{"id":47818,"date":"2022-02-14T13:04:54","date_gmt":"2022-02-14T12:04:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/?page_id=47818"},"modified":"2022-02-14T13:04:54","modified_gmt":"2022-02-14T12:04:54","slug":"diffusione-delle-sostanze-perfluoroalchiliche-sintesi-della-relazione-approvata-dalla-commissione-parlamentare","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/osservatorio-parlamentare\/attivita-dinchiesta\/le-commissioni-di-inchiesta-nella-xviii-legislatura\/quadro-generale-dellattivita-nella-xviii-legislatura\/diffusione-delle-sostanze-perfluoroalchiliche-sintesi-della-relazione-approvata-dalla-commissione-parlamentare\/","title":{"rendered":"DIFFUSIONE DELLE SOSTANZE PERFLUOROALCHILICHE: SINTESI DELLA RELAZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE PARLAMENTARE"},"content":{"rendered":"<p><strong>PREMESSA. <\/strong>Il 19 gennaio 2022 la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attivit\u00e0 illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati ha approvato la\u00a0<a href=\"http:\/\/documenti.camera.it\/_dati\/leg18\/lavori\/documentiparlamentari\/IndiceETesti\/023\/018\/INTERO.pdf\"><strong>Relazione sulla diffusione delle sostanze perfluoroalchiliche<\/strong><\/a>, con l\u2019auspicio di inquadrare la problematica relativa all\u2019inquinamento da PFAS, gi\u00e0 oggetto di studio nelle precedenti sue due relazioni datate 8 febbraio 2017 e 14 febbraio 2018.<\/p>\n<p>La relazione viene aperta fornendo la <strong>definizione delle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS):<\/strong> esse sono dei composti organici formati da una catena alchilica di lunghezza variabile (in genere da 4 a 14 atomi di carbonio), totalmente fluorurata, e da un gruppo funzionale idrofilico (generalmente, un acido carbossilico o solfonico). Il legame tra carbonio e fluoro \u00e8 molto forte e rende tali sostanze estremamente stabili, con caratteristiche non solo idrofobiche, ma anche idrosolubili e oleo repellenti e ci\u00f2 spiega la grande diffusione nell\u2019ambiente. L\u2019unica azione per rompere la molecola e il legame carbonio \u2013 fluoro \u00e8 quello dell\u2019incenerimento a una temperatura superiore a 800 gradi.<\/p>\n<p>I composti perfluoroalchilici vengono usati nei rivestimenti dei contenitori per il cibo, nella produzione del Teflon e del Gore-Tex, nella produzione di capi d\u2019abbigliamento impermeabili, in prodotti per stampanti, pellicole fotografiche e superfici murarie, in materiali per la microelettronica e nelle meccaniche di precisione; sono stati utilizzati, a partire dagli anni Cinquanta, come emulsionanti e tensioattivi in prodotti per la pulizia, nella formulazione di insetticidi, rivestimenti protettivi, schiume antincendio e vernici. Infine, una determinata tipologia di PFAS, i fluoropolimeri trovano impiego in applicazioni ad alto contenuto tecnologico, come nei dispositivi medicali, nelle batterie agli ioni di litio, nell\u2019isolamento di cavi per le nuove tecnologie, nella realizzazione di semiconduttori per l\u2019elettronica e nelle installazioni per gli impianti di energia rinnovabile.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-47819 aligncenter\" src=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/PFAS-1-481x405.png\" alt=\"\" width=\"589\" height=\"495\" \/><\/p>\n<p><strong>La caratteristica che li rende potenzialmente pericolosi per la salute umana \u00e8 il fatto che si accumulano <\/strong>non nel grasso, ma <strong>nel sangue e nel fegato<\/strong>. Nell\u2019uomo queste sostanze permangono per periodi estremamente lunghi, con un\u2019emivita di quasi 5 anni per il PFOS e di quasi 4 anni per il PFOA. Per tutte le caratteristiche chimiche, sono molto persistenti nell\u2019ambiente, contaminando il suolo, l\u2019aria, l\u2019acqua, sicch\u00e9 arrivano all\u2019uomo attraverso la catena alimentare. Gi\u00e0 a partire dagli anni 2000, la legislazione dei vari Stati e l\u2019industria hanno intrapreso <strong>azioni per ridurre il rilascio di PFAS<\/strong> a lunga catena in ambiente, prendendo cos\u00ec avvio una <em>transizione industriale<\/em> volta a sostituire i PFAS a catena lunga (PFOS e PFOA) con sostanze alternative, fluorurate e non fluorurate.<\/p>\n<p>In Italia i <strong>siti di produzione<\/strong> delle sostanze perfluorurate sono <strong>due<\/strong>: quello di <strong>Trissino <\/strong>in Veneto (dove fino al 2018 operava la societ\u00e0 Miteni, successivamente fallita) e quello di <strong>Spinetta Marengo<\/strong> in Piemonte (tuttora gestito dalla Solvay). Entrambe le aziende saranno oggetto di interventi di bonifica a causa delle conseguenze ambientali molto pensati riportate nei due siti.