019asserito mercimonio della funzione pubblica, l\u2019ampio clamore mediatico suscitato, hanno determinato un <strong>danno gravissimo<\/strong> per l\u2019intera magistratura ed un effetto pregiudizievole, in particolare, per il <strong>settore delle misure di prevenzione<\/strong>\u00bb (pag. 19). Tali eventi hanno portato la Camera dei deputati ad approvare una serie di modifiche e in particolare l\u2019art. 35 del Codice antimafia, ponendo rigidi paletti al numero degli incarichi aziendali per l\u2019amministratore giudiziario (non superiori a tre) e ampliando i casi di incompatibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Nel <strong>2017<\/strong> viene promulgata la <strong>l. 161<\/strong>, che modifica alcune previsioni del decreto del 2011, al fine di migliorare il funzionamento del sistema, l\u2019efficacia delle procedure e il coordinamento tra norme. Di seguito un elenco esemplificativo e non esaustivo delle scelte tecniche pi\u00f9 importanti:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>semplificazione<\/strong> della normativa;<\/li>\n<li>creazione di <strong>sezioni specializzate<\/strong> distrettuali per la trattazione delle misure di prevenzione personale patrimoniali sia in tribunale sia in corte di appello;<\/li>\n<li>potere di proposta di misure di prevenzione patrimoniali anche da parte del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo (<strong>estensione dei soggetti<\/strong>);<\/li>\n<li>citazione dei <strong>terzi titolari di diritti reali di garanzia<\/strong> (in genere, istituti di credito);<\/li>\n<li><strong>irrilevanza dei redditi non dichiarati al fisco<\/strong> al fine della prova della provenienza lecita dei beni sequestrati;<\/li>\n<li>introduzione del nuovo istituto del <strong>controllo giudiziario<\/strong>, che trova applicazione in luogo dell\u2019amministrazione giudiziaria \u00abnei casi in cui l\u2019agevolazione risulti occasionale e sussistano circostanze di fatto da cui si possa desumere il pericolo concreto di infiltrazioni mafiose idonee a condizionare l\u2019attivit\u00e0 d\u2019impresa\u00bb (pag. 24);<\/li>\n<li><strong>trasparenza<\/strong> nella scelta degli amministratori giudiziari;<\/li>\n<li>concentrazione dell\u2019impegno dell\u2019Agenzia nell\u2019attivit\u00e0 di destinazione dei beni confiscati, con competenza nell\u2019amministrazione dei beni <strong>solo dalla confisca di secondo grado<\/strong> \u2013 cosiddetta \u201cdoppia conforme\u201d &#8211; (data l\u2019impossibilit\u00e0 oggettiva di gestire l\u2019enorme quantit\u00e0 di beni dopo il decreto di confisca o l\u2019udienza preliminare).<\/li>\n<\/ul>\n<p>La Relazione pone poi l\u2019accento sulle pronunzie della Corte costituzionale e della Corte europea in materia, da tenere in considerazione nel proporre migliorie alla normativa vigente, considerando che \u00abla stratificazione delle norme, spesso non coordinate tra loro o prive di norme transitorie, ha portato alla coesistenza di pi\u00f9 leggi applicabili, con diverse conseguenze in tema di gestione, di tutela dei terzi, di competenza nazionale dell\u2019Agenzia\u00bb (pag. 30). Il capitolo si conclude con la riflessione sulla necessit\u00e0 di una riforma mirata che fornisca organicit\u00e0 e coordini il sistema normativo di contrasto patrimoniale alla criminalit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Capitolo 2 (gestione e destinazione dei beni sequestrati o confiscati<\/span>)<\/strong>. Il Comitato pone da subito l\u2019accento su un problema: quando il procedimento di confisca diventa irrevocabile, l\u2019Agenzia deve procedere al pagamento del credito e, se le somme di denaro non sono sufficienti, procede alla liquidazione dei beni mobili e immobili, delle aziende o dei rami d\u2019azienda (art. 60 Codice antimafia). Tale meccanismo sembrerebbe favorire dunque la <strong>liquidazione o la vendita delle societ\u00e0 e degli immobili<\/strong>, con l\u2019inevitabile conseguenza che rimarrebbero ben pochi beni da assegnare. Ad incidere negativamente sono anche le complesse procedure previste in questi casi, che possono risultare incompatibili con i compiti e i tempi di intervento dell\u2019Agenzia. A riguardo, il Comitato ritiene necessario procedere a una breve trattazione della <strong>normativa in materia di gestione e destinazione<\/strong> e rimandare pi\u00f9 avanti l\u2019analisi delle criticit\u00e0 (cfr. <em>infra<\/em>, in vari punti).<\/p>\n<p>La <strong>gestione<\/strong> dei beni \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 complessa: \u00abi beni vanno individuati ed appresi; va garantita la gestione secondo criteri di efficienza ed economicit\u00e0, salvaguardando la prosecuzione dell\u2019impresa; vanno, altres\u00ec, tutelati i diritti dei terzi ed evitato che le scelte di gestione possano pregiudicare i diritti del proposto o di altri soggetti passivi, essendo possibile una revoca del provvedimento cautelare\u00bb (pp. 33-34). Dopo il sequestro, viene nominato un <strong>amministratore giudiziario<\/strong>, seguendo criteri di trasparenza e regole di incompatibilit\u00e0. Il <strong>giudice delegato<\/strong> controlla l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019amministratore e, nei casi pi\u00f9 complessi, di altri tecnici e soggetti qualificati. \u00c8 dunque chiaro che le scelte di gestione adottate da questi attori nella fase iniziale possano incidere in modo significativo sulla futura destinazione del bene: in questo senso, i rapporti sono caratterizzati da un costante <strong>confronto<\/strong> per individuare le soluzioni ritenute ottimali nel caso specifico.<\/p>\n<p>Risulta poi fondamentale la <strong>relazione particolareggiata<\/strong> dell\u2019amministratore giudiziario (art. 36 Codice antimafia): va presentata entro 30 giorni dalla nomina e contiene molte informazioni, come lo stato del bene, l\u2019indicazione del suo valore, il presumibile valore di mercato (rilevante ai fini del giudizio di sproporzione alla base del potenziale decreto di confisca) e gli eventuali diritti dei terzi. La riforma del 2017 ha previsto una <strong>disciplina differenziata <\/strong>della relazione richiesta all\u2019amministratore giudiziario che gestisca un\u2019<strong>azienda<\/strong>: considerata la complessit\u00e0 delle valutazioni da effettuare, il termine \u00e8 di sei mesi e deve contenere una dettagliata analisi sulla sussistenza di concrete <strong>possibilit\u00e0 di prosecuzione o ripresa dell\u2019attivit\u00e0<\/strong>. Se essa fosse rilevata, l\u2019amministratore dovrebbe allegare un programma, un vero e proprio piano industriale, contenente le modalit\u00e0 e i tempi di attuazione della proposta, che il tribunale dovrebbe analizzare ed eventualmente approvare. \u00c8 evidente che questo processo vincola l\u2019Agenzia che, laddove si dovesse giungere a una confisca di secondo grado, trover\u00e0 un binario gi\u00e0 tracciato. Se, al contrario, non fossero riscontrate concrete possibilit\u00e0 di prosecuzione o ripresa dell\u2019attivit\u00e0, il tribunale \u2013 sentite tutte le parti coinvolte \u2013 dovrebbe disporre la messa in liquidazione dell\u2019impresa.<\/p>\n<p>La <strong>destinazione<\/strong> dei beni immobili e dei beni aziendali \u00e8 invece effettuata con delibera dell\u2019Agenzia: il provvedimento deve essere adottato entro 90 giorni dalla definitivit\u00e0 della confisca (prorogabile di altri 90 in caso di situazioni particolarmente complesse). Le <strong>somme di denaro<\/strong> sono versate al FUG, mentre i <strong>beni immobili<\/strong> possono essere:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>mantenuti al patrimonio dello Stato<\/strong> per finalit\u00e0 di giustizia, di ordine pubblico o di protezione civile istituzionali o utilizzati dall\u2019Agenzia nazionale per finalit\u00e0 economiche;<\/li>\n<li><strong>trasferiti<\/strong> per finalit\u00e0 istituzionali, sociali o economiche (con vincolo di reimpiego dei proventi per finalit\u00e0 sociali), <strong>in via prioritaria al patrimonio indisponibile del Comune ove l\u2019immobile \u00e8 sito o al patrimonio della provincia, della citt\u00e0 metropolitana o della Regione<\/strong>. Gli enti territoriali (anche attraverso la costituzione di consorzi o attraverso associazioni) possono amministrare direttamente il bene oppure assegnarlo in concessione \u2013 a titolo gratuito \u2013 a enti, associazioni o cooperative sociali (come indicato nella normativa). I beni non assegnati in questo contesto possono essere utilizzati dagli enti locali per finalit\u00e0 di lucro, ma i proventi devono essere reimpiegati esclusivamente per finalit\u00e0 sociali. Nell\u2019ambito delle finalit\u00e0 istituzionali, gli immobili possono essere inoltre utilizzati dagli enti locali per far fronte alla necessit\u00e0 di locare soggetti in particolare condizione di disagio economico e sociale;<\/li>\n<li><strong>assegnati gratuitamente direttamente dall\u2019Agenzia a enti e associazioni<\/strong> previste dalla normativa, dove sia evidente la loro destinazione sociale;<\/li>\n<li><strong>trasferiti prioritariamente al patrimonio indisponibile del Comune o della Regione<\/strong> ove l\u2019immobile \u00e8 sito, nel caso in cui siano confiscati per il delitto di associazione per delinquere finalizzata al <strong>traffico di stupefacenti<\/strong> e quando vengano richiesti per l\u2019apertura di centri di cura o recupero per tossicodipendenti o per case di lavoro per i riabilitati;<\/li>\n<li>laddove non sia possibile destinare il bene per le finalit\u00e0 sopra descritte, l\u2019Agenzia pu\u00f2 emanare un provvedimento di <strong>vendita al miglior offerente<\/strong> (cfr. <em>infra<\/em>).<\/li>\n<\/ul>\n<p>I <strong>beni aziendali<\/strong> mantenuti al patrimonio dello Stato sono destinati:<\/p>\n<ul>\n<li>all\u2019<strong>affitto<\/strong>, quando vi siano prospettive di continuazione o ripresa dell\u2019attivit\u00e0 produttive, a imprese pubbliche o private; oppure al <strong>comodato<\/strong>, senza oneri per lo Stato, a cooperative di lavoratori dipendenti dell\u2019impresa confiscata;<\/li>\n<li>alla <strong>vendita o alla liquidazione<\/strong>, con precise modalit\u00e0, nel caso in cui vi sia una maggiore utilit\u00e0 per l\u2019interesse pubblico oppure il denaro sia finalizzato al risarcimento delle vittime dei reati di tipo mafioso.