{"id":51936,"date":"2022-12-20T08:42:38","date_gmt":"2022-12-20T07:42:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/?page_id=51936"},"modified":"2022-12-20T08:42:38","modified_gmt":"2022-12-20T07:42:38","slug":"osservatorio-legalita-regione-lazio-sintesi-vii-rapporto-mafie-nel-lazio-ottobre-2022","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/documenti-tematici\/mafie\/osservatorio-legalita-regione-lazio-sintesi-vii-rapporto-mafie-nel-lazio-ottobre-2022\/","title":{"rendered":"Osservatorio legalit\u00e0 Regione Lazio: sintesi VII Rapporto &#8220;Mafie nel Lazio&#8221; (ottobre 2022)"},"content":{"rendered":"<p><strong>Premessa.<\/strong>\u00a0La <strong><a href=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/Rapporto-Mafie-nel-Lazio-2022.pdf\">settima edizione del Rapporto <em>Mafie nel Lazio<\/em><\/a><\/strong>, realizzato dall\u2019Osservatorio tecnico-scientifico per la sicurezza e la legalit\u00e0 della Regione Lazio, prende in considerazione <strong>il periodo che va dal 1\u00b0 marzo 2021 al 31 maggio 2022<\/strong><strong>.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>LE MAFIE NELLA CAPITALE<\/strong><\/p>\n<p>Da diversi decenni a Roma operano gruppi di criminalit\u00e0 organizzata, con una variet\u00e0 di forme di coabitazione che spaziano tra cooperazione e conflitto, strategie egemoniche e accordi per la spartizione di settori e campi di attivit\u00e0. Da una parte le mafie tradizionali, dall\u2019altra i gruppi romani autoctoni.<\/p>\n<p>\u201cIl primo ventennio del Duemila segnala una novit\u00e0 per la citt\u00e0 di Roma: il riconoscimento dell\u2019esistenza di attivit\u00e0 esercitate con il metodo mafioso in capo a uomini che sono tutti romani\u201d.<\/p>\n<p>Nella Capitale sono presente forme di criminalit\u00e0 ibride, ovvero forme diverse dalla vera e propria colonizzazione della struttura della casa madre, mafie autoctone e organizzazioni non mafiose che utilizzano il metodo mafioso. Questi diversi agglomerati talvolta si uniscono per singoli affari, talvolta hanno patti per convivere, raramente entrano in guerra.<\/p>\n<p>Un altro punto chiave \u00e8 la presenza di quasi tutta la filiera del traffico di droga: dall\u2019importazione attraverso mare, aria o terra, al brokeraggio di alto livello e infine alla distribuzione.<\/p>\n<p>La criminalit\u00e0 romana funziona soprattutto per la rete di relazioni tra quel che \u00e8 mafia e quel che mafia non \u00e8, per questo le figure fondamentali diventano quelle di imprenditori e professionisti. \u201cLa vera forza delle mafie sta fuori dalle mafie\u201d.<\/p>\n<p><strong>L\u2019EVOLUZIONE DELLE COSCHE DI \u2018NDRANGHETA NELLA CAPITALE E LA PRIMA \u201cLOCALE\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Gi\u00e0 dai precedenti rapporti l\u2019Osservatorio aveva individuato come per le attivit\u00e0 del gioco e del traffico di droga, la gestione era passata dai semplici emissari a gruppi con radici a Roma. Questo cambiamento desta evidentemente preoccupazioni poich\u00e9 \u201cil sistema mafioso, quello delle cosche calabresi, ha gi\u00e0 mostrato tutta la sua forza nei territori in cui ha scelto di replicare pienamente la propria struttura criminale, tramite l\u2019ormai noto modello nelle locali\u201d che avviene attraverso tre passaggi: clonare dal territorio di origine la struttura criminale che va ad insediarsi nel territorio di espansione, esportare il metodo mafioso e creare relazioni con il mondo non mafioso.<\/p>\n<p>La \u2018ndrangheta gioca un ruolo determinante nelle dinamiche criminali romane, dal narcotraffico internazionale sino al reinvestimento dei capitali illeciti. Le cosche interagiscono con le mafie tradizionali e autoctone imponendosi soprattutto nella filiera del narcotraffico, facendo pesare il proprio ruolo di player unico sul mercato internazionale.