{"id":51148,"date":"2022-10-14T10:02:43","date_gmt":"2022-10-14T08:02:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/?page_id=51148"},"modified":"2022-10-14T10:02:43","modified_gmt":"2022-10-14T08:02:43","slug":"commissione-rifiuti-sintesi-della-relazione-conclusiva-sulle-attivita-svolte-nella-xviii-legislatura","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/osservatorio-parlamentare\/attivita-dinchiesta\/le-commissioni-di-inchiesta-nella-xviii-legislatura\/quadro-generale-dellattivita-nella-xviii-legislatura\/commissione-rifiuti-sintesi-della-relazione-conclusiva-sulle-attivita-svolte-nella-xviii-legislatura\/","title":{"rendered":"Commissione Rifiuti: sintesi della Relazione conclusiva sulle attivit\u00e0 svolte nella XVIII Legislatura"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>PREMESSA<\/strong><\/p>\n<p>Nel corso della\u00a0<a href=\"https:\/\/www.camera.it\/leg18\/824?tipo=C&amp;anno=2022&amp;mese=09&amp;giorno=15&amp;view=filtered_scheda_bic&amp;commissione=39&amp;pagina=#data.20220915.com39.bollettino.sede00010.tit00010\"><strong>seduta del 15 settembre 2022<\/strong><\/a>\u00a0\u00e8 stata presentata e approvata all\u2019unanimit\u00e0 <strong><a href=\"http:\/\/documenti.camera.it\/_dati\/leg18\/lavori\/documentiparlamentari\/IndiceETesti\/023\/036\/INTERO.pdf\">la Relazione conclusiva<\/a><\/strong> sulle attivit\u00e0 svolte nel corso della XVIII Legislatura.<\/p>\n<p>L\u2019attivit\u00e0 della Commissione si \u00e8 espressa principalmente in audizioni, missioni, sopralluoghi e acquisizioni di documentazione. La principale metodologia di lavoro della Commissione \u00e8 stata quella dell\u2019audizione, a tal proposito sono stati uditi rappresentanti di diversi enti, in modo che l\u2019ampiezza e la variet\u00e0 di questi interventi hanno di molto aumentato il patrimonio conoscitivo. In aggiunta a questa metodologia sono state realizzate anche missioni sul territorio nazionale ed estero. Laddove si palesava un pi\u00f9 sostanzioso contributo, sono stati definiti Protocolli d\u2019intesa e collaborazioni istituzionali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>RELAZIONI APPROVATE<\/strong><\/p>\n<p><strong>Relazione territoriale sulla regione Umbria<\/strong><\/p>\n<p>Per quanto riguarda la regione Umbria, la Commissione ha esaminato i problemi relativi al ciclo dei rifiuti, allo stato di salute delle acque, alle criticit\u00e0 ambientali rilevanti e alla prevenzione di illeciti.<\/p>\n<p>Sul ciclo dei rifiuti emerge una scarsa pianificazione a medio\/lungo termine della gestione dei rifiuti urbani che si basa sul conferimento in discarica. La raccolta differenziata \u00e8 scarsamente qualitativa e quindi produce molti scarti. \u00c8 stata individuata inoltre una carenza impiantistica per il trattamento di alcuni rifiuti nella fase di post-raccolta.<\/p>\n<p>Per la tutela delle acque su cinque agglomerati umbri rientranti nelle procedure di infrazione, tre non risultano ancora conformi. Il sistema depurativo dei piccoli centri non assicura lo stesso livello di copertura dei grandi centri che hanno raggiunto l\u2019obiettivo di copertura fognaria di almeno il 95%. Un altro problema relativo alle acque \u00e8 la presenza di clorurati in falda (cancerogeni) che sono una conseguenza storica della lavorazione dei metalli in superficie. Nello specifico la situazione dell\u2019inquinamento di falda riguarda gli impianti ternani di AST, gli allevamenti suinicoli e l\u2019utilizzo di reflui zootecnici che al posto di essere usati per la fertirrigazione, talora vengono scaricati nei fiumi.<\/p>\n<p>Emerge anche il tema della prevenzione e repressione degli illeciti, principalmente commessi da piccole e medie imprese che calcolano apprezzabili le sanzioni derivate da un comportamento illegale rispetto ai costi di una gestione <em>pro-lege. <\/em>Dalle analisi della Commissione emerge un limitato coinvolgimento nel fenomeno degli incendi negli impianti di trattamento dei rifiuti.<\/p>\n<p>In ultimo viene esaminata nello specifico la situazione ambientale della \u201c<em>conca ternana<\/em>\u201d, area tra Terni e Narni dove ha sede la Acciai Speciali Terni, l\u2019azienda pi\u00f9 importante del territorio; essa nella prima fase del ciclo produttivo genera una scoria che viene smaltita in una discarica apposita, dove sono state rilevate infiltrazioni di acqua contaminata da metalli pesanti a causa dell\u2019assenza di uno strato impermeabile della discarica (situazione ancora sotto indagine). Sempre nella \u201c<em>conca<\/em>\u201d un\u2019altra questione \u00e8 quella del Sito di Interesse Nazionale Terni-Papigno, area fortemente industrializzata e di forte pregio paesaggistico e ambientale, che nel tempo inglobato processi produttivi di forte impatto dove in passato hanno dato luogo a un concreto rischio per l\u2019ecosistema. In queste e altre vicende \u00e8 mancato un ruolo attivo del Ministero dell\u2019Ambiente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2.2 Emergenza epidemiologica COVID-19 e ciclo dei rifiuti<\/strong><\/p>\n<p>La Commissione ha lavorato analizzando la connessione tra l\u2019emergenza COVID-19 e il ciclo dei rifiuti legati ad essa per fornire, vista l\u2019eccezionalit\u00e0 della situazione, un quadro di ci\u00f2 che si verificato, valutazioni e raccomandazioni orientate al futuro.<\/p>\n<p>Complessivamente la scelta da parte del Governo \u00e8 stata quella di riconoscere ampia facolt\u00e0 di intervento alle singole Regioni, il che ha creato una disciplina regolamentare non uniforme sul territorio nazionale.<\/p>\n<p>L\u2019emergenza non ha aumentato in maniera decisiva la produzione di rifiuti ma ha acuito gli effetti della mancata destinazione per specifiche tipologie di rifiuti attualmente non gestite a livello nazionale per mancanza di impianti idonei.<\/p>\n<p>In primo luogo, abbiamo i materiali \u201cindotti\u201d dall\u2019emergenza epidemiologica, e in secondo luogo la produzione di rifiuti nelle fasi di nuova normalit\u00e0 dopo l\u2019emergenza. Le valutazioni riguardo il ciclo dei rifiuti devono distinguere gli effetti della prima fase dell\u2019emergenza dagli effetti di medio periodo.<\/p>\n<p>Il tema attuale \u00e8 diventato quello di avviare la ricerca scientifica, l\u2019elaborazione tecnologica e l\u2019innovazione organizzativa delle imprese e della pubblica amministrazione per mantenere un adeguato livello di gestione dei rifiuti a cui va associato il mantenimento dei principi nazionali ed europei di economia circolare, valutando possibili modifiche alle nostre abitudini, come la raccolta e trattamento dei rifiuti ospedalieri, l\u2019attivit\u00e0 di soggetti pubblici con competenze tecniche e scientifiche, la chiusura del ciclo dei rifiuti che dovr\u00e0 considerare le criticit\u00e0 dei sistemi nazionali e la costruzione di una filiera economica del trattamento di materia.