{"id":4877,"date":"2017-05-10T17:04:23","date_gmt":"2017-05-10T15:04:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.avvisopubblico.it\/osservatorio\/?page_id=4877"},"modified":"2017-05-10T17:04:23","modified_gmt":"2017-05-10T15:04:23","slug":"commissione-sulla-contraffazione-audizioni-sul-fenomeno-della-contraffazione-via-internet-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/osservatorio-parlamentare\/attivita-dinchiesta\/attivita-dinchiesta-xvii\/commissione-sulla-contraffazione\/commissione-sulla-contraffazione-audizioni-sul-fenomeno-della-contraffazione-via-internet-2\/","title":{"rendered":"Commissione sulla contraffazione: audizioni sul fenomeno della contraffazione via internet"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Premessa<\/strong>. La Commissione di inchiesta ha avviato un ciclo di audizioni sul tema della pirateria informatica.\u00a0In tale ambito sono stati ascoltati i responsabili della Polizia postale (seduta del <a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/1058?idLegislatura=17&amp;tipologia=audiz2&amp;sottotipologia=audizione&amp;anno=2016&amp;mese=01&amp;giorno=27&amp;idCommissione=64&amp;numero=0042&amp;file=indice_stenografico\"><strong>27 gennaio 2016<\/strong><\/a>) ed il <a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/824?tipo=C&amp;anno=2016&amp;mese=02&amp;giorno=03&amp;view=&amp;commissione=64&amp;pagina=#data.20160203.com64.bollettino.sede00010.tit00020\"><strong>3 febbraio 2016<\/strong><\/a> i responsabili della Guardia di finanza; nella seduta del <a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/824?tipo=C&amp;anno=2016&amp;mese=02&amp;giorno=18&amp;view=&amp;commissione=64&amp;pagina=#data.20160218.com64.bollettino.sede00010.tit00010\"><strong>18 febbraio 2016<\/strong><\/a> sono stati auditi l\u2019avvocato Andrea Caristi ed il professor Ferdinando Ofria. Nella seduta del <a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/824?tipo=C&amp;anno=2016&amp;mese=03&amp;giorno=03&amp;view=&amp;commissione=64&amp;pagina=#data.20160303.com64.bollettino.sede00010.tit00010\"><strong>3 marzo 2016<\/strong><\/a> sono stati ascoltati i rappresentanti della Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali \u2013 FAPAV, Federazione Industria Musicale Italiana \u2013 FIMI e Business Software Alliance \u2013 BSA;\u00a0nella seduta del <a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/824?tipo=C&amp;anno=2016&amp;mese=03&amp;giorno=10&amp;view=&amp;commissione=64&amp;pagina=#data.20160310.com64.bollettino.sede00010.tit00020\"><strong>10 marzo 2016<\/strong><\/a> sono stati auditi gli esponenti di Indicam, mentre il Comando Carabinieri Tutela della Salute nella seduta del <strong><a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/824?tipo=C&amp;anno=2016&amp;mese=03&amp;giorno=17&amp;view=&amp;commissione=64&amp;pagina=#data.20160317.com64.bollettino.sede00010.tit00020\">17 marzo 2016<\/a><\/strong>. Il <strong><a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/1058?idLegislatura=17&amp;tipologia=audiz2&amp;sottotipologia=audizione&amp;anno=2016&amp;mese=05&amp;giorno=04&amp;idCommissione=64&amp;numero=0050&amp;file=indice_stenografico\">4 maggio 2016<\/a><\/strong> sono stati ascoltati i rappresentanti della SIAE, il <a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/824?tipo=C&amp;anno=2016&amp;mese=05&amp;giorno=18&amp;view=&amp;commissione=64&amp;pagina=#data.20160518.com64.bollettino.sede00010.tit00010\"><strong>18 maggio 2016<\/strong><\/a> esponenti della Federazione contro la Pirateria Musicale e Multimediale ed il <a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/824?tipo=C&amp;anno=2016&amp;mese=05&amp;giorno=25&amp;view=&amp;commissione=64&amp;pagina=#data.20160525.com64.bollettino.sede00010.tit00010\"><strong>25 maggio 2016<\/strong><\/a> i rappresentanti del Consorzio del commercio Elettronico Italiano \u2013 NETCOMM e dell\u2019Associazione Italiana Internet Provider \u2013 AIIP.\u00a0Il <a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/824?tipo=C&amp;anno=2016&amp;mese=07&amp;giorno=21&amp;view=&amp;commissione=64&amp;pagina=#data.20160721.com64.bollettino.sede00010.tit00020\"><strong>21 luglio 2016<\/strong><\/a> \u00e8 stato il turno dei rappresentati della Interactive Advertising Bureau. Confindustria digitale e Asstel sono stati ascoltati nella seduta del <a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/824?tipo=C&amp;anno=2016&amp;mese=07&amp;giorno=27&amp;view=&amp;commissione=64&amp;pagina=#data.20160727.com64.bollettino.sede00010.tit00020\"><strong>27 luglio 2016<\/strong><\/a>. Il <a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/824?tipo=C&amp;anno=2016&amp;mese=10&amp;giorno=05&amp;view=&amp;commissione=64&amp;pagina=#data.20161005.com64.bollettino.sede00010.tit00020\"><strong>5 ottobre 2016<\/strong><\/a>\u00a0ed il<strong>\u00a0 <a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/824?tipo=C&amp;anno=2016&amp;mese=10&amp;giorno=13&amp;view=&amp;commissione=64&amp;pagina=#data.20161013.com64.bollettino.sede00010.tit00020\">13 ottobre 2016<\/a> <\/strong>\u00e8 stata la volta dei rappresentanti della Ebay Inc e di Alibaba Group. Il <a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/824?tipo=C&amp;anno=2016&amp;mese=10&amp;giorno=27&amp;view=&amp;commissione=64&amp;pagina=#data.20161027.com64.bollettino.sede00010.tit00020\"><strong>27 ottobre 2016<\/strong><\/a> sono stati ascoltati i rappresentanti di Facebook Italia ed il <a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/824?tipo=C&amp;anno=2016&amp;mese=11&amp;giorno=10&amp;view=&amp;commissione=64&amp;pagina=#data.20161110.com64.bollettino.sede00010.tit00020\"><strong>10 novembre 2016<\/strong><\/a> quelli di Google ed il <a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/824?tipo=C&amp;anno=2017&amp;mese=01&amp;giorno=18&amp;view=&amp;commissione=64&amp;pagina=#data.20170118.com64.bollettino.sede00010.tit00020\"><strong>18 gennaio 2017<\/strong><\/a> i rappresentanti di Amazon; la Guardia di finanza \u00e8 stata ascoltata nella seduta del <a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/824?tipo=C&amp;anno=2017&amp;mese=03&amp;giorno=09&amp;view=&amp;commissione=64&amp;pagina=#data.20170309.com64.bollettino.sede00010.tit00010\"><strong>9 marzo 2017<\/strong><\/a> con riferimento al cosiddetto <em>dark web<\/em>. Il <strong><a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/1058?idLegislatura=17&amp;tipologia=audiz2&amp;sottotipologia=audizione&amp;anno=2017&amp;mese=03&amp;giorno=16&amp;idCommissione=64&amp;numero=0073&amp;file=indice_stenografico\">16 marzo 2017<\/a><\/strong> \u00e8 stato ascoltato il Presidente dell&#8217;International AntiCounterfeiting Coalition (IACC) degli Stati Uniti d&#8217;America ed il <a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/824?tipo=C&amp;anno=2017&amp;mese=03&amp;giorno=27&amp;view=&amp;commissione=64&amp;pagina=#data.20170327.com64.bollettino.sede00010.tit00020\"><strong>27 marzo 2017<\/strong><\/a> sono stati ascoltati il rappresentante dell&#8217;OECD, Counsellor Reform of the Public Sector Public Governance and Territorial Development\u00a0 ed il Vice Comandante dei ROS dell&#8217;arma dei Carabinieri. Qui di seguito sono sintetizzati gli aspetti pi\u00f9 significativi delle audizioni, sulla base degli stenografici pubblicati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019attivit\u00e0 della polizia postale<\/strong>. La polizia postale, nell\u2019ambito della propria <em>mission<\/em> istituzionale (volta principalmente a contrastare gli attacchi alle strutture informatiche, il cyber terrorismo, la pedopornografia on line, il <em>financial crime<\/em>) svolge anche una serie di significative attivit\u00e0 di prevenzione e contrasto della pirateria digitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta infatti di un fenomeno in continua crescita per la presenza sul web di circuiti di condivisione di file e di servizi che consentono agli utenti di accedere ad opere d&#8217;ingegno. Accanto alla diffusione illegale su internet di opere protette dal diritto d&#8217;autore (per contrastare la quale risulta efficace \u2013 almeno per gli utenti meno esperti &#8211; l\u2019azione di inibizione dell\u2019accesso svolta dalla polizia postale), una particolare attenzione \u00e8 posta al c.d. <em>card sharing<\/em>, cio\u00e8 la violazione dei sistemi di sicurezza o accesso condizionato, preposti alla distribuzione di contenuti televisivi a pagamento, al fine di consentirne la illecita visione anche ai soggetti non abilitati. Tali attivit\u00e0 integrano il reato di frode informatica e accesso abusivo al sistema informatico, oltre che di violazione del <em>copyright,<\/em> con grave danno delle aziende che producono e diffondono programmi televisivi e che forniscono sistemi di sicurezza digitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La contraffazione trova inoltre facile sbocco attraverso l&#8217;e-commerce, la piattaforma mediante la quale le aziende vendono i loro prodotti; i siti web possono essere facilmente duplicati e spesso sono difficilmente distinguibili dai siti originali: per ottenere significativi risultati in questo campo risulta essenziale la cooperazione degli operatori privati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rilevante \u00e8 l\u2019impegno della polizia postale nel campo della prevenzione, con campagne di sensibilizzazione degli utenti, a partire dai pi\u00f9 giovani nelle scuole, sull\u2019uso corretto della rete e sui modi di difendersi da comportamenti illeciti degli operatori: una maggiore presa di coscienza da parte degli utenti \u00e8 infatti condizione essenziale per contrastare anche il fenomeno della contraffazione via web.