{"id":5121,"date":"2016-04-01T07:57:33","date_gmt":"2016-04-01T05:57:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.avvisopubblico.it\/osservatorio\/?page_id=5121"},"modified":"2016-04-01T07:57:33","modified_gmt":"2016-04-01T05:57:33","slug":"commissione-di-inchiesta-sui-rifiuti-analisi-della-situazione-della-regione-liguria","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/osservatorio-parlamentare\/attivita-dinchiesta\/attivita-dinchiesta-xvii\/commissione-bicamerale-sul-ciclo-dei-rifiuti\/commissione-di-inchiesta-sui-rifiuti-analisi-della-situazione-della-regione-liguria\/","title":{"rendered":"Commissione di inchiesta sui rifiuti: analisi della situazione della regione Liguria"},"content":{"rendered":"<p><strong>Premessa<\/strong>. La Commissione parlamentare di inchiesta sulle attivit\u00e0 illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati ha approvato il\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/824?tipo=C&amp;anno=2015&amp;mese=10&amp;giorno=29&amp;view=&amp;commissione=39&amp;pagina=#data.20151029.com39.bollettino.sede00010.tit00010\">29 ottobre 2015<\/a><\/strong>\u00a0un\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/824?tipo=A&amp;anno=2015&amp;mese=10&amp;giorno=29&amp;view=&amp;commissione=39#data.20151029.com39.allegati.all00010\">documento<\/a><\/strong>\u00a0sulle attivit\u00e0 illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella regione Liguria.<\/p>\n<p><strong>La gestione del ciclo dei rifiuti<\/strong>. La Relazione evidenzia in primo luogo la mancanza di una strategia complessiva nella gestione dei rifiuti della regione, con un assetto impiantistico in fase di necessario adeguamento. La Liguria, altamente urbanizzata e caratterizzata dalla presenza di numerosi porti, registra un\u2019elevata produzione pro capite di rifiuti, superiore del 14% alla media nazionale, e uno dei costi pi\u00f9 elevati d\u2019Italia per gestione, raccolta e smaltimento (201,69 euro all\u2019anno per abitante, dati ISPRA del 2013). Contestualmente la regione, pur essendo di dimensioni limitate ma ambita meta turistica, \u00e8 al quarto posto nel Paese per numero di rifiuti prodotti, con un servizio di raccolta \u201cafflitto dal progressivo esaurimento delle discariche\u201d. Particolarmente delicata la questione dei rifiuti speciali dato che la Liguria presenta numerosi poli industriali: sono stati individuati 174 siti legati all\u2019inquinamento, di cui 52 dichiarati definitivamente bonificati. Inoltre la presenza di numerosi porti, in primis Genova e La Spezia, espongono il territorio al rischio di traffici illeciti connessi al ciclo dei rifiuti.<\/p>\n<p><strong>Rifiuti urbani e raccolta differenziata<\/strong>. I dati sulla produzione dei rifiuti urbani segnalano un andamento costante, facendo registrare una contrazione nel solo circondario di Genova. A livello di raccolta differenziata la media regionale si attesta nel 2014 sul 35.9%, un aumento di 2.8 punti rispetto all\u2019anno precedente (dati ARPAL): nei 4 capoluoghi di provincia solo Savona si attesta al di sotto del 30 per cento (25.2), mentre La Spezia \u00e8 la pi\u00f9 \u2018virtuosa\u2019 con il 38.2%. A seguire Genova (33.7) e Imperia (31.1). Valori comunque ben al di sotto gli obiettivi comunitari e nazionali.<\/p>\n<p>Come sopraesposto la gestione dei rifiuti \u00e8 affidata perlopi\u00f9 a impianti di discarica e le altre forme di gestione risultano residuali: i cinque impianti di compostaggio regionali hanno trattato nel 2013 appena 24 tonnellate di frazione organica (dati ISPRA). Le forme di pretrattamento dei rifiuti, prima di essere avviati in discarica, hanno fatto registrare una contrazione del 10 per cento nel 2013. Questo fa s\u00ec che il 73% dei rifiuti allocati in discarica non riceva alcun trattamento, contrariamente a quanto predisposto sia dalla disciplina nazionale che comunitaria. Per quanto riguarda il confronto tra il pro capite di produzione e numero di rifiuti smaltiti in discarica, di fronte ad una media