<\/p>\n<p>La pandemia ha amplificato la diffusa richiesta di semplificazione burocratica sull\u2019ambiente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2.3 Sulla contaminazione da mercurio del fiume Paglia<\/strong><\/p>\n<p>Nel 2020 \u00e8 stata inviata al Ministero dell\u2019ambiente una richiesta di trasmettere alla Commissione una serie di informazioni riguardante il tema della contaminazione nel fiume Paglia e delle attivit\u00e0 messe in atto. La nota rispondeva in maniera poco approfondita solo ad alcuni punti interrogativi. Da questa emerge che il Ministero non aveva alcun ruolo specifico, tolto quello di finanziatore dell\u2019intervento e che nell\u2019ambito dell\u2019accordo di programma con i Comuni interessati, \u00e8 stato finanziato un progetto che prevede l\u2019asportazione dei terreni contaminati, la demolizione di manufatti contaminati, l\u2019impermeabilizzazione di aree non diversamente trattabili, interventi specifici di decontaminazione e il controllo idraulico di tutta l\u2019area.<\/p>\n<p>Quest\u2019intervento \u00e8 stato realizzato e la provincia di Siena ha disposto un monitoraggio <em>post operam<\/em>. La contaminazione in falda \u00e8 determinata dal sito minerario adiacente nel quale deve essere ancora ultimata la bonifica. L\u2019inquinamento presente nell\u2019area del monte Amiata appare riferito all\u2019attivit\u00e0 estrattiva nelle miniere del sito, ora esaurite. La Regione Toscana, con riferimento all\u2019ipotesi che si possa essere di fronte a una contaminazione diffusa, vuole approfondire tale prospettiva per meglio disciplinare gli aspetti ambientali, urbanistici ed edilizi.<\/p>\n<p>Partendo dal riconosciuto carattere sovraregionale della contaminazione derivante dal territorio del monte Amiata, la riunione del tavolo interistituzionale evidenzia come la questione abbia bisogno di una visione integrata per la risoluzione del problema e quindi inquadrata in due cardini normativi: la direttiva quadro acque e la normativa sui SIN. In questa occasione si \u00e8 raccomandato di redigere un cronoprogramma delle azioni da attuare negli anni a venire e di valutare l\u2019istanza presso il MATTM per il SIN.<\/p>\n<p>Nel 2018 si \u00e8 nuovamente convocato il tavolo, ed \u00e8 emersa la necessit\u00e0 di approfondire la presenza di mercurio e procedere ad una successiva fase di monitoraggio per analizzare la dinamica evolutiva del fenomeno sotto indagine, in pi\u00f9 la possibilit\u00e0 per le tre regioni di condividere un comunicato per informare delle attivit\u00e0 in corso. Si considera inoltre la possibilit\u00e0 di una gestione a livello centrale del problema.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2.4 Sulle garanzie finanziarie nel settore delle discariche<\/strong><\/p>\n<p>Il problema della prestazione delle garanzie finanziarie \u00e8 di rilevanza nazionale. Una iniziale criticit\u00e0 si riscontra in riferimento alla scelta dei soggetti garanti che, nel caso di imprese straniere, lasciano dubbi sull\u2019effettiva solvibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Il mercato di queste garanzie finanziarie si basa soprattutto sull\u2019utilizzo di polizze assicurative.<\/p>\n<p>\u00c8 intanto necessario un adeguamento delle norme statali che si basino su tre punti:<\/p>\n<ul>\n<li>riconosciuta competenza in materia a seguito dell\u2019intervento della Corte costituzionale;<\/li>\n<li>necessit\u00e0 di coerenza con le norme sovranazionali sulle discariche;<\/li>\n<li>riconoscimento di una ineffettivit\u00e0 dell\u2019istituto cos\u00ec come attualmente disciplinato.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Insieme alle norme possono essere introdotti modelli di contratto con l\u2019intervento attivo degli enti del mondo bancario e assicurativo e con il coordinamento insieme agli organi di controllo pubblico; a tal proposito dovrebbe essere riconosciuto e costruito un ruolo del Sistema nazionale di protezione ambientale, per l\u2019inscindibile relazione tra aspetti tecnici ed economici e finanziari.<\/p>\n<p>I fenomeni illeciti necessitano di un contrasto basato in primo luogo sulla conoscenza e successivamente sul coordinamento tra banche dati, monitoraggi e controlli pi\u00f9 concreti della pubblica amministrazione.<\/p>\n<p>Sull\u2019argomento possono essere formulate alcune premesse e indirizzi.<\/p>\n<p>Premesse:<\/p>\n<ul>\n<li>l\u2019ultimo recepimento della direttiva a riguardo non si \u00e8 occupato delle garanzie finanziarie;<\/li>\n<li>manca un intervento normativo regolamentare;<\/li>\n<li>l\u2019approccio normativo deve essere complessivo, chiaro e non a margine di altri provvedimenti;<\/li>\n<li>le competenze in materia nell\u2019ambito dell\u2019amministrazione attiva e dei controlli devono essere determinate con chiarezza e assistite con risorse <em>ad hoc<\/em>.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Indirizzi:<\/p>\n<ul>\n<li>a livello di normativa comunitaria, si potrebbero affiancare alle garanzie fideiussorie altre forme di garanzie equivalenti senza che esse si scontrino con la normativa gi\u00e0 esistente;<\/li>\n<li>\u00e8 ipotizzabile l\u2019obbligo a carico dei gestori, di mantenere parte dei ricavi in fondi segretati, con lo scopo di coprire i costi connessi alla post-gestione di una discarica, mitigando il rischio per gli operatori finanziari che prestano la garanzia;<\/li>\n<li>istituzione di un fondo di garanzia che \u00e8 ipotizzabile con una destinazione di risorse pubbliche;<\/li>\n<li>un possibile sistema misto che parallelamente alle garanzie introduca l\u2019accantonamento;<\/li>\n<li>attualmente l\u2019orizzonte temporale della polizza fideiussoria \u00e8 trentennale, che \u00e8 un tempo limitante nel trovare soggetti disposti a legarsi per questo periodo, normative regionali e prassi si sono orientate su durate quinquennali;<\/li>\n<li>metodologie di controllo volte a superare la divisione tra aspetti ambientali e finanziari.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Questi indirizzi elaborati dalla Commissione vogliono essere un primo spunto per l\u2019esame di soggetti pubblici e privati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2.5 Sull\u2019inquinamento derivante dall\u2019utilizzo di gessi rossi prodotti a Scarlino<\/strong><\/p>\n<p>Il biossido di titanio e l\u2019anatasio (che \u00e8 una forma di biossido) a livello mondiale trovano impiego nelle pitture, nella fabbricazione di materie plastiche, nel settore cartario, nella fabbricazione di gomme ecc. In Italia il biossido di titanio \u00e8 prodotto nello stabilimento di Scarlino dalla Venator Italy S.r.l., ex Tioxide Europe S.r.l.<\/p>\n<p>I \u201cgessi rossi\u201d sono un rifiuto che si produce tramite l\u2019unione dei residui delle marmettole della provincia di Carrara e dei fanghi rossi della provincia di Grosseto, i quali vengono poi smaltiti nella ex cava di Poggio Speranzona nel comune di Follonica. Gli scarti di lavorazione che danno origine ai gessi sono la tionite e il solfato di calcio, il loro smaltimento origina criticit\u00e0: una tonnellata di biossido di titanio produce come scarto sei tonnellate di gesso rosso, circa 200mila tonnellate all\u2019anno.