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene sottolineata la necessit\u00e0 di un potenziamento degli strumenti a disposizione, attraverso una disciplina comune a livello europeo (nella quasi totalit\u00e0 dei casi queste piattaforme sono allocate all&#8217;estero, e molte di esse sono in Paesi che hanno fatto ingresso negli ultimi anni nella comunit\u00e0 europea) ed anche una semplificazione dei controlli: ad esempio, anche la semplice identificazione dell\u2019autore di un reato via internet richiede attualmente l\u2019autorizzazione da parte dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria, con conseguenze negative sull\u2019attivit\u00e0 di prevenzione e repressione. Viene segnalato anche un problema di coordinamento con l\u2019Autorit\u00e0 garante delle comunicazioni, dovuto in particolare al fatto che tale Autorit\u00e0 opera sul piano amministrativo, mentre la polizia postale su quello penale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019attivit\u00e0 della Guardia di Finanza e la cooperazione internazionale<\/strong>. Anche i responsabili della Guardia di Finanza sottolineano le difficolt\u00e0 dell\u2019attivit\u00e0 di contrasto essendo il Web un terreno ideale per dissimulare la propria identit\u00e0 e spacciare per veri prodotti contraffatti. Particolari difficolt\u00e0 si incontrano sul terreno distributivo-logistico, poich\u00e9 i controlli possono essere bypassati \u201cdalle piccole spedizioni che interessano i consumatori finali\u201d. \u00a0Una delle criticit\u00e0 pi\u00f9 evidenti \u00e8 rappresentata dalla territorialit\u00e0 digitale, vale a dire la mancanza di territorialit\u00e0 fisica degli illeciti, poich\u00e9 il maggior numero delle transazioni di prodotti contraffatti avvengono estero su estero, \u201csenza che l&#8217;azienda italiana danneggiata ne abbia alcuna notizia\u201d. A rendere tutto pi\u00f9 difficile il fatto che produzione e stoccaggio del materiale illegale sono spesso separati territorialmente, a volte gestite da soggetti differenti.\u00a0 La prima azione di contrasto diventa l\u2019oscuramento dei siti che vendono questi prodotti, ostacolo che rallenta ma non debella l\u2019attivit\u00e0, in quanto superato con la creazione di nuovi siti e la deviazione del traffico illecito.\u00a0 Altra tecnica utilizzata per la vendita \u00e8 il <em>defacement<\/em>, che sonda la vulnerabilit\u00e0 delle piattaforme informatiche che ospitano i siti, consentendo di utilizzarli per pubblicare pagine web di vendita di prodotti contraffatti, all\u2019insaputa degli stessi proprietari delle piattaforme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Assumono una particolare importanza i gestori dei servizi di vendita, che per\u00f2 si avvalgono delle limitazioni della responsabilit\u00e0 dell&#8217;intermediario decretate dalla Corte di Giustizia europea; a tale riguardo, in un mercato globale, risulta fondamentale la collaborazione internazionale e le operazioni congiunte tramite organismi quali Interpol ed Europol: solo tra il 2013 e il 2015 il settore contraffazione della Finanza ha aperto 70 scambi informativi con Paesi esteri , tra i quali spiccano Francia, Germania e Cina.\u00a0 In tal senso viene citata l\u2019operazione Opson, che ha consentito il sequestro su scala globale di 11.000 tonnellate e 814.000 litri di prodotti agroalimentari contraffatti o nocivi per la salute.\u00a0La contraffazione delle merci con impatto sulla salute e sicurezza pubblica \u00e8 una delle 9 priorit\u00e0 criminali individuate come meritevoli di attenzione dal SOCTA, il documento di analisi e valutazione delle dinamiche di diffusione e manifestazione della criminalit\u00e0 organizzata nel bacino dell&#8217;Unione europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le stime dell\u2019OCSE riferiscono di un volume d\u2019affari per il mercato della contraffazione pari a 250 miliardi di euro: la Cina risulta essere il Paese leader per provenienza di merci illegali, mentre sono numerose le aree di specializzazione (Egitto per alimentari, Turchia per profumi e cosmetici, Hong Kong per accessori per la telefonia e computer). Negli ultimi anni si \u00e8 sviluppato in Italia e in alcuni Paesi dell\u2019Unione Europea un radicamento del fenomeno produttivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La pirateria audiovisiva<\/strong>. Risulta in forte calo l\u2019utilizzo della tecnica <em>peer to peer<\/em> nella pirateria digitale audiovisiva, in quanto divenuto facilmente tracciabile dalle forze di polizia. Crescono invece i sistemi definiti <em>cyberlocker, file sharing<\/em> illegale che consente una schermatura societaria e di \u2018parcheggiare\u2019 i file pirata in server noleggiati. La differenza sostanziale tra la pirateria audiovisiva e la contraffazione di prodotti sul web risiede nel fatto che la prima rende anche con la pubblicit\u00e0: i pirati audiovisivi guadagnano non solo dalla vendita del prodotto piratato, ma anche dalla notoriet\u00e0 e gratuit\u00e0 del sito su cui le opere sono caricate, che attirer\u00e0 la vendita sempre maggiore di spazi pubblicitari. Per l\u2019azione di contrasto \u00e8 stato utilizzato l\u2019approccio <em>Follow the money<\/em>, auspicato anche dalla Commissione Europea sul fronte della difesa del diritto d\u2019autore, che vede l\u2019aumento di approfondimenti sulle imprese che tramite la pubblicit\u00e0 sostengono questi siti online, allo scopo di chiarire la consapevolezza o meno di agire in un contesto illegale. A livello prettamente numerico il numero dei siti oscurati dalla Guardia di Finanza nel 2015 ammonta a 622, un incremento notevole rispetto al centinaio del 2013.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Peculiarit\u00e0 della contraffazione ed atteggiamento dei consumatori<\/strong>. L\u2019economista Ofria ha illustrato alcune caratteristiche del fenomeno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) La contraffazione \u00e8 un affare per la criminalit\u00e0 in quanto il profitto \u00e8 elevato, ma i rischi sono minori rispetto a settori come il traffico di stupefacenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) Offre prestazioni a \u201cpersone consenzienti\u201d, un elemento che la accomuna a contrabbando e prostituzione. Non sono necessarie intimidazioni a chi \u201cacquista consapevolmente il bene\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3) E\u2019 un fenomeno internazionale. Ofria offre un esempio che sintetizza il concetto: \u201cIl profumo Chanel n.5\u00a0\u00e8 prodotto a Napoli da personale nordafricano, ma le boccette vengono prodotte in Olanda, le etichette in Spagna, mentre le essenze arrivano dal Messico\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul versante della domanda, in base ad uno studio commissionato dalla Direzione generale per la lotta alla contraffazione, emerge che \u201cil 90 per cento dei consumatori sa che \u00e8 un reato, il 70 per cento non si sente in colpa e il minor prezzo diventa l&#8217;elemento base per la domanda\u201d. Il 96 per cento inoltre \u00e8 consapevole che \u201cil bene \u00e8 dannoso\u201d. Citando altro studio, Ofria si sofferma sulla definizione di bene inferiore, la cui domanda, al crescere del reddito, si riduce invece di aumentare. Secondo questo studio condotto a Messina c\u2019\u00e8 una forte correlazione tra il reddito e la domanda dei beni contraffatti. Ne emerge secondo l\u2019economista \u201cun elemento di debolezza nella \u2018cultura\u2019 del cittadino che preferisce questo tipo di bene: mostrare ad altri un certo bene diventa un elemento di status sociale e di apparenza\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le anomalie del sistema di contrasto<\/strong>. L\u2019avvocato Andrea Caristi si sofferma su quelle che indica come le anomalie del sistema di contrasto agli illeciti perpetrati su internet, in particolare sulla regolamentazione dei prestatori di servizi.\u00a0Questi sono ritenuti responsabili se a conoscenza dell\u2019illiceit\u00e0 del fatto e la condotta illecita viene interrotta solo alla comunicazione dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria. Ma, spiega l\u2019avvocato, \u201ca causa di un altro buco normativo che consente una forma di anonimato diffuso nella rete\u201d spesso viene preclusa la possibilit\u00e0 di coinvolgere l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria. Altro elemento anomalo secondo il consulente \u00e8 la conservazione dei dati di log (registrazione) per soli 12 mesi, in rispetto della normativa sulla privacy, ritenuta \u201cincompatibile con la durata reale delle indagini preliminari\u201d spesso prorogate oltre i 6 mesi canonici. Il consulente evidenzia la differenza con quanto prevede la normativa in materia di obbligo di conservazione dei tabulati telefonici, che \u00e8 di 24 mesi. In conclusione Caristi si chiede se \u201cgli organismi interni e comunitari non dovrebbero decidere se intendono dare una regolamentazione alla rete\u201d perch\u00e9 \u201cspesso una regolamentazione non \u00e8 l&#8217;ostacolo allo sviluppo di un fenomeno, ma una tutela per il pi\u00f9 debole. La mancanza di regole certe e coercibili da parte dell&#8217;autorit\u00e0 lascia spesso campo libero ai\u00a0<em>player<\/em>\u00a0pi\u00f9 forti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I danni della pirateria alla filiera audiovisiva<\/strong>. Federico Bagnoli Rossi \u00e8 segretario generale della FAPAV (Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali) che raccoglie i soggetti che si occupano di intrattenimento audiovisivo. Cita uno studio redatto nel 2011 con l\u2019IPSOS che aveva per la prima volta analizzato il fenomeno della pirateria, suddividendola in tre tipologie principali: fisica, digitale e indiretta. Secondo questi dati all\u2019epoca la filiera dell\u2019audiovisivo, che comprende produzione e distribuzione, perdeva circa 500 milioni di euro l\u2019anno a causa della pirateria. Perdite che si sono riversate sul settore occupazionale: il segretario della FAPAV cita 600mila posti di lavoro in meno all&#8217;interno delle imprese di carattere culturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dati allarmanti sulla catena distributiva della pirateria<\/strong>. \u201cPi\u00f9 