<\/p>\n<p>Facendo riferimento alla relazione dell\u2019ARPA (doc. 732\/2), possono essere <strong>stimate<\/strong>, in relazione alla lunghezza della catena carboniosa e dei gruppi funzionati, <strong>oltre 4.700 tipologie di sostanze perfluorurate<\/strong>, ma solo per qualche decina tutt\u2019oggi esistono gli <em>standard<\/em> commerciali per poter eseguire le analisi di laboratorio.<\/p>\n<p>Nel quarto capitolo della presente relazione viene individuata l\u2019<strong>origine della contaminazione nella regione Veneto negli scarichi dell\u2019azienda chimica Miteni Spa di Trissino<\/strong>, la quale, insediata in area di ricarica di falda, aveva determinato l\u2019inquinamento delle acque sotterranee proprio a causa della produzione di composti PFAS e, in precedenza, di benzotrifluoruri (BTF) a partire dagli anni 1966-1967, anni in cui \u00e8 partito l\u2019inquinamento, per un\u2019estensione di 180 chilometri, con relativo avvelenamento anche dei pozzi di alimentazione delle reti acquedottistiche comprese nelle province di Vicenza, Verona e Padova. La Miteni, dopo la pubblicazione dello studio IRSA-CNR che aveva rilevato la contaminazione, ha posto in essere tre distinte operazioni:<\/p>\n<ol>\n<li>ha inviato, in data 23 luglio 2013, agli enti competenti la notifica di superamento delle CSC;<\/li>\n<li>ha cessato la produzione dei PFAS a catena lunga, in particolare del PFOA (acido perfluoroottanico), rinvenuto nelle acque di falda;<\/li>\n<li>ha provveduto a implementare il numero dei pozzi di emungimento.<\/li>\n<\/ol>\n<p>In relazione agli esiti delle campagne di monitoraggio delle acque sotterranee ai punti di conformit\u00e0 e nei pozzi interni della ditta Miteni, si \u00e8 resa necessaria l\u2019<strong>implementazione dei pozzi nel periodo 2013-2019<\/strong>: sono state realizzate pi\u00f9 linee di barriera (una posizionata nel lato nord, una a sud e una nella parte centrale dello stabilimento ovvero nell\u2019area a contaminazione maggiore) a cui \u00e8 stata aggiunta, nel periodo maggio\/luglio 2019, un\u2019ulteriore barriera costituita da dieci pozzi nei pressi degli impianti, cosiddetta \u201cbarriera di alleggerimento\u201d, destinata ad alleggerire il carico di sostanze disciolte nella storica produzione di perfluorurati e posta nel settore nord-est del sito.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-47820 aligncenter\" src=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/PFAS-2-540x403.png\" alt=\"\" width=\"610\" height=\"455\" \/><\/p>\n<p>La Commissione sottolinea poi nel sesto capitolo che si \u00e8 dovuto attendere il 20 maggio 2021, nel corso di un\u2019audizione Arpa Veneto, per far s\u00ec che emergesse per la prima volta la condizione di inquinamento dell\u2019area <em>ex <\/em>RiMar (Ricerche industriali Marzotto), ovvero la prima sede in cui insisteva lo stabilimento Miteni.<\/p>\n<p><strong>L\u2019attivit\u00e0 svolta dalla Miteni ha provocato l\u2019inquinamento dei terreni e della falda sottostante lo stabilimento e ha contaminato le falde acquifere utilizzate sia per la distribuzione delle acque potabili, sia per l\u2019irrigazione delle colture agricole di una vastissima area territoriale compresa tra le province di Vicenza, di Verona e di Padova. Inoltre, ha avuto gravi conseguenze sulla salute degli stessi lavoratori della Miteni e della popolazione residente in 21 Comuni della provincia di Vicenza pi\u00f9 esposti agli effetti delle sostanze perfluoroalchiliche riversatesi sul territorio e inseriti<\/strong>, con deliberazione della giunta regionale del Veneto nr. 2133 del 2016, <strong>in un\u2019area del territorio cosiddetta <em>zona rossa<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-47821 aligncenter\" src=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/PFAS-3.png\" alt=\"\" width=\"612\" height=\"420\" \/><\/p>\n<p>I fatti successivi sono costituiti:<\/p>\n<ol>\n<li>dalla <em>dichiarazione di fallimento della societ\u00e0 Miteni<\/em> pronunziata dal tribunale di Vicenza in data 9 novembre 2018;<\/li>\n<li>dall\u2019<em>avviso di chiusura delle indagini<\/em>, in data 14 gennaio 2019, da parte della procura della Repubblica presso il tribunale di Vicenza <em>nei confronti di 13 indagati<\/em> a vario titolo e dalla successiva richiesta di rinvio a giudizio del 5 luglio 2019, di cui 4 indagati giapponesi (ex manager di Mitsubishi Corporation, proprietaria di Miteni Spa fino al 5 febbraio 2009), 4 indagati sono manager di ICIG, International Chemical Investors Group (il gruppo tedesco-lussemburghese subentrato alla Mitsubishi Corporation Inc.), 5 sono manager e dipendenti Miteni con delega in materia di ambiente e sicurezza.