<\/p>\n<p>L\u2019autorizzazione all\u2019uso dei gessi rossi per il ripristino dell\u2019ex cava di Poggio \u00e8 stata concessa dopo accordo volontario tra regione Toscana, la provincia di Grosseto, i comuni di Grosseto, Follonica, Gavorrano, Massa Marittima, Scarlino, Roccastrada, ARPAT, ASL, Tioxide Europe e le organizzazioni sindacali di categoria; per il recupero dello scarto \u00e8 stata autorizzata la societ\u00e0 Follonica Cave e Miniere S.r.l., successivamente la Gestione Complesso agricolo Forestale Regionale \u201cBandite di Scarlino\u201d, e in ultimo alla Sepin S.r.l. Nel 2004 \u00e8 iniziato lo scarico di gessi rossi.<\/p>\n<p>Il recupero ambientale doveva essere condizionato rispetto a certi limiti:<\/p>\n<ul>\n<li>rispetto delle CSC;<\/li>\n<li>rispetto del test di cessione.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Tutti i controlli di ARPA hanno evidenziato il mancato rispetto di queste prescrizioni che sono imputabili alla Venator, alle Bandite di Scarlino e alla Sepin, e ad esse viene contestato:<\/p>\n<ul>\n<li>il superamento del test di cessione per i Cloruri Nichel e Rame;<\/li>\n<li>il superamento delle CSC per Cromo e Vanadio.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Nonostante il mancato rispetto, n\u00e9 ARPA (che per altro aveva condotto le analisi), n\u00e9 altre autorit\u00e0 competenti hanno chiesto di ripristinare lo stato dei luoghi dove erano stati depositati i gessi. Per 15 anni \u00e8 stato consentito lo scarico. Attraverso atti normativi e nuove autorizzazioni sono stati eliminati i limiti sui Cloruri, il Cromo e il Vanadio, cio\u00e8 sulle sostanze che avevano reso i gessi non conformi, ma il loro corretto smaltimento dovrebbe essere effettuato in discariche a scopo e impermeabilizzate. Visto l\u2019esaurimento della cava utilizzata finora, si \u00e8 individuata quella di Bertolina dove per\u00f2 la condizione \u00e8 critica, viste le fratture presenti sul fondo.<\/p>\n<p>I gessi rossi sono da considerarsi rifiuti perch\u00e9 il biossido di titanio \u00e8 stato riclassificato come sostanza pericolosa in quanto cancerogena. In alternativa alla discarica bisognerebbe pensare ad un processo produttivo che produca minori quantit\u00e0 di queste sostanze o sostanze maggiormente riutilizzabili. A questo riguardo sono gi\u00e0 in corso studi a partire dal solfato ferroso epta-idrato: un impianto di queto tipo \u00e8 gi\u00e0 stato avviato dalla Tioxide nel 2015.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2.6 Sulla gestione dei rifiuti radioattivi in Italia e sulle attivit\u00e0 connesse<\/strong><\/p>\n<p>Il quadro generale sull\u2019argomento appare in evoluzione soprattutto per le ultime spinte ricevute col decreto 101 del 2020 e la pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee per realizzare il Deposito nazionale.<\/p>\n<p>A carattere generale si possono riscontrare alcune criticit\u00e0 in materia: l\u2019organizzazione e la dotazione di risorse all\u2019ISIN, la scelta del Deposito nazionale che \u00e8 rimasta arenata per diversi anni, il governo per molto tempo non ha emesso provvedimenti attuativi di leggi gi\u00e0 in vigore soprattutto quando era richiesta una concertazione di pi\u00f9 Ministeri, sono stati interrotti interventi di bonifica di alcuni depositi di rifiuti radioattivi, manca una norma primaria che regoli i residui da attivit\u00e0 lavorative che contengono radionuclidi, le procedure di infrazione dal parte della Commissione europea contro l\u2019Italia per il mancato o scarso recepimento di direttive in materia di sicurezza, radioprotezione e gestione di questi rifiuti, il non rispetto dei programmi di disattivazione degli impianti una volta prodotti dalla Sogin e l\u2019incertezza nella prosecuzione di programmi per la gestione del combustibile esaurito.<\/p>\n<p>La Commissione ha preso atto dello stato di avanzamento delle attivit\u00e0 di interesse, constatando in moti casi dei ritardi. Un problema importante \u00e8 quello di risolvere le situazioni che portano a ritardi o mancata applicazione dei provvedimenti legislativi. La Commissione ha ritenuto di avere svolto un\u2019azione di stimolo nei confronti degli organismi interpellati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2.7 SIN Venezia &#8211; Porto Marghera e sui dragaggi dei grandi canali di navigazione portuale<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>Il contesto attuale<\/li>\n<\/ol>\n<p>La Laguna di Venezia presenta una situazione critica poich\u00e9 a fronte di una perdita annua di sedimenti, non viene svolta alcuna attivit\u00e0 di ripascimento di barene, velme e bassi fondali, col rischio di un irreversibile danno ambientale. I canali, per lo pi\u00f9 artificiali, tendono a riempirsi e per consentirne la navigabilit\u00e0 occorrerebbe una manutenzione ordinaria che negli anni non \u00e8 stata eseguita, necessitando ora di una manutenzione straordinaria. Il fabbisogno annuo di deposito di sedimenti, che viene indirizzata prevalentemente presso l\u2019Isola delle Tresse, \u00e8 insufficiente a contenere anche i fanghi derivanti dalla manutenzione straordinaria, in quanto riesce a coprire solo quella ordinaria dei canali della Laguna.<\/p>\n<p>La classificazione dei fanghi, secondo il livello di inquinamento<\/p>\n<p>Nonostante sarebbe naturale che i fanghi non inquinati dei canali venissero utilizzati per il ripascimento della laguna, questo \u00e8 inesistente, creando una confusione tra i diversi fanghi cos\u00ec da non poterli utilizzare per le necessit\u00e0 che occorrono. La separazione dei fanghi \u00e8 attuata dal Protocollo d\u2019Intesa del 1991 che li divide in 4 classi in base ai limiti di materiali inquinanti presenti: \u201centro colonna A\u201d, \u201centro colonna B\u201d, \u201centro colonna C\u201d, \u201coltre colonna C pericolosi\u201d (che vanno smaltiti al di fuori della laguna), e \u201coltre colonna C non pericolosi\u201d. Sin dal 2016 \u00e8 stato predisposto un nuovo protocollo pi\u00f9 aggiornato dal Provveditorato interregionale per le opere pubbliche, che per\u00f2 non ha ancora avuto il via libera da parte del Ministero dell\u2019ambiente e quello delle infrastrutture e dei trasporti. I soggetti che hanno preso parte alla definizione di questo nuovo protocollo sono anche esperti in materia e i documenti sono stati condivisi con le amministrazioni locali interessate.<\/p>\n<p>Le competenze: provveditorato interregionale per le opere pubbliche, autorit\u00e0 di sistema portuale e Capitaneria di Porto<\/p>\n<p>Secondo il Protocollo del \u201993, il Provveditorato autorizza l\u2019escavo dei canali, il trasporto e il conferimento delle aliquote di sedimento in classe B e C ed emette le bolle di trasporto. L\u2019Autorit\u00e0 di sistema portuale, invece, effettua in modo sistematico la caratterizzazione dei fondali, inviando i sedimenti ai laboratori di analisi ed effettua il dragaggio delle aree portuali e dei canali, mentendo la loro navigabilit\u00e0. La Capitaneria di porto invece sorveglia e si accerta che non ci siano violazioni in materia di tutela delle acque ed effettua controlli sulla destinazione dei fanghi dragati.