del 90 per cento delle volte in cui viene catturato e quindi rubato l&#8217;audio, il video o entrambi, questo accade nella sala cinematografica\u2026poi c\u2019\u00e8 l&#8217;editing, una vera e propria industria che con una vera e propria filiera arriva allo stadio finale, che \u00e8 quello di <em>uplodare<\/em> il contenuto su internet nelle varie modalit\u00e0\u201d. Altro dato citato dal segretario FAPAV \u00e8 l\u2019intervallo tra l\u2019uscita del film nelle sale e la presenza in rete: oltre la met\u00e0 (58%) finiscono online entro 72 ore dall\u2019inizio delle programmazioni nei cinema. Una \u201cfetta importante\u201d di questo dato si riferisce a film gi\u00e0 online prima dell\u2019uscita ufficiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Regole e priorit\u00e0 del FAPAV<\/strong>. Nonostante questi dati allarmanti, viene sottolineato come l\u2019Italia sia \u201csenza dubbio tra le migliori a livello europeo per quanto riguarda la tutela dei contenuti audiovisivi e culturali\u201d a livello di contrasto investigativo e giudiziario. Dal punto di vista normativo, pur lodando l\u2019efficacia del regolamento AGCOM, si auspica una implementazione dello stesso, \u201cperch\u00e9 ad oggi si riesce a bloccare attraverso il blocco del DNS in soli 12 giorni una piattaforma massiva di pirateria, per\u00f2 sarebbe auspicabile una crescita e quindi un&#8217;implementazione del blocco congiunto con l&#8217;indirizzo IP, facendo risultare ancora pi\u00f9 efficace un regolamento molto soddisfacente\u201d.\u00a0Sull\u2019autoregolamentazione viene citato come \u201cfondamentale\u201d l\u2019approccio <em>Follow the money<\/em>, sponsorizzato dalla Commissione Europea e citato in una precedente audizione dai responsabili della Guardia di Finanza. Il segretario conclude sintetizzando le tre priorit\u00e0 indicate della Federazione nel contrasto alla pirateria: maggiore responsabilit\u00e0 degli intermediari, destinati a imporsi come venditori di contenuti; impegno delle istituzioni nel contrasto agli illeciti; cooperazione fra Paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il mercato della musica digitale.<\/strong> Enzo Mazza, Presidente della FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), spiega come i ricavi digitali siano in crescita e come il mercato si stia spostando sull\u2019area dello streaming, passando dal possesso all\u2019accesso dei contenuti. \u201cNel 2014 il mercato \u00e8 cresciuto del 4 per cento, quest&#8217;anno del 15 e la crescita sar\u00e0 ancora superiore, con un passaggio dal 38 al 40 per cento della fetta rappresentata dal digitale\u201d. In questo settore il fenomeno la pirateria utilizza le piattaforme <em>torrent<\/em>\u00a0e ai\u00a0<em>cyberlocker<\/em>, che consentono agli utenti di scaricare i contenuti desiderati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La direttiva sull\u2019<em>enforcement <\/em>e le responsabilit\u00e0 degli intermediari<\/strong>. Mazza \u00e8 d\u2019accordo su molti punti toccati in audizione dal segretario FAPAV: l\u2019efficacia dell\u2019azione di contrasto penale, la richiesta di implementazione del regolamento AGCOM, un coinvolgimento degli altri Paesi per una regolamentazione comunitaria e la definizione delle responsabilit\u00e0 degli intermediari che operano attraverso le piattaforme, modificando la direttiva sull\u2019enforcement.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cGli intermediari di oggi non sono gli intermediari del 2013, sono soggetti attivi nel processo, mentre la direttiva fu concepita per inquadrare societ\u00e0 di telecomunicazioni, quelle che mettevano i cavi ed erano totalmente innocue e trasparenti rispetto al processo. Oggi abbiamo realt\u00e0 che fanno tutto e che si nascondono dietro all&#8217;esenzione di responsabilit\u00e0 sulla base della direttiva sul commercio elettronico, e su questo tema pongono anche delle problematiche in relazione alle contrattazioni e ai negoziati con titolari di diritti. Le piattaforme illegali cercano di ottenere ulteriori vantaggi nascondendosi nelle pieghe delle normative comunitarie\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Presidente FIMI sottolinea ancora un paio di criticit\u00e0. Da una parte l\u2019assenza del cosiddetto <em>notice and stay<\/em> <em>down<\/em>, vale a dire l\u2019impossibilit\u00e0 per le piattaforme di rendere disponibile lo stesso contenuto dopo un breve lasso di tempo una volta che questo \u00e8 stato segnalato come \u2018pirata\u2019. Dall\u2019altra il mancato obbligo della registrazione dell&#8217;identit\u00e0 dei clienti. \u201cIl\u00a0provider\u00a0che offre a un altro soggetto\u00a0business\u00a0uno spazio per ospitare il contenuto deve chiedere a questo soggetto i suoi dati e questo soggetto deve essere identificabile, in modo tale che poi su richiesta della magistratura o delle autorit\u00e0 tali dati possano essere messi a disposizione per un contrasto efficace\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Software illegali e competitivit\u00e0.<\/strong> Paolo Valcher, presidente di BSA Italia (<em>Business Software Alliance<\/em>) informa la Commissione dell\u2019evoluzione che sta attraverso il mercato di riferimento, con lo sviluppo del <em>cloud computing<\/em> che consente a piccole e medie aziende l\u2019utilizzo di tecnologie a prezzi notevolmente pi\u00f9 bassi del recente passato, quando a permettersele erano solo le grandi imprese. Un aspetto particolarmente significativo per l\u2019Italia, Paese notoriamente popolato soprattutto da PMI.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il\u00a0fatturato dell\u2019<em>information technology<\/em>\u00a0e dei\u00a0software\u00a0in Europa ammonta a 200 miliardi di euro, mentre secondo una ricerca BSA il volume d\u2019affari globale dei software piratati \u00e8 pari a circa 63 miliardi, con un tasso di pirateria in Europa del 29%, per cui un\u2019azienda su tre utilizzerebbe prodotti illeciti. Sotto questo aspetto l\u2019Italia \u00e8 indietro nella classifica europea, con una percentuale decisamente superiore alla media, pari al 47%. Secondo un\u2019altra ricerca condotta dalla BSA \u201cse questo tasso di pirateria del\u00a0software\u00a0potesse diminuire di 10 punti in quattro anni, cosa che pu\u00f2 essere considerata fattibile, di 2,5 punti all&#8217;anno, si potrebbero recuperare pi\u00f9 di 7.000 posti di lavoro e 5 miliardi di valore di attivit\u00e0, perch\u00e9 vuol dire che su questo software puoi costruire dei servizi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Valcher cita anche il <em>World Economic Forum<\/em>, che in merito al tema della competitivit\u00e0 \u201cha dimostrato che i 20 Paesi con la pi\u00f9 forte tutela della propriet\u00e0 intellettuale nell&#8217;ambiente IT sono anche quelli che crescono a livello di competitivit\u00e0 pi\u00f9 velocemente rispetto ad altri\u201d. L\u2019utilizzo di software illegali diventa anche un problema di <em>cyber security<\/em> per le Pubbliche Amministrazioni, poich\u00e9 \u201cil 79 per cento dei\u00a0software\u00a0illegali subisce ad esempio attacchi di tipo <em>malware<\/em>,\u00a0quindi di oggetti che entrano nel computer e creano danni\u201d. A tal proposito Valcher sottolinea come la BSA operi da consulente della Finanza durante le cicliche operazioni di controllo sul territorio. Citando un report dello scorso novembre sottolinea come su un totale di 22 ispezioni in 9 province, solo 9 siano risultate in regola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le criticit\u00e0 a livello europeo e internazionale.<\/strong> Il 10 marzo 2016 \u00e8 stato audito Claudio Bergonzi, segretario generale di INDICAM (Istituto di Centromarca per la Lotta alla Contraffazione) che riunisce 140 imprese italiane e multinazionali. Il giro d\u2019affari della contraffazione viene stimato dalla Camera di Commercio Internazionale attorno ai 1.300 miliardi di dollari, cifra notevolmente superiore alle stime OCSE sopracitate, perch\u00e9 viene tenuto conto anche delle merci \u201cprodotte nazionalmente\u201d e non solo quelle scambiate. A livello globale Bergonzi sottolinea le criticit\u00e0 che provengono da Paesi quali Turchia ed Egitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cIn questi giorni la situazione \u00e8 drammaticamente bloccata nei controlli doganali, a seguito di due sentenze abbastanza infauste della Corte di giustizia del 2009, note come sentenze Nokia e Philips. Le dogane non hanno pi\u00f9 avuto possibilit\u00e0 di intervenire su istanza di un titolare di diritti, qualora chiedesse l&#8217;intervento se la merce dichiarata in transito recava un marchio contraffatto. Perch\u00e9, se veniva dichiarata solamente in transito, non c&#8217;era possibilit\u00e0 di intervento. Se uno falsifica merce, pu\u00f2 anche falsificare la dichiarazione di transito. La Commissione UE aveva da subito stabilito un principio, che era molto simile allo USA ACT, principio americano che prevedeva che qualsiasi merce recante un marchio contraffatto che transitasse sul territorio dell&#8217;unione \u2013 in questo caso americana &#8211; potesse essere bloccata su istanza del\u00a0titolare. Ovviamente questo era l&#8217;auspicio della Commissione, ma in ambito di Consiglio e di Parlamento non si \u00e8 mai arrivati ad una soluzione definitiva\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una situazione parzialmente sbloccata dalla proposta\u00a0di regolamento e direttiva approvata a dicembre 2015 dal Parlamento europeo. La proposta viene considerata migliorativa, ma non risolutrice. \u201cLe merci possono essere bloccate sul territorio comunitario qualora destinate a un Paese terzo, se il detentore della merce non \u00e8 in grado di dimostrare che il titolare di diritti non ha eguali diritti nel Paese terzo di destinazione\u2026ma esistono Paesi nel mondo che non contemplano la registrazione, quindi basta indicare come Paese terzo di destinazione uno di questi e il gioco \u00e8 fatto\u201d.