<\/li>\n<li>dall\u2019<em>ammissione di 226 parti civili<\/em>, a seguito della richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura, tra cui il Ministero della Salute, il Ministero dell\u2019Ambiente (ora Ministero della Transizione ecologica), la Regione Veneto, la Provincia di Vicenza, i Comuni interessati dall\u2019inquinamento delle province di Vicenza, Verona e Padova, i Consigli di Bacino delle societ\u00e0 affidatarie della gestione del servizio idrico integrato, l\u2019ARPAV, le Organizzazioni sindacali CGIL e CISL, Medicina Democratica, Italia Nostra Onlus, ISDE Medici per l\u2019ambiente e numerose parti private.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Con il monitoraggio delle acque di falda sono stati identificati <strong>due nuovi composti perfluoroalchilici prodotti dall\u2019azienda Miteni di Trissino<\/strong>, ovvero:<\/p>\n<ol>\n<li><strong>HFPO-DA<\/strong> o acido 2,3,3,3 \u2013 Tetrafluoro- 2-eptafluoropropossipropanoico o GenX;<\/li>\n<li><strong>cC6O4 <\/strong>o sale d\u2019ammonio del perfluoro{acetic acid, 2-[(5- methoxy-1,3-dioxolan-4-yl)oxy]}.<\/li>\n<\/ol>\n<p>ISPRA, su delega della Procura di Vicenza, \u00e8 stata demandata di svolgere ulteriori indagini in merito alla loro:<\/p>\n<ul>\n<li><em>distribuzione temporale<\/em> -&gt; calcolata tenendo conto dei punti in cui sono state ritrovate le due sostanze, e quindi, tenendo conto della lontananza del ritrovamento di queste sostanze rispetto al sito Miteni: per quanto riguarda il GenX, l\u2019inizio della contaminazione \u00e8 stato fatto risalire al 2015, mentre per quel che riguarda la diffusione del cC6O4 la diffusione \u00e8 stata riportata agli anni 2012\/2013, come inizio di attivit\u00e0.<\/li>\n<li><em>distribuzione spaziale<\/em> -&gt; calcolata dai consulenti tenendo conto della distribuzione dei derivati nelle acque sotterranee e sorgenti, destinate al consumo umano: la diffusione, per il GenX, era di 26 chilometri quadrati e per il cC6O4 di 65 chilometri quadrati, chiaramente con andamenti decrescenti di valore quantitativo man mano che ci si allontanava dal sito Miteni.<\/li>\n<\/ul>\n<p><u>ISPRA ha acclarato l\u2019esistenza di un deterioramento e di una compromissione delle acque sotterranee del sito della Miteni significativi e misurabili, per effetto dell\u2019inquinamento prodotto dal GenX e dal cC6O4.<\/u><\/p>\n<p>La procura della Repubblica di Vicenza procede (P.P. nr. 1943\/2016 RG, modello 21) per i <strong>reati di avvelenamento delle acque di falda e superficiali<\/strong> (art. 439 c.p.) e <strong>disastro ambientale doloso<\/strong> (art. 434 c.p.). Altri reati contestati, esclusivamente al nuovo menagement della Miteni nonch\u00e9 oggetto di separato procedimento (P.P. nr. 5019\/2018 RG), sono quelli di cui agli artt. 452-bis e 452-quinquies <strong>(inquinamento ambientale colposo)<\/strong>, nonch\u00e9 all\u2019articolo 256, comma 2, decreto legislativo nr. 156\/2006, concernente l\u2019<strong>attivit\u00e0 di gestione dei rifiuti non autorizzata<\/strong>, a proposito dei nuovi PFAS (cC6O4 e GenX) e della consulenza tecnica affidata dalla procura all\u2019ISPRA, che ne ha determinato la significativit\u00e0 e l\u2019ampiezza dell\u2019inquinamento della falda, requisiti richiesti dall\u2019articolo 452-bis c.p., per configurare il delitto di <strong>inquinamento ambientale<\/strong>.<\/p>\n<p>Nell\u2019udienza preliminare del 30 novembre 2020 la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio di 8 imputati, tutti ex dirigenti della Miteni, accusati di aver immesso nelle acque sotterranee, tra il 2013 e il 2017, i rifiuti pericolosi contenenti GenX e cC6O4, posto che con tali condotte avevano provocato un deterioramento significativo e misurabile delle acque di falda, cos\u00ec come accertato dalla consulenza eseguita. All\u2019esito dell\u2019udienza del 22 marzo 2021, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Vicenza ha disposto la riunione di questi due procedimenti penali e ha rinviato il procedimento all\u2019udienza del 26 aprile 2021. Nel procedimento penale nr. 5019\/2018 R.G. vengono contestati agli imputati anche i <strong>reati fallimentari<\/strong>, oltre al reato di inquinamento ambientale, di cui all\u2019articolo 452-bis c.p., per l\u2019uso del GenX e del cC6O4 e al reato di cui al reato contravvenzionale, di cui all\u2019articolo 256, comma 2, del TUA. Invero, la procura della Repubblica, dopo la dichiarazione di fallimento della societ\u00e0, ha contestato il <strong>reato di bancarotta<\/strong> (art. 223, comma 2, numero 1 e 2, legge fallimentare), per aver causato o aggravato il dissesto per falso in bilancio o con operazioni dolose, con riferimento alle condotte tenute dalla governance.