nazionale che \u00e8 di 180 chilogrammi per abitante ogni anno, la Liguria \u00e8 molto al di sopra di tale dato, con 320 chilogrammi per abitante. E\u2019 il terzo valore pi\u00f9 alto in Italia dopo Molise (447 chilogrammi\/anno ma smaltisce anche rifiuti provenienti da altre regioni) e Sicilia (437 chilogrammi\/anno)<\/p>\n<p><strong>Rifiuti speciali<\/strong>. Nel 2013 il numero di rifiuti speciali complessivamente prodotti in Liguria \u00e8 stato pari a 4.6 milioni di tonnellate, un dato in leggero calo rispetto all\u2019anno precedente. Di questi, 4.4 milioni sono classificati come \u201cnon pericolosi\u201d e 142mila come \u201cpericolosi\u201d. L\u2019ARPAL sottolinea come la situazione impiantistica, se si escludono gli impianti soggetti ad AIA e le discariche di inerti, \u00e8 \u201ccostituita da piccole realt\u00e0\u201d: 116 impianti che operano in regime ordinario e 309 in regime semplificato. Non vengono per\u00f2 forniti dettagli relativi alle quantit\u00e0 di rifiuti trattati nel corso del 2013, n\u00e9 sulla capacit\u00e0 complessiva autorizzata. Nella Relazione viene sottolineata la carenza impiantistica relativa ai rifiuti pericolosi: non sono presenti discariche dedicate mentre esiste solo una discarica con cella monodedicata, in grado di ricevere rifiuti di cemento amianto non friabili e senza fibre libere.\u00a0 Nel 2011 quasi un milione di tonnellate di rifiuti non pericolosi e 80mila tonnellate di rifiuti pericolosi sono stati inviati ad impianti di altre regioni, mentre la Liguria ha trattato complessivamente 878mila tonnellate di rifiuti speciali provenienti da altre regioni. Per quanto concerne il trasporto transfrontaliero, sono state esportate 33mila tonnellate e importate pi\u00f9 di 12mila.<\/p>\n<p><strong>La frammentariet\u00e0 della gestione<\/strong>. Le questioni rilevanti, come gi\u00e0 sopra accennato, sono le scelte legate all\u2019impiantisca e la frammentazione della gestione. Un problema strutturale \u00e8 considerato il secondo punto: le gestioni frammentate e miste sul territorio rappresentano \u201cil rischio che i partner siano inadeguati\u201d. Come sottolineato dal presidente di Legambiente Liguria, ascoltato durante il ciclo delle audizioni condotte dalla Commissione, fino a qualche anno fa erano addirittura 40 gli operatori privati coinvolti nella gestione e il loro numero \u00e8 stato dimezzato solo negli ultimi tempi. A coprire oltre met\u00e0 della popolazione sono le municipalizzate di Genova e La Spezia che, secondo il presidente dell\u2019associazione, \u201cnon hanno un <em>know how<\/em> adeguato per procedere e coordinare la raccolta differenziata e farla salire all\u2019interno della regione\u201d. A puntare il dito sulla frammentariet\u00e0 della gestione sono stati anche il Comandante legione Carabinieri della Liguria, il presidente della Provincia e il viceprefetto vicario di Savona. Negli ultimi tempi sta emergendo un dato in controtendenza rispetto al dato nazionale, vale a dire il ritorno verso una gestione pubblica, dopo negative esperienze di affidamento ai privati.<\/p>\n<p><strong>Il nuovo Piano rifiuti<\/strong>. Per superare le criticit\u00e0 sopraesposte, indicate come terreno per possibili infiltrazioni della criminalit\u00e0, \u00e8 stato predisposto un nuovo Piano rifiuti, presentato davanti alla Commissione rifiuti nel gennaio 2015, approvato con deliberazione dal Consiglio Regionale nel marzo 2015 e inviato al Ministero dell\u2019Ambiente nel mese successivo. Spalmato in un arco temporale di sei anni, prevede strategie di gestione dei rifiuti urbani e speciali e operazioni di bonifica, allo scopo di rientrare negli obiettivi previsti a livello comunitario e nazionale.