<\/p>\n<p>A Roma l\u2019inchiesta \u201cPropaggine\u201d della primavera 2022 fa emergere per la prima volta che la \u2018ndrangheta ha creato una locale sul territorio; con l\u2019operazione vengono eseguiti molti arresti nel Lazio e in Calabria e si sequestrano 24 tra societ\u00e0, ristoranti, bar e pescherie, in particolare nel quartiere Primavalle. La cosca a cui appartengono tutti gli indagati \u00e8 quella degli Alvaro e tutti i capi vengono colpiti dalle ordinanze di custodia cautelare: Francesco, Nicola, Antonio e Vincenzo Alvaro, e Domenico Carzo. Al vertice della locale c\u2019erano due capi, una diarchia senza precedenti ma che segna un\u2019altra evoluzione dei clan che si adattano alla natura del territorio. Il primo \u00e8 Vincenzo Alvaro, originario della provincia di Reggio Calabria, cos\u00ec come il secondo, Antonio Carzo.<\/p>\n<p>Gli inquirenti scrivono: \u201c\u00e8 risultata fortemente improntata al rispetto delle doti di \u2018ndrangheta l\u2019operativit\u00e0 delle locali di Sinopoli e Cosoleto\u201d. Siamo nel periodo in cui le retate della procura guidata da Giuseppe Pignatone spazzano via i quattro \u201cre\u201d di Roma: Massimo Carminati, il camorrista Michele Senese, i Casamonica e il clan Fasciani. Questo vuoto di potere criminale avrebbe spinto i grandi capi della \u2018\u2018ndrangheta a fare il salto di qualit\u00e0 e a mettere radici nella Capitale. In un\u2019intercettazione Carzo dice:\u201d <em>prima c\u2019erano tanti calabresi, ma tutti sparpagliati, ora invece siamo una carovana per fare una guerra<\/em>\u201d. Le menti pensanti dell\u2019associazione si sarebbero accorte che Roma non vuole capi e quindi avrebbero deciso di iniziare dagli investimenti; Alvaro aveva l\u2019esperienza perfetta per farlo. Il suo punto di forza sarebbe stata la disponibilit\u00e0 di una schiera di professionisti. Egli ha saputo cogliere le opportunit\u00e0 offerte dal lockdown, insieme ad una disponibilit\u00e0 economica di fatto illimitata. Egli rappresentava il dominus assoluto per gli investimenti nl settore delle attivit\u00e0 commerciali tanto che si rivolsero a lui anche esponenti di altre cosche di \u2018ndrangheta e altri sodalizi criminali. Gli uomini del pianeta Alvaro si sono sempre mossi con estrema discrezione. Pasquale Vitalone \u00e8 altro uomo importante dell\u2019associazione. Antonio Carzo \u00e8 un personaggio schivo e attentissimo.<\/p>\n<p><strong>LA CAMORRA, DALLE ORIGINI AL GRUPPO DI MICHELE SENESE<\/strong><\/p>\n<p>La consorteria riconducibile a Michele Senese, pur mantenendo vivi i legami con ambienti camorristici di provenienza, si \u00e8 connotata nel tempo di una propria autonomia criminale interagendo anche con criminali locali operando soprattutto nell\u2019area sud est della Capitale. Il processo Affari di Famiglia ripercorre l\u2019ascesa criminale del clan Senese. Un\u2019altra presenza di origine camorristica \u00e8 quella dei Moccia, che a partire dal 2010 avrebbero iniziato ad investire ingenti capitali soprattutto nel settore della ristorazione nonch\u00e9 in quello immobiliare e caseario.<\/p>\n<p>Di particolare importanza appare l\u2019inchiesta \u201cPetrol-Mafie spa\u201d che ha fatto emergere i convergenti interessi criminali di sodalizi di diversa matrice, formando una vera e propria joint venture criminale. Il business riguardava l\u2019illecita commercializzazione di carburanti e il riciclaggio di centinaia di milioni di euro in societ\u00e0 petrolifere intestate a meri prestanome.