\u2002Il regolamento, entrato in vigore il 23 marzo, deve essere adottato dagli Stati entro il 14 gennaio 2019. L\u2019auspicio di INDICAM \u00e8 che tale direttiva venga recepita dall\u2019Italia e che il nostro Paese faccia pressione sugli altri membri dell\u2019UE affinch\u00e9 facciano altrettanto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analoghe criticit\u00e0 a livello comunitario vengono sottolineate sul Digital Market, in crescita del 25% ogni anno. Obiettivo indicato dall\u2019INDICAM \u00e8 lavorare sul Digital Single Market, \u201cfare in modo che lo spazio europeo sia un unico mercato digitale\u201d e che si affronti il tema della direttiva e-Commerce regolante il commercio elettronico.\u00a0Una direttiva datata (risale al 2000, recepita con legge nazionale del 2003), ritenuta obsoleta perch\u00e9 \u201csi parlava di un digitale che non ha nulla a che vedere con quello di oggi\u201d e che classifica gli attori della Rete in tre modi, senza tenere conto che le figure degli intermediari oggi sono notevolmente cambiate. \u201cLa responsabilit\u00e0 degli intermediari \u00e8 il passo fondamentale perch\u00e9 in questo mercato, che \u00e8 dicotomico tra marche e consumatori, ci sia qualcuno in mezzo che agisca nelle garanzie degli uni e in collaborazione con gli altri\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La tutela della salute<\/strong>. Il 17 marzo \u00e8 stata la volta di Claudio Vincelli,<em>\u00a0<\/em><em>Comandante del comando Carabinieri tutela della salute. I Carabinieri del NAS hanno quattro aree di intervento: <\/em>alimentare, sanitaria, luoghi di lavoro e chimica. E\u2019 preposto alle attivit\u00e0 di controllo e di sicurezza su tutta la filiera alimentare. Agisce a livello internazionale in sinergia con Europol e opera con Interpol in riferimento a progetti nel settore farmaceutico e alimentare. Nel corso dell\u2019ultimo semestre europeo di presidenza italiana si \u00e8 proposto per definire un documento politico-strategico denominato \u201cConclusioni del Consiglio d&#8217;Europa sul ruolo della cooperazione di polizia in materia di crimine alimentare\u201d, sulle criticit\u00e0 nell\u2019attivit\u00e0 commerciale tra i Paesi, allo scopo di stabilire rapporti reciproci tra le Polizie europee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Comandante spiega che \u201cquesti rapporti di collaborazione hanno dato vita a una serie di attivit\u00e0 in corso in tema di integratori alimentari, prodotti fitosanitari e contraffazione dei siti\u2002\u00a0<em>web<\/em><em>.<\/em> Ci sono piattaforme di\u00a0<em>e-learning<\/em>\u00a0per le attivit\u00e0 di addestramento tra le varie forze interessate in modo particolare al contrasto della frode alimentare. Si stanno condividendo iniziative per la realizzazione di un museo del falso alimentare, con l&#8217;individuazione e l&#8217;acquisizione di prodotti che riguardano soprattutto il falso\u00a0<em>made in Italy\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Le attivit\u00e0 di prevenzione e contrasto<\/strong><\/em><em>. Vincelli, riferendosi alla fase operativa, sottolinea come in genere vengano fissate delle \u201cattivit\u00e0 mirate\u201d su settori specifici. Come esempio cita una serie di operazioni sulla filiera dell\u2019olio che hanno condotto <\/em>al \u201csequestro di 325.000 chili di olio e di 68.000 chili di olive, la contestazione di 26 infrazioni penali e di 295 infrazioni amministrative, la denuncia di 22 persone alle competenti autorit\u00e0 giudiziarie, il deferimento di 179 persone all&#8217;autorit\u00e0 amministrativa, la chiusura e il sequestro di 10 strutture di produzione e imbottigliamento di olio per carenze autorizzative\u201d. Analoghe operazioni sono state condotte sulla produzione di mozzarella di bufala campana e nei settori dei prodotti ittici, ortofrutticoli e dell\u2019alimentazione etnica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel triennio 2013-2015 \u201csu 115.699 controlli, sono state rilevate 38.007 non conformit\u00e0 (circa il 33 per cento).\u00a0 Oggetto della non conformit\u00e0 sono frodi in commercio, adulterazione e contraffazione di alimenti, igiene degli alimenti, etichettatura, tracciabilit\u00e0 e carenze igienico-infrastrutturali.\u2002Per quanto concerne le sanzioni penali, che nel 2013-2015 sono state ben 9.198, il 19 per cento ha riguardato reati di frode in commercio, il 6 per cento l&#8217;adulterazione e la contraffazione, il 23 per cento l&#8217;igiene degli alimenti. Delle sanzioni amministrative, che sono state in totale 52.174, il 9 per cento ha riguardato l&#8217;etichettatura e la tracciabilit\u00e0 degli alimenti e il 66 per cento le carenze igienico-infrastrutturali\u201d. Nel confronto sui tre anni precedenti viene registrato un aumento dei controlli a fronte di un \u201ctendenziale decremento delle irregolarit\u00e0\u201d. Viene segnalato il mercato legato alla contraffazione dei farmaci, un \u201cgrosso business\u201d per strutture criminali e illegali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019erosione del porto sicuro dei provider<\/strong>. Affrontando i problemi della legislazione europea in merito al diritto d\u2019autore, i rappresentanti della SIAE mettono in risalto l&#8217;aspetto pi\u00f9 controverso, gi\u00e0 affrontato in precedenti audizioni, nell&#8217;applicazione del regime di responsabilit\u00e0 degli intermediari, in particolare in riferimento agli <em>hosting provider<\/em>: \u201cL&#8217;assenza di un obbligo di sorveglianza sulle informazioni memorizzate trasmesse si traduce di fatto nell&#8217;escludere che si possa imporre al\u00a0<em>provider<\/em>, anche a posteriori, un filtraggio su specifici contenuti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si evidenzia per\u00f2 come a livello mondiale venga \u201ceroso\u201d quello che \u00e8 definito il \u201cporto sicuro dei provider\u201d, una dimensione di limitata responsabilit\u00e0 agli operatori della rete per tutto ci\u00f2 che attiene al transito di contenuti sulle loro strutture tecnologiche di riferimento. E viene citata in tal senso una recente sentenza della Corte federale della Virginia che ha condannato un <em>internet service provider<\/em> degli Stati Uniti, non consentendo l\u2019invocazione della clausola del porto sicuro, prevista nella legislazione americana da una norma che \u00e8 \u201ccorrispondente\u201d alla direttiva europea sul commercio elettronico. \u201cE\u2019 un segnale molto forte di un passaggio concettuale dal cosiddetto <em>notice and take down,<\/em> che consiste nell&#8217;intervenire quando c&#8217;\u00e8 una notizia di violazione e rimuovere, al cosiddetto <em>notice and stay down<\/em>\u201d. Concetto che riprende quanto gi\u00e0 affermato nell\u2019audizione del presidente della FIMI. \u201cOccorre che l&#8217;operatore si attivi responsabilmente perch\u00e9, una volta rimosso, il contenuto illecito non possa essere pi\u00f9 ricaricato.\u00a0 \u00c8 un concetto che sta penetrando adesso anche nella nostra legislazione, con il ruolo che il regolamento AGCOM sta svolgendo nel nostro ordinamento\u201d. Regolamento, in vigore da 2 anni (aprile 2014), che colpisce chi consente la messa a disposizione di materiale non autorizzato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dati sul contrasto dal nuovo regolamento AGCOM<\/strong>. Delle 493 istanze presentate, poco meno della met\u00e0 riguardano il settore audiovisivo, un centinaio a testa si riferiscono al settore musicale e a quello editoriale. Nel settore musicale la nascita di piattaforme legali ha di fatto tolto margine di manovra ai \u2018pirati\u2019, mentre l\u2019audiovisivo resta ancora \u201cappetibile\u201d. Restano comunque estremamente significativi i dati della pirateria in campo musicale, il cui valore di mercato stimato dalla SIAE (200 milioni) \u00e8 pi\u00f9 che doppio rispetto al mercato legale digitale (60-70 milioni). L\u2019audiovisivo, pur avendo un mercato inferiore se paragonato al musicale, vede la pirateria superare 10-15 volte il valore del mercato legale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cDi queste istanze ne sono state avviate 314. 139 provvedimenti hanno prodotto un blocco amministrativo delle\u2002<em>property web<\/em>. L&#8217;avvio del procedimento ha portato a questi numeri sul blocco e a circa 120 adeguamenti spontanei, che sono una forma pi\u00f9 avanzata rispetto al processo preliminare di\u00a0<em>notice and take down<\/em>\u00a0.\u00a0\u2026La SIAE ha prodotto solo sul mondo musicale circa la met\u00e0 dei provvedimenti che sono stati avviati. Dei 50 provvedimenti che ha avviato 43 hanno portato al blocco\u2026SIAE ha richiesto la rimozione selettiva, su 122 portali di circa 20.000 <em>link<\/em><em>.<\/em> Dietro a un\u00a0<em>link<\/em>\u00a0ci pu\u00f2 essere una sola canzone o un solo contenuto audiovisivo oppure l&#8217;intera discografia di un artista. Stimiamo che dietro a questi 20.000\u00a0<em>link<\/em>\u00a0abbiamo rimosso circa mezzo milione di opere. Inoltre, abbiamo aggredito due piattaforme di aggregatori di\u2002<em>web radio<\/em>, che aggregano circa 400\u00a0<em>web radio.