<\/p>\n<p>Altro procedimento penale, iscritto al nr. 9628\/2019 R.G., mod. 21 \u00e8 quello che ha fatto seguito a querele ed esposti pervenuti dalle maestranze Miteni e dal sindacato. Si tratta di un procedimento penale nei confronti di 19 persone, identificate quali responsabili di condotte commissive o omissive, per <strong>delitti in materia di lesioni colpose conseguenti all\u2019inosservanza e alla violazione di misure di prevenzione sugli infortuni di lavoro<\/strong> (art. 590, comma 3, c.p.) e per delitti di <strong>omicidio colposo di tre lavoratori della Miteni<\/strong> deceduti, connessi anch\u2019essi a violazioni in materia di prevenzione sugli infortuni di lavoro (art. 589, comma 2, c.p.).<\/p>\n<p>Il decimo capitolo si concentra sull\u2019analisi del <strong>decreto emesso dal GIP<\/strong> del tribunale di Vicenza in data 26 aprile 2021 <strong>che ha disposto il<\/strong> <strong>rinvio a<\/strong> <strong>giudizio<\/strong> davanti alla Corte d\u2019Assise di tutti gli imputati per il <strong>disastro ambientale della Miteni spa<\/strong> di Trissino. Le condotte contestate agli imputati sono le seguenti:<\/p>\n<ul>\n<li>concorrevano a cagionare l\u2019<em>avvelenamento delle acque destinate all\u2019alimentazione umana<\/em>, dopo che erano stati dispersi nel suolo e sottosuolo del sito vari composti chimici a causa sia dell\u2019interramento di rifiuti e di scarti di lavorazione, sia delle carenti modalit\u00e0 adottate per lo smaltimento dei residui di lavorazione, sia della carente tenuta degli impianti, nonostante tali situazioni fossero state ripetutamente rilevate negli studi ambientali commissionati da Miteni ai propri consulenti (Ecodeco, Ingeo e Erm Italia), i quali avevano posto in evidenza la significativa presenza nelle matrici suolo e acque dei composti BTF, alluminio, ferro, manganese, dicloropropano, cloroformio, tetracloroetilene, tricloroetilene e di PFAS.<\/li>\n<li>concorrevano a cagionare un <em>disastro ambientale<\/em> che coinvolgeva le acque superficiali poste in prossimit\u00e0 del sito Miteni e la falda acquifera sottostante con propagazione del plume contaminante su un\u2019area che copre le province di Vicenza, Verona e Padova, disastro dal quale derivava un pericolo per la pubblica incolumit\u00e0 consistito in un elevato bioaccumulo dei contaminanti PFAS-PFOA nella popolazione esposta, con conseguente aumentata incidenza di effetti sanitari indesiderati, quali l\u2019aumento di livello del colesterolo nel siero umano.<\/li>\n<li>cagionavano una compromissione ovvero un deterioramento significativo e misurabile delle acque sotterranee insistenti sotto il sito industriale di Miteni Spa, immettendovi le sostanze Gen-X e cC6O4, che successivamente si propagavano nei territori circostanti diffondendosi in un\u2019area non inferiore a 26 km quadrati per il composto Gen- X e non inferiore a 75 km quadrati per il composto cC604.<\/li>\n<li>ponevano in essere in tempi diversi, <em>false comunicazioni sociali<\/em> e con operazioni dolose, cagionavano e comunque aggravavano il dissesto della societ\u00e0 Miteni Spa, dichiarata poi fallita dal tribunale di Vicenza in data 9 novembre 2018. In particolare, gli imputati proseguivano nella propria attivit\u00e0 industriale, nonostante la consapevolezza, realizzata almeno dall\u2019anno 2009, dello stato di compromissione del sito aziendale in Trissino e dell\u2019inquinamento ambientale in essere (conseguente in via principale alle sostanze c.d. PFAS prodotte dall\u2019azienda) e nonostante il fatto che Miteni Spa presentasse un patrimonio netto sostanzialmente negativo, almeno a partire dall\u2019anno 2010, in ragione delle passivit\u00e0 ambientali non iscritte \u2013 degli oneri di bonifica, di ripristino ambientale e di messa in sicurezza \u2013 collegate al riscontrato inquinamento del sito da valorizzarsi gi\u00e0 al 2009, per un importo non inferiore ai 17,5 milioni di euro, omettendo di svalutare immobili e terreni, afferenti al sito che viceversa, avevano nella realt\u00e0 un valore nullo.