<\/p>\n<p><strong>COSA NOSTRA<\/strong><\/p>\n<p>Una delle famiglie di Cosa Nostra pi\u00f9 radicate nella citt\u00e0 di Roma \u00e8 quella dei Rinzivillo, tanto che una recente sentenza della Corte di Cassazione ha sottolineato come il sodalizio sia attivo in Gela e nelle contrade laziali e tedesche. Ovviamente gli affari dei Rinzivillo si sono spostati anche a Roma riciclando i propri guadagni negli appalti pubblici e nella grande distribuzione alimentare e ortofrutticola. Per la prima volta nel panorama siciliano essi hanno mutuato il modello di decolonizzazione della \u2018ndrangheta. Il procuratore aggiunto Michele Prestipino ha ricostruito un quadro d\u2019insieme sul significato di questi spostamenti: \u201cse io voglio investire a Roma non ho bisogno di portare la mamma, il fratello e la sorella, posso farlo direttamente con altri soggetti, se si spostano c\u2019\u00e8 un motivo ed \u00e8 bene che noi lavoriamo per capirlo fino in fondo\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019operazione \u201cGerione\u201d del 2021 riscontra l\u2019infiltrazione nell\u2019economia legale con una serie di attribuzioni fittizie di aziende operanti nella ristorazione. L\u2019inchiesta delinea una precisa strategia pianificata e poi concretamente realizzata di penetrazione nel tessuto economico della citt\u00e0 nell\u2019interesse dell\u2019organizzazione mafiosa palermitana.<\/p>\n<p>Nel febbraio del 2022 inoltre, i carabinieri arrestano Giuseppe Guttadauro nella sua casa nel quartiere vip dell\u2019Axa e il figlio Mario Carlo. Essi avrebbero intessuto rapporti criminali nella Capitale e a Palermo, ed \u00e8 emerso chiaramente il ruolo autorevole che ha continuato ad occupare Mario Carlo all\u2019interno di Cosa Nostra palermitana, fungendo da referente mafioso in virt\u00f9 dell\u2019autorevolezza che si era creato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>LE MAFIE DI ROMA<\/strong><\/p>\n<p><strong>Casamonica<\/strong><\/p>\n<p>Una delle pi\u00f9 importanti presenze mafiose di tipo autoctono \u00e8 quella dei Casamonica. Il clan attivo nella periferia sud est della Capitale e operativo in diversi settori criminali, nel tempo ha costruito \u201cuno stato di vero e proprio assoggettamento e omert\u00e0 determinato non solo nelle persone offese, ma anche in larghi settori della cittadinanza romana che ben conosce la fama dei Casamonica\u201d. La loro struttura organizzativa \u00e8 orizzontale ed equilibrata tra autonomia delle singole famiglie e il comune senso di appartenenza alla stessa associazione, senza che vi sia un \u201ccapo dei capi\u201d. I membri di queste famiglie che portano tutte lo stesso cognome, si sono imparentate anche con altre famiglie sinti come i Di Silvio, i De Rosa, i Di Lauro, gli Spada ecc.<\/p>\n<p>I Casamonica hanno forti legami con altri ambienti criminali, rapporti con la \u2018ndrangheta e la camorra nonch\u00e9 con esponenti della banda della magliana. Il processo contro il gruppo mafioso di Ferruccio Casamonica, a seguito dell\u2019operazione \u201cNoi Proteggiamo Roma\u201d fa emergere uno spaccato di violenze e pestaggi nei confronti di chi ha contratto debiti con il clan.<\/p>\n<p>La pi\u00f9 importante operazione contro la consorteria \u00e8 stata \u201cGramigna\u201d, che dopo gli arresti del 2018 \u00e8 arrivata alla prima sentenza nel 2021 con queste importanti condanne: Domenico 30 anni, Giuseppe 20 anni e 6 mesi, Luciano 12 anni e 9 mesi, Salvatore 25 anni e 9 mesi, Pasquale 23 anni e 8 mesi e Massimiliano 19 anni. Nella lunga e meticolosa requisitoria si ricostruisce la grave sottovalutazione di cui ha beneficiato il clan negli anni fino all\u2019inchiesta Gramigna. Nel processo contro il clan dell\u2019area di Porta Furba, dove il sodalizio ha costituito una vera e propria roccaforte, i giudici sottolineano come le vittime abbiano paura e siano sottoposte al costante timore di vendetta anche se i loro carnefici sono in carcere poich\u00e9 sanno su quanti sodali possa contare l\u2019associazione. La forza e il controllo del clan di spinge persino dentro al carcere di Rebibbia come si legge da questo estratto: \u201cperch\u00e9 noi, qua dentro il carcere, ce la comandiamo\u201d.