<\/p>\n<p>Le vasche di colmata di Isola delle Tresse<\/p>\n<p>I primi conferimenti presso l\u2019Isola, per i fanghi \u201centro colonna C\u201d, risalgono al \u201894, vi possono per\u00f2 essere conferiti anche quelli \u201centro colonna B\u201d. Il concessionario dell\u2019impianto dell\u2019isola, la Tressetre S.c.p.a., ha sollevato il problema della mancata separazione dei due diversi fanghi nelle vasche di stoccaggio. Vista la capacit\u00e0 dell\u2019Isola in esaurimento, nel 2019 venne presentato un progetto per innalzare l\u2019Isola in modo da aumentare la capacit\u00e0 di stoccaggio, anche se cos\u00ec facendo il problema sarebbe stato solo posticipato di 1-2 anni.<\/p>\n<p>La vasca di colmata di Molo Sali<\/p>\n<p>La suddetta vasca \u00e8 destinata ai fanghi \u201coltre colonna C non pericolosi\u201d, e negli anni sono stati portati a Molo Sali una quantit\u00e0 esigua rispetto alla capacit\u00e0 massima. Per un breve lasso di tempo vennero portati anche fanghi \u201centro colonna C\u201d ed \u201centro colonna B\u201d. La cassa di colmata \u00e8 in manutenzione straordinaria e quindi ne sono bloccati i conferimenti. \u00c8 stato pubblicato un atto aggiuntivo per cui la vasca pu\u00f2 contenere anche i fanghi \u201centro colonna C\u201d. L\u2019Autorit\u00e0 di sistema portuale predispose un progetto di ricovero del canale Malamocco-Marghera, tuttavia, essa ha ritenuto di sottoporre il progetto a VIA, si \u00e8 quindi passati al Ministero dell\u2019ambiente che non ha ancora fornito alcuna risposta.<\/p>\n<p>L\u2019\u201dArea 23 ettari\u201d<\/p>\n<p>In quest\u2019area vengono conferiti solo sedimenti \u201coltre colonna C pericolosi\u201d; anche qui \u00e8 presente un grosso disavanzo di spazio.<\/p>\n<p>Il canale Malamocco-Marghera<\/p>\n<p>Il fermo dell\u2019attivit\u00e0 di dragaggio del canale in questione ha causato l\u2019innalzamento del fondo che non lo rende percorribile da grandi navi, portando a un declassamento del porto e creando una vera e propria emergenza commerciale. L\u2019impossibilit\u00e0 di procedere con la manutenzione \u00e8 stata causata da pi\u00f9 fattori: esaurimento della capacit\u00e0 di stoccaggio dell\u2019Isola delle Tresse, mancanza di siti dove conferire i fanghi \u201centro colonna B\u201d e l\u2019impossibilit\u00e0 di riutilizzare sedimenti \u201centro colonna A\u201d per la ricostruzione di barene. La Capitaneria di porto ha segnalato la necessit\u00e0 di intervenire, vista l\u2019ultima manutenzione del canale risalente al 2014. Nel 2018 iniziarono i lavori per una parte del canale, e una quota dei fanghi \u201centro colonna C\u201d ed \u201centro colonna B\u201d erano stati stipati a Molo Sari.<\/p>\n<p>Il canale Vittorio Emanuele III<\/p>\n<p>Questo canale versa in situazione peggiore rispetto al precedente. Esso congiunge la citt\u00e0 di Porto Marghera con il canale della Giudecca. Attualmente il fondo del canale \u00e8 pi\u00f9 altro di 4-5 metri rispetto al consentito dal piano regolatore portuale creando seri problemi: le navi da crociera possono passare solo dal canale della Giudecca senza avere vie alternative e quindi passando davanti a S Marco. Secondo l\u2019Autorit\u00e0 di sistema portuale ci sarebbe bisogno di una manutenzione straordinaria che costerebbe 30-40 mln di euro e produrrebbe 1,5 mln di metri cubi di fanghi, entrambi aspetti limitanti.<\/p>\n<p>La possibile soluzione del problema e l\u2019\u201dAccordo di Programma Moranzani\u201d<\/p>\n<p>L\u2019Accordo di Moranzani \u00e8 stato assunto nel 2008 e prevede una serie di interventi di riqualificazione ambientale nell\u2019area di Malcontenta. L\u2019Accordo nasce dall\u2019esigenza di trovare un sito di conferimento del dragaggio dei canali portuali, il Vallone Moranzani, area all\u2019interno dell\u2019ambito portuale, dove \u00e8 gi\u00e0 stato realizzato un intervento di messa in sicurezza permanente. I fanghi \u201coltre colonna C non pericolosi\u201d arriverebbero dallo scavo dei canali industriali di Venezia-Porto Marghera; per riempire il Vallone durante il ripristino ambientale della zona \u00e8 necessario trasportare anche fanghi \u201centro colonna C\u201d ed \u201centro colonna B\u201d, poich\u00e9 solo i primi non riempirebbero il Vallone.<\/p>\n<p>Il porto di Chioggia<\/p>\n<p>Col decreto legislativo 169 del 2016 si \u00e8 creato un sistema unico per il porto Laguna di Venezia. Sistema composto da due porti per servire in modo complementare il mercato. Lo strumento a livello macro \u00e8 il DPSS, che prevede una pianificazione complessiva degli scali di Venezia e Chioggia, le quali adotteranno piani regolatori singoli. Anche il porto di Chioggia necessita di dragaggi, servirebbero a tale scopo 200 mln di euro con una massa di sedimenti di 6\/7 mln di metri cubi; sempre per entrambi i motivi attualmente appare un intervento infattibile, considerato anche il fatto che la situazione del canale Vittorio Emanuele III versa in una situazione molto pi\u00f9 critica.<\/p>\n<p>Considerazioni finali<\/p>\n<p>Quello che si pu\u00f2 trarre dai problemi analizzati dalla Commissione, \u00e8 una reale mancanza di una regia e di un forte coordinamento su tutte le tematiche riguardanti la Laguna. Le varie competenze sono divise in tropi uffici e il Provveditorato \u00e8 ampiamente sottorganico. Il DPCM che avrebbe dovuto essere adottato entro il 2015 individuava funzioni, risorse umane, finanziarie e strumentali da assegnare alla Citt\u00e0 metropolitana di Venezia in relazione alle funzioni ivi trasferite. Questa sembra l\u2019unica via d\u2019uscita dalla situazione di stallo che imprigiona la Laguna.<\/p>\n<p>Le novit\u00e0 legislative intervenute: l\u2019Autorit\u00e0 per la Laguna di Venezia<\/p>\n<p>Questa nuova Autorit\u00e0 \u00e8 stata approvata col \u201cdecreto agosto\u201d del 2020; si tratta di un ente pubblico, di rilevanza nazionale, che dispone di propria autonomia ammnistrativa, organizzativa, finanziaria e di bilancio ed \u00e8 sottoposto a sorveglianza dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Ha funzioni relative alla salvaguardia della citt\u00e0 e della zona lagunare di Venezia e prender\u00e0 il posto del Consorzio Nuova Venezia, prendendo in gestione anche il MOSE. Assorbir\u00e0 tutte le competenze del Provveditorato, prender\u00e0 i suoi dipendenti, e inoltre il Governo gli ha assegnato un aumento del personale.<\/p>\n<p>Le novit\u00e0 legislative intervenute: il nuovo Piano fanghi<\/p>\n<p>L\u2019ultima novit\u00e0 \u00e8 costituita dalla nuova disciplina riguardo i fanghi; tuttavia, essa ha posto una nuova disciplina per le autorizzazioni al dragaggio dei fanghi molto pi\u00f9 complessa; sulle domande di autorizzazione deve intervenire dapprima una Commissione composta da tecnici di diversi enti. Questa sembra comunque essere indirizzata alla sola manutenzione ordinaria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2.8 Sull\u2019evoluzione del fenomeno degli incendi negli impianti di gestione dei rifiuti<\/strong><\/p>\n<p>Il lavoro della Commissione a riguardo nasce dalla mancanza di un report organico e realmente documentato sul fenomeno. Il lavoro si \u00e8 incentrato sulle tipologie pi\u00f9 significative di fatti rilevanti; in molti casi l\u2019evento incendiario \u00e8 stato l\u2019occasione di approfondire le indagini, rilevando ulteriori illeciti. Ultimamente sono aumentate le attivit\u00e0 di controllo utili a prevenire i fatti illeciti con un maggiore impegno di tutti i soggetti che si occupano della prevenzione.