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Suscita molti dubbi da parte della dottrina e dei giuristi la previsione, a partire dal \u201cdecreto sicurezza\u201d, della possibilit\u00e0 di <strong>vendere un bene confiscato al miglior offerente<\/strong> (dunque anche a un soggetto privato), nel caso in cui esso non sia in alcun modo destinabile. I proventi derivanti dalla vendita confluiscono al FUG. Il Comitato tiene a sottolineare che si tratta di un\u2019ipotesi residuale, relativa a pochissimi beni e che la procedura deve seguire delle regole molto ferree, al fine di <strong>evitare che il bene torni nelle mani di soggetti riconducibili alla criminalit\u00e0 organizzata<\/strong>. In ogni caso, la Relazione evidenzia che l\u2019attenzione deve rimanere alta e che comunque permane \u00abil rischio della vendita a prestanomi dei soggetti cui il bene sia stato sequestrato, non apparendo sufficiente la certificazione antimafia, atteso che sarebbe stato preferibile prevedere pi\u00f9 pregnanti indagini patrimoniali sui potenziali acquirenti, anche al fine di verificare la liceit\u00e0 della provvista utilizzata per l\u2019acquisto\u00bb (pag. 41).<\/p>\n<p>Il Comitato ritiene poi doveroso fare alcune precisazioni circa il pi\u00f9 volte citato <strong>FUG<\/strong>: nato nel 2008 e gestito da Equitalia Giustizia S.p.A., \u00e8 alimentato grazie alle somme di denaro sequestrate nei procedimenti penali e di prevenzione, alle somme ricavate dalla vendita dei beni non destinabili e ad altre attivit\u00e0 connesse, ma anche grazie a \u00abrisorse non liquide, quali conti di deposito titoli, fondi comuni di investimento e polizze assicurative\u00bb (pag. 43). L\u2019utilizzo di tali risorse \u00e8 strettamente disciplinato dalla legge: parliamo di 3,6 miliardi di risorse liquide e 2,3 miliardi di risorse non liquide (dati aggiornati a fine 2019) impiegate per fronteggiare necessit\u00e0 ritenute urgenti.<\/p>\n<p>Il capitolo si conclude con un\u2019esortazione, da parte della Commissione, a un <strong>coordinamento<\/strong> legislativo in materia di gestione e destinazione dei beni confiscati e a una <strong>razionalizzazione<\/strong> normativa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Capitolo 3 (sezioni misure di prevenzione nei tribunali)<\/strong>.<\/span> Come precedentemente affermato (cfr. <em>supra<\/em>, cap. 1), una delle novit\u00e0 della legge del 2017 \u00e8 stata l\u2019istituzione di sezioni o collegi del tribunale <strong>specializzati, che trattano in via esclusiva i procedimenti di prevenzione<\/strong>. Il Comitato ha dunque richiesto delle relazioni a tali sezioni e ha audito diversi magistrati: l\u2019analisi di questo materiale ha \u00abofferto un quadro nazionale complessivo: sono emersi aspetti positivi della normativa, criticit\u00e0, problematiche interpretative, buone prassi e la necessit\u00e0 di modifiche legislative per ovviare a carenze, aporie o per evitare interpretazioni giurisprudenziali differenti\u00bb (pag. 53). I <strong>problemi riscontrati<\/strong> si possono cos\u00ec sintetizzare:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>competenza distrettuale<\/strong>: le sezioni specializzate risulterebbero in realt\u00e0 istituite solo presso alcuni tribunali; negli altri, vi sono sezioni promiscue e una delle ragioni sarebbe l\u2019inadeguatezza degli organici;<\/li>\n<li><strong>valore dei beni sequestrati e confiscati<\/strong>: un dato rilevante \u00e8 che la maggior parte dei presidenti non \u00e8 stata in grado di quantificare il valore dei beni sequestrati, poich\u00e9 il registro informatico del Ministero della giustizia non consente di estrapolare n\u00e9 tale valore n\u00e9 la stima indicata dagli amministratori giudiziari nelle relazioni particolareggiate (cfr. <em>supra<\/em>, cap. 2). Viene dunque segnalata la necessit\u00e0 di adeguare le strutture informatiche ministeriali al fine di supplire a tali carenze informatiche;<\/li>\n<li><strong>criticit\u00e0 procedimentali<\/strong>: si citano, ad esempio, la necessit\u00e0 di idonee misure che assicurino il coordinamento tra i titolari del potere di proposta (procure, ma anche DIA e questore) e alcune criticit\u00e0 relative all\u2019impugnazione dei sequestri;<\/li>\n<li><strong>criticit\u00e0 riscontrate nel corso della gestione dei beni<\/strong>: il problema pi\u00f9 rilevante in tema di <strong>aziende<\/strong> sequestrate riguarda il cosiddetto \u201c<strong>costo della legalit\u00e0<\/strong>\u201d, che porta spesso alla liquidazione delle imprese. L\u2019amministratore giudiziario si trova infatti a dover far fronte a situazioni di lavoro irregolare, diffusa illegalit\u00e0, mancata sicurezza sui luoghi di lavoro, evasione fiscale e falsa fatturazione. Altra difficolt\u00e0 \u00e8 quella relativa a clienti e fornitori che abbandonano l\u2019azienda perch\u00e9 non la ritengono pi\u00f9 affidabile oppure perch\u00e9 in precedenza erano forzati dall\u2019associazione mafiosa a utilizzare quei beni o servizi. Da segnalare anche la possibilit\u00e0 che i lavoratori, spesso legati ai proposti, facciano ostruzionismo. A tal proposito, viene citato il virtuoso esempio di Reggio Calabria: per le assunzioni nelle aziende sequestrate, il tribunale ha stipulato uno specifico protocollo con l\u2019Ordine dei commercialisti, denominato \u201cLe amministrazioni giudiziarie. Progetto Lavora con noi\u201d, in base a cui vengono redatti elenchi di nominativi (scrupolosamente controllati) da cui attingere nel caso in cui sia necessario assumere.<br \/>\nPer quanto riguarda gli <strong>immobili<\/strong>, i principali problemi riscontrati sono: irregolarit\u00e0 o abusi edilizi, atti di vandalismo (spesso posti in essere dai proposti stessi), necessit\u00e0 di verificare la regolarit\u00e0 degli impianti, l\u2019abitabilit\u00e0 e la conformit\u00e0 catastale, le difficolt\u00e0 nell\u2019effettuare sgomberi se gli immobili sono abusivamente occupati.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Da segnalare anche che tutti gli attori del procedimento hanno mostrato <strong>perplessit\u00e0 circa il limite numerico di tre incarichi<\/strong> per amministratore giudiziario, inserito sull\u2019onda dello scandalo di Palermo del 2015 (cfr. <em>supra<\/em>, cap. 1). Il Comitato ritiene che la norma, scritta a seguito di un\u2019emergenza relativa a un solo tribunale, possa essere ora riformulata: il criterio dovrebbe essere quello del valore del <strong>compendio aziendale <\/strong>(in un\u2019ottica di efficacia, efficienza ed economicit\u00e0), e cio\u00e8 bisognerebbe tenere a mente che tre incarichi possono riguardare aziende medio-piccole e semplici da gestire, mentre a volte un solo incarico pu\u00f2 riguardare un patrimonio eccezionale o di particolare difficolt\u00e0;<\/p>\n<ul>\n<li><strong>ipotesi di mancato coordinamento<\/strong>: come pi\u00f9 volte ribadito, con la riforma del 2017 l\u2019Agenzia subentra nella gestione dei beni dopo la cosiddetta \u201cdoppia conforme\u201d, ma alcune norme non sono state coordinate in questo senso e prevedono degli adempimenti a carico del tribunale non pi\u00f9 coerenti con il sistema.<\/li>\n<\/ul>\n<p>L\u2019ultima parte del capitolo \u00e8 dedicata alla <strong>DNAA<\/strong> (Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo), che ha inviato al Comitato un\u2019articolata relazione sull\u2019attivit\u00e0 svolta in materia di misure di prevenzione patrimoniale e ha presentato alcune proposte finalizzate a rendere la normativa pi\u00f9 efficiente. La DNAA sottolinea che \u00e8 stata realizzata una piattaforma informatica che permette un\u2019ampia conoscenza e circolazione dei procedimenti, delle informazioni e della attivit\u00e0 svolte in termini di prevenzione antimafia. Particolare attenzione \u00e8 poi riservata all\u2019individuazione di patrimoni illeciti in Italia e all\u2019estero (a questo proposito, si segnala l\u2019importante Regolamento UE 2018\/1805 per il reciproco riconoscimento dei provvedimenti di sequestro e di confisca). Il capitolo si chiude auspicando un\u2019adeguata interconnessione tra sistemi informativi per avere una diretta interlocuzione e la possibilit\u00e0 di ottenere informazioni complete e aggiornate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Capitolo 4 (l\u2019Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati).<\/strong><\/span> Il quarto capitolo si focalizza sull\u2019<strong>Agenzia<\/strong>, pi\u00f9 volte nominata sin qui. Nata nel 2010, nel corso degli anni ha visto una riduzione dei suoi compiti, fino ad arrivare al 2017, quando \u00e8 diventata competente per la gestione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati a decorrere dal provvedimento di confisca di secondo grado (\u201c<strong>doppia conforme<\/strong>\u201d). Il motivo \u00e8 principalmente da ravvisare nell\u2019impossibilit\u00e0 di far fronte a un impegno gestionale superiore, considerata l\u2019esiguit\u00e0 del personale.<\/p>\n<p>L\u2019Agenzia ha sede a Roma e dipende dal Ministero dell\u2019interno; il direttore \u00e8 scelto tra le figure con pi\u00f9 esperienza nella gestione dei beni confiscati; \u00e8 stato introdotto un nuovo organo, il comitato consultivo di indirizzo; sono stati rafforzati i nuclei di supporto istituiti presso le prefetture; l\u2019organico viene determinato in duecento unit\u00e0 (da coprire con procedure di mobilit\u00e0 \u2013 prima il personale era costituito da sole trenta unit\u00e0). L\u2019Agenzia partecipa alle udienze per l\u2019approvazione del programma di prosecuzione o di ripresa dell\u2019azienda, al fine di assicurare continuit\u00e0 nella gestione (cfr. <em>supra<\/em>, cap. 2).<\/p>\n<p>L\u2019<strong>attuale assetto <\/strong>dell\u2019Agenzia \u00e8 il risultato di una riflessione sulle criticit\u00e0 evidenziate dagli addetti ai lavori e sui rilievi della Corte dei conti, di cui si d\u00e0 breve cenno:<\/p>\n<ul>\n<li>durata dei procedimenti penali e di prevenzione;<\/li>\n<li>mancanza di sistemi informativi e connessione tra banche dati degli uffici giudiziari e dell\u2019Agenzia; dati non univoci, provenienti da diverse fonti, sulla consistenza dei beni sequestrati e confiscati;<\/li>\n<li>mancata disponibilit\u00e0 di stime attendibili acquisite dalle relazioni degli amministratori giudiziari, non inserite nel sistema Open Regio (in ogni caso non aggiornato);<\/li>\n<li>mancata predisposizione di efficaci strumenti per il monitoraggio dei beni e la verifica del loro utilizzo con valutazione sull\u2019effettivo impatto sociale.<\/li>\n<\/ul>\n<p>La Corte dei conti ha poi, nel 2018, dato atto degli sviluppi dell\u2019attivit\u00e0 dell\u2019Agenzia, che ha sottoscritto numerosi protocolli di intesa e implementato la piattaforma Open Regio (per condividere con le prefetture tutte le informazioni relative ai sequestri e alle confische). La Corte, tuttavia, continua a rilevare molteplici criticit\u00e0. Segue una interessante tabella in cui vengono riportate tutte le osservazioni della Corte e i corrispondenti comportamenti dell\u2019Agenzia, che cerca di superare il problema rilevato.