<\/p>\n<p>La legge assegna alla Citt\u00e0 Metropolitana di Genova e alle province di Imperia, Savona e La Spezia competenze in merito all\u2019organizzazione dei servizi relativi alla raccolta, al trasporto dei rifiuti, al loro smaltimento e alla raccolta differenziata, da esercitare in conformit\u00e0 con il piano metropolitano e i piani d\u2019area provinciali da approvare entro marzo 2016. Per superare il problema della frammentariet\u00e0 della gestione, la <em>governance<\/em> \u00e8 affidata alla Regione che opera attraverso un comitato costituito dal Presidente della Giunta o suo delegato, dagli assessori regionali competenti, dal Sindaco della Citt\u00e0 Metropolitana o suo delegato, dai presidenti delle province o loro delegati. Funzione del comitato \u00e8 approvare il Piano d\u2019ambito che recepisce le scelte del piano metropolitano e dei piani d\u2019area. Altre funzioni sono l\u2019articolazione degli standard di costo dei servizi, l\u2019individuazione dei livelli qualitativi, le relative modalit\u00e0 di monitoraggio.<\/p>\n<p>Tenuto conto delle criticit\u00e0 del territorio regionale, gli obiettivi principali sono: ridurre i rifiuti dalla fonte, portare il sistema della differenziata al risultato del 65% rispetto al rifiuto prodotto, delimitare i bacini di raccolta e gestione omogenei a carattere intercomunale. Dal punto di vista delle bonifiche si vogliono definire modalit\u00e0 efficaci di smaltimento dei materiali rivenienti da interventi di bonifica, aumentare il quadro conoscitivo delle aree che potenzialmente presentano criticit\u00e0 ambientali, favorire il risanamento allo scopo di restituire il suolo agli usi legittimi senza impegnare nuovi spazi.<\/p>\n<p><strong>Le criticit\u00e0 della prevenzione nelle attivit\u00e0 di Polizia<\/strong>. Nel ciclo di audizioni la Commissione rifiuti ha ascoltato i responsabili delle forze di Polizia, i dirigenti delle autorit\u00e0 con compiti di polizia giudiziaria, i sostituti procuratori che si occupano di illeciti ambientali. Ne emerge un quadro ricco di criticit\u00e0 legato anche in questo caso alla frammentariet\u00e0 della gestione, in particolare sulla \u201cpermeabilit\u00e0 delle societ\u00e0 che trattano i rifiuti per conto dei Comuni, sia per le possibili infiltrazioni di stampo mafioso, sia per i fatti corruttivi altrettanto dannosi\u201d. Secondo il Comando della legione Carabinieri \u201cil costante stato emergenziale\u2026finisce per facilitare, in presenza di procedure spesso adottate in via d\u2019urgenza, la gestione non del tutto trasparente degli appalti\u201d. Anche \u201cl\u2019eccessiva parcellizzazione dei servizi di gestione\u201d non aiuta le forze di polizia nella loro attivit\u00e0 di controllo.<\/p>\n<p>Il Procuratore della Repubblica di Genova sottolineava la mancanza di un efficace Piano gestionale a livello regionale, soprattutto in relazione ad una serie di presunti illeciti ambientali riscontrati nell\u2019area di Genova e legati alla discarica di Scarpino e all\u2019AMIU, la municipalizzata interamente partecipata dal Comune capoluogo di regione. Ne emerge, anche in relazione a quanto specificato da altri attori auditi dalla Commissione, un quadro di microcriminalit\u00e0 diffusa.<\/p>\n<p>Le forze di polizia e le autorit\u00e0 preposte al controllo evidenziano l\u2019esigenza di un pi\u00f9 ampio coordinamento tra i soggetti aventi funzione di prevenzione. Viene ritenuto necessario da pi\u00f9 parti l\u2019incremento dei controlli su strada del trasporto rifiuti, allo scopo di individuare il maggior numero di operatori in nero che trasportano rifiuti pericolosi a scopi criminali. Altro punto fondamentale \u00e8 l\u2019inadeguatezza degli organici di ciascun soggetto istituzionale. A tal proposito \u00e8 significativo quanto riportato dal NOE di Genova, che negli ultimi 4 anni ha proceduto ad appena 134 controlli. Il Comandante del Nucleo Operativo Ecologico ha sottolineato come \u201cl\u2019esiguit\u00e0 dell\u2019organico non consente di condurre pi\u00f9 di una o due indagini alla volta\u201d.<\/p>\n<p>La Guardia di Finanza, relativamente all\u2019aspetto della criminalit\u00e0 economico-finanziaria legata al ciclo dei rifiuti sottolinea come le organizzazioni in Liguria non agiscono con i tipici metodi mafiosi, tramite uso della violenza, ma puntano a rendersi invisibili attraverso l\u2019infiltrazione nel tessuto economico \u2013 sociale e l\u2019affidamento di appalti e subappalti di servizi relativi allo smaltimento dei rifiuti.