<\/li>\n<\/ul>\n<p>La situazione sul sito ex Miteni di Trissino e i problemi d\u2019inquinamento PFAS collegati sono da ricondurre a due diversi aspetti e filoni: il primo riguarda il <em>decommissioning<\/em> degli impianti, che occupano complessivamente un\u2019area di circa due ettari all\u2019interno dell\u2019azienda, il secondo riguarda la <em>messa in sicurezza operativa<\/em> e la bonifica vera e propria dell\u2019area.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>attivit\u00e0 di <em>decommissioning<\/em> programmata <\/strong>consiste sostanzialmente <strong>in 6 attivit\u00e0 consequenziali<\/strong>:<\/p>\n<ul>\n<li>Disconnessione delle apparecchiature elettriche;<\/li>\n<li>Svuotamento di eventuali liquidi presenti all\u2019interno di serbatoi, apparecchiature di processo e tubazioni;<\/li>\n<li>Disconnessione della strumentazione a servizio delle apparecchiature di processo;<\/li>\n<li>Rimozione dei cavi elettrici;<\/li>\n<li>Rimozione dei serbatoi;<\/li>\n<li>Rimozione delle apparecchiature di processo e dei serbatoi.<\/li>\n<\/ul>\n<p>All\u2019esito dell\u2019attivit\u00e0 svolta, si pu\u00f2 affermare che sia <strong>in corso una lenta attenuazione dell\u2019inquinamento<\/strong>, tenuto conto del fatto che si tratta di un inquinamento protrattosi dal 1966 al 2013. Allo stato attuale risulta essere cessata ogni nuova immissione, ma permane il problema costituito da tutta quella massa di inquinanti che sono stati storicamente interrati nel sito ove insiste la Miteni: questo deposito interrato, infatti, viene continuamente dilavato dal movimento della falda che si alza e si abbassa sotto lo stabilimento industriale; di conseguenza, il ciclico movimento della falda, che in modo continuativo porta al lavaggio del deposito di rifiuti, \u00e8 destinato ad alimentare ancora per molto tempo l\u2019inquinamento dell\u2019area. Tuttavia, a partire dal 2017. si sono ridotte le concentrazioni di PFOS (acido perfluorottansolfonico) e di PFOA (acido perfluorottanoico) su tutti i territori che sono stati monitorati. Vi \u00e8 inoltre ancora una residua concentrazione di GenX e di cC6O4. Le sostanze oggetto di inquinamento da PFAS si trovano praticamente ovunque nell\u2019area di interesse, perch\u00e9 sono disciolte all\u2019interno dell\u2019acqua della falda sotto gli impianti, aree a valle rispetto a quelle dalle quali \u00e8 partita la contaminazione, nonch\u00e9 su tutti i terreni superficiali, sui terreni profondi e sotto le porzioni dell\u2019argine del bosco, a fianco della Miteni. Inoltre questi composti chimici, oltre ad avere un\u2019elevatissima mobilit\u00e0 nell\u2019acqua, non sono per niente biodegradabili e possono vivere fino a novanta anni.<\/p>\n<p>Per la <strong>bonifica dei terreni<\/strong> sono state proposte <strong>due prove pilota<\/strong> in zone specifiche sorgenti: la prima \u00e8 l\u2019<strong>ossidazione chimica<\/strong>, che opera mediante l\u2019inserimento nel terreno dell\u2019ossidante chimico che andr\u00e0 a distruggere direttamente il composto prima che si propaghi; la seconda si sostanzia nel <strong>desorbimento termico<\/strong>, ovvero nel riscaldamento di una porzione di terreno, nella successiva aspirazione dei composti ed abbattimento attraverso un ossidatore catalitico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche nella regione Piemonte<\/strong> <strong>\u00e8 una diretta conseguenza della produzione di PFAS svolta dalla societ\u00e0 Solvay nello stabilimento di Alessandria<\/strong>, sito nella frazione di Spinetta Marengo. L\u2019inquinamento da PFAS, che si diparte dallo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo, si \u00e8 propagato sia attraverso le acque sotterrane, sia attraverso le acque superficiali per centinaia di chilometri di distanza fuori del territorio di Alessandria.<\/p>\n<p>Nel 2008, le indagini del NOE hanno portato all\u2019incriminazione dei vertici di Ausimont e di Solvay Specialty Polymers per l\u2019avvelenamento doloso delle acque<strong>, <\/strong>che la Corte di Assise di Alessandria, con sentenza del 14 dicembre 2015, ha derubricato nel reato di <strong>disastro ambientale innominato colposo<\/strong>, con effetti permanenti.