<\/p>\n<p><strong>Ostia<\/strong><\/p>\n<p>\u201cUno dei versanti territoriali che continua a conservare una spiccata significativit\u00e0 per cogliere le linee evolutive delle presenze mafiose sul territorio metropolitano \u00e8 rappresentato dal comprensorio di Ostia\u201d, qui hanno numerose attivit\u00e0 i Fasciani e gli Spada e accanto a queste si sono radicati gruppi tra qui i napoletani di Ostia. Da tempo \u00e8 per\u00f2 in atto \u201cun continuo riposizionamento delle zone di influenza come si evince dalla serie ininterrotta di attentati e atti intimidatori che hanno interessato il litorale\u201d.<\/p>\n<p>Ad un certo punto il clan Spada si \u00e8 trovato in particolare vulnerabilit\u00e0 e quindi costretto a proporre un accordo di non belligeranza col clan di Esposito Marco. Accanto ai Fasciani e agli Spada ha assunto sempre pi\u00f9 importante la figura di Michele Senese. I Fasciani e Senese misero in atto una strategia per allontanare definitivamente il clan dei Triassi, molto attivo nel litorale e vicino alla famiglia mafiosa dei Cuntrera\/Caruana. Nonostante la gambizzazione di uno di loro, Vito, Carmine Fasciani, quale emissario di Senese, avrebbe proposto a Triassi un accordo per evitare ulteriori vendette, contro i suoi carnefici, Roberto De Santis detto Nasca e Giordani Roberto detto Cappottone, poich\u00e9 la continua violenza avrebbero avuto risvolti negativi sulle attivit\u00e0 di tutti i gruppi criminali a causa dell\u2019aumentato allarme delle forze dell\u2019ordine.<\/p>\n<p>Da questa vicenda nasce il patto di Grottaferrata che rappresentava gli interessi degli Spada da una parte, e di Fabrizio Piscitelli dall\u2019altra, il quale curava gli interessi di Marco Esposito. L\u2019accordo \u00e8 stato svelato dall\u2019inchiesta \u201cTom Hagen\u201d della Guardia di finanza, a cui avrebbe partecipato anche l\u2019avvocatessa romana Lucia Gargano, che era l\u2019anello di congiunzione perch\u00e9 conosceva bene gli Spada (era collaboratrice dell\u2019avvocato difensore di numerosi Spada) e anche Piscitelli (era la sua legale di fiducia). Lei \u00e8 stata condannata per concorso esterno in associazione mafiosa a 6 anni e 8 mesi.<\/p>\n<p>Nasca e Paolo Papagani, imprenditore di Ostia, finiscono in manette per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. In questo delicato contesto il clan Spada continua ad essere una realt\u00e0 criminale importante. \u201cIl costante assoggettamento delle vittime crea in loro un forte stato di sudditanza psicologica, legato non solo alla violenza ma, soprattutto, alla compattezza e solidit\u00e0 del gruppo nel controllo del territorio di riferimento testimoniato dalla scarsit\u00e0 delle denunce e dalla omert\u00e0 manifestatasi\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019ultima operazione contro gli Spada \u201cMater Matuta\u201d porta all\u2019arresto di due rampolli del clan Spada, Juan e Francesco.<\/p>\n<p><strong>Il delitto di Diabolik e gli equilibri criminali della capitale<\/strong><\/p>\n<p>Nel 2019 Fabrizio Piscitelli venne ucciso. L\u2019inchiesta \u201cTom Hagen\u201d e la prima sentenza contro l\u2019avvocato Gargano raccontano di un Diabolik figura chiave per la nuova pax mafiosa, attraverso il cosiddetto patto di Grottaferrata per garantire la fine degli scontri ad Ostia. La figura di Piscitelli emerge anche nelle carte dell\u2019inchiesta sul clan Madaffari-Gallace, avendo intrattenuto rapporti col boss di \u2018ndrangheta Bruno Gallace. Nel 2021 si compie un altro omicidio eccellente, quello di Selavdi Shehaj; egli era a capo di un\u2019organizzazione criminale dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti, e aveva gi\u00e0 subito un tentato omicidio. L\u2019omicidio di Shehaj, si inserisce nella guerra tra i due gruppi, \u00e8 secondo i magistrati la risposta al tentato omicidio di Leandro Bennato che i componenti della banda di Diabolik ritenevano responsabile dell\u2019omicidio del suo capo. Durante questo periodo avvengono tentati omicidi sia verso Bennato che verso Fabrizio Fabietti, braccio destro di Diabolik. Altro nome che emerge nella rete di contatti di Leandro \u00e8 quello di Alessandro Fasciani. Per l\u2019omicidio viene arrestato il boss Giuseppe Molisso, boss romano vicino a Michele Senese, gi\u00e0 noto alle forze dell\u2019ordine, per aver fornito l\u2019arma per l\u2019agguato, le indagini sono ancora in corso.