<\/p>\n<p><strong>Alcuni casi particolari: la provincia di Imperia<\/strong>. Nella Relazione vengono affrontati a parte alcuni casi specifici. Il primo \u00e8 relativo alla provincia di Imperia: il sequestro della discarica di Ponticelli nel 2010, in cui finivano i rifiuti di oltre la met\u00e0 dei Comuni della provincia, ha imposto prima lo sversamento degli stessi verso aree al di fuori del territorio provinciale e successivamente l\u2019individuazione di discariche di servizio, in attesa di un sistema centrale di smaltimento. Nel frattempo la discarica di Ponticelli veniva chiusa e bonificata. La situazione di emergenza veniva ad acuirsi con l\u2019intervento giudiziario sulla discarica di Collette Ozoto, che faceva emergere tutte le problematiche del sistema: un contesto non orientato alla riduzione del rifiuto da inserire in discarica, una debolezza delle funzioni amministrative di controllo, una <em>governance<\/em> inadeguata, una frammentazione di aziende di gestione. \u201cSi \u00e8 inteso realizzare un impianto pubblico, che rester\u00e0 di propriet\u00e0 pubblica e dopo i 20 anni sar\u00e0 riaffidato tramite gara ad altro soggetto e dovr\u00e0 raccogliere tutti i rifiuti provenienti dalla provincia di Imperia\u201d. L\u2019iter, al momento della pubblicazione della Relazione, era in corso e l\u2019entrata in funzione \u00e8 prevista per il 2019.<\/p>\n<p><strong>La vicenda Pitelli<\/strong>. \u201cNegli anni Settanta e Ottanta la collina di Pitelli era una zona dove confluivano quantit\u00e0 di rifiuti pericolosi provenienti principalmente da varie attivit\u00e0 industriali e non\u201d. Accanto al sito principale, esistono altri siti minori sulla collina che ospitano anch\u2019essi rifiuti pericolosi interrati. Una vicenda quella di Pitelli che nel corso delle precedenti legislature ha visto gi\u00e0 impegnata la Commissione rifiuti, che l\u2019ha incrociata con le attivit\u00e0 di traffico illecito. I procedimenti per la bonifica si trovano in un differente stato di avanzamento: alcune aree, come il sito principale, sono state caratterizzate. Altre aree sono state studiate in modo pi\u00f9 discontinuo. Nelle varie aree che compongono la discarica di Pitelli sono emerse numerose criticit\u00e0 ambientali determinate dalla presenza di piombo, zinco, mercurio, manganese, arsenico, altri metalli pesanti e idrocarburi. Alcune zone, come l\u2019area ex Pertusola, presentano \u201ccontaminazioni nelle matrici acque di falda e sedimenti marini\u201d.<\/p>\n<p><strong>La bonifica Cogoleto-Stoppani<\/strong>. Nello stabilimento Luigi Stoppani SPA nell\u2019area di Cogoleto, la cui produzione \u00e8 cessata nel 2003, si ottenevano derivati dal cromo utilizzati per l\u2019industria galvanotecnica e conciaria. L\u2019area interessata, circa 200 ettari fra terra e mare, \u00e8 stata perimetrata nel 2002. Le indagini previste dal piano di caratterizzazione avevano evidenziato una contaminazione da cromo totale, cromo esavalente e nichel. Valori critici erano emerse dai campioni sulle acque di falda.\u00a0 La Provincia di Genova ha certificato nel 2010 e 2012 l\u2019avvenuta bonifica degli arenili di Arenzano e Cogoleto. La successiva campagna di monitoraggio effettuata dall\u2019ARPAL ha evidenziato che \u201clo stato di inquinamento ambientale dell\u2019area ex Stoppani \u00e8 di entit\u00e0 moderata\u201d.