<\/p>\n<p>Punto di partenza, per comprendere lo stato si inquinamento del sito di Spinetta Marengo, \u00e8 la sentenza della Corte di Cassazione nr. 13843 del 2020, che ha ritenuto gli imputati responsabili del reato di disastro ambientale nella loro qualit\u00e0 di dirigenti della Solvay Specialty Polymers Italy Spa, confermando la sentenza della corte torinese. I ricorsi degli imputati contro la sentenza della Corte d\u2019Appello di Torino sono stati rigettati dalla Corte di Cassazione. Pertanto, \u00e8 divenuta definitiva la condanna degli imputati, nella loro qualit\u00e0 di gestori dello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo, a pene detentive, con il riconoscimento del beneficio della sospensione condizionale della pena. \u00c8 divenuta altres\u00ec definitiva la condanna degli stessi imputati, in solido con il responsabile civile Solvay Specialty Polymers Italy s.p.a., al risarcimento dei danni in favore delle costituite parti civili: Ministero dell\u2019Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Comune di Alessandria, Legambiente Piemonte e Valle d\u2019Aosta Onlus, WWF Italia Onlus, C.G.I.L. Camera del Lavoro Territoriale di Alessandria, Medicina Democratica, Movimento di Lotta per la Salute, societ\u00e0 cooperativa, Associazione I due Fiumi Erica \u2013 Pro Natura \u2013 Alessandria, singoli privati. Le condotte contestate sono state le seguenti:<\/p>\n<ul>\n<li>omessa manutenzione della rete idrica dello stabilimento;<\/li>\n<li>omessa segnalazione alle autorit\u00e0 competenti della portata reale dell\u2019inquinamento;<\/li>\n<li>omessa adozione di qualsiasi opera rivolta ad eliminare, ridurre, confinare e contenere l\u2019inquinamento in atto;<\/li>\n<li>perdurante somministrazione dell\u2019acqua emunta dalla falda sottostante allo stabilimento alle abitazioni limitrofe e ai dipendenti.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Cos\u00ec come avvenuto per il sito della Miteni di Trissino, anche il sito della Solvay di Spinetta Marengo rappresenta una fonte notevole di contaminazione sia per le acque sotterranee, sia per le acque superficiali. La falda sotterranea sotto lo stabilimento risulta contaminata in particolare da PFOA e da cC6O4. La barriera idraulica predisposta da Solvay per bloccare la veicolazione dell\u2019inquinamento nelle acque sotterranee non \u00e8 efficace, talch\u00e9 la contaminazione si sta diffondendo nelle falde a valle dello stabilimento. Non meno preoccupante \u00e8 l\u2019inquinamento delle acque superficiali, a partire da quelle del fiume Bormida, dove la Solvay scarica le acque reflue contenenti i PFAS senza effettuare nessun trattamento per ridurne la quantit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sebbene i casi pi\u00f9 gravi di contaminazione da PFAS siano localizzati nella Regione Veneto e nella Regione Piemonte, data la presenza dei due stabilimenti produttivi Miteni di Trissino e Solvay di Spinetta Marengo, <strong>la diffusione dei PFAS<\/strong>, comunque, <strong>si riscontra in tutto il territorio italiano <\/strong>e, <strong>in particolare, nelle Regioni del Nord e nel bacino del Po<\/strong>. <strong>Si tratta di un fenomeno preoccupante, che evidenzia come ormai i PFAS siano un problema generale di contaminazione di tutto il territorio italiano, e che, peraltro, non si possa risolvere fino a quando lo Stato non avr\u00e0 fissato i limiti sulle matrici ambientali (terreni, acque di falda e scarichi), senza i quali non sar\u00e0 possibile procedere con le bonifiche delle stesse matrici ambientali ritrovate contaminate<\/strong>.<\/p>\n<p>Al di fuori delle Regioni Veneto e Piemonte, si \u00e8 riscontrata una situazione di contaminazione principalmente nelle Regioni Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio e Toscana. La Commissione di inchiesta ritiene che non si possa escludere che la contaminazione da PFAS interessi anche le altre Regioni italiane e che anzi sia quasi certa che tale contaminazione sia ormai diffusa dappertutto: nelle Regioni diverse da quelle sopra elencate non sono stati effettuati monitoraggi da parte delle Arpa regionali, per mancanza di strumenti di controllo &#8211; solo poche Arpa, infatti, dispongono di strumentazione, di metodi analitici e di tecnici esperti per svolgere le analisi di controllo sui PFAS. Tale situazione fa emergere ancora una volta la <strong>necessit\u00e0 di rafforzare gli strumenti a disposizione delle Arpa per il pieno espletamento delle funzioni di controllo ambientale a cui sono preposte<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Successivamente la Commissione ha scelto di incentrarsi sugli <strong>aspetti sanitari associati all\u2019esposizione alle sostanze perfluoroalchiliche<\/strong>. In particolare, le condizioni di salute e le patologie per le quali vi \u00e8 ad oggi un\u2019evidenza di una