<\/p>\n<p>Il Comitato riporta poi i tratti salienti delle audizioni del <strong>prefetto Bruno Frattasi, direttore <em>pro tempore<\/em> dell\u2019Agenzia<\/strong>, e del prefetto Bruno Corda, direttore dall\u2019agosto 2020. Il primo ha rappresentato la migliorata situazione, anche a seguito delle modifiche normative intervenute, e ha citato alcuni nuovi strumenti dell\u2019Agenzia, come il \u201cPiano per la valorizzazione di beni confiscati esemplari\u201d che dovrebbe servire a valorizzare beni che \u00abper dimensioni, storia criminale, valore simbolico, potenzialit\u00e0 di sviluppo e prospettive occupazionali, possano diventare \u201cprogetti pilota\u201d\u00bb (pag. 91). Il direttore ha poi sottolineato che <strong>spesso i Comuni non hanno reale consapevolezza<\/strong> della disponibilit\u00e0, sul proprio territorio, di beni confiscati e che non dispongono di risorse economiche adeguate a utilizzarli: una buona soluzione potrebbe essere la costituzione di consorzi tra Comuni. Importante risulta anche la rilevazione, ancora in corso, secondo cui su circa 6000 beni siti in 579 Comuni la percentuale di riuso a fini sociali si attesta solo al 50%. Una possibile soluzione, gi\u00e0 sperimentata a Genova, \u00e8 destinare i beni ai Comuni dando preferenza agli enti locali che indichino un progetto di riuso sociale e individuino gi\u00e0 un soggetto del terzo settore, \u00abcon una <strong>inversione della sequenza procedimentale<\/strong> nel senso che, prima della manifestazione di interesse, i comuni provvedono a sondare la disponibilit\u00e0 degli attori del privato sociale\u00bb (pag. 92).<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le aziende, il prefetto Frattasi ha confermato che circa il 70-80% delle aziende confiscate vengono liquidate e propone, nei casi in cui sussistano possibilit\u00e0 di ripresa o continuazione delle attivit\u00e0, l\u2019affiancamento di <em>manager<\/em> di associazioni come \u201cManager White List\u201d.<\/p>\n<p>A livello informatico, il prefetto segnala l\u2019evoluzione di Open Regio, ovvero Coper.Nico, che si fonda su \u00abuna maggiore cooperazione tra tutti gli attori del sistema, per favorire la pi\u00f9 ampia interoperabilit\u00e0 con gli altri sistemi informativi (Ministero della giustizia, Agenzia delle entrate, Enti locali\u00bb (pag. 93).<\/p>\n<p>Su sollecitazione del Comitato, Frattasi ha convenuto sul <strong>notevole numero di beni (circa 4000) ancora da assegnare<\/strong> o che, se assegnati, non sono stati consegnati a causa di abusi edilizi, occupazione senza titolo o confische parziali. Il prefetto ritiene opportuno, infine, mettere a disposizioni degli enti locali un \u201cset informativo\u201d pi\u00f9 completo, ed \u00e8 quanto questa relazione prova a fare con il <em>vademecum<\/em> (cfr. <em>infra<\/em>, cap. 13).<\/p>\n<p>L\u2019audizione del <strong>prefetto Bruno Corda, direttore dell\u2019Agenzia<\/strong> dall\u2019agosto 2020, ha fornito ulteriori elementi di riflessione. I dati, aggiornati al 31 marzo 2021, parlano di 18.518 immobili e 2.929 aziende in confisca definitiva. Gli elementi di <strong>novit\u00e0<\/strong> espressi dal prefetto Corda rispetto al direttore <em>pro tempore<\/em> Frattasi possono essere cos\u00ec sintetizzati:<\/p>\n<ul>\n<li>il 30 aprile 2020 \u00e8 stato varato il progetto \u201cSpazi per ricominciare\u201d, nell\u2019ambito delle iniziative per fronteggiare l\u2019emergenza sanitaria, con circa 200 immobili da utilizzare per ampliare le possibilit\u00e0 di lavoro e didattica in presenza;<\/li>\n<li>sono stati programmati degli incontri che coinvolgono le 103 prefetture al fine di favorire lo scambio di informazioni, la discussione sulle criticit\u00e0 operative e il monitoraggio sull\u2019effettivo utilizzo dei beni confiscati.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Il direttore Corda conviene sulla scarsit\u00e0 di conoscenze sul tema da parte degli enti locali e vorrebbe dunque ampliare le conferenze di servizio. Esemplificativa \u00e8 la seguente <strong>tabella<\/strong>, con dati aggiornati al 20 febbraio 2021, relativa al <strong>numero di Comuni su cui insistono beni confiscati che hanno o non hanno le credenziali di accesso<\/strong> al sistema informatico dell\u2019Agenzia. Il Comitato ritiene che, a fronte di questi dati, il <em>vademecum<\/em> allegato possa fornire \u00abun valido strumento operativo, un documento di orientamento per gli amministratori locali che intendano utilizzare, a fini sociali, i beni confiscati alla criminalit\u00e0 organizzata\u00bb (pag. 96).<\/p>\n<p>Sono poi stati affrontati in particolare due argomenti: l\u2019assegnazione provvisoria dei beni immobili non ancora definitivamente confiscati agli enti locali e il bando per l\u2019assegnazione diretta agli enti del terzo settore degli immobili confiscati definitivamente. Su entrambi i punti, l\u2019ANCI e molti sindaci hanno espresso perplessit\u00e0 e vorrebbero essere pi\u00f9 coinvolti.<\/p>\n<p>A questo punto la Commissione propone alcune considerazioni: a fronte di quanto appena esposto, \u00abrimangono aperti i problemi relativi al ritardo nelle destinazioni dei beni, al mancato effettivo utilizzo dei beni da parte degli enti locali, alla non ancora raggiunta interrelazione o interconnessione tra la <strong>piattaforma telematica Re.G.I.O (OpenRe.G.I.O.; ora Copernico) e i sistemi del Ministero della giustizia<\/strong>\u00bb (pag. 100). La riflessione si conclude con un ulteriore accento sulla necessit\u00e0 di una banca dati completa e aggiornata, opinione condivisa anche dal Ministero della giustizia, che sottolinea carenze proprio in tema di informatizzazione dei dati: permane la mancanza di un flusso bidirezionale per lo scambio di dati con l\u2019Agenzia, la registrazione dei dati \u00e8 incompleta, le attivit\u00e0 di migrazione dei dati sono complesse e, in generale, i sistemi restituiscono dati non allineati. Il Ministero della giustizia ha, inoltre, presentato \u00abun quadro profondamente deludente: lo Stato non conosce esattamente il numero e la tipologia dei beni sequestrati e confiscati nei procedimenti e ignora del tutto, in quanto non rilevati, quelli relativi al processo penale\u00bb (pag. 105).<\/p>\n<p>Il capitolo si conclude con l\u2019audizione del <strong>Ministro della giustizia, Marta Cartabia<\/strong>, che conferma il quadro sconfortante evidenziato dalla Comitato e si impegna ad intensificare gli sforzi per una pi\u00f9 efficiente gestione dei beni confiscati alle mafie e alla criminalit\u00e0 organizzata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Capitolo 5 (compensi degli amministratori giudiziari)<\/strong><\/span>. Il Comitato dedica poi un breve capitolo al tema dei compensi degli amministratori giudiziari, strettamente connesso al DPR n. 177 del 2015 che ha sostanzialmente equiparato l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019amministratore giudiziario a quella del curatore fallimentare. \u00c8 da segnalare che \u00abla gestione dei beni sequestrati e confiscati, per come inquadrata dal legislatore, \u00e8 passata da un modello di amministrazione statica, finalizzata essenzialmente alla conservazione dei beni tipica del custode ad un modello di amministrazione dinamica, del tutto diversa anche da quella fallimentare, finalizzata alla redditivit\u00e0 della gestione, a mantenere sul mercato le aziende sequestrate in vista, in caso di confisca definitiva, di una destinazione e di un riutilizzo sociale, produttivo e pubblico, restituendo cos\u00ec alla collettivit\u00e0 i patrimoni delle organizzazioni criminali\u00bb (pag. 112). Nonostante la complessit\u00e0 delle attivit\u00e0 dell\u2019amministratore giudiziario, il DPR del 2015 ha ritenuto tale figura analoga a quella del curatore fallimentare, anche in termini di liquidazione del compenso. Nella Relazione sono elencati i problemi evidenziati a questo proposito dai presidenti dei tribunali, nonch\u00e9 i criteri adottati per stabilire il compenso degli amministratori e su questi punti la Commissione auspica una modifica legislativa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Capitolo 6 (le relazioni con il sistema bancario e il sostegno finanziario pubblico).<\/strong><\/span> Come ampiamente ricordato sopra, le aziende sequestrate subiscono normalmente un rapido processo di deterioramento della situazione economica: \u00abanche grandi imprese che presentano al momento del sequestro tutti i requisiti di bancabilit\u00e0 e\/o di merito creditizio vedono compromessa ogni ipotesi di sviluppo imprenditoriale\u00bb. Siamo di fronte a un <strong>paradosso<\/strong>: le banche \u2013 dopo il provvedimento ablatorio da parte del tribunale \u2013 tendono a ridurre o negare i finanziamenti accordati all\u2019impresa. Con il sequestro, dunque, pare <strong>si riduca la \u00abmeritevolezza del credito riconosciuto all\u2019impresa ormai passata da un\u2019amministrazione mafiosa a quella dello Stato<\/strong>\u00bb (pag. 120). La Banca d\u2019Italia ha osservato a tal proposito un fenomeno singolare: \u00abgli operatori del credito, quasi fossero dotati di poteri di \u201cpreveggenza\u201d, alle imprese successivamente poste in amministrazione giudiziaria avevano erogato finanziamenti di importo inferiore [\u2026] rispetto a un analogo campione di imprese, invece, dal futuro lecito e lineare [\u2026] in sintesi, l\u2019avvio del processo di contrazione delle linee di credito sembra aver luogo ben prima del sequestro\u00bb (pp. 120-21). Secondo gli esperti di Banca d\u2019Italia, le possibili spiegazioni sono due: le banche talvolta riescono a sapere di un sequestro prima delle sua emissione; oppure \u2013 ed \u00e8 l\u2019ipotesi privilegiata dall\u2019analisi \u2013 la contrazioni degli affidamenti dipende da fattori tecnici, e cio\u00e8 dal deterioramento delle condizioni gestionali delle imprese.<\/p>\n<p>Il Comitato ha interpellato il <strong>dottor Fabio Bernasconi, capo del servizio rapporti istituzionali della Banca d\u2019Italia<\/strong>, che ha assicurato che l\u2019Istituto si adopera per un continuo rafforzamento della \u201ccultura del controllo\u201d, delle regole e delle sanzioni in tema di contrasto alle illegalit\u00e0 in campo finanziario. Ricorda poi che sono stati intensificati i rapporti di collaborazione con l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria, considerata la stretta correlazione tra le finalit\u00e0 di supervisione bancaria e gli obiettivi di contrasto alla criminalit\u00e0.<\/p>\n<p>Il Comitato concentra poi l\u2019attenzione su quelle <strong>aziende sequestrate ancora vitali <\/strong>e che potrebbero essere recuperate mediante precise strategie di rilancio e assistenza finanziaria. Sul punto la Banca d\u2019Italia ha sottolineato che \u00abgiammai la sottoposizione ad una misura ablativa dovrebbe di per s\u00e9 comportare un peggioramento nell\u2019erogazione del credito. Ma, allora, <strong>cosa ostacola in concreto l\u2019ordinario fluire dei rapporti tra banca e azienda sequestrata<\/strong>?\u00bb (pag. 123).