<\/p>\n<p><strong>La Tirreno Power di Vado<\/strong>. La vicenda relativa alla centrale elettrica di Vado, di propriet\u00e0 ENEL fino al 2003, poi passata alla Tirreno Power, finisce in Commissione a seguito di quanto riferito dai magistrati di Genova e Savona. I presunti illeciti riguardano l\u2019inquinamento causato dall\u2019uso di carbone come combustibile, dallo scarico delle acque e dalla gestione rifiuti, oggetto di procedimento penale. L\u2019esito delle indagini condotte dalla Procura di Savona contestano, a vario titolo, agli oltre 86 indagati varie accuse: disastro ambientale doloso, disastro sanitario colposo aggravato, abuso d\u2019ufficio e omicidio plurimo colposo. Le accuse sono contestate a dirigenti e amministratori dell\u2019azienda, ma anche a funzionari e pubblici amministratori della Regione Liguria (cooperazione colposa). Secondo la ricostruzione della Procura sarebbero state omesse volontariamente le misure adatte a ridurre l\u2019inquinamento, assumendo decisioni volte esclusivamente a soluzioni pi\u00f9 redditizie. Secondo l\u2019accusa i soggetti pubblici indagati \u201cgarantivano un ingiusto vantaggio patrimoniale\u201d a Tirreno Power \u201cconsistito nel lasciare caducare un\u2019AIA (Autorizzazione Integrale Ambientale) che prevedeva obblighi non assolti\u201d. Gli interessi imprenditoriali avrebbero in questo modo condizionato i poteri pubblici. Il Procuratore della Repubblica descrive una \u201cpressoch\u00e9 totale inerzia della pubblica amministrazione, centrale e locale, deputata ai controlli nel settore ambientale\u201d.<\/p>\n<p><strong>La demolizione della Costa Concordia<\/strong>. La motonave Costa Concordia, naufragata all\u2019isola del Giglio nel gennaio 2012, il cui relitto \u00e8 stato trasportato nel porto di Genova, \u00e8 in fase di demolizione. La fase di alleggerimento, lo smaltimento dei rifiuti presenti all\u2019interno della nave, ha visto inviarli in discariche di Lombardia e Piemonte. \u201cAnche in questo caso \u2013 si legge nella Relazione \u2013 la regione Liguria denuncia la sua non autosufficienza\u201d. Finita la fase di alleggerimento, il 12 maggio 2015 il relitto \u00e8 stato trasportato nel porto antico, dove sar\u00e0 smantellata. L\u2019attivit\u00e0 di demolizione \u00e8 stata sottoposta ad AIA, rilasciata dalla provincia di Genova. Nessuna evidenza \u00e8 stata fin qui acquisita su possibili interessi criminali e nessun reato ambientale \u00e8 stato accertato.<\/p>\n<p><strong>Il seguito in Assemblea<\/strong>. Il Senato ha discusso la relazione il <strong><a href=\"http:\/\/www.senato.it\/japp\/bgt\/showdoc\/frame.jsp?tipodoc=Resaula&amp;leg=17&amp;id=969259\">31 marzo 2016<\/a><\/strong>, congiuntamente alle altre della Commissione, approvando al termine una risoluzione (<em>vedi allegato<\/em>).<\/p>\n<p><em>All.to Risoluzione 6-00176 n. 2 del 31 marzo 2016 (PUPPATO, PAGNONCELLI, NUGNES, DI BIAGIO, MARINELLO, Maurizio ROSSI, ORELLANA, COMPAGNONE, AUGELLO, PEPE, ARRIGONI).<\/em><\/p>\n<p>Il Senato,<\/p>\n<p>esaminata la relazione di approfondimento sulla situazione territoriale della Liguria, approvata all&#8217;unanimit\u00e0 dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attivit\u00e0 illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati nella seduta del 29 ottobre 2015;<\/p>\n<p>premesso che:<\/p>\n<p>l&#8217;attivit\u00e0 di indagine conoscitiva sulla Liguria ha fatto emergere, al di l\u00e0 delle varie problematiche specifiche, la mancanza di una strategia complessiva sulla gestione dei rifiuti nella regione Liguria: in una regione con particolari caratteristiche orografiche, altamente urbanizzata, una programmazione adeguata e commisurata a queste caratteristiche avrebbe dovuto essere, e dovr\u00e0 essere, parte fondante delle politiche di gestione;<\/p>\n<p>si \u00e8 ipotizzata, nel corso del tempo, la realizzazione di strutture tecnologicamente avanzate che avrebbero dovuto risolvere il problema ma che non sono state realizzate: sarebbe stata sufficiente una pianificazione pi\u00f9 normale, che curasse l&#8217;aumento progressivo della raccolta differenziata, tuttora insufficiente, con un lavoro pi\u00f9 capillare di prevenzione della produzione di rifiuti e di coinvolgimento ed educazione dei cittadini, in particolare per quanto concerne la gestione dei rifiuti organici con il compostaggio domestico e di comunit\u00e0 e la realizzazione di centri di compostaggio possibilmente di qualit\u00e0 curando la