<\/em>\u00a0Pertanto, abbiamo bloccato queste 400\u00a0<em>web radio<\/em>\u00a0che trasmettevano illecitamente\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In merito alle azioni da mettere in atto per rafforzare il regolamento AGCOM, viene sottolineata una criticit\u00e0 dell\u2019attuale situazione. Il regolamento infatti agisce sul nome del dominio (DNS) ma non sull\u2019Internet Protocol (IP). In questo modo un DNS \u201cpu\u00f2 facilmente rinascere\u201d con lo stesso IP ma su un altro dominio. Poter agire anche sull\u2019Internet Protocol consentirebbe \u201cun livello ancora pi\u00f9 robusto di deterrenza e di impatto sul blocco di questi provider illegali\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Modelli contro la pirateria musicale: un nuovo mercato del digitale<\/strong>. La Federazione contro la Pirateria Musicale e Multimediale (FPM) riunisce circa 600 etichette musicali. Il segretario Luca Vespignani evidenzia come non sia possibile contrastare la contraffazione e la pirateria senza affiancare alle operazioni di\u00a0<em>enforcement<\/em> \u201cuna sana politica di distribuzione digitale\u201d, rivoluzionando quelli che sono i modelli di <em>business<\/em>, giungendo ad una distribuzione gratuita per una parte del catalogo digitale. La met\u00e0 del fatturato della musica mondiale \u00e8 prodotta dal digitale. In Italia siamo al di sotto, con il 41%. \u201cQuesto accade per un motivo molto semplice: in Italia \u00e8 ancora pi\u00f9 difficile usufruire dei servizi in digitale rispetto all&#8217;estero. C&#8217;\u00e8 poca propensione all&#8217;utilizzo dei pagamenti in forma digitale\u201d e persistono i problemi in alcune zone d\u2019Italia sulla banda larga. \u201cDopo dieci anni in cui l&#8217;industria musicale ha perso circa il 70 per cento a valore, da due anni cresce\u2026. quel famoso momento del cosiddetto \u00abraggiungimento del livello di compensazione\u00bb, fra il fisico che cala e digitale che cresce \u00e8 probabilmente arrivato\u201d. Sul fronte del contrasto, il segretario FPM segnala dati positivi: i fenomeni legati alla pirateria (<em>cyberlocker<\/em>, <em>ripping<\/em> etc.) sono numericamente in calo. Ma 5 milioni di italiani ancora utilizzano servizi illegali di distribuzione della musica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cIn Italia, sono pi\u00f9 di 500 i siti bloccati dal 2008 a oggi \u2013 solo di musica \u2013 con blocchi IP\/DNS per via penale. Stiamo parlando, a livello internazionale, di pi\u00f9 di 100 milioni di richieste di\u00a0<em>delisting<\/em>\u00a0a Google. Chiedere il\u00a0<em>delisting<\/em>\u00a0vuol dire chiedere ai motori di ricerca di eliminare, dai risultati della ricerca, i\u00a0<em>link<\/em>\u00a0a sistemi illegali. Parliamo di pi\u00f9 di 25 milioni diffide, inviate alle piattaforme per la richiesta di rimozione di contenuti illeciti, e parliamo di pi\u00f9 di 4.000 applicazioni, rimosse dai due principali\u00a0<em>marketplace<\/em>, quindi da Google Play e Apple Store\u201d.\u00a0 Vespignani indica dunque tre priorit\u00e0:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) creare, come si diceva, un ambiente digitale di distribuzione della musica. Il tutto passa da investimenti e contrasto al mercato illegale;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) convertire gli investimenti pubblicitari. Molti siti illegali attirano pubblicit\u00e0 che finisce per drenare risorse e frenare gli investimenti. \u201cLe agenzie che si occupano di gestire questo traffico pubblicitario hanno la possibilit\u00e0 di creare\u00a0<em>blacklist<\/em><em>\u00a0<\/em>e di impedire che la pubblicit\u00e0 vada a finire su determinati siti\u2026. Il problema \u00e8 che quasi tutti ormai utilizzano agenzie pubblicitarie su\u00a0<em>internet<\/em> che sono\u00a0<em>borderline<\/em><em>,<\/em> cio\u00e8 sono agenzie che non aderiscono, per esempio, a IAB o ad associazioni di categoria degli\u00a0<em>advertiser<\/em>\u00a0pubblicitari\u201d. Altra criticit\u00e0 sottolineata \u00e8 che le agenzie in questione, in base alla normativa vigente, \u201cnon hanno responsabilit\u00e0 nello sfruttamento e nella posizione dei\u00a0<em>banner<\/em>\u00a0pubblicitari sui siti pirata\u201d;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3) tutelare il mondo on-line, gli <em>asset<\/em> digitali dal punto di vista normativo, allo stesso modo del mercato \u2018fisico\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul blocco IP, in aggiunta al blocco DNS, da inserire nel regolamento AGCOM, sulla responsabilit\u00e0 degli intermediari e sul passaggio dal sistema \u201c<em>notice and take down<\/em>\u201d al sistema \u201c<em>notice and stay down<\/em>\u201d, le considerazioni di Vespignani ricalcano quanto gi\u00e0 espresso nelle precedenti audizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il sigillo NETCOMM per il commercio elettronico<\/strong>. NETCOMM \u00e8 un\u2019associazione che raggruppa i 200 principali \u201cgiocatori\u201d del commercio elettronico in Italia, dove per giocatori si intende chi vende e trasporta prodotti (Poste, DHL) e chi si occupa dei pagamenti (le banche). Allo scopo di favorire il settore del commercio elettronico, NETCOMM ha creato un\u2019associazione europea (Ecommerce Europe) con gli omologhi francesi e olandesi. Ha inoltre inventato un bollino, un sigillo, \u201cun <em>trustmark<\/em>, che si chiama sigillo NETCOMM. Esso ha l&#8217;obiettivo di verificare l&#8217;adeguatezza in termini di regole, norme e leggi, da parte dei siti che hanno accettato di sottomettersi a queste verifiche\u2026Dopo che il soggetto ha accettato e ci ha permesso di verificare il proprio sito \u2013 la verifica \u00e8 in termini di privacy\u00a0o di adeguatezza rispetto alla legislazione relativa alla\u00a0<em>Digital Consumer Directive <\/em>\u2013 noi attribuiamo questo sigillo, che garantisce al consumatore che il sito \u00e8 verificato\u201d. Analogo sigillo \u00e8 stato introdotto su scala europea tramite l\u2019Ecommerce Europe, chiamato <em>Ecommerce Europe Trustmark<\/em>. \u201cUn soggetto italiano che ha il nostro sigillo pu\u00f2 automaticamente mettere anche il sigillo europeo per garantire il consumatore francese, tedesco o inglese, il quale naturalmente \u00e8 pi\u00f9 garantito nel suo acquisto\u201d. Tramite queste piattaforme il consumatore pu\u00f2 anche attivare il contenzioso attraverso l&#8217;<em>Alternative Dispute Resolution<\/em>, inserita nelle direttive europee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La reputazione italiana e le difficolt\u00e0 sui canali <em>online<\/em><\/strong>. Il mercato elettronico in Italia \u00e8 in crescita (circa 19 milioni di consumatori), ma il Paese resta indietro rispetto al panorama europeo. in Italia in ci sono 40mila imprese che vendono prodotti <em>online<\/em>, in Francia sono 200mila: \u201cFatto 100 il totale delle vendite, l&#8217;8 per cento \u00e8 intermediato dal canale\u00a0<em>online<\/em>\u00a0\u2013 la Francia, la Germania e l&#8217;Inghilterra hanno il 62 per cento di questo mercato. L&#8217;Italia ne ha il 3,7 per cento\u201d.\u00a0A livello di saldo commerciale l\u2019Italia \u00e8 in debito sul canale <em>online<\/em>: importa pi\u00f9 di quanto riesca ad esportare. Un\u2019anomalia per il Paese del <em>made in Italy<\/em>, che evidenzia una potenzialit\u00e0 ampiamente inespressa. Una situazione che \u00e8 dovuta non solo al numero limitato di imprese che vende <em>online<\/em> (cinque volte meno della Francia) ma anche alla reputazione dell\u2019Italia, intesa come \u201ccredibilit\u00e0 del sistema Italia nei confronti dei soggetti acquirenti a livello internazionale, come francesi, tedeschi e inglesi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altra anomalia segnalata \u00e8 che il commercio elettronico in Italia sia stato sviluppato prevalentemente da \u201csociet\u00e0 native digitali e non da quei soggetti (produttori, grande distribuzione) che hanno trasformato le loro vendite utilizzando il canale digitale. Essi hanno visto in questi anni sempre come pericolosa per loro la disintermediazione che il digitale poteva effettuare\u201d. Ma le difficolt\u00e0 si incontrano anche con i \u201cpiccoli soci\u201d. Viene sottolineato come ogni 100 richieste da parte di aziende che vogliono ricevere il sigillo NETCOMM, 50 si concludono con un rifiuto. Questo perch\u00e9 \u201cnon riescono a mettersi in regola. Non riescono a capire neanche quello di cui stiamo parlando. Hanno difficolt\u00e0 semantiche, lessicali e interpretative per adeguarsi alle norme\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Blocco IP e blocco DNS<\/strong>. L\u2019Associazione Italiana Internet Provider (AIIP), sulle differenze tra blocco DNS e blocco IP, questione gi\u00e0 sollevata in precedenti audizioni, specifica che \u201cc&#8217;\u00e8 una differenza sostanziale sulle modalit\u00e0 di blocco\u2026L&#8217;avvelenamento del server DNS, relativo alla gestione dei domini non \u00e8 un blocco della comunicazione in quanto tale. Quello che, invece, chiamiamo\u00a0<em>dev\/null<\/em>, cio\u00e8 il buttare via la comunicazione in un pozzo nero, che \u00e8 un&#8217;attivit\u00e0 di blocco sull&#8217;IP, rientra sotto le previsioni dell&#8217;articolo 15 della Costituzione: \u00abla libert\u00e0 e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili\u00bb. Che cosa succede? Mentre fare il blocco sul DNS non viola la comunicazione \u2013 semplicemente non ti fornisco un servizio di traduzione \u2013 il blocco sull&#8217;IP \u00e8 proprio una violazione della comunicazione. A questo punto, un&#8217;autorit\u00e0 amministrativa non pu\u00f2 intervenire. C&#8217;\u00e8 un&#8217;eccezione, ovviamente definita sempre dall&#8217;articolo 15: a meno che a farlo non sia l&#8217;autorit\u00e0 giudiziaria, che ha questo potere di bloccare la comunicazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sollecitato dai commissari, il rappresentante del\u2019AIIP evidenzia un paio di criticit\u00e0 del sistema italiano e relative proposte per migliorare la situazione: 1) adozione di un metodo coerente nella modalit\u00e0 di blocco: il 50% delle volte i \u201cdecreti di attuazione sono contraddittori\u201d; 2) creazione di un archivio dei siti bloccati. \u201cNessuno in Italia sa quanti siano\u201d sottolineano dall\u2019AIIP.