<\/p>\n<p>Dopo il decreto di sequestro o confisca, il credito vantato dalla banca si \u201ccongela\u201d: ci\u00f2 non dovrebbe comportare ostacoli nell\u2019erogare nuovi finanziamenti a soggetti sottoposti a misure di prevenzione, ma \u2013 ricorda il dottor Bernasconi \u2013 ogni decisione sul punto \u00e8 rimessa all\u2019autonomia imprenditoriale degli intermediari. Nel concreto, tuttavia, l\u2019eventualit\u00e0 descritta \u00absi \u00e8 tradotta nella tendenziale certezza che, dopo il sequestro, il credito verr\u00e0 rinegoziato <em>in peius<\/em>, se non del tutto revocato\u00bb (pag. 124). Le banche interpretano infatti l\u2019applicazione di misure patrimoniali non come un primo passo verso la legalit\u00e0, ma come un <strong>momento che accresce la rischiosit\u00e0<\/strong> e pu\u00f2 influenzare negativamente le prospettive dell\u2019impresa. Il Comitato auspica che la Banca d\u2019Italia impartisca direttive affinch\u00e9 gli istituti di credito diano il necessario sostegno finanziario a queste aziende; in caso contrario, dovrebbero motivarne le ragioni in modo analitico.<\/p>\n<p>Uno strumento utile al rafforzamento della finanziabilit\u00e0 delle imprese in sequestro o confisca \u00e8 rappresentato dal <strong><em>rating<\/em> di legalit\u00e0<\/strong>, rilasciato dall\u2019Autorit\u00e0 garante della concorrenza e del mercato (AGCM). La possibilit\u00e0 di ottenerlo dovrebbe indurre le imprese a rispettare i principi di legalit\u00e0, perch\u00e9 ottengono cos\u00ec una serie di benefici a livello economico ma anche reputazionale. Tale istituto si sta gradualmente affermando: premiare aziende \u201crecuperate\u201d e incentivare lo sviluppo di realt\u00e0 economiche efficienti \u2013 nonostante i \u201ccosti della legalit\u00e0\u201d \u2013 assume anche <strong>un importante valore simbolico<\/strong>. Per ottenere il <em>rating<\/em> di legalit\u00e0 \u00e8 necessario soddisfare una serie di requisiti di legalit\u00e0, appunto, e il punteggio viene incrementato in presenza di un impegno anche sotto il profilo etico, sociale e ambientale. L\u2019AGCM ha comunicato che tra gennaio 2020 e febbraio 2021 sono dieci societ\u00e0 hanno richiesto il rating di legalit\u00e0: i dati sono incoraggianti, ma dimostrano che l\u2019istituto non \u00e8 ancora diffuso quanto si vorrebbe.<\/p>\n<p>L\u2019Associazione bancaria italiana (ABI) ha segnalato anche l\u2019esistenza di <strong>Protocolli di intesa<\/strong> sottoscritti a partire dal 2021 con diversi tribunali, al fine di consentire la continuit\u00e0 delle attivit\u00e0 delle imprese, sostenendole nel percorso di legalit\u00e0. Il Comitato, inoltre, auspica che siano stabiliti in modo permanente dei momenti di consultazione tra gli attori bancari, i tribunali e l\u2019Agenzia.<\/p>\n<p>Altro aspetto rilevante in tema di aziende sottoposte a misure di prevenzione patrimoniali \u00e8 la <strong>tutela dei diritti dei terzi<\/strong>, in particolare le banche, che dal 2017 devono dimostrare la buona fede e l\u2019assenza della strumentalit\u00e0 del credito rispetto all\u2019attivit\u00e0 illecita posta in essere. Il Comitato sottolinea che \u00abil sistema antimafia non pu\u00f2 concedersi il lusso che proprio dalle banche, primo baluardo difensivo all\u2019ingresso dei capitali mafiosi nell\u2019economia legale, vi siano \u2013 anche isolati \u2013 cedimenti, indulgenze o casi di <em>willful blindness<\/em> (cecit\u00e0 volontarie) nei confronti di clienti con carenti requisiti di legalit\u00e0\u00bb (pp. 132-33).<\/p>\n<p>Vengono poi messe in luce alcune <strong>criticit\u00e0 e buone prassi<\/strong>: il punto fondamentale \u00e8 che i Protocolli dell\u2019ABI sono certamente utili, ma che vi \u00e8 la necessit\u00e0 di uno strumento predisposto dall\u2019Agenzia stessa che sia pi\u00f9 ampio e omogeneo, da applicare su tutto il territorio nazionale, e che permetta un dialogo permanente e la rinegoziazione dei rapporti bancari con le aziende sequestrate e confiscate, nel rispetto dell\u2019autonomia e discrezionalit\u00e0 dei vari istituti. Vengono citati i tribunali di Roma, Milano e Reggio Calabria come esempi di buone prassi in questo senso.<\/p>\n<p>La seconda parte del capitolo \u00e8 dedicata al tema del <strong>sostegno finanziario per la valorizzazione e il riutilizzo dei beni confiscati<\/strong>. Vengono riepilogate le principali risorse ordinarie derivanti dal bilancio statale (a livello nazionale e regionale), ma l\u2019attenzione del Comitato si concentra soprattutto sull\u2019analisi della <strong>l. 208\/2015<\/strong>, con cui \u00abil legislatore ha previsto un complesso di misure agevolative con la finalit\u00e0 di sostenere finanziariamente le aziende sequestrate o confiscate alla criminalit\u00e0 organizzata, le cooperative sociali assegnatarie di beni immobili confiscati e le cooperative di lavoratori dipendenti di imprese anch\u2019esse confiscate alla criminalit\u00e0 organizzata\u00bb (pag. 140). A questo proposito viene ascoltata la <strong>dottoressa Laura Aria, dirigente del Ministero dello sviluppo economico<\/strong>, al fine di individuare possibili piste di miglioramento nell\u2019erogazione dei fondi. L\u2019intervento agevolativo finanzia programmi di sviluppo biennale che possono riguardare anche investimenti produttivi (per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro), ristrutturazione e riorganizzazione aziendale (per l\u2019incremento dei livelli occupazionali). L\u2019audizione si \u00e8 concentrata sulle novit\u00e0 introdotte nel 2018, come per esempio l\u2019aumento degli importi dei finanziamenti concedibili e l\u2019aggiunta di ulteriori categorie di aziende beneficiarie, ma i dati mostrano una \u00abridotta operativit\u00e0 dello strumento\u00bb che \u00abpotrebbe essere superata [\u2026] anche attraverso una maggiore integrazione delle attivit\u00e0 tra il Ministero dello sviluppo economico e l\u2019ANBSC\u00bb (pag. 143).<\/p>\n<p>In tema di <strong>garanzie e finanziamenti gestiti dal MISE<\/strong>, emergono poi altri due problemi: le societ\u00e0 in amministrazione e gli enti locali sono esclusi dai finanziamenti e i requisiti di patrimonializzazione risultano essere troppo selettivi. Il Comitato conclude dunque che si tratto uno \u00abstrumento di scarsa applicabilit\u00e0\u00bb, come anche \u00abconfermato da alcune testimonianze di amministratori giudiziari auditi\u00bb (pag. 144).<\/p>\n<p>Un importante sostegno alla valorizzazione socio-economica dei beni confiscati deriva dalle <strong>politiche di coesione<\/strong>. Ad assumere un ruolo centrale \u00e8 in questo caso l\u2019Agenzia per la coesione territoriale (ACT) che nel 2018 ha approvato una apposita strategia nazionale. Rilevante ai fini di questa relazione \u00e8 la parte del CIPE \u00abche, nel recepire le raccomandazioni espresse in sede di intesa dalla Conferenza Stato-Regioni, ha previsto un <strong>agire differenziato per i beni<\/strong> confiscati che \u2013 in ragione della loro dimensione, valore simbolico, storia criminale, sostenibilit\u00e0 e prospettive \u2013 sono ritenuti e definiti \u201c<strong>esemplari<\/strong>\u201d e, come tali, esigenti una reg\u00eca nazionale\u00bb (pag. 145). I primi interventi in questo senso sono stati indirizzati al bene denominato \u201cLa Balzana\u201d, un vasto appezzamento di terreno di oltre duecento ettari su cui si trovano quindici capannoni industriali e dieci villini familiari, confiscato in via definitiva a Francesco Schiavone del clan del Casalesi. Il terreno \u00e8 situato a Santa Maria La Fossa (CE) e l\u2019ACT prevede qui la realizzazione del Parco agroalimentare dei prodotti tipici della Regione Campania.<\/p>\n<p>A livello generale, l\u2019ACT ha fornito alcune informazioni sui fondi stanziati e ha sottolineato che, dal punto di vista territoriale, la maggior parte delle risorse \u00e8 concentrata in Campania e Sicilia (insieme assorbono pi\u00f9 del 70% dei finanziamenti \u2013 tutti i dati sono pubblicati sul portale \u201cOpencoesione\u201d).<\/p>\n<p>L\u2019ACT ha inoltre sottoscritto, <strong>protocolli di intesa<\/strong> con Basilicata, Calabria, Campania, Sicilia e Puglia insieme all\u2019Agenzia e ad altri attori rilevanti al fine di realizzare azioni nei settori della legalit\u00e0 e della sicurezza, \u00abma attualmente il PON Legalit\u00e0 ha finanziato le azioni previste dai cinque protocolli per un importo molto inferiore rispetto alle sue potenzialit\u00e0\u00bb (pag. 148), in particolare in Calabria. Le ragioni alla base dello <strong>scarso impegno<\/strong> sarebbero le seguenti:<\/p>\n<ul>\n<li>criticit\u00e0 del sistema: lungo lasso temporale tra l\u2019avvio del sequestro, la confisca definitiva e la successiva destinazione, dunque i beni arrivano alla fase di valorizzazione in condizioni di degrado e inadeguatezza strutturale e sono cos\u00ec richiesti profondi interventi di ristrutturazione; forte abusivismo, che allunga ulteriormente i tempi; la destinazione deve seguire solo criteri geografici e ci\u00f2 comporta che gli enti locali nei cui territori si trovano moltissimi beni confiscati non sono sempre nelle condizioni di programmarne e progettarne il recupero in tempi brevi;<\/li>\n<li>ragioni tecniche: ritardi con cui sono partiti i cinque protocolli regionali; ripetute rimodulazioni subite dal PON legalit\u00e0 tra il 2018 e il 2020.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Secondo il Comitato, tuttavia, tali ragioni non basterebbero a spiegare il grave rallentamento dell\u2019erogazione delle risorse: si segnala che su tali ritardi possano giocare un ruolo <strong>le pressioni e i tentativi di infiltrazione che la criminalit\u00e0 organizzata<\/strong> attua proprio in questo tipo di procedure con l\u2019evidente obiettivo di rallentare o far fallire il processo di valorizzazione, vero contrasto alle mafie. Il Comitato avverte che \u00abdi questo dovr\u00e0 tenersi conto non solo per le opportune correzioni di tiro alle procedure vigenti, ma anche in sede di ingegnerizzazione delle politiche di vigilanza e controllo nell\u2019erogazione dei futuri fondi europei, nazionali e, non ultimo, degli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR)\u00bb (pag. 150).<\/p>\n<p>Viene poi fatto breve cenno al <strong>PNRR<\/strong>, in quanto alcuni suoi punti sono destinati ad avere un impatto significativo sui beni confiscati. Risulta particolarmente rilevante la missione n. 5, in cui sono posti gli \u201cinterventi speciali per la coesione territoriale\u201d, che comprendono anche la valorizzazione economica e sociale dei beni confiscati alle mafie: in concreto, si tratterebbe della riqualificazione di almeno duecento beni confiscati \u00abper il potenziamento del <em>social housing<\/em>, la rigenerazione urbana e il rafforzamento dei servizi pubblici di prossimit\u00e0, il potenziamento dei servizi socio-culturali a favore delle giovani e l\u2019aumento delle opportunit\u00e0 di lavoro\u00bb (pag. 152-53).