separazione a monte e il pretrattamento;<\/p>\n<p>il servizio di raccolta dei rifiuti urbani \u00e8 afflitto dal progressivo esaurimento delle discariche;<\/p>\n<p>anche quello dei rifiuti speciali \u00e8 un settore molto delicato. In Liguria ci sono dei poli industriali anche piuttosto importanti, problemi relativi alla portualit\u00e0, alla produzione del settore navale e ferroviario, alla produzione di energia elettrica;<\/p>\n<p>la dotazione impiantistica della regione Liguria \u00e8 sicuramente carente;<\/p>\n<p>per quanto riguarda la gestione dei rifiuti urbani, il sistema sino ad oggi adottato risulta fortemente dipendente dagli impianti di discarica, realizzati nei decenni scorsi e che, tramite successive operazioni di ampliamento, costituiscono tutt&#8217;oggi la risorsa principale che avrebbe dovuto garantire l&#8217;autonomia gestionale all&#8217;interno del territorio ligure;<\/p>\n<p>tutte le altre forme di gestione appaiono residuali, compresi i limitati impianti di compostaggio;<\/p>\n<p>il trattamento meccanico biologico, utilizzato unicamente come forma di pretrattamento dei rifiuti da avviare in discarica \u00e8 dotato di un numero altrettanto limitato di impianti;<\/p>\n<p>tale situazione fa s\u00ec che larga parte dei rifiuti allocati in discarica non sia sottoposta ad alcuna forma di pretrattamento che risulterebbe, invece, obbligatorio in base alla disciplina comunitaria e nazionale;<\/p>\n<p>i rifiuti sono stati sistematicamente conferiti fuori regione in base ad accordi interregionali conclusi e rinnovati dalla Regione Liguria;<\/p>\n<p>altro punto sensibile riguarda la produzione e gestione dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione, i rifiuti contaminati da amianto e le terre e rocce da scavo, considerato anche lo sviluppo in corso di &#8220;grandi opere&#8221;;<\/p>\n<p>molte voci raccolte dalla Commissione paventano il &#8220;collasso annunciato&#8221; della gestione del ciclo dei rifiuti in Liguria, di cui vanno altres\u00ec evidenziate le potenzialit\u00e0 negative in termini di illegalit\u00e0 diffusa ovvero di interesse di realt\u00e0 criminali strutturate;<\/p>\n<p>le questioni rilevanti appaiono fondamentalmente due: le scelte impiantistiche e &#8211; anche in relazione alla governance degli ambiti &#8211; la frammentazione della gestione;<\/p>\n<p>la situazione dell&#8217;AMIU di Genova, quantunque fortemente segnata dall&#8217;indagine che ha portato alla luce un radicato sistema corruttivo coinvolgente alcuni dirigenti e dalle criticit\u00e0 ambientali collegate alla gestione della discarica di Scarpino, se potr\u00e0 avere un riferimento certo in un Piano rifiuti adeguato e con investimenti utili potrebbe diventare il terreno su cui sperimentare il tema dell&#8217;economia circolare;<\/p>\n<p>la situazione che oggi grava sulla citt\u00e0 metropolitana di Genova &#8211; e sulla Regione &#8211; \u00e8 quello di un ritardo serio nel perseguimento degli obiettivi di raccolta differenziata e un persistente sistema &#8211; diseconomico e ambientalmente negativo &#8211; di trasferimento dei rifiuti;<\/p>\n<p>la possibilit\u00e0 del superamento delle criticit\u00e0 evidenziate &#8211; che da pi\u00f9 fonti vengono segnalate come possibile terreno di coltura di forme di illegalit\u00e0 diffusa ma anche di infiltrazioni criminali &#8211; \u00e8 fortemente legata all&#8217;efficacia del nuovo Piano di Gestione dei rifiuti, del quale la Commissione ha tuttavia colto delle carenze;<\/p>\n<p>nella Regione Liguria gli impianti per la depurazione delle acque reflue urbane rispecchiano la distribuzione della popolazione: grandi impianti nelle zone costiere che servono le zone pi\u00f9 densamente abitate e piccoli impianti nell&#8217;entroterra a servizio dei piccoli paesi e delle zone extraurbane;<\/p>\n<p>una quota significativa difetta peraltro di conformit\u00e0 alla normativa; la situazione autorizzativa rispecchia quasi completamente quella impiantistica, e vi sono impianti non adeguati ma autorizzati nelle