<\/p>\n<p>Una grossa criticit\u00e0 emersa \u00e8 stata quella della gestione dei dati che \u00e8 eseguita da pi\u00f9 soggetti pubblici con modalit\u00e0 differenti, il che non restituisce un quadro affidabile e comune del fenomeno.<\/p>\n<p>Gli incedi non riguardano soltanto gli impianti di trattamento ma pi\u00f9 in generale tutto il ciclo dei rifiuti. In pi\u00f9 si aggiungono il tema dell\u2019adeguatezza delle risorse per il Sistema nazionale di protezione dell\u2019ambiente, i problemi di adeguamento antincendio degli impianti di trattamento e gestione dei rifiuti, e a monte la produzione dei rifiuti che non incontrano filiere economicamente virtuose per valorizzare la materia (come alcuni tipi di plastiche).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2.9 Relazione sulle procedure di localizzazione del deposito unico nazionale dei rifiuti radioattivi<\/strong><\/p>\n<p>I soggetti protagonisti nella realizzazione del Deposito nazionale si muovono per portare avanti il processo di consultazione sulla CNAPI e ad affrontare problemi rilevanti che si possono presentare. L\u2019individuazione delle aree potenzialmente idonee si basa su aspetti oggettivi legati alla sicurezza, all\u2019economia, e potrebbe diventare un\u2019occasione di confronto sulle potenzialit\u00e0 di sviluppo di quelle aree.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una necessit\u00e0 di portare a termine il processo di acquisizione delle risorse dall\u2019ISIN, di produrre guide tecniche, di fornire indicazioni pi\u00f9 precise sulle modalit\u00e0 di autorizzazione, di pianificare le attivit\u00e0 di ricerca che \u00e8 pi\u00f9 opportuno attuare, di seguire l\u2019andamento degli accordi internazionali, di caratterizzare e quantificare quanto prima i rifiuti radioattivi e di rendere pubblici elementi sugli studi di sicurezza preliminari.<\/p>\n<p>Su tutte le decisioni che riguardano la sicurezza nucleare e la radioprotezione c\u2019\u00e8 sempre un\u2019ampia partecipazione dell\u2019Autorit\u00e0 di regolamentazione competente. Tutti gli aspetti visti richiedono sempre risorse finanziare. Va inoltre valutata la proposta del MiTE di istituire un tavolo tecnico per definire linee guida e criteri generali d\u2019intervento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2.10 Relazione sulla diffusione delle sostanze perfluoroalchiliche<\/strong><\/p>\n<p>Lo stabilimento chimico di Trissino in provincia di Vicenza, ha subito una serie di passaggi societari nel tempo; costruito nel 1966 \u00e8 nato per ricerche nel campo delle applicazioni tessili, aumentando la sua specializzazione nell\u2019utilizzo di atomi di Fluoro, producendo per anni perfluoroderivati con varie applicazioni nella farmaceutica, nell\u2019agrochimica ecc.<\/p>\n<p>Degno di nota \u00e8 il procedimento arbitrale internazionale in corso perch\u00e9 durante una di queste cessioni sarebbero state celate al successivo acquirente informazioni riguardanti le criticit\u00e0 ambientali. Nel 2020 la Provincia di Vicenza ha ordinato alle societ\u00e0 proprietarie dello stabilimento di partecipare alla bonifica dell\u2019area; ad oggi i lavori di bonifica procedono regolarmente e compatibilmente con le attivit\u00e0 di smontaggio e asporto degli impianti industriali. La bonifica del sito \u00e8 per\u00f2 molto complessa; l\u2019applicazione di una serie di barriere idrauliche dovrebbero provvedere a ridurre l\u2019inquinamento e questo lavoro ha consentito di individuare una parte della falda superiore meno inquinata rispetto a quella inferiore. Nel corso del tempo l\u2019inquinamento non \u00e8 scomparso anche se sta diminuendo molto lentamente, questo spiega la preoccupazione degli enti di controllo.<\/p>\n<p>La percentuale completamente \u201clavata\u201d degli impianti \u00e8 di circa il 30%; insieme a questo, un\u2019altra opera da eseguire \u00e8 la messa in opera del palancolato che dovrebbe costituire una barriera fisica molto importante coadiuvando il lavoro di quelle idrauliche. Nel frattempo, davanti al Tribunale di Vicenza \u00e8 in corso un procedimento penale per i reati di avvelenamento delle acque di falda e superficiali, disastro ambientale e altri reati dove sono imputati i vertici delle societ\u00e0 che hanno prodotto l\u2019inquinamento.<\/p>\n<p>L\u2019altra societ\u00e0 produttrice di sostanze perfluoroalchiliche in Italia \u00e8 la Solvey Polymers di Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria. Riguardo questa la Corte di Cassazione ha ritenuto responsabili del reato di disastro ambientale i dirigenti della Solvey. Attualmente \u00e8 in corso un ulteriore procedimento penale contro dirigenti e direttori della Solvey riguardo la tenuta degli impianti dello stabilimento e della tenuta della barriera idraulica.<\/p>\n<p>Ad oggi non risulta nessun progetto per realizzare efficaci impianti di trattamento per la riduzione dei PFAS, anzi la situazione sembra essere in stallo. La recente autorizzazione AIA rilasciata dalla provincia di Alessandria alla Solvey fissa dei limiti troppo alti, in contrasto con la norma sul principio di precauzione e con i pareri dell\u2019ISS.<\/p>\n<p>Per le loro caratteristiche i PFAS sono molto persistenti nell\u2019ambiente e contaminano il suolo, l\u2019aria e le acque, inoltre passano nell\u2019uomo, dove sono suscettibili di sviluppare numerose malattie con gravi danni alla salute. In alcuni studi epidemiologici si verifica un\u2019aumentata incidenza di tumori.<\/p>\n<p>La Regione Veneto a riguardo ha disposto una ricerca sulla popolazione nella zona rossa del Veneto, rilevando un eccesso statisticamente significativo di mortalit\u00e0, e di complicanze durante la gravidanza, anche se in questa indagine non c\u2019\u00e8 correlazione di incidenza di tumori ad eccezione di quelli sui polmoni. Sempre il Veneto ha commissionato all\u2019ISS un\u2019indagine sugli alimenti contenti sostanze perfluoroalchiliche. L\u2019esposizione agli alimenti contaminati desta preoccupazione.