<\/p>\n<p>L\u2019ultimo ambito analizzato dal Comitato \u00e8 il mondo delle <strong>fondazioni private<\/strong> e delle possibilit\u00e0 che queste offrono in materia di valorizzazione di aziende e beni sequestrati e confiscati, ma anche di sostegno alla gestione di queste risorse affidate a enti del terzo settore. A questo proposito, \u00e8 stato audito il <strong>dottor Carlo Borgomeo, presidente della fondazione \u201cCon il Sud\u201d<\/strong>, una delle realt\u00e0 pi\u00f9 note e attive nel sostegno finanziario alle iniziative sociali del Mezzogiorno. I destinatari dei finanziamenti sono cooperative sociali, associazioni e organizzazioni di volontariato e uno dei campi di intervento \u2013 dal 2010 \u2013 \u00e8 proprio la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie: concretamente, la fondazione ha supportato la valorizzazione di 105 beni immobili confiscati, dislocati in tutto il Sud Italia. I contributi sono di norma destinati in parte a <strong>finanziare la ristrutturazione<\/strong> del bene, e in parte la sua <strong>gestione<\/strong>, per evitare che dopo la rimessa a nuovo di un immobile non ci siano poi le risorse per portare avanti le attivit\u00e0. La selezione avviene sulla base degli obiettivi sociali e non economici, nonch\u00e9 sulle prospettive di \u201cautosostenibilit\u00e0\u201d e le attivit\u00e0 di monitoraggio sono molto severe. Di particolare rilevanza \u00e8 la verifica <em>ex post <\/em>della fondazione sul tasso di sopravvivenza dei progetti finanziati: dall\u2019analisi condotta a distanza di quattro anni emerge che, cessati gli aiuti, i due terzi dei progetti risultano (in tutto o in parte) proseguire ed essere autosufficienti. Si segnala, tra le altre esperienze, la valorizzazione di una villa a Napoli confiscata al boss Michele Zaza che prevedeva l\u2019inclusione lavorativa di persone disabili.<\/p>\n<p>Il presidente Borgomeo ha formulato anche alcune considerazioni e proposte:<\/p>\n<ul>\n<li>i bandi prevedono spesso il sostegno per la sola ristrutturazione, senza tener conto del costo di gestione e con il rischio dunque di enorme spreco di risorse pubbliche;<\/li>\n<li>la fondazione si \u00e8 trovata sovente a dover rifiutare il sostegno a progetti su beni confiscati per via della <strong>concessione troppo breve<\/strong> da parte dell\u2019ente locale (a volte un solo biennio): in poco tempo, risulta impossibile produrre risultati sociali soddisfacenti;<\/li>\n<li>occorrerebbe pensare a una destinazione diversa delle risorse economiche, ora versate sul FUG (cfr. <em>supra<\/em>, cap. 2): il denaro potrebbe essere destinato all\u2019Agenzia per sostenere progetti al pari delle fondazioni private. Sempre parlando dell\u2019Agenzia, Borgomeo auspica una maggiore flessibilit\u00e0 in considerazione della complessa materia che si trova ad affrontare.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Il Comitato conclude il capitolo evidenziando alcune <strong>criticit\u00e0<\/strong> riguardanti diversi aspetti del tema e messi in luce da diversi attori. In sintesi, i punti fondamentali sono i seguenti:<\/p>\n<ul>\n<li>L\u2019<strong>ANCI<\/strong> ha segnalato quale principale problema lo stato in cui solitamente versano i beni conferiti ai Comuni e la necessit\u00e0, dunque, di intervenire con ingenti opere manutentive nella quasi totalit\u00e0 dei casi. I Comuni possono avvalersi di fondi europei per cui per\u00f2 sono stati evidenziati dei ritardi. Si propone, almeno, l\u2019istituzione di risorse <em>ad hoc<\/em> da destinare ai Comuni per la ristrutturazione degli appartamenti da usare per soggetti in particolari condizioni di disagio economico-sociale.<\/li>\n<li>In tema di immobili, il codice antimafia prevede una dettagliata disciplina sulla destinazione, senza per\u00f2 alcun riferimento alle politiche e alle misure per la valorizzazione di tali beni.<\/li>\n<li>\u00c8 stata da pi\u00f9 parti lamentata la <strong>procedura per l\u2019accesso ai fondi comunitari e statali, considerata troppo complessa farraginosa<\/strong>: ci sarebbe dunque bisogno di una semplificazione e della previsione di un percorso agevolato per la realizzazione dei presidi di legalit\u00e0 e sicurezza del territorio.<\/li>\n<li>Potrebbe essere utile \u2013 se non necessaria \u2013 una interconnessione tra i sistemi OpenRegio e Opencoesione, portali dell\u2019Agenzia per i beni confiscati e dell\u2019Agenzia per la coesione territoriale, al fine di far dialogare i dati sui beni sequestrati e le risorse erogate ed erogabili nell\u2019ambito delle politiche di coesione.<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Capitolo 7 (destinazione dei beni sul territorio e difficolt\u00e0 degli enti locali). <\/strong><\/span>Secondo il Comitato era poi rilevante effettuare \u00abuno specifico approfondimento delle dinamiche effettuali con le quali si dovrebbe centrare (e spesso non si riesce a centrare) l\u2019obiettivo principale della legge Rognoni-La Torre, e cio\u00e8 <strong>l\u2019utilizzo a scopi sociali dei beni confiscati<\/strong>\u00bb (pag. 159) e per tale motivo ha audito gli <strong>enti locali, destinatari in via prioritaria<\/strong> dei beni immobili confiscati. L\u2019interesse del Comitato era principalmente quello di comprendere le modalit\u00e0 attraverso cui gli enti locali vengono a conoscenza di beni sequestrati o confiscati sul proprio territorio; la disponibilit\u00e0 dei Comuni per le assegnazioni provvisorie; la concessione a enti, associazioni e cooperative; l\u2019eventuale utilizzo dei fondi europei; l\u2019attivit\u00e0 di supporto ai tribunali e agli amministratori giudiziari; le criticit\u00e0 in sede di assegnazione.<\/p>\n<p>Gli enti locali auditi hanno evidenziato diverse <strong>criticit\u00e0<\/strong> in relazione agli immobili confiscati, gi\u00e0 ampiamente riportate nel corso della Relazione (cfr. <em>supra <\/em>in vari punti), ma che vale la pena citare nuovamente:<\/p>\n<ul>\n<li>distanza temporale eccessiva tra confisca definitiva e destinazione;<\/li>\n<li>condizioni dei beni da destinare, spesso vandalizzati o danneggiati dall\u2019incuria; abusivismo;<\/li>\n<li>carenza di personale, anche qualificato, che consenta di seguire i beni confiscati o redigere il regolamento comunale;<\/li>\n<li>bandi chiusi senza richieste da parte delle associazioni e del Terzo settore;<\/li>\n<li>mancanza di fondi che consentano al Comune di valorizzare o anche solo utilizzare i beni confiscati o chiedere l\u2019assegnazione provvisoria;<\/li>\n<li>inopportunit\u00e0 di assegnare direttamente al terzo settore gli immobili confiscati, dovendo invece privilegiare la previa dichiarazione di interesse dei Comuni, unici a conoscenza delle realt\u00e0 territoriali.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Vengono poi riportati i contenuti delle audizioni svolte. <strong>Antonio Decaro<\/strong> \u00e8 stato sentito in quanto <strong>presidente dell\u2019ANCI<\/strong> e sindaco di Bari. Nella sua prima veste ha segnalato diversi <strong>problemi<\/strong>: non tutti i Comuni, per esempio, hanno adottato linee guida o regolamenti comunali specifici sulla gestione dei beni confiscati e l\u2019ANCI sta promuovendo l\u2019adozione di un regolamento comunale tipo. Altra questione sollevata \u00e8 la mancanza di pubblicit\u00e0, che porta i Comuni a non ricevere segnalazioni circa l\u2019esistenza di beni confiscati sul proprio territorio. I Comuni, inoltre, segnalano ritardi e difficolt\u00e0 nell\u2019erogazione dei finanziamenti europei e preferiscono l\u2019assegnazione di un bene dopo la sua confisca definitiva, avendo timore che l\u2019immobile debba poi essere restituito. Infine, \u00e8 in corso una rilevazione sui 950 Comuni destinatari di beni confiscati per monitorare il loro riutilizzo e conoscere le motivazioni delle mancate assegnazioni, nonch\u00e9 le criticit\u00e0 individuate dai singoli enti locali. L\u2019ANCI ha poi avanzato alcune <strong>proposte<\/strong>:<\/p>\n<ul>\n<li>i proventi dei beni in locazione, oggi utilizzabili solo a fini sociali, potrebbero essere usati dai Comuni per mantenere e gestire gli immobili stessi;<\/li>\n<li>adozione di un decreto per l\u2019istituzione di un \u201cProgramma triennale di recupero a fini abitativi e sociali di immobili confiscati alla criminalit\u00e0 organizzata\u201d con risorse dedicate;<\/li>\n<li>attivazione di uno strumento finanziario stabile per il sostegno alla realizzazione dei progetti di gestione dei beni;<\/li>\n<li>una attivit\u00e0 pi\u00f9 celere per sanare gli abusi edilizi.<\/li>\n<\/ul>\n<p>L\u2019attenzione si concentra poi sui piccoli Comuni, sentiti nella persona di <strong>Flavio De Santis, componente del direttivo dell\u2019ANPCI <\/strong>(associazione nazionale piccoli Comuni d\u2019Italia). In questi contesti, le assegnazioni riguardano spesso cascine o caseggiati in stato di degrado o in fase di costruzione e spesso, mancando i fondi, il rischio \u00e8 che diventino ruderi abbandonati. Le <strong>proposte<\/strong> dell\u2019ANPCI sono dunque le seguenti:<\/p>\n<ul>\n<li>modificare i requisiti richiesti per la procedura di assegnazione, al fine di consentire l\u2019accesso ai giovani e non richiedere la costituzione dell\u2019associazione da almeno due anni e una specifica esperienza nell\u2019area di riutilizzo;<\/li>\n<li>modificare la durata dell\u2019assegnazione alle associazioni, ora in genere di tre anni o meno, atteso che per rendere produttivi i terreni e creare un circuito economico virtuoso serve molto tempo; si propongono almeno 7 anni di durata (15 per alcune tipologie di beni);<\/li>\n<li>rinnovare l\u2019affidamento solo in caso di bilancio economico e sociale positivo e per una sola volta.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Il Comitato ha poi analizzato la vicenda emblematica di alcuni immobili confiscati al <strong>Nord<\/strong> e in particolare a Pojana Maggiore, un piccolo Comune in provincia di Vicenza. La sindaca Paola Fortuna ha spiegato che il Comune non ha ancora potuto avvalersi dei beni confiscati sul territorio, nonostante la forte volont\u00e0 in tal senso. L\u2019episodio riportato \u00e8 simbolo della <strong>mancata comunicazione<\/strong> tra enti istituzionali e dei difetti di coordinamento della disciplina del giudizio di prevenzione e del procedimento, in particolare in relazione alla durata e alla mancata attenzione ai bisogni della comunit\u00e0. Ma il caso di Pojana Maggiore \u00abnon \u00e8 un caso limite\u00bb, anzi \u00abmolti piccoli comuni del Nord Italia incontrano le medesime talvolta insuperabili ma spesso scoraggianti, difficolt\u00e0. Il problema centrale resta quello dell\u2019informazione\u00bb (pag. 168): non esiste alcuna previsione di legge che consenta agli enti territoriali di conoscere, con la necessaria tempestivit\u00e0, quali immobili possano essere loro destinati, di quale consistenza siano e quali gravami debbano sopportare. Spesso i Comuni ricevono notizia dell\u2019esistenza di beni confiscati sul proprio territorio da fonti non istituzionali, come gli organi di stampa. Da tenere sempre in considerazione \u00e8 anche il problema dei creditori in buona fede, che potrebbe rendere vano tutto il lavoro effettuato dall\u2019ente locale.