more dell&#8217;adeguamento previsto, mentre altri adeguati sono in attesa dell&#8217;emanazione del provvedimento autorizzativo;<\/p>\n<p>nella concreta situazione dei porti liguri, gli elementi raccolti dalla Commissione hanno evidenziato le dimensioni &#8211; rilevanti e in crescita &#8211; del fenomeno del traffico transfrontaliero di rifiuti;<\/p>\n<p>un vero e proprio fenomeno di dumping ambientale, a opera di soggetti stranieri spesso con la correit\u00e0 di intermediari italiani porta a eludere le norme italiane sui rifiuti organizzandone il trasferimento all&#8217;estero, in Paesi caratterizzati da disciplina pi\u00f9 permissiva o privi di capacit\u00e0 di controllo in materia di tutela ambientale, che diventano la sede utile dove svolgere attivit\u00e0 di estrazione di utilit\u00e0 residua dal rifiuto mediante trattamenti altamente inquinanti e con l&#8217;esito finale dell&#8217;abbandono incontrollato;<\/p>\n<p>siamo di fronte ad una &#8220;filiera impropria&#8221; di gestione dei rifiuti, di cui le aree portuali sono i terminali nel territorio nazionale;<\/p>\n<p>l&#8217;impatto negativo di questo fenomeno si estende al circuito economico nazionale, al quale viene sottratta l&#8217;utilit\u00e0 di grandi quantit\u00e0 di materie che sarebbero destinabili al riciclo;<\/p>\n<p>l&#8217;efficacia dell&#8217;attivit\u00e0 di contrasto in questo settore discende anche da forme di collaborazione venutesi spontaneamente a creare in un contesto specifico quale quello portuale ligure, che producono una prima risposta di qualit\u00e0, in termini di materiale intervento sul traffico illecito ma anche di efficacia nella redazione degli atti di indagine;<\/p>\n<p>i limiti all&#8217;integrazione della comunicazione tra forze di polizia tradizionali e le due autorit\u00e0 che svolgono l&#8217;attivit\u00e0 di contrasto all&#8217;illegalit\u00e0 transfrontaliera in ambito portuale (Agenzia delle Dogane e Capitaneria di Porto) privano peraltro sia le prime che le seconde di dati conoscitivi fondamentali: \u00e8 dunque fortemente auspicabile un&#8217;integrazione dei sistemi informativi;<\/p>\n<p>\u00e8 fonte di allarme il progressivo radicamento sul territorio della n&#8217;drangheta, dovuto a diversi fattori;<\/p>\n<p>nel settore ambientale peraltro le organizzazioni criminali non agiscono con i tipici metodi violenti ma tentano piuttosto di infiltrarsi nel tessuto sociale ed economico e di rendersi &#8216;invisibili&#8217;, per approfittare delle occasioni che l&#8217;economia legale offre, ad esempio attraverso l&#8217;affidamento di appalti e sub-appalti di servizi ivi compresi quelli relativi al ciclo di smaltimento dei rifiuti;<\/p>\n<p>di particolare rilievo per la realt\u00e0 regionale ligure, connotata da un&#8217;elevata &#8220;mobilit\u00e0&#8221; dei rifiuti ma anche delle terre e rocce da scavo, \u00e8 la sollecitazione sulla necessit\u00e0 di incrementare il controllo su strada del trasporto di rifiuti, sensibilizzando tutte le forze di polizia, considerando anche che chi trasporta e traffica rifiuti pericolosi a fini criminali quasi sempre opera in nero;<\/p>\n<p>la caratteristica dei comportamenti illeciti connessi alle materie oggetto di interesse per la Commissione \u00e8 quella dell&#8217;associarsi di fenomeni di microillegalit\u00e0 diffusa e vicende di illeciti ambientali derivanti dalla gestione di impianti di grande dimensione che, nella fisiologia, dovrebbero essere destinati a una ordinaria operativit\u00e0 nell&#8217;ambito della tutela ambientale o dell&#8217;attivit\u00e0 produttiva;<\/p>\n<p>il fatto che ci si avvalga di strutture societarie e attivit\u00e0 finanziarie complesse nel settore delle discariche segnala ancora una volta l&#8217;interesse di un&#8217;economia anche potenzialmente illecita nel ciclo dei rifiuti ligure;<\/p>\n<p>il ritardo o la scarsa efficacia delle scelte programmatorie e gestionali finisce col produrre situazioni che possono favorire la commissione di illeciti penali, la cui mancata risoluzione