<\/p>\n<p>Solo risanando l\u2019ambiente dal quale la popolazione attinge le risorse \u00e8 possibile eliminare gli effetti nocivi sulla salute, e per farlo c\u2019\u00e8 bisogno di limiti che al momento non sono presenti nella normativa italiana, impedendo cos\u00ec di intervenire nelle bonifiche. Solo il Veneto ha fissato dei limiti, anche se incompleti, che per\u00f2 hanno permesso di inserire carboni attivi sui pozzi dai quali viene attinta l\u2019acqua da distribuire per uso potabile, a scopo decontaminante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2.11 Sui dragaggi nelle aree portuali e sul fenomeno dell\u2019abbandono dei relitti<\/strong><\/p>\n<p>Il divario tra le operazioni di dragaggio attuate e quelle che dovrebbero essere realizzate sul territorio italiano \u00e8 enorme. Un\u2019importante svolta a riguardo, soprattutto per l\u2019aspetto delle autorizzazioni, potrebbe arrivare dal PNRR con le misure per snellire la pubblica amministrazione. Una novit\u00e0 del 2021 \u00e8 stata l\u2019istituzione del Piano nazionale dei dragaggi sostenibili che li definisce come interventi di pubblica utilit\u00e0, urgenti e dove siano consentite modifiche al piano regolatore portuale. Molte questioni restano ancora aperte soprattutto sul tema dei sedimenti e della liberalizzazione dell\u2019immersione dei materiali di escavo. Per promuovere investimenti a favore di economia circolare le amministrazioni possono autorizzare dei materiali da escavo di fondali che ad oggi sono caratterizzati su specifiche analisi chimico-fisiche e vengono classificati in cinque classi di qualit\u00e0, cui sono collegate le varie opzioni di gestione del sedimento dragato. Il ripascimento potrebbe essere una buona risposta di economia circolare anche vista la situazione di erosione delle nostre coste.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il recupero dei relitti sono ancora tantissimi quelli abbandonati sulle coste della penisola. Essi oltre a pregiudicare la sicurezza del traffico portuale racchiudono problemi ambientai legati alla dispersione di idrocarburi e di altre sostanze tossiche. La qualificazione giuridica della nave abbandonata \u00e8 un altro punto da dirimere. Non \u00e8 sufficiente considerarlo un rifiuto generico perch\u00e9 non trova una classificazione in quanto tale nel catalogo CER, e quando la trova non valgono per le navi in quanto tali ma solo per quelle destinate alla demolizione.<\/p>\n<p>Alla luce di queste problematiche la Commissione spera che si possa riprendere il disegno di legge intitolato \u201cDisposizioni in materia di rimozione e riciclaggio dei relitti navali e delle navi abbandonate nei porti nazionali\u201d. Si segnala inoltre, la recente istituzione di un fondo finalizzato alla rimozione dei relitti, anche se assai modesto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2.12 Sulla depurazione delle acque reflue urbane della Regione Sicilia<\/strong><\/p>\n<p>Nel corso dell\u2019inchiesta della Commissione sono venute a galla enormidisfunzioni del ciclo delle acque della regione Sicilia. Il caos normativo, le inadempienze, le omissioni amministrative, hanno privato i cittadini di efficienti servizi nonostante le salate tariffe a fronte di un servizio scarso (solo il 61 % degli abitanti \u00e8 servito da impianti di depurazione). Molte inefficienze sono da contestare agli enti preposti, anche se \u00e8 d\u2019obbligo tenere in considerazione le mancanze di risorse economiche e il deficit di personale che rappresenta un problema. Gioca inoltre un ruolo importante anche lo scarso interesse e partecipazione alle attivit\u00e0 necessarie da parte dei sindaci.<\/p>\n<p>La scarsa frequenza della manutenzione ordinaria e straordinaria \u00e8 un ulteriore motivo che alimenta le disfunzioni strutturali. I pochi controlli presso gli impianti di trattamento delle acque reflue evidenziano gravi criticit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019autorit\u00e0 giudiziaria \u00e8 pi\u00f9 volte intervenuta per cercare di arginare gli illeciti, cos\u00ec come \u00e8 intervenuta l\u2019Unione Europea con quattro procedure di infrazione per inosservanza della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane. L\u2019intreccio malsano tra incapacit\u00e0 politica, incapacit\u00e0 gestionali\/amministrative e connivenze tra pubblica amministrazione e criminalit\u00e0 organizzata aumenta il livello di criticit\u00e0.<\/p>\n<p>Si aggiunge anche il trattamento dei fanghi derivanti dalla depurazione delle acque reflue, con difficolt\u00e0 a trovare impianti a causa della chiusura o del rifiuto di essi. Questa mancata gestione porta i fanghi ad essere rifiuti destinati ad altre zone del paese. La stessa DDA \u00e8 pi\u00f9 volte intervenuta come con le operazioni \u201cMetauros\u201d e \u201cMazzetta Sicula\u201d per la gestione del rifiuto e le connessioni criminali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2.13 Relazione su rifiuti tessili e indumenti usati<\/strong><\/p>\n<p>Il settore della raccolta e recupero degli indumenti usati presenta realt\u00e0 illecite documentate dall\u2019attivit\u00e0 giudiziaria. Oltre al classico reato dei roghi si affianca l\u2019accumulazione in balle di indumenti che vengono abbandonati o spediti all\u2019estero per essere illecitamente smaltiti. Il baricentro criminale di questi illeciti si trova nell\u2019asse Prato- Ercolano\/Caserta e Tunisi. Il sistema criminale trova comunque una sua stabilit\u00e0 poich\u00e9 le aziende coinvolte dispongono delle autorizzazioni necessarie. Il primo anello della filiera \u00e8 rappresentato dalle cooperative Onlus.<\/p>\n<p>Anci e Utilitalia propongono la costituzione di un albo di operatori qualificati a ricevere le raccolte di indumenti usati, pubblicando linee guida per l\u2019affidamento della gestione dei rifiuti tessili che forniscono soluzioni concrete per tutte le stazioni appaltanti. Il MiTE dovrebbe non vincolare i produttori a coinvolgere nelle governance dei loro organismi collettivi, gli operatori della raccolta e del recupero e occorre nondimeno contrastare la costituzione di cartelli territoriali che limitano la scelta di fornitori. Non essendo soggetti pubblici essi sono vincolati a una normativa particolare che non gli permette di eseguire n\u00e9 una <em>due diligence<\/em>, n\u00e9 di acquisire la documentazione antimafia. Una nota positiva \u00e8 che ad oggi debbono essere iscritte nelle <em>white list<\/em> tutte le aziende che vogliono contrattare con la pubblica amministrazione. Un ulteriore contributo potrebbe arrivare dalla sensibilizzazione delle amministrazioni per avviare controlli che evitino la raccolta di abiti usati e accessori, al di furi dei canali di servizio di igiene urbana autorizzato. Gli stessi comuni potrebbero dotarsi di protocolli di legalit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli indumenti di cui il proprietario si disfa vengono classificati come rifiuti urbani, mentre non presentano questa dicitura quelli destinati direttamente a soggetti bisognevoli.<\/p>\n<p>Dai regolamenti comunali emerge che la raccolta differenziata dovrebbe essere affidata unicamente a soggetti che assumono l\u2019incarico direttamente da amministrazioni comunali, previa apposita gara. Si potrebbe pensare ad un\u2019architettura organizzativa dove uno o pi\u00f9 soggetti si riuniscano assumendo l\u2019incarico, lasciando all\u2019azienda capofila l\u2019onere sulla gestione complessiva delle operazioni.<\/p>\n<p>Gli abiti usati che non vengono raccolti da aziende autorizzate sono molti, andando a sottrarsi alle pratiche di raccolta differenziata, che \u00e8 proprio il momento di infiltrazione criminale. Sarebbe utile prevedere un sistema che si basi sul quantitativo raccolto per versare il giusto prezzo all\u2019amministrazione, tenendo conto anche delle oscillazioni di mercato.