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mercato della pubblicit\u00e0 online<\/strong>. IAB \u00e8 un&#8217;associazione che rappresenta l&#8217;intera filiera del mercato della pubblicit\u00e0\u00a0<em>on line<\/em>, da Google alle concessionarie e piattaforme tecnologiche o produttori di\u00a0<em>content<\/em>\u00a0digitali. Nel 2015 il mercato in Italia ha toccato i 2,15 miliardi di \u201cperimetro di investimenti\u201d, cifra calcolata da IAB e Politecnico di Milano. In questa cifra sono compresi coloro i quali vengono definiti \u201cover the top\u201d, ossia Google e Facebook (quest\u2019ultimo non associato a IAB), che assieme pesano per 2\/3 (il 65%) degli investimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Follow the money<\/strong>. \u201cI mercati che hanno prodotto delle linee guida antipirateria \u2013 spiega in audizione il Direttore Generale di IAB &#8211;\u00a0 sono UK, Francia, Olanda, Slovacchia, Spagna e Polonia, ma tutti i Paesi stanno approntando linee guida per disciplinare una maggior attenzione, tesa a far s\u00ec che questi siti che possono ospitare pubblicit\u00e0 avendo contenuti piratati vengano inibiti, quindi che la pubblicit\u00e0 non vada ad alimentare i siti stessi.\u00a0L&#8217;obiettivo delle azioni realizzate a livello europeo nei Paesi citati e in particolare in Italia \u00e8 seguire il concetto del\u2002<em>follow the money<\/em>, quindi tagliare i finanziamenti che, in larga parte dei casi per quanto riguarda il mondo del\u00a0<em>web<\/em>, derivano dall&#8217;attivit\u00e0 di sfruttamento dei bacini pubblicitari. La maggioranza dei siti internet a livello globale quando non ha E-commerce vive di pubblicit\u00e0, quindi inibire la pubblicazione di formati pubblicitari all&#8217;interno di quei siti che hanno contenuti non legali significa comprometterne la sussistenza. Questo \u00e8 l&#8217;obiettivo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Il memorandum of understanding<\/strong><\/em>. IAB, assieme a FAPAV E FPM, nel 2013-2014 ha messo a punto il <em>memorandum of understanding<\/em>\u00a0(MOU), allo scopo di recepire l\u2019articolo 4 del Regolamento AGCOM, in cui \u201csi promuove l&#8217;adozione di codici di condotta che contrastino il diffondersi della pirateria e la possibilit\u00e0 che siti che gestiscono contenuti non legali possano ospitare pubblicit\u00e0\u2026 Il MOU fa in modo che, a fronte di una segnalazione che arriva dalle associazioni, IAB si attivi per far s\u00ec che il sito ospitante o meglio l\u2019<em>ad network<\/em>, la concessionaria che gestisce la vendita di spazi pubblicitari su quel sito oggetto di attenzione, venga inibita e si blocchi la pianificazione di campagne pubblicitarie sul sito stesso\u201d.\u00a0 IAB ritiene sia pi\u00f9 utile promuovere codici di autoregolamentazione, anzich\u00e9 imporre regole \u201call\u2019esterno del web\u201d che avrebbero come possibile conseguenza l\u2019inibizione della capacit\u00e0 di generare business.<\/p>\n<p><strong>Il doppio binario<\/strong>. Durante l\u2019audizione del Presidente di Confindustria Digitale, associazione che rappresenta circa 250mila addetti e un giro di affari da 70 miliardi di euro, viene messa in evidenza la politica del cosiddetto doppio binario: contrasto alla pirateria digitale e salvaguardia del diritto d\u2019autore. A tal proposito viene sottolineata l\u2019esperienza, ritenuta positiva, del gi\u00e0 citato regolamento AGCOM, il quale prediligerebbe fin qui il secondo aspetto.<\/p>\n<p>Come gi\u00e0 sottolineato nelle precedenti audizioni, anche Confindustria Digitale pone l\u2019accento sulla necessit\u00e0 di \u201cidentificare misure efficaci e in grado di ripartire correttamente azioni e responsabilit\u00e0 fra i diversi attori di una filiera complessa\u201d. Viene inoltre sostenuto il concetto che le segnalazioni di illeciti debbano giungere solo da chi detiene i diritti \u201co da soggetti titolari di un interesse diretto alla tutela dei diritti violati, per esempio distributori di marchi\u201d. Questo per evitare l\u2019utilizzo opportunistico di tali segnalazioni.<\/p>\n<p>Confindustria Digitale ritiene essenziale salvaguardare alcuni principi:<\/p>\n<ol>\n<li>esonero da ogni responsabilit\u00e0 legale e patrimoniale per i soggetti cosiddetti Internet service provider<\/li>\n<li>tempi certi e rapidi di azione<\/li>\n<li>segnalazione degli elementi necessari a individuare univocamente il contenuto che non deve essere pi\u00f9 disponibile in rete<\/li>\n<li>diritto al contraddittorio e a ricorrere eventualmente contro le decisioni sfavorevoli.<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>La tecnologia Fingerprint<\/strong>. L\u2019ultima parte dell\u2019audizione, con la responsabile rapporti istituzionali e regolamentazione di Asstel, vede la proposta di sviluppo di tecnologie \u201cinnovative\u201d per la riconoscibilit\u00e0 <em>online<\/em> del contenuto. A tal proposito viene citato il progetto Fingerprint.<\/p>\n<p>Quando un soggetto produce un&#8217;opera intellettuale, la registra a Youtube, il quale identifica un \u201cfingerprint\u201d attraverso un algoritmo \u201cuna sorta di identificativo di quell&#8217;opera che viene inserito nei sistemi. Pertanto i sistemi sono in grado di riconoscere l&#8217;opera senza violare la riservatezza delle comunicazioni di chi quell&#8217;opera sta visualizzando o caricando. A quel punto, scatta per il titolare del diritto un&#8217;opzione: pu\u00f2 decidere di chiedere la rimozione tutte le volte che l&#8217;opera passa sulle reti tramite i <em>server<\/em>, oppure decidere di partecipare ai <em>revenue<\/em>, ossia ai ricavi che l&#8217;utilizzo di questa opera genera tramite la pubblicit\u00e0\u201d. La quota dei ricavi a favore del titolare del diritto \u00e8 pari al 70 per cento.<\/p>\n<p><strong>I \u201cplayer\u201d dell\u2019E-commerce: eBay<\/strong>. A partire dal mese di ottobre 2016 la Commissione ha dato il via ad una serie di audizioni dedicate alle principali aziende impegnate nel campo dell\u2019E-commerce, per approfondire il capitolo dei problemi legati alla contraffazione in questo specifico settore.\u00a0 La prima ad essere audita \u00e8 stata eBay, piattaforma internet che consente ai venditori e agli acquirenti di trovarsi e di compiere delle transazioni per la vendita di beni di qualunque genere. L\u201980% delle merci disponibili sono affidate da venditori professionisti che intendono piazzare merce \u201cnuova\u201d e non di seconda mano o legate al mondo del collezionismo, un mercato precedentemente identificabile con eBay. \u201ceBay non \u00e8 Amazon\u201d (che si occupa di vendita al dettaglio) viene specificato durante l\u2019audizione.<\/p>\n<p>Quando i problemi legati all\u2019espansione del mercato online di prodotti contraffatti sono diventati ingestibili, le societ\u00e0 dell\u2019e-commerce si sono riunite attorno ad un tavolo assieme alle autorit\u00e0 comunitarie. Il risultato di questo confronto \u00e8 stato un memorandum, firmato anche da numerosi marchi di moda. \u201cDa quando abbiamo firmato questo memorandum nel maggio 2011 abbiamo visto la scomparsa dei contenziosi e un aumento dei rapporti di collaborazione, il che ha segnato un enorme successo\u201d.<\/p>\n<p>I problemi legati alla gestione di un mercato enorme sono riassumibili in un dato: un miliardo di oggetti \u00e8 in vendita a livello globale e decine di milioni di nuovi oggetti, che \u201cnon vediamo fisicamente\u201d, vengono immessi sul mercato ogni giorno.\u00a0 L\u2019altra difficolt\u00e0 \u00e8 legata ad una seconda caratteristica: \u00e8 un sistema aperto. In Italia vi sono 30mila venditori professionali e 5mila acquirenti. Solo su eBay oltre 100 imprese fatturano cifre superiori al milione di euro. Per eBay la contraffazione \u00e8 un problema: \u201cchi compra un oggetto contraffatto sul sito e lo riceve \u00e8 ovviamente deluso dall&#8217;acquisto e non torna\u201d. O si limiter\u00e0 ad acquisti di valore pi\u00f9 basso, perch\u00e9 non rischier\u00e0 di comprare un prodotto ad alto prezzo col pericolo di ricevere merce contraffatta. \u201cNoi abbiamo un sistema di garanzia per gli utenti, tra l&#8217;altro recentemente introdotto anche in Italia, che fa s\u00ec che qualora si acquisti qualcosa su eBay e non ci si dichiari soddisfatti perch\u00e9 l&#8217;oggetto non \u00e8 conforme alla descrizione o \u00e8 contraffatto, eBay subentra e rende i soldi all&#8217;acquirente, quindi ogni oggetto contraffatto \u00e8 per noi potenzialmente una perdita secca\u201d.<\/p>\n<p>Tre livelli di controllo e sicurezza. \u201cIl primo \u00e8 il livello proattivo: il nostro obiettivo \u00e8 identificare noi stessi il pi\u00f9 velocemente possibile oggetti a rischio di contraffazione ed eliminarli dalla piattaforma, facciamo questo con un mix di tecnologie, quindi regole automatiche che arrivano a identificare oggetti a rischio, abbiamo dei sistemi di intelligenza artificiale che guardano i pattern di abitudini e di comportamento dei venditori e riescono a capire i comportamenti che di solito sono correlati ad oggetti contraffatti. Il secondo livello di protezione viene dato di solito dai brand stessi o dai right owners, cio\u00e8 dai detentori dei marchi, che tramite il programma <em>Verify right owners<\/em> (VeRO) ci aiutano ad individuare oggetti contraffatti, ci presentano una <em>notice and takedown<\/em> in formato elettronico, ci dicono quali sono gli oggetti che secondo loro sono contraffatti e noi verifichiamo e li eliminiamo dalla piattaforma\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019intesa con i marchi, ovviamente fondamentale, si esplica anche in una collaborazione continua attraverso incontri bilaterali di \u201cformazione\u201d, in cui rappresentanti delle aziende si recano presso i centri eBay per spiegare come riconoscere un oggetto o capo contraffatto. L&#8217;ultimo livello di protezione sono gli utenti stessi che indicano eventuali oggetti che ritengono contraffatti o segnalano l\u2019acquisto di oggetti che si rivelano contraffatti. Il 60% delle merci contraffatte vengono bloccate gi\u00e0 al primo livello (proattivo). Le sanzioni si esplicano su varie fasi, fino alla sospensione dei venditori. Vengono utilizzate \u201cmisure tecnologiche\u201d per assicurarsi che venditori sospesi non ritornino sotto falso nome. La collaborazione esterna si applica non solo ai marchi, ma viene allargata anche alle forze di polizia. Le categorie pi\u00f9 a rischio si confermano gli articoli di moda e l\u2019elettronica di consumo.