produce effettivamente quegli illeciti, con la conseguenza di interventi di tipo repressivo che bloccano la gestione ordinaria e innescano ulteriori complessit\u00e0; che enti pubblici, decisori politici o soggetti privati poco attrezzati o poco sensibili vivono come interferenze, rispetto alle quali si atteggiano in maniera passiva e tale da generare ulteriori ritardi nella risoluzione sostanziale dei problemi, con la fuga in una irrisolta transitoriet\u00e0;<\/p>\n<p>la carenza di discariche per inerti, chiuse generalmente per il raggiungimento dei limiti di capienza, e la morfologia di un territorio abbastanza compresso, con poche possibilit\u00e0 di spazi alimenta il fenomeno del deposito abusivo di materiale di risulta da lavori edilizi: i costi che derivano dall&#8217;esigenza di allontanarsi per lo smaltimento lecito alimentano quello illecito di questi inerti;<\/p>\n<p>quanto a situazioni particolari: la percezione che la discarica di Pitelli abbia rappresentato &#8211; al di l\u00e0 delle vicende giudiziarie ed amministrative formali &#8211; il terminale fisico di una rete ramificata dedita alla gestione talora illecita di rifiuti industriali e pericolosi ha attraversato per un ventennio non solo queste attivit\u00e0 istituzionali ma anche il sentire comune; permane dunque rilevante la necessit\u00e0 che in un&#8217;area cos\u00ec vasta e caratterizzata da intrinseca complessit\u00e0, ancora non completamente esplorata, le scelte sugli aspetti tecnici, sulla natura delle sistemazioni con l&#8217;utilizzo delle terre, sulla destinazione del sito e sull&#8217;eventuale denegato conferimento di altri materiali, siano sottoposte a verifiche trasparenti, a controlli che vadano anche al di l\u00e0 del minimo previsto e al coordinamento con una pi\u00f9 ampia pianificazione regionale, al fine di superare qualsiasi dubbio o sospetto;<\/p>\n<p>alle vicende della gestione del sito Cogoleto &#8211; Stoppani si sovrappongono quelle fallimentari che segnalano la discordanza di interessi tra curatela fallimentare e soggetti pubblici che si occupano della tutela e del ripristino ambientale;<\/p>\n<p>lo sviluppo e il completamento della bonifica delle aree Stoppani di Cogoleto deve rimanere oggetto della massima sorveglianza;<\/p>\n<p>le illiceit\u00e0 ipotizzate nella gestione della centrale elettrica Tirreno Power di Vado riguardano in principalit\u00e0 l&#8217;inquinamento atmosferico prodotto dall&#8217;uso del carbone come combustibile ma anche lo scarico delle acque e la gestione dei rifiuti, oggetto di interesse della Commissione, che pertanto ne ha dato conto nella relazione;<\/p>\n<p>la sintesi della situazione porta a distinguere tra questioni giuridiche, connotate da un fisiologico grado di opinabilit\u00e0 e che saranno oggetto di un processo penale i cui esiti non sono prevedibili, e quadro di esercizio concreto di poteri e funzioni in materia ambientale;<\/p>\n<p>agli organi di governo, regionale e nazionale compete pertanto trovare il giusto equilibrio tra ragioni della tutela ambientale e ragioni della produzione industriale;<\/p>\n<p>l&#8217;attenzione complessivamente dovuta al territorio ligure dovr\u00e0 essere finalizzata anche a non lasciarlo esposto a pi\u00f9 livelli di illiceit\u00e0, solo in parte scoperti e comunque da temere,<\/p>\n<p>la fa propria e impegna il Governo, per quanto di competenza, ad intraprendere ogni iniziativa utile al fine di risolvere le questioni evidenziate nella relazione della Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sulle attivit\u00e0 illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, in raccordo e leale collaborazione con i competenti organismi nazionali, le Regioni e gli enti territoriali interessati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>(a\u00a0cura di <a href=\"mailto:claudio.forleo@avvisopubblico.it\"><strong>Claudio Forleo<\/strong><\/a>, giornalista)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa. 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