<\/p>\n<p>Il Comitato sposta poi l\u2019attenzione sui <strong>Comuni del Sud<\/strong>, per i quali sono anche previsti programmi di sostegno specifici per il riutilizzo dei beni e che sono pi\u00f9 frequentemente oggetto di scioglimento per infiltrazione mafiosa. Vengono raccolte esperienze di diverse realt\u00e0 locali, che evidenziano i limiti della normativa vigente: Vincenzo Catapano, sindaco di San Giuseppe Vesuviano, per esempio, ha messo in luce le difficolt\u00e0 nel reperire i fondi necessari alla ristrutturazione e il rischio che i beni possano dunque ulteriormente deteriorarsi. Tutti i sindaci evidenziano tale problema e rilevano, come i Comuni del Nord, la <strong>carenza di personale qualificato<\/strong>, gli abusi edilizi e la questione dei beni vandalizzati. Il sindaco di Marano lamenta inoltre il mancato coordinamento dei sistemi informatici (cfr. <em>supra<\/em>, in vari punti); quello di Castelvetrano sottolinea ulteriormente il problema della mancanza di fondi, evidenziando che \u00abi cittadini di un comune sciolto per mafia sono \u201cpuniti\u201d due volte: per la infiltrazione mafiosa e per le aliquote tributarie, successive allo scioglimento, che si attestano sui massimi\u00bb e che, per comuni come il suo accompagnati da una tale nomea, sarebbe auspicabile il riutilizzo per \u00abun ritorno di immagine e un ritorno morale\u00bb (pag. 172).<\/p>\n<p>Il Comitato conclude riassumendo i profili di maggiori criticit\u00e0 e ricorda lo strumento del <em>vademecum<\/em>, che potrebbe aiutare a risolvere alcuni problemi sollevati dai Comuni.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Capitolo 8 (le associazioni e le parti sociali). <\/strong><\/span>I beni confiscati, in quanto simboli e opportunit\u00e0 di lavoro e sviluppo, pongono al centro dell\u2019attenzione anche il tema del ruolo da attribuire alle associazioni e alle parti sociali per rendere pi\u00f9 efficace il meccanismo di gestione e destinazione. Per questo motivo, il Comitato ha audito: Confesercenti, le confederazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello nazionale, l\u2019associazione Libera, l\u2019associazione \u201cWhite List\u201d e, infine, due esperienze peculiari \u2013 una Nord e una al Sud \u2013 significative per l\u2019impegno, l\u2019ambito di azione e la peculiarit\u00e0 della proposta sociale.<\/p>\n<p>Il <strong>vicepresidente di Libera, Davide Pati<\/strong>, ha ricordato il ruolo dell\u2019associazione nell\u2019approvazione della legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie nel 1996, le azioni di formazione e informazione aperte ai cittadini e ad altre realt\u00e0 del terzo settore, il supporto agli enti locali per finalizzare le attivit\u00e0 di riuso sociale, il contributo al Parlamento per il miglioramento delle norme e delle prassi avanzando proposte (alcune delle quali accolte nella riforma del 2017). I temi pi\u00f9 importanti dell\u2019audizione sono stati:<\/p>\n<ul>\n<li>il valore etico della restituzione alla collettivit\u00e0 dei beni confiscati;<\/li>\n<li>le criticit\u00e0 dovute a possibili prestanome e intestazioni fittizie attraverso cui la criminalit\u00e0 organizzata potrebbe tornare a possedere i beni oggetti di sequestro e confisca;<\/li>\n<li>la possibilit\u00e0 di danneggiamenti e atti vandalici e le difficolt\u00e0 dovute a minacce;<\/li>\n<li>il progetto Libera Terra, nato nel 2000 per le cooperative sociali.<\/li>\n<\/ul>\n<p>L\u2019audito, nell\u2019esporre varie criticit\u00e0 in tema di beni confiscati, ha sottolineato la necessit\u00e0 che gli enti locali assicurino <strong>piena trasparenza<\/strong> sugli elenchi dei beni confiscati e garantiscano un <strong>controllo<\/strong> sull\u2019attivit\u00e0 dei soggetti gestori, proponendo di effettuare corsi di formazione.<\/p>\n<p>Davide Pati, insieme a Valentina Fiore (in rappresentanza di Libera Terra), segnalano poi le difficolt\u00e0 di funzionamento dell\u2019Agenzia e l\u2019urgenza di assegnare risorse e personale alle sezioni dedicate dei tribunali. Le <strong>proposte<\/strong> sono le seguenti:<\/p>\n<ul>\n<li>estendere ai \u201ccorrotti\u201d delle norme su sequestro e confische;<\/li>\n<li>introdurre specifiche fattispecie penali per sanzionare le azioni di contrasto ed elusione dei sequestri e delle confische;<\/li>\n<li>usare il FUG per soddisfare i creditori in buona fede, invece di vendere gli immobili confiscati;<\/li>\n<li>semplificare le procedure per accedere ai finanziamenti del MISE.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Vengono poi auditi <strong>Don Massimo Mapelli ed Elena Simeti, responsabili dell\u2019associazione \u201cUna casa anche per te Onlus\u201d<\/strong> di Buccinasco nata nel 2000. L\u2019associazione ha sviluppato diversi interventi nell\u2019ambito dell\u2019accoglienza di minori e famiglie in condizioni di disagio economico e sociale e dell\u2019organizzazione di servizi formativi ed educativi. Don Mapelli riferisce, in particolare, dell\u2019esperienza della masseria di Cisliano, sequestrata al clan Valle nel 2010 nel corso dell\u2019operazione Crimine Infinito. Il bene \u00e8 un complesso di circa 10.000 metri quadri comprendente un ristorante\/pizzeria con ampio giardino, un parcheggio e quattro appartamenti ed \u00e8 stato confiscato definitivamente nel 2014, data a partire dalla quale sono iniziati una serie di atti vandalici per impedirne l\u2019utilizzo. A quel punto l\u2019associazione si \u00e8 mossa per la creazione di un presidio a tutela del bene, grazie al sostegno del Comune. L\u2019Agenzia ha destinato l\u2019immobile al Comune stesso, che l\u2019ha poi assegnato all\u2019associazione che si \u00e8 dedicata alla sua ristrutturazione con il sostegno di volontari e donazioni. Ora il bene \u00e8 in parte abitato, in parte sede di corsi di formazione e mostre. Dunque, come dice lo stesso Don Massimo, \u00abla sfida \u00e8 stata quella di far diventare un bene confiscato una risorsa importante in un territorio ad alta densit\u00e0 mafiosa come il sud ovest milanese\u00bb (pag. 178). Lo stesso ha poi sottolineato come sia fondamentale <strong>l\u2019assegnazione provvisoria dei beni sequestrati<\/strong> al terzo settore, anche se rimangono ferme le difficolt\u00e0 nel reperire risorse economiche.<\/p>\n<p>Viene poi presentato un altro esempio virtuoso, quello dell\u2019associazione <strong>\u201cNuova cooperazione organizzata\u201d presieduta da Simmaco Perillo<\/strong>. L\u2019associazione, situata ad Aversa, aveva aperto in un bene della cooperativa un \u201cgruppo di convivenza\u201d dedicato ad alcuni malati dell\u2019ospedale psichiatrico giudiziario della citt\u00e0. L\u2019associazione gestisce inoltre diverse cooperative che lavorano sui beni confiscati del territorio, tradizionalmente luogo di insediamento camorristico. Il dottor Perillo ha poi evidenziato \u00abl\u2019importanza della destinazione sociale dei beni, avendo reso i beni confiscati aziende produttive, con conseguenti benefici in termini di occupazione e di affermazione della presenza dello Stato e della legalit\u00e0 in territori controllati dalla camorra\u00bb (pag 181). Da citare \u00e8 anche l\u2019iniziativa \u201cFacciamo un pacco alla camorra\u201d, tramite cui vengono venduti i prodotti alimentari creati e confezionati in questo contesto.<\/p>\n<p>\u00c8 stata poi sentita <strong>Paola Pastorino, presidente dell\u2019associazione \u201cManager White List\u201d<\/strong>, nata nel 2014 al fine di valorizzare le competenze dei dirigenti industriali milanesi nella gestione delle imprese sequestrate e confiscate alla criminalit\u00e0 organizzata. Sono stati individuati 60 <em>manager <\/em>che costituiscono una \u201clista bianca\u201d, consegnata all\u2019Agenzia e ai Ministeri dell\u2019interno e della giustizia, con lo scopo di \u00abrestituire al mercato e alla collettivit\u00e0 le attivit\u00e0 economiche sequestrate e confiscate alla criminalit\u00e0 organizzata, attraverso la gestione delle aziende curata con la collaborazione, fin dalla prima fase del procedimento, tra il profilo giuridico dell\u2019amministratore giudiziario e quello manageriale strategico e di sviluppo\u00bb (pag. 182). L\u2019audita ha poi riferito di esperienze concrete poste in essere in aziende e cooperative, nonch\u00e9 di buone pratiche manageriali che consentono di individuare in tempi brevi i fattori di successo per possibili percorsi di sviluppo sostenibile. La dottoressa Pastorino conclude proponendo la creazione di un albo dei <em>manager <\/em>dei beni sequestrati e confiscati al quale gli amministratori giudiziari possono ricorrere.<\/p>\n<p>La seconda parte del capitolo si focalizzare sulle <strong>parti sociali<\/strong>: come detto sopra, sono state sentite le confederazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello nazionale. Tutti gli auditi hanno ricordato l\u2019importanza di mantenere intatti i posti di lavoro nell\u2019ambito delle aziende sequestrate e confiscate: <strong>Paolo Acciai della CISL<\/strong> ha evidenziato che non sono previsti in tale contesto ammortizzatori sociali n\u00e9 cassa integrazione dall\u2019Inps. <strong>Luciano Silvestri della CGIL<\/strong> ha lamentato i ritardi nella costituzione, presso i tribunali distrettuali, delle sezioni di misure prevenzione e ha rappresentato l\u2019esperienza dei sindacati coinvolti nei <strong>protocolli di intesa<\/strong> firmati con vari tribunali, tra cui quello di Roma: qui, nell\u2019ambito dei sequestri originati dall\u2019indagine Mafia capitale di cooperative, pizzerie, bar, hotel, sono stati coinvolti circa 5000 lavoratori e il protocollo ha permesso di tutelare l\u2019occupazione e le attivit\u00e0 produttive. L\u2019idea \u00e8 che tutti i tribunali adottino questo metodo, in quanto \u00abnon possiamo permetterci che il lavoratore assimili in s\u00e9 l\u2019idea che quando c\u2019era la mafia in qualche modo la pagnotta la portava a casa, seppure con quei metodi, arriva lo Stato e sono licenziato e senza lavoro\u00bb (pag. 186). Inoltre, vengono spesso avanzate proposte di costituzione di cooperative per rilevare le aziende, ma <strong>mancano le risposte e il dialogo con l\u2019Agenzia<\/strong> e diventa in questo modo difficile per i sindacati svolgere il loro ruolo di tutela.