possibile associazione con l\u2019esposizione a PFAS sono:<\/p>\n<ul>\n<li>immunotossicit\u00e0;<\/li>\n<li>ipercolesterolemia;<\/li>\n<li>aumento dei trigliceridi;<\/li>\n<li>aumento della pressione sanguigna e ipertensione (effetto maggiore nelle femmine);<\/li>\n<li>alterazione di livelli di glucosio;<\/li>\n<li>aumento della percentuale di grasso corporeo in ragazze con esposizione prenatale della madre;<\/li>\n<li>effetti epatici;<\/li>\n<li>patologie tiroidee;<\/li>\n<li>alterazione livelli urea ed effetti renali;<\/li>\n<li>diminuita risposta vaccinale;<\/li>\n<li>colite ulcerosa;<\/li>\n<li>alterazioni scheletriche;<\/li>\n<li>rischio cardiovascolare;<\/li>\n<li>alterazioni riproduttive maschili;<\/li>\n<li>tossicit\u00e0 materna e fetale: diminuito peso alla nascita, preeclampsia, alterazioni del sistema riproduttivo femminile, obesit\u00e0 e alterazioni metaboliche in et\u00e0 adulta.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Nonostante i dati sopra esposti indichino un rapporto di causa\/effetto tra l\u2019esposizione ai PFAS e le gravi patologie sopra indicate, per i lavoratori ex Miteni vi \u00e8 stato un <strong>riconoscimento solo parziale della malattia professionale<\/strong>. L\u2019INAIL ha riconosciuto come malattia professionale il mero iperaccumulo di PFOA nel sangue, equiparandolo alla ritenzione all\u2019interno dell\u2019organismo di un mezzo di sintesi, ossia di materiale inerte, che non produrrebbe alcuna conseguenza di tipo fisiopatologica. <strong>Nel caso degli ex lavoratori Miteni, \u00e8 stata riconosciuta una menomazione dell\u2019integrit\u00e0 psicofisica pari al 2 per cento, che comunque non d\u00e0 diritto a indennizzo poich\u00e9 non raggiunge il grado minimo del 6% indennizzabile previsto dal decreto legislativo n. 38 del 2000<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019INAIL ha esaminato anche le domande pervenute in relazione ai tre dipendenti deceduti per i quali la procura della Repubblica in Vicenza ha proceduto a iscrizione per il reato di omicidio colposo, di cui si \u00e8 detto. <strong>In questi casi l\u2019INAIL non ha riconosciuto alcun diritto alla rendita ai superstiti, in quanto il decesso non \u00e8 stato ritenuto riconducibile all\u2019evento<\/strong>. Tale valutazione \u00e8 stata fatta in relazione ai compiti propri dell\u2019Istituto, e quindi, esclusivamente, per le valutazioni concernenti il riconoscimento della malattia professionale e dunque dal punto di vista assicurativo e indennitario.<\/p>\n<p><strong>In conclusione<\/strong>, all\u2019esito di questo lungo excursus, <strong>la Commissione di inchiesta d\u00e0 conto del contributo scientifico dei consulenti della Commissione<\/strong>, <strong>nonch\u00e9 di tutti gli studi degli effetti specifici dell\u2019esposizione ai PFAS della popolazione<\/strong>, <strong>ma che tuttavia, ad oggi, non rappresentano una posizione prevalente riconosciuta dagli organismi nazionali e istituzionali, in materia di salute<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Occorre uno sforzo delle istituzioni a riconoscere la piena validit\u00e0 dei dati offerti dalla comunit\u00e0 scientifica nazionale e internazionale sul danno alla salute, gi\u00e0 accertato<\/strong>.<\/p>\n<p>Infine, un aspetto molto preoccupante riguarda la <strong>presenza dei PFAS riscontrati in alte concentrazioni negli alimenti di origine vegetale e animali che normalmente rappresentano la dieta della popolazione<\/strong>. La Regione Veneto nel 2016 ha commissionato all\u2019ISS un\u2019indagine sulla presenza dei PFAS negli alimenti di origine vegetale e di origine animale prodotti nelle aree delle province di Vicenza, Verona e Padova contaminate da PFAS. Lo studio, denominato <em>\u00abPiano di campionamento degli alimenti per la ricerca di sostanze perfluoroalchiliche\u00bb,<\/em> \u00e8 stato realizzato dall\u2019Istituto Superiore di Sanit\u00e0 tra il 2016 e il 2017. I campionamenti degli alimenti sono stati effettuati dall\u2019ARPAV e dalle ULSS delle Province di Vicenza, Padova e Verona, mentre le analisi sui campioni prelevati sono state eseguite dall\u2019ARPAV di Verona, dal Dipartimento di sicurezza alimentare, nutrizione e sanit\u00e0 pubblica e veterinaria dell\u2019ISS, a Roma, e dall\u2019Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie di Legnaro (PD). Sono state effettuate analisi su 1.248 alimenti, di cui 614 di origine vegetale e 634 di origine animale. Gli alimenti contaminati con almeno una molecola di PFAS sono risultati 26, per un totale di 204 campioni su 792 analizzati. I risultati pi\u00f9 allarmanti riguardano i seguenti alimenti, contaminati da livelli di PFAS molto elevati, le cui concentrazioni pi\u00f9 alte si riportano di seguito: 37.100 ng\/Kg nelle uova; da 400 a 36.800 ng\/Kg nelle carni (dal muscolo bovino al fegato suino); 18.600 ng\/Kg nel pesce (carpe); 3.500 ng\/Kg nelle albicocche; 2.900 ng\/Kg nell\u2019uva da vino; 2.700 ng\/Kg nelle ciliegie; 2.600 ng\/Kg nelle pere; 2.600 ng\/Kg nei fagiolini; 1.900 ng\/Kg nel mais; 1.300 ng\/Kg nella lattuga; 800 ng\/Kg nei piselli e nei pomodori.