<\/p>\n<p><strong>Audizione di Alibaba Group<\/strong>. Il gruppo cinese rappresenta una delle principali societ\u00e0 di commercio al dettaglio per volumi di vendita, con 430 milioni di utenti attivi in Cina. Il primo ufficio europeo \u00e8 stato aperto nel 2015 in Italia, con lo scopo di collegare marchi e aziende italiane al mercato cinese.<\/p>\n<p><em>Programma Market Safe<\/em>.\u00a0 Fondamentale per il gruppo \u00e8 la collaborazione con i marchi (sono circa 100mila quelli che operano sulle piattaforme Alibaba). Tra le numerose partnership citate durante l&#8217;audizione, spicca quella con la IACC (Coalizione Internazionale per la lotta alla contraffazione) per consentire ad Alibaba di ricevere direttamente dai marchi le richieste di rimozione di inserzioni di prodotti contraffatti, secondo la tecnica <em>notice and take down request<\/em>. Dallo scorso mese di giugno sono 15 i marchi che hanno presentato tali richieste, che hanno consentito alla piattaforma di rimuovere in modo permanente 6807 venditori e quasi 200mila inserzioni potenzialmente illecite.<\/p>\n<p>&#8220;La versione ampliata del programma MarketSafe sar\u00e0 disponibile per tutti i marchi, grandi e piccoli, che siano membri o meno della IACC e che siano clienti o meno di Alibaba. Il programma sar\u00e0 completamente gratuito: Alibaba metter\u00e0 a disposizione fondi per aiutare i marchi pi\u00f9 nuovi, che non conoscono il programma, a orientarsi. Nella fase iniziale i marchi non avranno oneri finanziari per presentare le loro eventuali richieste. Contiamo di arrivare a questo lancio, insieme alla IACC, alla fine di marzo 2017&#8221;.<\/p>\n<p><em>I memorandum d&#8217;intesa con governi e operatori europei<\/em><strong>.<\/strong> Sono stati inoltre firmati memorandum d&#8217;intesa tra il gruppo cinese con governi e\u00a0 detentori di diritti europei. Il memorandum, sostenuto dalla Commissione Europea, fa parte delle infrastrutture promosse dalle autorit\u00e0 comunitarie per difendere la propriet\u00e0 intellettuale. Nel mese di agosto Alibaba ha firmato un altro memorandum con il governo italiano, in particolare con il Ministero Italiano delle Politiche Agricole, in relazione alle denominazioni di origine protette e le indicazioni geografiche, per esempio l&#8217;olio extravergine d&#8217;oliva toscano. Analogo e precedente memorandum d&#8217;intesa, firmato nel 2014, aveva consentito &#8220;di prevenire la vendita mensile di 99.000 tonnellate di parmigiano reggiano contraffatto, un quantitativo dieci volte superiore a quello del prodotto autentico, e la vendita di 13 milioni di bottiglie di Prosecco che non provenivano dal Veneto&#8221;.<\/p>\n<p>L&#8217;efficienza del sistema di protezione Alibaba, secondo quanto viene sottolineato dai suoi rappresentanti, consente di analizzare circa 7 milioni di inserzioni al giorno attraverso scansioni proattive (esamina le caratteristiche dei prodotti, marchio, prezzo, geolocalizzazione, identit\u00e0 del compratore e del venditore, <em>feedback d<\/em>ei consumatori). Dall&#8217;agosto 2015 all&#8217;agosto 2016 sono state rimosse, tramite questo tipo di sistema, circa 380 milioni di inserzioni.<\/p>\n<p>La collaborazione con le forze di Polizia. Il sistema di collaborazione si allarga anche alle forze di Polizia. &#8220;Tra settembre 2015 all&#8217;agosto 2016 con il nostro aiuto \u00e8 stato possibile chiudere circa 675 operazioni di produzione, stoccaggio o vendita di prodotti contraffatti. Negli ultimi tre anni con il nostro aiuto sono finite in carcere centinaia di contraffattori. Per poter assistere marchi internazionali e marchi cinesi in Cina abbiamo ampliato la portata geografica della nostra collaborazione con le autorit\u00e0 di polizia cinesi, passando da una sola provincia nel 2015 a diciotto province nel 2016&#8221;.<\/p>\n<p><em>La prevenzione<\/em><em>.<\/em> Su questo fronte \u00e8 stato sviluppato un sistema di &#8220;strike&#8221; (penalizzazioni) rivolto ad esercenti che pubblicano inserzioni poi rimosse. Penalizzazioni che vanno dalla sospensione della vetrina al congelamento dei fondi, fino alla riduzione della pubblicit\u00e0 a disposizione e alla chiusura permanente del negozio virtuale.<\/p>\n<p><strong>La posizione dei rappresentanti di Facebook<\/strong>. Laura Bononcini, a capo dei rapporti istituzionali di Facebook per l\u2019Italia, spiega come siano 28 milioni gli italiani che utilizzano il social network (altri 9 milioni utilizzano Instagram, piattaforma acquistata da Facebook nel 2012). Come i rappresentanti di altre societ\u00e0 durante le precedenti audizioni tenute in Commissione, anche la Bononcini sottolinea la necessit\u00e0 di tutelare le aziende dal fenomeno della contraffazione, non solo per ragioni etiche o legali, ma puramente commerciali (l\u2019azienda che non si sente tutelata smetter\u00e0 di utilizzarne i servizi). Fondamentale nel prevenire e contrastarne la diffusione resta la collaborazione con i marchi, allo scopo di capire in trend sulle violazioni della propriet\u00e0 intellettuale ed effettuare le dovute verifiche.<\/p>\n<p>Termini e condizioni dei due social network prevedono il divieto a pubblicare i contenuti che violano i diritti della propriet\u00e0 intellettuale. Tra gli strumenti utilizzati per contrastare tali violazioni:<\/p>\n<ul>\n<li>la segnalazione, basato sul DMCA (Digital Millenium Copyright Act), con cui i titolari dei diritti su marchi segnalano eventuali violazioni attraverso formulari dedicati, i quali sono necessari anche a Facebook per verificare che la segnalazione venga effettivamente da chi possiede la titolarit\u00e0 dei diritti. A verificare le segnalazioni \u00e8 un team di persone, non algoritmi, attivo h24 sette giorni su sette. Gli account responsabili di ripetute violazioni vengono disattivati.<\/li>\n<li>le ricerche sugli annunci pubblicitari, uno strumento in fase di sviluppo che consente all\u2019azienda di verificare in quali annunci pubblicitari viene utilizzato il suo marchio. In questo modo \u00e8 possibile identificare chi sta promuovendo invece beni contraffatti. E\u2019 in fase di progettazione analogo strumento per la verifica non solo delle pagine Facebook, ma anche dei gruppi creati sui social network.<\/li>\n<li>revisione automatica degli annunci pubblicitari prima della pubblicazione online (basandosi, ad esempio, sui criteri di costo del bene pubblicizzato)<\/li>\n<li>prevenzione sulla creazione di nuovi profili falsi, attraverso l\u2019identificazione di device e indirizzi IP<\/li>\n<li>collaborazione con le forze dell\u2019ordine e le autorit\u00e0 preposte ai controlli<\/li>\n<\/ul>\n<p>L\u2019utente di Facebook che si rende conto di aver acquistato un bene contraffatto attraverso annuncio pubblicitario sulla piattaforma social \u201clo segnala al titolare del diritto, quindi al marchio stesso che, trovandosi davanti a un <em>trend,<\/em> si mette in contatto con Facebook che pu\u00f2 svolgere attivit\u00e0 di indagini legate a questo tipo di violazioni\u201d.<\/p>\n<p><strong>Audizione dei rappresentanti di Google<\/strong>. L\u2019impegno di Google si focalizza su tre obiettivi: allargare la disponibilit\u00e0 di contenuti per gli utenti europei, contribuire all\u2019aumento della remunerazione per i detentori dei diritti d\u2019autore, impegnarsi nel contrasto alla pirateria e contraffazione. Viene presentato l\u2019esempio di Youtube, piattaforma web che consente la condivisione e visualizzazione dei video, uno spazio utilizzato da \u201ccreator\u201d (giovani creativi) e da detentori di diritti che hanno una storia, tra cui televisioni e case discografiche.<\/p>\n<p><em>La valorizzazione del diritto d\u2019autore<\/em>. Ad esempio, per la visualizzazione e condivisione dei videoclip musicali, il sistema Content ID consente ai detentori dei diritti di monetizzare la raccolta pubblicitaria anche se altri utenti utilizzano la canzone per video personali. Il Content ID, introdotto nel 2007, \u00e8 un\u00a0sistema scalabile e automatizzato tramite il quale i titolari dei diritti\u00a0possono identificare i video di YouTube che includono contenuti di loro propriet\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cYouTube ha pagato pi\u00f9 di 3 miliardi di dollari all&#8217;industria musicale, 2 dei quali grazie al sistema di Content ID\u201d viene specificato durante l\u2019audizione. \u00a0Sistema che consente pertanto di \u201cvalorizzare il diritto d\u2019autore\u201d: la messa a disposizione sempre maggiore di contenuti legali rappresenta una delle migliori risposte di contrasto alla pirateria. Inoltre, come gi\u00e0 evidenziato in altre precedenti audizioni, anche i rappresentanti di Google evidenziano l\u2019importanza dell\u2019approccio \u201c<em>follow the money<\/em>\u201d, allo scopo di interrompere il flusso di denaro che supporta e alimenta le aziende che sviluppano business illegali basati sulla contraffazione.<\/p>\n<p><em>Il funzionamento del Content ID su Youtube. <\/em>Quando viene caricato un video sulla piattaforma, prima che questo venga reso disponibile online, viene confrontato con milioni di file di riferimento forniti dai detentori dei diritti (i quali hanno precedentemente stretto un accordo di partnership con Google). Al termine di questo confronto automatico, i detentori dei diritti possono chiedere a Google di bloccarne il contenuto, ricevere informazioni sulle visualizzazioni o monetizzarle. E\u2019 possibile diversificare le decisioni da Paese a Paese.<\/p>\n<p><em>Contrasto alle violazioni.