<\/p>\n<p>Anche in questo settore lo scambio dei dati tra amministrazioni risulta essenziale per una migliore cooperazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2.14 Sul fenomeno dei flussi paralleli illeciti e abbandono di rifiuti<\/strong><\/p>\n<p>Le criticit\u00e0 maggiormente riscontrate sono: le discrepanze tra le previsioni del TUA e alcune norme di settore correlate, la difficolt\u00e0 di conferimento di alcuni rifiuti ai centri di raccolta e la carenza di una capillare ed efficace impiantistica di trattamento post-raccolta.<\/p>\n<p>INERTI<\/p>\n<p>La Direttiva EU sull\u2019economia circolare ha ribadito l\u2019uso di pratiche che prevengano la produzione di rifiuti incentivando la frantumazione e selezioni direttamente in loco.<\/p>\n<p>INGOMBRANTI<\/p>\n<p>Per la risoluzione andrebbero eseguite le seguenti azioni:<\/p>\n<ul>\n<li>premialit\u00e0 o sconti sulla TaRi per soggetti che conferiscono i detti rifiuti nelle isole ecologiche;<\/li>\n<li>aumentare i contri di raccolta;<\/li>\n<li>aumentare i centri di riuso;<\/li>\n<li>incentivare l\u2019accesso alle isole ecologiche;<\/li>\n<li>fare in modo che i centri di raccolta accolgano il maggior numero di tipologie di rifiuti in modo da scoraggiare lo smaltimento illegale;<\/li>\n<li>contrastare normativamente il rovistaggio, incentivando la micro-imprenditoria lecita;<\/li>\n<li>determinare linee guida perla gestione degli spazi destinati alla preparazione per il riutilizzo;<\/li>\n<li>informare i cittadini delle possibilit\u00e0 esistenti circa una corretta gestione dei rifiuti;<\/li>\n<li>mantenere la gratuit\u00e0 del servizio di raccolta a domicilio.<\/li>\n<\/ul>\n<p>RAEE<\/p>\n<p>Riguardo ai rifiuti elettronici le criticit\u00e0 emerse dovrebbero essere affrontate tramite le seguenti strategie:<\/p>\n<ul>\n<li>incentivare lo sviluppo degli impianti di trattamento e recupero dell\u2019intera filiera dei RAEE;<\/li>\n<li>incentivare l\u2019accesso alle isole ecologiche con una forte campagna informativa e intensificando la raccolta a domicilio;<\/li>\n<li>snellire le pratiche burocratiche dei meccanismi \u201cuno contro zero\u201d e\u201d uno contro uno\u201d;<\/li>\n<li>adeguare la normativa relativa al contributo verso i venditori online di AEE;<\/li>\n<li>per quanto riguarda i pannelli fotovoltaici, a livello operativo sarebbe opportuno usare un regime \u201cuno contro zero\u201d.<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2.15 Sulle garanzie finanziarie nel settore delle discariche. Analisi dei dati<\/strong><\/p>\n<p>La relazione \u00e8 complementare a quella precedente sulla stessa tematica delle garanzie finanziarie.<\/p>\n<p>Sono state rilevate un gran numero di garanzie non prestate senza che generalmente siano stati indicati i motivi dell\u2019assenza. La maggior criticit\u00e0 risiede nell\u2019ente pubblico che rischia di far fronte con proprie risorse, alle inadempienze dei gestori delle discariche. Inoltre, si crea una situazione pesante per i contribuenti, su cui vengono caricati i costi straordinari.<\/p>\n<p>I gestori degli impianti riferiscono che la modalit\u00e0 cauzionale sia impraticabile vista la gravosit\u00e0 economica. Nella maggior parte dei casi i garanti sono abilitati all\u2019esercizio delle relative attivit\u00e0, c\u2019\u00e8 per\u00f2 una bassa propensione degli enti locali ad effettuare le opportune verifiche sugli emittenti delle garanzie. La Commissione suggerisce, in base ai dati raccolti, che in futuro ci siano nuovi rilevamenti per esaminare le tendenze, in base a una modifica legislativa o anche in assenza di essa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2.16 Sul mercato illegale delle buste di plastica-shopper<\/strong><\/p>\n<p>La legge 123 del 2017 entrata in vigore nello stesso anno disciplina i sacchetti in platica e bioplastica e impone di utilizzare solo quelli biodegradabili e compostabili. Nonostante questi ultimi siano i pi\u00f9 utilizzate sul mercato, \u00e8 ancora diffusa la fornitura di buste non a norma. Spesso la produzione di tali sacchetti avviene nelle stesse aziende che producono quelli biodegradabili, per occupare una porzione di mercato diversa, e trarne maggior profitto. Spesso i personaggi che smerciano questo tipo di sacchetti non a norma sono anonimi e si presentano personalmente senza rilasciare ricevute o quant\u2019altro, comportamento riconducibile a un contesto di criminalit\u00e0. Alla luce delle ottime risultanze di cooperazione tra la Commissione e le FFPP, sarebbe auspicabile un coordinamento nazionale mettendo a disposizione l\u2019esperienza maturata negli anni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2.17 Sulla situazione delle bonifiche e della gestione dei rifiuti presso gli impianti ex ILVA-Taranto e nelle aree contermini<\/strong><\/p>\n<p>Il quadro generale sulla gestione degli impianti dell\u2019ex ILVA di Taranto dimostra il frazionamento delle competenze, la mancanza di una visione d\u2019insieme e la difficolt\u00e0 di dialogo tra i soggetti pubblici competenti sul tema.<\/p>\n<p>Un primo quadro della situazione d\u2019inquinamento identifica due aree:<\/p>\n<ul>\n<li>quella del sottosuolo e della falda, dove l\u2019obiettivo della bonifica \u00e8 stata la rimozione delle sorgenti di inquinamento che sono terminate, in corso o in progetto;<\/li>\n<li>quella relativa all\u2019ammissione in atmosfera degli inquinanti provenienti dall\u2019impianto siderurgico.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Il tema dello sviluppo economico e sociale dell\u2019area, compromesso dalle passivit\u00e0 ambientali presenti, potrebbe rendere critico l\u2019inserimento di nuove attivit\u00e0 produttive, a riguardo si auspica una ulteriore valutazione strategica ambientale sul possibile sviluppo dell\u2019area.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2.18 Sull\u2019attuazione della legge 22 maggio 2015 n. 68 in materia di delitti contro l\u2019ambiente<\/strong><\/p>\n<p>Quella che va considerata una buona legge, necessita di una condivisione di intenti tra funzione legislativa e di controllo parlamentare, potere esecutivo, giurisdizionale nonch\u00e9 tra tutti gli attori istituzionali della tutela dell\u2019ambiente. \u00c8 una buona legge soprattutto in prospettiva di prevenzione dei reati, anche se l\u2019effettivit\u00e0 della tutela sconta lacune nell\u2019attuazione sotto alcuni profili di implementazione normativa e organizzativa. Si tratta di una legge potenzialmente destinata ad acquisire progressiva efficacia. I temi trattati sono: la funzione primaria di prevenzione generale di illeciti, la formazione adeguata per i soggetti coinvolti, le garanzie di uniforme applicazione sul territorio nazionale, il destino delle risorse prodotte dal sistema delle prescrizioni e delle sanzioni penali, lo scambio e della circolazione delle informazioni in materia ambientale, l\u2019approccio a eventuali modifiche della legge.