<\/p>\n<p><strong>Le organizzazioni criminali albanesi dopo il delitto di Diabolik<\/strong><\/p>\n<p>I malviventi di origine albanese su gran parte del territorio nazionale dimostrano tipologie organizzative e operative fra loro differenti: possono essere organizzati in piccoli gruppi o avere strutture simili a quelle delle mafie tipiche; utilizzano un efferato uso della violenza e le affiliazioni si basano spesso su legami familiari o sulla provenienza dal medesimo luogo. Il settore di interesse prevalente \u00e8 il traffico di sostanze stupefacenti, sebbene risultino attivi anche nel traffico di armi, nella tratta di esseri umani e nello sfruttamento della prostituzione talvolta in accordo funzionale con organizzazioni di diversa etnia, inoltre hanno fama di essere affidabili. Essi riuscirebbero infatti a movimentare ingenti quantit\u00e0 di cocaina ed eroina attraverso la cooperazione di connazionali presenti in madrepatria, nel centro America e in altri paesi europei, specie nei Paesi Bassi. Proprio la capacit\u00e0 dei sodalizi albanesi ad operare a livello globale e a disporre di droga a prezzi concorrenziali ha favorito il consolidamento dei rapporti con le organizzazioni mafiose italiane in seno a relazioni che sarebbero agevolate dall\u2019assenza di conflittualit\u00e0 per il predominio sul territorio. Le organizzazioni albanesi spesso si affidano a figure carismatiche come Elvis Demce, Ermal Arapaj, Arben Zogu, Doran Petroku, Daliu Luzlim, alcuni di loro sono stati pi\u00f9 volte arrestati per reati associativi connessi al traffico di droga ed altri gravissimi delitti. Negli anni sono cresciuti a fianco alla figura di Piscitelli.<\/p>\n<p>Arben Zogu, detto \u201cRiccardino l\u2019albanese\u201d gode di ampio rispetto e considerazione persino nell\u2019\u00e9lite della \u2018ndrangheta, in particolare nel clan Bellocco di Rosarno.<\/p>\n<p>I carabinieri del gruppo di Frascati hanno colpito due gruppi feroci, armati e in guerra tra di loro, prima che si arrivasse a epiloghi gi\u00e0 scritti, capeggiate da Demce e Arapaj; il secondo aveva cercato di espandere la sua sfera di influenza entrando in contrasto col primo.<\/p>\n<p>L\u2019associazione criminale di Demce non teme di usare la forza e di porsi in contrasto con altre organizzazioni criminali alle quali fornisce droga. \u00c8 del recupero crediti verso la potente famiglia Primavera. L\u2019organizzazione dell\u2019albanese ha una dimensione particolarmente violenta che costituisce lo strumento principale dell\u2019azione su due versanti: quello del recupero crediti derivanti dalla cessione di stupefacenti e quello della conquista di pezzi del territorio da sottoporre al controllo del gruppo.<\/p>\n<p>La carriera criminale di Dorian Petoku \u00e8 stata favorita dalla detenzione dei suoi capi, Zogu e Demce. Egli ha un legame fortissimo con Piscitelli e Fabietti.<\/p>\n<p>Daliu Lulzim invece durante la sua permanenza in Italia ha eseguito delitti in modo sistematico: reati contro il patrimonio, detenzione di armi, illeciti di falso, traffico di stupefacenti e tentato omicidio.