<\/p>\n<p>I sindacati hanno stipulato accordi con gli amministratori giudiziari per l\u2019emersione del lavoro nero, per la normalizzazione dei rapporti contrattuali e del salario e per assicurare la sicurezza sul lavoro. <strong>Francesco Maria Gennaro della UIL<\/strong> sottolinea poi l\u2019importanza di nominare amministratori giudiziari che tendano alla prosecuzione dell\u2019attivit\u00e0 aziendale, che facciano attenzione alla sicurezza e affrontino le irregolarit\u00e0 e il lavoro nero, tutte azioni che richiedono molte risorse economiche: i sindacati chiedono dunque che vengano semplificate le norme di accesso al fondo di garanzia.<\/p>\n<p><strong>Confesercenti<\/strong> sottolinea altri aspetti critici della normativa, in particolar modo evidenzia che i beni dovrebbero essere gestiti anche da professionisti e imprenditori (cfr. <em>supra<\/em>) e che \u00e8 attesa una riforma strutturale dell\u2019organico dell\u2019Agenzia (impossibilitata a far fronte a una mole cos\u00ec imponente di lavoro).<\/p>\n<p>Le parti sociali, nei vari protocolli sottoscritti, si impegnano in modo particolare su due fronti:<\/p>\n<ol>\n<li>costante <strong>confronto con gli amministratori giudiziari<\/strong> per garantire la continuit\u00e0 aziendale;<\/li>\n<li>impegno ad attivare, dove necessario, l\u2019accesso <strong>all\u2019integrazione salariale e agli ammortizzatori sociali<\/strong>, nonch\u00e9 l\u2019attuazione delle norme in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.<\/li>\n<\/ol>\n<p>\u00c8 da sottolineare che rimane fondamentale il problema, soprattutto nelle aziende sequestrate al Sud, del <strong>lavoro nero o dei contratti solo formalmente <em>part-time<\/em><\/strong>. Il tema si collega necessariamente anche al mancato coordinamento tra linee guide impartite dalle sedi centrali delle organizzazioni di categoria e le sedi regionali e\/o periferiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Capitolo 10 (la formazione)<\/span>. <\/strong>Tutte le complessit\u00e0 sin qui rilevate in tema di beni sequestrati e confiscati rendono necessaria una adeguata formazione per tutti gli addetti ai lavori e il Comitato ha dunque ritenuto utile svolgere una serie di audizioni anche su questo tema.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la formazione dei <strong>magistrati<\/strong>, \u00e8 stato sentito il <strong>dott. Guglielmo Leo<\/strong>, membro del comitato direttivo della Scuola Superiore di Magistratura. Il dottor Leo ha riportato che la Scuola ha rilevato \u00abuna vera e basilare necessit\u00e0 di informazione sugli sviluppi tumultuosi della legislazione\u00bb (pag. 223): la complessa materia e il quadro normativo cos\u00ec frammentato hanno infatti provocato incertezze nelle prassi giudiziarie. L\u2019audito ha evidenziato che le formazioni in tema di contrasto alla criminalit\u00e0 organizzata non si sono limitate a corsi a carattere penalistico, ma sono state portate avanti iniziative interdisciplinari, ivi comprese quelle relative alla prevenzione patrimoniale. Vengono poi riportati i dati relativi al numero dei corsi effettuati e al numero dei magistrati coinvolti nelle varie iniziative, a testimonianza del grande impegno profuso dalla Scuola anche in tema di prevenzione, amministrazione giudiziaria, diritto dei terzi e provvedimenti di ablazione patrimoniale.<\/p>\n<p>Il Comitato passa poi a parlare delle <strong>Forze di Polizia<\/strong>, grazie alle parole dei rappresentanti degli istituti di alta formazione:<\/p>\n<ol>\n<li><strong>Scuola di perfezionamento per le Forze di polizia<\/strong>: preposta all\u2019alta formazione e all\u2019aggiornamento di funzionari e ufficiali delle forze dell\u2019ordine italiane e straniere. Il <strong>generale Giuseppe Bottillo<\/strong>, direttore dell\u2019istituto interforze, ha sottolineato l\u2019importanza dell\u2019offerta formativa in tema di contrasto patrimoniale alle organizzazioni criminali, elencando i vari seminari, corsi di aggiornamento e moduli dedicati al tema della prevenzione e del contrasto alle mafie, nonch\u00e9 della criminalit\u00e0 economica. \u00c8 da segnalare l\u2019esistenza di una Scuola internazionale di alta formazione per la prevenzione e il contrasto del crimine organizzato, con sede a Caserta, che eroga corsi sugli strumenti e le procedure di prevenzione patrimoniale anche alle forze di polizia estere.<\/li>\n<li><strong>Scuola superiore di polizia \u2013 Ateneo di alta formazione<\/strong>: istituto deputato alla formazione, specializzazione e aggiornamento della Polizia di Stato. Il Comitato ha audito il vicedirettore, il <strong>dottor Giancarlo Conticchio<\/strong> che conferma la centralit\u00e0 delle misure di prevenzione nei temi dei percorsi formativi. Anche in questo caso, sono citati vari seminari e corsi di formazione, nonch\u00e9 un nuovo master di II livello attivato in convenzione con l\u2019Universit\u00e0 \u201cLa Sapienza\u201d di Roma, volto a fornire ai neo-commissari una solida formazione teorica e un indispensabile approccio pratico attraverso l\u2019analisi di casi emblematici.<\/li>\n<li><strong>Istituto superiore di tecniche investigative (ISTI)<\/strong>: per l\u2019Arma dei Carabinieri \u00e8 stato audito il <strong>colonnello Vincenzo Molinese<\/strong>. Ricordando che la lotta all\u2019illecita accumulazione di ricchezze \u00e8 obiettivo primario dell\u2019Arma, anche il colonnello ha elencato vari corsi di formazione che pongono l\u2019attenzione sulle migliori tecniche di indagine patrimoniale. Gli aspetti tipicamente operativi sono curati dagli specialisti del ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) e sono molteplici i casi studio analizzati. Infine, su indicazione del Comando generale dell\u2019Arma, l\u2019ISTI ha redatto un <em>vademecum<\/em> operativo sulle indagini patrimoniali al fine di fornire al personale un pronto strumento di orientamento.<\/li>\n<li><strong>Scuola di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza<\/strong>: \u00e8 stato, infine, audito il <strong>generale Vito Gianpaolo Augelli<\/strong> della Guardia di finanza, impegnata quotidianamente nel contrasto alle infiltrazioni della criminalit\u00e0 nell\u2019economia legale, all\u2019accumulazione di ricchezze illecite e al riciclaggio di denaro. Assume in questo contesto, dunque, ancora pi\u00f9 rilevanza la previsione di corsi di formazione specifici: l\u2019obiettivo \u00e8, da un lato, rendere le indagini patrimoniali sempre pi\u00f9 incisive e internazionalizzate; dall\u2019altro, sviluppare le capacit\u00e0 dei reparti operanti di saper meglio intercettare gli interessi imprenditoriali, economici e finanziari della criminalit\u00e0 organizzata nelle sue forme pi\u00f9 raffinate ed evolute. Merita particolare menzione il corso di qualificazione \u201cinvestigatore economico finanziario\u201d dedicato agli ispettori. La Scuola, inoltre, \u00e8 fortemente proiettata sul piano internazionale ed \u00e8 aperta alle esperienze di altri paesi, come testimonia il ruolo riconosciutole dall\u2019OCSE nel 2014 come \u201c<em>International tax crime academy<\/em>\u201d. Sono stati infine promosse delle collaborazioni con la magistratura: \u00ab\u00e8 stato sperimentato come una formazione comune, tra magistrati e Forze di polizia, abbia il pregio di porre i presupposti per una maggiore omogeneit\u00e0 dei rispettivi processi di lavoro, nonch\u00e9 di essere la premessa per interazioni future fruttuose basate su una comune formazione e su una migliore conoscenza reciproca di esigenze ed approcci\u00bb (pag. 231).<\/li>\n<\/ol>\n<p>Il Comitato pone poi l\u2019attenzione sulla <strong>formazione universitaria<\/strong> e decide di audire tre professori universitari: professor Gianluca Varraso dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore, professoressa Stefania Pellegrini della <em>Alma Mater Studiorum <\/em>dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna (a cui \u00e8 poi stato affidato il compito di redigere il <em>vademecum<\/em> pi\u00f9 volte citato) e professor Costantino Visconti dell\u2019Universit\u00e0 di Palermo. Sono state evidenziate le numerose attivit\u00e0 di ricerca e i progetti delle universit\u00e0 sul tema dei beni confiscati finalizzati all\u2019elaborazione di soluzioni concrete, nonch\u00e9 diversi corsi universitari dedicati al tema e rivolti agli amministratori giudiziari. In particolare, l\u2019Universit\u00e0 Cattolica si \u00e8 resa promotrice e partecipe di numerose collaborazioni con istituzioni, enti non-profit e professionisti coinvolti a vario titolo nell\u2019attivit\u00e0 di prevenzione dei fenomeni criminali. Il <strong>professor Varraso<\/strong> ha anche evidenziato l\u2019esistenza di un Corso di alta formazione per amministratori giudiziari di aziende e beni sequestrati e confiscati (AFAG), che ha l\u2019obiettivo di rispondere alla domanda di figure professionali qualificate in questo ambito (cfr. <em>supra<\/em>) coinvolgendo diversi esperti nel percorso formativo.<\/p>\n<p>La <strong>professoressa Pellegrini<\/strong> dirige invece il Master di II livello \u201cPio La Torre\u201d, dedicato alla gestione e al riutilizzo dei beni sequestrati e confiscati e rivolto a studenti, funzionari, dipendenti di enti locali e pubbliche amministrazioni. Il corpo docente coinvolge numerosi esperti in tutti i settori (professori universitari, magistrati, rappresentanti delle istituzioni, amministratori giudiziari) e le lezioni sono di tipo teorico-pratico. Ad avviso del Comitato, la parte pi\u00f9 significativa del percorso formativo attiene al tirocinio che i corsisti devono svolgere al termine delle lezioni presso enti, professionisti e strutture ospitanti, ivi compresa l\u2019Agenzia nazionale. Il Master, infine, garantisce formazione continua: sono previste delle ore di aggiornamento negli anni successivi, al fine di analizzare le novit\u00e0 in tema di beni sequestrati e confiscati con tutti gli studenti degli anni precedenti.<\/p>\n<p>Sotto il coordinamento della professoressa Pellegrini, sono stati sottoscritti diversi protocolli, tra cui i protocolli di legalit\u00e0 con il tribunale di Bologna (per il riutilizzo dei beni confiscati) e con il tribunale dei minori di Bologna (per percorsi di legalit\u00e0 dedicati a minori destinatari della messa alla prova). La professoressa ha poi ricordato il tema della carente preparazione degli enti locali sui beni confiscati: grazie a un bando regionale, \u00e8 stato possibile erogare corsi e fornire manuali e formulari che privilegiassero, innanzitutto, l\u2019aspetto della destinazione e del riutilizzo dei beni confiscati, al fine di fornire un supporto concreto agli enti locali.<\/p>\n<p>\u00c8 stato infine audito il <strong>professor Visconti<\/strong> dell\u2019Universit\u00e0 di Palermo, che ha avviato una intensa formazione post-universitaria nel campo dell\u2019amministrazione giudiziaria grazie a un protocollo stipulato nel 2010 con la Procura nazionale antimafia e l\u2019Agenzia. In particolare, nel \u201cCorso per amministratori giudiziari dei beni e delle aziende\u201d, ampio spazio \u00e8 riservato all\u2019analisi delle concrete esperienze gestionali e delle migliori prassi e, anche in questo caso, sono coinvolti numerosi esperti del settore.