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2.19 Sugli aspetti ambientali della gestione di miniere e cave<\/strong><\/p>\n<p>In Italia, cave e miniere rappresentano un insieme di attivit\u00e0 storicamente radicate, che hanno prodotto e producono una eredit\u00e0 negativa, e, nonostante ci\u00f2, prive di un quadro normativo coerente ed efficace per contrastare questa situazione. A questa carenza concorrono la vetust\u00e0 di alcune norme e la devoluzione di compiti alle Regioni, nonostante si necessiti di una visione nazionale e sovranazionale. Le cave hanno una situazione soggetta a una certa stabilit\u00e0 gestionale, discorso diverso invece per le miniere. Esse, soprattutto con lo sviluppo moderno della <em>green economy<\/em>, hanno trovato un rinnovato interesse, poich\u00e9 in queste si possono trovare quantitativi di elementi che un tempo non erano ricercati. A livello europeo sono gi\u00e0 state pubblicate linee guida per il recupero e riutilizzo dei rifiuti estrattivi storici. Le miniere non pi\u00f9 attive sono i testimoni attuali di un passato che non deve andare perduto ma che pu\u00f2 essere valorizzato e sfruttato in ambito turistico-culturale come i diffusi tentativi di creazione di musei, parchi minerari, ecomusei ecc. questi operano sul territorio nazionale senza precisi riferimenti normativi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2.20 Sul traffico illecito di rifiuti in Tunisia<\/strong><\/p>\n<p>Un ingente quantitativo di rifiuti prodotti dall\u2019azienda SRA fu traferito in Tunisia verso un impianto di recupero in realt\u00e0 inesistente; essi non contenevano pi\u00f9 alcun componente recuperabile, ma attraverso l\u2019artifizio di dichiararli invece recuperabili, la SRA ridusse di quattro volte il costo dello smaltimento regolare che avrebbe invece sostenuto in Italia. Diversi artifizi fraudolenti furono messi in atto: dalla falsa individuazione dell\u2019autorit\u00e0 tunisina per autorizzare il trasporto, alla complicit\u00e0 di funzionari tunisini, alla negligenza e superficialit\u00e0 dei funzionari della regione Campania. C\u2019era piena contezza del fatto che i rifiuti erano irrecuperabili. Grazie alla Commissione d\u2019inchiesta l\u2019ARPA \u00e8 riuscita ad eseguire il sopralluogo nell\u2019impianto di SRA trovando irregolarit\u00e0 nella gestione dei rifiuti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong> Conclusioni<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Il lavoro della Commissione \u00e8 durato quasi quattro anni ed essa \u00e8 stata in grado di svolgere con ampiezza ed efficacia i compiti attribuitigli dalla legge. Le 20 relazione approvate ne sono la riprova, nonostante l\u2019avvento della pandemia da COVID-19 che ha creato problematiche davanti alle quali essa non si \u00e8 fermata. In particolare, la rinunzia alle missioni in Italia e all\u2019estero durante la pandemia \u00e8 stata una grave perdita di una metodologia di lavoro chiave.<\/p>\n<p>Da parte della Commissione c\u2019\u00e8 stata massima attuazione del principio di leale collaborazione tra poteri dello Stato. L\u2019impostazione del lavoro della Commissione ha progressivamente superato la distinzione di relazioni territoriali e relazioni tematiche, privilegiando la focalizzazione sui singoli problemi. Lo scioglimento anticipato delle Camere e la pandemia hanno impedito inoltre approfondimenti gi\u00e0 pianificati su altri temi come la connessione dei traffici transfrontalieri dei rifiuti con le morti di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin, avvenuta a Mogadiscio nel 1994, e un\u2019inchiesta sui rifiuti petrolchimici con riferimento alla Basilicata. La Commissione ha rilevato due direzioni di possibile ulteriore approfondimento durante la prossima Legislatura: una segnata dai molteplici problemi locali irrisolti, l\u2019altra dall\u2019esistenza di problemi di ordine generale, la cui mancata o errata soluzione pu\u00f2 produrre fenomeni illeciti.<\/p>\n<p>Finch\u00e9 si produrranno inutilmente cos\u00ec tanti rifiuti ci saranno sempre problemi nel gestirli, problemi di illegalit\u00e0 e ambientali. In generale le inchieste mostrano un\u2019insufficiente risposta regionale in termini di conoscenza, gestione delle informazioni e controlli.<\/p>\n<p>Oltre all\u2019analisi teorica delle problematiche, la Commissione ha agito con esiti pratici e tangibili come: la rinuncia all\u2019utilizzo dei guanti come presidio contro il COVID-19, l\u2019estensione dell\u2019allarme sulle sostanze perfluoroalchiliche anche al di fuori della regione Veneto, il sequestro di un impianto che produceva buste di plastica fuori norma in connessione con i Carabinieri e la Polizia Locale.<\/p>\n<p>La Commissione infine ritiene di aver fornito un patrimonio conoscitivo costituente fonte di orientamento nelle materie indicate nella legge istitutiva, utile allo svolgimento dei compiti del Parlamento e del Governo, delle Regioni e delle Autonomie, dei soggetti pubblici, nonch\u00e9 dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria e della polizia giudiziaria; e costituente strumento di orientamento per scelte ambientalmente corrette e coerenti delle imprese e di conoscenza destinata ai cittadini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(<em>a cura di <strong>Riccardo Datteo,<br \/>\n<\/strong><\/em>corso di laurea magistrale in Amministrazioni e Politiche Pubbliche \u2013 Universit\u00e0 di Milano)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; PREMESSA Nel corso della\u00a0seduta del 15 settembre 2022\u00a0\u00e8 stata presentata e approvata all\u2019unanimit\u00e0 la Relazione conclusiva sulle attivit\u00e0 svolte nel corso della XVIII Legislatura.&nbsp;<span class=\"hellipsis\">[&hellip;]<\/span><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/osservatorio-parlamentare\/attivita-dinchiesta\/le-commissioni-di-inchiesta-nella-xviii-legislatura\/quadro-generale-dellattivita-nella-xviii-legislatura\/commissione-rifiuti-sintesi-della-relazione-conclusiva-sulle-attivita-svolte-nella-xviii-legislatura\/\">Leggi tutto <span class=\"screen-reader-text\">Commissione Rifiuti: sintesi della Relazione conclusiva sulle attivit\u00e0 svolte nella XVIII Legislatura<\/span> <span class=\"meta-nav\" aria-hidden=\"true\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":29833,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_exactmetrics_skip_tracking":false,"_exactmetrics_sitenote_active":false,"_exactmetrics_sitenote_note":"","_exactmetrics_sitenote_category":0,"wp_social_preview_title":"","wp_social_preview_description":"","wp_social_preview_image":0,"footnotes":""},"class_list":["post-51148","page","type-page","status-publish","hentry"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Commissione Rifiuti: sintesi della Relazione conclusiva sulle attivit\u00e0 svolte nella XVIII Legislatura - Staging Avviso Pubblico<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"noindex, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Commissione Rifiuti: sintesi della Relazione conclusiva sulle attivit\u00e0 svolte nella XVIII Legislatura - Staging Avviso Pubblico\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"&nbsp; 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