<\/p>\n<p><strong>LE PIAZZE DI SPACCIO E I SISTEMI CRIMINALI<\/strong><\/p>\n<p>Il sistema di gestione delle piazze di spaccio nella Capitale \u00e8 un modello rodato, diffuso e conosciuto ai vari gruppi criminali che operano nelle periferie della capitale. Le aziende-piazze di spaccio contribuiscono in misura significativa ad un vasto e diffuso welfare garantendo stipendi e assistenza legale ai propri dipendenti. I punti cardine organizzativi sono: l\u2019utilizzo di sentinelle, la divisione di compiti, l\u2019impiego sempre pi\u00f9 forte di minorenne in tutte le attivit\u00e0, la capacit\u00e0 di sviluppare una forza intimidatrice per creare un controllo del territorio. Le piazze di spaccio, come sottolineato anche nei Rapporti precedenti, possono essere chiuse o aperte in base alla presenza di sentinelle, ostacoli fissi ecc.\u201d Gestire le piazze di spaccio in queste zone della capitale implica la capacit\u00e0 di crearle, gestirle e proteggerle. La capacit\u00e0 di tessere alleanze, attraverso matrimoni oppure convivenze, con altre famiglie criminali \u00e8 uno dei punti di forza dei narco-criminali di Roma che, negli anni hanno creato e rafforzato un welfare criminale parallelo\u201d.<\/p>\n<p>Una delle piazze pi\u00f9 importanti \u00e8 quella di Ponte Nona, che nel 2021 \u00e8 stata colpita con l\u2019indagine \u201cLimes\u201d. Il gruppo contrastato \u00e8 quello capeggiato da Christian Ventre, e viene confermata la sua statura criminale e le grandi potenzialit\u00e0 economiche della piazza: il giro d\u2019affari, calcolato dagli inquirenti era di circa 100 mila euro di guadagno al mese. Lo spaccio avviene in appartamenti dotati di porte blindate e sorvegliati da vedette, la disciplina tra spacciatori e vedette \u00e8 mantenuta con fermezza e violenza. A Ponte Nona opera poi un gruppo criminale costituito intorno alla figura di Claudio Cesarini e la sua famiglia, con importanti legami con gli albanesi, che hanno addirittura predisposto volantini pubblicitari sulla piazza di spaccio. La base logistica \u00e8 lo spazio antistante un edificio, organizzato militarmente, con vedette e sentinelle che controllano chiunque passi, lo identificano e lo indirizzano ai luoghi di spaccio.<\/p>\n<p>Tor Bella Monaca a San Basilio sono altre due piazze di spaccio popolate da una galassia di gruppi criminali in rapporti anche con importanti famiglie di camorra e \u2018ndrangheta, divisi in una logica di spartizione mafiosa dove convivono momenti di accordo operativo con altrettante fasi di conflitto, molti gli episodi di violenza registrati nei rapporti tra i gruppi. In questa zona della Capitale, come in altre periferie romane, \u00e8 ormai avvenuta una \u201cmetamorfosi\u201d e ci si trova di fronte a gruppi di stampo mafioso con contatti con la \u2018ndrangheta dei Gallace e propaggini fino al litorale di Anzio e Nettuno. Ci sono famiglie come gli Sparapano e i Moccia, i quali attraverso il matrimonio hanno costituito un solido legame, i Cordaro-Sparapano, i Bevilacqua e le figure carismatiche di Manolo Monterisi, Christian Careddu e Vincenzo Nastasi. Tutti gruppi criminali pi\u00f9 volte colpiti dalle indagini, anche se le indagini hanno documentato una straordinaria capacit\u00e0 di recupero e dimostrato di poter comandare anche dal carcere. Contro il clan Cordaro \u00e8 importante il processo in Corte d\u2019Assise. Nel 2021 scatta un\u2019importante inchiesta della Dda romana sullo scacchiere criminale di Tor bella Monaca che colpisce il gruppo Longo con 51 misure restrittive. A capo del gruppo c\u2019\u00e8 David Longo, che gestiva in maniera efferata l\u2019interno del clan, contemplando punizioni per gli affiliati che non rigavano dritto; due collaboratori di giustizia sono stati una risorsa fondamentale per conoscere pi\u00f9 a fondo l\u2019organizzazione: \u201cogni settimana vengono rotti i telefonini e si bruciano le schede usate per la gestione dello spaccio, David Longo non usa telefoni\u2026 sono adottate una serie di contromisure per evitare il carcere sfruttando la normativa che prevede la possibilit\u00e0 ai tossicodipendenti iscritti al SERT di scontare la pena nelle comunit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Nel quartiere di San Basilio opera la famiglia Primavera e il clan di \u2018ndrangheta Marando. Tante le occupazioni abusive riconducibili ai Marando ai Papillo anche se durante la primavera scorsa le istituzioni sono riuscite a sgomberare tutte le case occupate dai clan.