<\/p>\n<p>L\u2019ultima parte del capitolo \u00e8 dedicata alla <strong>formazione da parte degli ordini professionali<\/strong>. Da segnalare che si \u00e8 svolto un corso nazionale di perfezionamento degli amministratori giudiziari organizzato e diretto dal Consiglio nazionale, tenutosi in varie citt\u00e0 italiane, considerata la necessit\u00e0 di una formazione specifica, puntuale, continuativa e aperta anche ad altre professione, in particolare agli avvocati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Capitolo 12 (<\/strong><strong>criticit\u00e0 e proposte della Commissione). <\/strong><\/span>Il capitolo si pone l\u2019obiettivo di sistematizzare le criticit\u00e0 e le proposte emerse nel corso della Relazione. Si tratta di argomenti gi\u00e0 sollevati, ma che vale la pena riportare nuovamente in modo schematico. Il presupposto \u00e8 che, secondo il Comitato, <strong>\u00e8 necessaria una riforma organica, coordinata e coerente<\/strong> del sistema normativo di contrasto patrimoniale alla criminalit\u00e0 organizzata: il complesso quadro legislativo deriva da \u00abda una stratificazione di interventi a carattere occasionale, attuati senza un preciso disegno di carattere sistematico\u00bb (pag. 271); manca un adeguato raccordo tra disposizioni; non sono ancora stati emanati i decreti attuativi di norme di particolare rilievo.<\/p>\n<p>Il Comitato ha elencato gli <strong>obiettivi perseguiti<\/strong> con le proprie proposte e \u00able iniziative necessarie per adeguare operativamente la normativa e le strutture poste a presidio del contrasto patrimoniale alla criminalit\u00e0 organizzata rispetto agli obiettivi imprescindibili per un sistema giusto, moderno, efficace\u00bb (pag. 273):<\/p>\n<ol>\n<li>Certezza del diritto nell\u2019azione di prevenzione e maggiori garanzie nell\u2019accertamento dei presupposti per il sequestro e la confisca: qui vanno collocate le proposte di riformulazione dei soggetti destinatari delle misure di prevenzione; la modifica delle disposizioni sui proventi da evasione fiscale; il coordinamento tra i titolari dei poteri di proposta.<\/li>\n<li>Pi\u00f9 ampie tutele per chi subisce il sequestro, introducendo un sistema coordinato ed efficiente di impugnazione: il Comitato propone una nuova disciplina che consenta di richiedere il riesame dei provvedimenti di sequestro di prevenzione e di applicazione dell\u2019amministrazione giudiziaria, cos\u00ec come previsto per i sequestri penali ordinario ed efficiente di impugnazione.<\/li>\n<li>Efficienza e rapidit\u00e0 nelle scelte gestionali dopo il sequestro: sia in tema di prosecuzione o riconversione delle attivit\u00e0 delle aziende, sia in tema di liquidazione delle imprese che non sono in grado di rimanere sul mercato.<\/li>\n<li>Un\u2019amministrazione giudiziaria meglio proiettata sulla destinazione: si propongono modifiche per incentivare la destinazione anticipata dei beni e per favorirne l\u2019assegnazione provvisoria.<\/li>\n<li>Maggiori e pi\u00f9 tempestive tutele per i terzi in buona fede grazie alla prosecuzione dell\u2019attivit\u00e0 aziendale.<\/li>\n<li>Sostegno economico alle imprese in sequestro e potenziamento effettivo dell\u2019Agenzia: si prevedono norme che consentano l\u2019intervento dell\u2019erario per sopperire alle transitorie carenze di liquidit\u00e0 delle imprese in sequestro; si propongono modifiche relative al personale d\u2019Agenzia e alla nomina del direttore.<\/li>\n<li>Ampliamento dell\u2019ambito applicativo delle misure di prevenzione alternative alla confisca (riformulazione pi\u00f9 chiara del presupposti del controllo giudiziario) e rimedi alle \u00abmorti bianche\u00bb delle aziende colpite da interdittiva antimafia.<\/li>\n<li>Specializzazione effettiva delle sezioni misure di prevenzione e unica disciplina per sequestro e confisca.<\/li>\n<li>Adeguamento delle strutture telematiche interministeriali e, in generale, una gestione pi\u00f9 attenta e rigorosa della comunicazione tra enti e istituzioni.<\/li>\n<li>Superamento delle contraddizioni di una disciplina formalistica e solo apparentemente severa su scelta, controllo e compensi dell\u2019amministratore giudiziario: si propone di eliminare il limite degli incarichi e di introdurre specifici controlli sulla loro qualit\u00e0, sull\u2019attuazione del criterio di rotazione e trasparenza e sul cumulo degli incarichi. Si propongono inoltre criteri di adeguamento dei compensi.<\/li>\n<li>Utilizzo del Fondo unico giustizia per riqualificare beni e aziende sottratte alla criminalit\u00e0: si auspica un coordinamento legislativo in tema e si propone di riorientare in maniera chiara la destinazione delle risorse verso un impiego funzionale al riutilizzo dei beni confiscati e affidati agli enti locali, spesso privi di disponibilit\u00e0 finanziarie indispensabili alla realizzazione degli scopi sociali previsti dal codice antimafia.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Ognuno dei predetti punti viene poi sistematicamente approfondito \u2013 ripercorrendo le criticit\u00e0 evidenziate nel corso di tutta la Relazione \u2013 e vengono, infine, avanzate delle <strong>proposte di riformulazione (o soppressione)<\/strong> delle parti della normativa che dovrebbero, a parere del Comitato, essere oggetto di modifica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Capitolo 13 (iniziative concrete: elaborazione di un <em>vademecum<\/em>). <\/strong><\/span>L\u2019ultimo capitolo, nel ricordare l\u2019importanza dell\u2019aggressione patrimoniale nei confronti della criminalit\u00e0 organizzata e l\u2019enorme significato sociale del riutilizzo dei beni confiscati, pone l\u2019accento sugli <strong>enti locali<\/strong> e sul loro ruolo primario in questo processo, ma anche sulle <strong>difficolt\u00e0 e le criticit\u00e0 che devono affrontare<\/strong>. Il Comitato ha dunque pensato (come gi\u00e0 ricordato pi\u00f9 volte, cfr. <em>supra<\/em>, in vari punti) \u00abdi offrire agli enti locali uno strumento agile e di pronto utilizzo, finalizzato a far comprendere come attivare la procedura di richiesta di assegnazione di un bene immobile sequestrato o confiscato sito sul proprio territorio. Cos\u00ec nasce il <em>Vademecum per enti locali per il riutilizzo e la valorizzazione dei beni sequestrati e confiscati<\/em>. Si tratta di una mappa che guida l\u2019amministratore locale in ogni suo passo\u00bb (pag. 318), dalla conoscenza dei beni confiscati sul proprio territorio a un fruttuoso riutilizzo a scopi sociali, ponendo attenzione alla trasparenza dell\u2019intera procedura.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong><em>VADEMECUM<\/em><\/strong><strong> per gli Enti locali<br \/>\nper il riutilizzo e la valorizzazione dei beni sequestrati e confiscati<\/strong><\/span><\/p>\n<p>L\u2019ultima parte della Relazione \u00e8 costituita dal <em>vademecum <\/em>(<strong><a href=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Vademecum-Enti-locali-su-Beni-confiscati-1.pdf\">clicca qui per consultarlo<\/a><\/strong>)\u00a0pi\u00f9 volte citato, redatto dalla professoressa Pellegrini dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna. Si tratta di uno strumento utile agli enti locali per orientarsi nel complesso mondo dei beni sequestrati e confiscati, perch\u00e9 fornisce risposte a eventuali dubbi e istruzioni da seguire. La struttura \u00e8 molto semplice ed efficace:<\/p>\n<ul>\n<li>la prima parte del <em>vademecum<\/em> \u00e8 costituita da una serie di <strong>FAQ<\/strong>, che cercano di risolvere in modo concreto i problemi e le questioni che potrebbero presentarsi a un ente locale interessato a gestire uno o pi\u00f9 beni confiscati. Vengono qui esaminati, attraverso i quesiti, tutti gli <strong>snodi<\/strong> <strong>procedurali<\/strong> e vengono proposte <strong>buone<\/strong> <strong>pratiche<\/strong>, arricchite da utili <strong>suggerimenti operativi<\/strong>. Si citano, a titolo esemplificativo, alcuni temi trattati in questa sezione: come ottenere in assegnazione un bene confiscato, come sapere se sul territorio ci sono beni confiscati, a chi inoltrare la richiesta di assegnazione di un bene, come trovare i fondi necessari per la sua gestione, come agire in caso di concessione a terzi. Da sottolineare \u00e8 la presenza di numerose <strong>immagini e schemi <\/strong>che guidano gli enti locali alla scoperta del sistema Open Regio, rendendo la lettura ancora pi\u00f9 semplice, fruibile e intuitiva;<\/li>\n<li>successivamente, troviamo alcuni utili <strong>modelli di documenti<\/strong> precompilati che facilitano il lavoro delle amministrazioni locali interessate a riutilizzare i beni confiscati sul proprio territorio (come la manifestazione di interesse, il regolamento comunale o l\u2019avviso pubblico di selezione per l\u2019assegnazione in concessione d\u2019uso a titolo gratuito di un immobile);<\/li>\n<li>infine, vi \u00e8 una <strong>sezione di approfondimento<\/strong> che tratta il tema dei beni sequestrati e confiscati in modo pi\u00f9 ampio e rigoroso, affrontando temi quali la tipologia dei beni sequestrati, l\u2019assegnazione provvisoria di un bene, la destinazione degli immobili confiscati, le opportunit\u00e0 e le fonti di finanziamento.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: right;\">(<em>A cura di <strong>Sara Noto<\/strong>, studentessa Master APC dell&#8217;Universit\u00e0 di Pisa<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Premessa. Il 5 agosto 2021 la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie ha approvato la Relazione sull\u2019analisi delle procedure di gestione dei&nbsp;<span class=\"hellipsis\">[&hellip;]<\/span><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/osservatorio-parlamentare\/attivita-dinchiesta\/le-commissioni-di-inchiesta-nella-xviii-legislatura\/commissione-antimafia-quadro-generale-dellattivita-xviii-legislatura\/sintesi-della-relazione-sullanalisi-delle-procedure-di-gestione-dei-beni-sequestrati-e-confiscati\/\">Leggi tutto <span class=\"screen-reader-text\">Sintesi della Relazione sull&#8217;analisi delle procedure di gestione dei beni sequestrati e confiscati<\/span> <span class=\"meta-nav\" aria-hidden=\"true\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":29953,"menu_order":10,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"page-templates\/boxed-sidebar-template.php","meta":{"_acf_changed":false,"_exactmetrics_skip_tracking":false,"_exactmetrics_sitenote_active":false,"_exactmetrics_sitenote_note":"","_exactmetrics_sitenote_category":0,"wp_social_preview_title":"","wp_social_preview_description":"","wp_social_preview_image":0,"footnotes":""},"class_list":["post-46435","page","type-page","status-publish","hentry"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - 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