<\/p>\n<p><u>I dati riscontrati sono preoccupanti, se si considera che il limite fissato dall\u2019Agenzia europea per la sicurezza ambientale per l\u2019assunzione settimanale tollerabile, attraverso la dieta, \u00e8 pari a 4,4 ng\/Kg di peso corporeo per le quattro molecole PFOA, PFOS, PFNA e PFHXS.<\/u><\/p>\n<p><strong>La gravit\u00e0 degli effetti sulla salute umana rende ancora pi\u00f9 urgente e non pi\u00f9 procrastinabile la fissazione di limiti sulle matrici ambientali<\/strong>, poich\u00e9 solo risanando l\u2019ambiente dal quale la popolazione attinge le risorse \u00e8 possibile eliminare gli effetti nocivi sulla salute. Tuttavia, per risanare l\u2019ambiente devono per\u00f2 prima essere fissati i limiti sulle matrici ambientali, che al momento non ci sono. I limiti vanno fissati, con legge dello Stato, in base al principio di precauzione. Il principio di precauzione prevede limiti pi\u00f9 restrittivi per la tutela ambientale, rispetto a quelli per la tutela della salute, e questo principio \u00e8 alla base di tutta la legislazione ambientale, dall\u2019acqua, all\u2019aria, ai rifiuti, alle acque di falda, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p><strong>Il dato pi\u00f9 rilevante emerso dall\u2019indagine svolta della Commissione parlamentare di inchiesta \u00e8 che nella normativa italiana non sono ancora fissati i limiti sulle principali matrici ambientali<\/strong>. La mancanza dei limiti ambientali nelle acque di scarico, nelle acque di falda e nei terreni impedisce alle autorit\u00e0 competenti di intervenire per imporre i provvedimenti necessari di bonifica delle matrici ambientali contaminate. Allo stato attuale, solo la Regione Veneto, ha fissato sui PFAS, su indicazione dell\u2019ISS (Istituto Superiore di Sanit\u00e0), alcuni limiti che, non solo sono incompleti in quanto non riguardano tutte le matrici ambientali e non contemplano tutti i PFAS, ma non nemmeno a tutti i PFAS, come i pi\u00f9 recenti Gen-X e il cC6O4.<\/p>\n<p>Inoltre, la mancanza dei limiti non consente alla magistratura di contestare i reati connessi con la contaminazione delle matrici ambientali. In conclusione, appare evidente che sia necessario fissare limiti completi e nazionali, in quanto il problema dei PFAS riguarda l\u2019intero territorio italiano. Il combinato disposto degli articoli 75 e 101 del decreto legislativo n. 152 del 2006 non lascia spazio a dubbi che la competenza a fissare limiti per le nuove sostanze non presenti nelle suddette tabelle sia di esclusiva competenza statale, mentre la competenza regionale si esaurisce nell\u2019imposizione di limiti pi\u00f9 restrittivi, rispetto a quelli stabiliti dallo Stato. <strong>La fissazione dei limiti deve, quindi, essere fatta dallo Stato, con apposita normativa<\/strong>.<\/p>\n<p>Le tabelle riassuntive che seguono illustrano in sintesi la situazione attuale in Italia relativamente ai limiti vigenti sulle matrici ambientali e sanitarie:<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-47822 aligncenter\" src=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/PFAS-4-540x179.png\" alt=\"\" width=\"597\" height=\"198\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-47823 aligncenter\" src=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/PFAS-5-382x405.png\" alt=\"\" width=\"597\" height=\"633\" \/><\/p>\n<p>Alla presente relazione sono stati allegati i seguenti documenti: Parere di ISPRA sui limiti agli scarichi (doc. 152\/3); Parere dell\u2019ISS sui limiti dei PFAS nelle acque potabili (doc. 331\/2); Relazione tecnica del consulente della Commissione dott. Andrea Di Nisio sugli aspetti sanitari dell\u2019esposizione ai PFAS (911\/2).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(<em>a cura di\u00a0<strong>Ludovica Simbula<\/strong>, Master APC dell\u2019Universit\u00e0 di Pisa<\/em>)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PREMESSA. 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