<\/em> Per quanto riguarda l\u2019azione di contrasto, ecco alcune cifre fornite dai rappresentanti di Google sull\u2019ultimo anno: annullamento di 670mila annunci su AdWords per violazione del copyright, esclusione di 91mila siti e chiusura di 11mila account per violazioni del copyright sulla piattaforma AdSense (annunci pubblicitari). Su segnalazione dei titolari dei diritti sono stati rimossi dai motori di ricerca circa 900 milioni di risultati. \u201cLe segnalazioni valide nei confronti di un sito producono anche quello che noi chiamiamo un \u00absegnale\u00bb, che viene analizzato dagli algoritmi nel motore di ricerca e riconosciuto come indicatore di scarsa qualit\u00e0 del sito, che risulter\u00e0 conseguentemente declassato nel\u00a0<em>ranking<\/em>\u00a0dei risultati per le ricerche future\u201d.<\/p>\n<p><em>Le perplessit\u00e0 sulla proposta di Direttiva europea<\/em>. Google ha sottoscritto un accordo con la FIEG, Federazione Italiana Editori e Giornali, che mira sulla collaborazione e non su \u201csussidi e regolamentazione\u201d. Google ritiene infatti poco efficace alcuni punti della proposta di direttiva elaborata dalla Commissione Europea sulla protezione delle pubblicazioni a carattere giornalistico, in particolare la cosiddetta \u201c<em>link tax<\/em>\u201d. Come controproposta Google ha sviluppato la \u201d<em>Digital news initiative<\/em> (DNI), una collaborazione a livello europeo tra Google e un gruppo di organizzazioni europee operanti nel campo dell&#8217;informazione. L&#8217;iniziativa \u00e8 cresciuta ed \u00e8 arrivata a contare oltre 1.000 organizzazioni che collaborano insieme.\u00a0 Grazie a DNI sono state sviluppate nuove soluzioni innovative\u00a0<em>open source<\/em>, \u00e8 stato istituito un fondo di 150 milioni per tre anni per sostenere progetti innovativi in ambito giornalistico aperti a tutti gli editori europei\u201d. Critico anche il giudizio sulla proposta che obbliga le piattaforme <em>user generated content<\/em>, ad esempio Youtube, a concludere accordi preliminari con i titolari di diritti, allo scopo di impedire la diffusione illecita di materiali protetti sulle piattaforme.\u00a0 \u201cLa norma, come formulata ora nella proposta di direttiva, non \u00e8 solo di difficile applicazione, ma rischia anche di essere molto dannosa \u2013 sostengono da Google &#8211; Da un lato incentiva le piattaforme a oscurare o bloccare tutti quei contenuti per i quali non vi \u00e8 un accordo commerciale e, inoltre, costituisce una barriera all&#8217;ingresso nel mercato di nuove piattaforme o un ostacolo per la loro espansione\u201d.<\/p>\n<p><em>La vendita di beni contraffatti<\/em>. Google offre diversi tipi di servizi: piattaforme di\u00a0<em>hosting<\/em>\u00a0pubblicitario (AdWords e Shopping), piattaforme di\u00a0<em>hosting<\/em>\u00a0non pubblicitarie (YouTube, Blogger e Google+); altri tipi di piattaforme non di\u00a0<em>hosting<\/em>, come il motore di ricerca\u00a0<em>web<\/em>\u00a0Search. Sulle prime piattaforme, meramente commerciali, vengono applicate misure di tutela definite \u201caggressive\u201d, sia proattive che reattive, nei confronti di annunci e inserzioni che \u201cpromuovano o tentino la vendita di beni contraffatti\u201d.\u00a0Sulle piattaforme non pubblicitarie sono state sviliuppate <em>policy<\/em>\u00a0anticontraffazione, con strumenti messi a disposizione dei titolari dei marchi interessati, \u201cper segnalare condotte contraffattive a seguito delle quali Google procede a rimuovere i contenuti ospitati o a chiudere l\u2019<em>account<\/em>\u00a0nei casi pi\u00f9 gravi\u201d.\u00a0Nel 2012 sono stati chiusi 82.000\u00a0<em>account<\/em>\u00a0di Adwords per violazione di norme anticontraffazione, nel 2015 appena 18mila. Questo viene giudicato come segnale del buon funzionamento del sistema di protezione applicato dalle piattaforme\u201d.<\/p>\n<p><strong>Audizione Amazon<\/strong>. Tra le principali aziende di commercio elettronico statunitensi fondata nel 1994, Amazon ha aperto il proprio sito italiano nel novembre 2010. Il concetto aziendale della societ\u00e0 \u00e8 <em>everything store<\/em>, vendere qualsiasi cosa: dai libri all\u2019elettronica, passando per la musica o le applicazioni. L\u2019azienda compra al dettaglio dai produttori e rivende ai propri clienti.\u00a0 Dal 2011 Amazon offre un servizio di <em>marketplace <\/em>per venditori terzi (in Italia principalmente piccole e medie imprese), offrendo loro un servizio di <em>hosting provider<\/em>. L\u2019azienda ha lanciato un negozio interno al sito dedicato al made in Italy, primo servizio dedicato ai prodotti di eccellenza di un unico Paese. In Italia sono impiegate in Amazon 2350 persone.<\/p>\n<p>Proprio per tutelare il made in Italy e i clienti la societ\u00e0 ha sviluppato un rapporto di collaborazione con le istituzioni locali allo scopo di verificare l\u2019effettiva identit\u00e0 dei venditori.<\/p>\n<p><em>Le politiche anticontraffazione.<\/em> I venditori del <em>marketplace<\/em>, dove il rischio di infiltrazione di prodotti contraffatti \u00e8 maggiore, sono obbligati ad accettare le policy anticontraffazione prima di potersi registrare sul sito di Amazon. L\u2019azienda \u00e8 tra i firmatari del <em>Memorandum of Understanding<\/em> della Commissione Europea in tema di contraffazione, che prevede l\u2019impegno a segnalare e rimuovere i prodotti anche solo \u201cprobabilmente contraffatti\u201d attraverso il sistema del <em>notice and take down<\/em> gi\u00e0 descritto durante le precedenti audizioni tenute dalla Commissione.<\/p>\n<p><em>Key perfomance indicator<\/em>. Allo scopo di rafforzare tali tutele, Amazon ha firmato protocolli d\u2019intesa con i detentori dei diritti sulla propriet\u00e0 intellettuale dei prodotti in vendita (Nike, Adidas, Chanel, Luxottica, Moncler). Questi protocolli includono indicatori di prestazione o <em>key performance indicator<\/em> (KPI). Questi indicatori saranno analizzati dalla Commissione europea due volte all&#8217;anno per valutare il processo del <em>Memorandum of understanding<\/em>. Gli indicatori di prestazione sono riportati sulla percentuale dei prodotti ritenuti contraffatti, sulla percentuale delle offerte rimosse e sulla percentuale delle sospensioni.<\/p>\n<p>Come altre aziende ascoltate in precedenza dalla Commissione, anche Amazon prevede l\u2019immediata sospensione dell\u2019account di un rivenditore di merce contraffatta e, in aggiunta, la distruzione della merce senza che sia previsto alcun tipo di risarcimento.<\/p>\n<p>Amazon ha costruito inoltre un programma \u201c<em>product quality<\/em>\u201d che vede la collaborazione di avvocati, esperti e investigatori che analizzano le segnalazioni ricevute dai titolari dei diritti. Sul fronte della prevenzione sono in continuo sviluppo una serie di strumenti tecnologici interni, per analizzare dati e cogliere possibili segnali d\u2019allarme provenienti da profili di potenziali venditori di merce contraffatta. I settori in cui si registrano il maggior numero di segnalazioni sono la moda, l\u2019agroalimentare e l\u2019elettronica.<\/p>\n<p><strong>Audizione IACC<\/strong>. L&#8217;International AntiCounterfeiting Coalition (IACC) \u00e8 un\u2019organizzazione <em>no profit <\/em>nata negli Stati Uniti, finalizzata a combattere la contraffazione e la pirateria digitale, di cui fanno parte oltre 250 societ\u00e0 internazionali. L\u2019approccio dell\u2019associazione in merito alla contraffazione online \u00e8 quello di neutralizzare la capacit\u00e0 di elaborare i pagamenti e di trarre vantaggio da operazioni illeciti.<\/p>\n<p>L\u2019approccio Follow the money attraverso la piattaforma Rogue Block. Lo IACC ha sviluppato e lanciato nel 2012 il programma <em>RogueBlock,<\/em> allo scopo di tutelare i diritti della propriet\u00e0 intellettuale attraverso il principio del <em>follow the money<\/em>, anche quando il denaro fluisce oltre i confini nazionali e le linee tradizionali giurisdizionali. Rogue Block \u00e8 una piattaforma che condivide informazioni relative alla contraffazione on line, fornisce ai titolari di diritto una procedura semplificata per denunciare i siti illeciti che vendono beni contraffatti.<\/p>\n<p>Dal 2012 al 2017 l\u2019utilizzo di questa piattaforma ha consentito la chiusura di oltre 5mila conti commerciali utilizzati per servire traffici illeciti di beni contraffatti. Agire sui conti, la cui creazione o migrazione richiede tempi lunghi, rappresenta una metodologia di contrasto molto pi\u00f9 efficace rispetto alle azioni messe in atto contro i domini, perch\u00e9 i siti al contrario possono essere sostituiti molto rapidamente. \u201cPoich\u00e9 molti contraffattori utilizzano un unico conto per elaborare i pagamenti attraverso reti di siti, un&#8217;azione di successo contro l&#8217;esercente che vi si celi dietro pu\u00f2 avere un effetto esponenziale. Calcoliamo che i 5.300 conti commerciali chiusi, a seguito dell&#8217;attuazione del programma, hanno avuto diretto impatto su oltre 200.000 siti illeciti\u201d.<\/p>\n<p>Il successo del programma \u00e8 dovuto anche alla continua evoluzione dello stesso, attraverso collaborazioni sempre pi\u00f9 strette con gli operatori finanziari, fornendo anche opportunit\u00e0 di formazione diretta alle banche sulle tecniche di acquisizione e monitoraggio degli esercenti ad alto rischio.<\/p>\n<p><strong>Relazione finale<\/strong>. Il <a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/824?tipo=C&amp;anno=2017&amp;mese=02&amp;giorno=02&amp;view=&amp;commissione=64&amp;pagina=#data.20170202.com64.bollettino.sede00020.tit00020\"><strong>2 febbraio 2017<\/strong><\/a> la Commissione ha avviato la discussione sul documento finale riguardante la contraffazione via internet: il documento finale \u00e8 stato approvato il <strong><a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/824?tipo=C&amp;anno=2017&amp;mese=03&amp;giorno=23&amp;view=&amp;commissione=64&amp;pagina=#data.20170323.com64.bollettino.sede00010.tit00020\">23 marzo 2017<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>(ultimo aggiornamento: 10 maggio 2017)<\/em><\/p>\n<p><em>(a\u00a0cura di <a href=\"mailto:claudio.forleo@avvisopubblico.it\"><strong>Claudio Forleo<\/strong><\/a>, giornalista)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa. 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