<\/p>\n<p>La Rustica \u00e8 un\u2019altra delle piazze di spaccio della Capitale; qui \u00e8 presente l\u2019associazione criminale guidata da Daniele Carlomosti. Egli gambizz\u00f2 brutalmente il fratello Simone durante una guerra di famiglia per la gestione della piazza di spaccio. L\u2019associazione conosce e rispetta le gerarchie criminali come si evince dal sequestro di Maurizio Cannone, uomo vicino ai Senese a cui gli uomini di Carlomosti hanno chiesto il permesso prima di poterlo uccidere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>IL LABORATORIO CRIMINALE DI ANZIO E NETTUNO<\/strong><\/p>\n<p>Continua la latitanza di Antonio Gallace e Cosimo Damiano Gallace, vertici del sodalizio dell\u2019omonimo clan. Dopo la scarcerazione nel 2014, Cosimo Damiano ha ripreso la sua leadership a Guardavalle. I due latitanti sono fratelli di Vincenzo Gallace, storico capo bastone della cosca, che ha radici profonde nella piana dello Stilaro nei comuni di Anzio, Nettuno e nelle regioni Lombardia e Toscana. In questi anni il clan si \u00e8 oltremodo rafforzato. La sentenza Appia racconta di due figure di fiducia del clan che contano ancora molto nella vita economico-politica di Nettuno. Quello dei Gallace \u00e8 un clan di peso nello scacchiere criminale del litorale romano, come si racconta nell\u2019inchiesta Equilibri contro il clan Fragal\u00e0. Per un lungo periodo, secondo gli inquirenti, i Gallace hanno fornito cocaina alle piazze di spaccio di San Basilio. L\u2019ultima inchiesta che colpisce il clan \u00e8 del 2021 e viene documentato l\u2019uso di strumenti sofisticati per la comunicazione, chat criptate e mezzi di comunicazione degni dei servizi segreti. Un altro dei fratelli, Bruno, \u00e8 stato recentemente condannato a 20 anni, si tratta del primo pronunciamento di un giudice sull\u2019asse tra i Gallace e i Bellocco sul litorale sud di Roma. uno dei colpi investigativi pi\u00f9 importanti alla \u2018ndrangheta arriva per\u00f2 agli inizi del 2022, con le ordinanze di custodia cautelare a carico di 65 persone, tutti uomini del clan Gallace e della locale di Santa Cristina d\u2019Aspromonte di Anzio e Nettuno costituente il distaccamento della locale di Santa Cristina d\u2019Aspromonte. Tra gli arrestati anche due carabinieri del nucleo investigativo. Le manette scattano per il capo della \u2018ndrangheta di Anzio e Nettuno, Giacomo Madaffari, detto Giacomino. Al vertice della locale ci sono altri due esponenti di spicco, Bruno Gallace, e l\u2019imprenditore Davide Perronace detto il capellone. Il processo di colonizzazione del litorale romano da parte dei nuclei delle famiglie Gallace-Perronace-Tedesco-Madaffari \u00e8 pertanto consolidato e risale agli anni 50-60. \u201ci Gallace dominano il territorio di Anzio e Nettuno e Giacomo ricopre il ruolo di capo locale con il consenso dei Gallace\u201d. Il controllo del territorio di Anzio e Nettuno esercitato dal clan calabrese si manifesta in molte vicende, arrivando anche a prevenire conflitti con gruppi minori. Il clan ha dispiegato la sua azione contaminando anche il tessuto sociale-economico e politico locale. Giova sottolineare che la Prefettura di Roma ha insediato in seno ai Comuni di Anzio e Nettuno due commissioni di accesso per verificare l\u2019esistenza del condizionamento esterno di tipo mafioso.<\/p>\n<p>Sempre nello stesso territorio hanno operato anche diramazioni del clan calabrese dei Bellocco. Nel quartiere Europa, la piazza di spaccio \u00e8 gestita da esponenti del clan Spada-Di Silvio. Le sentenze definitive relative all\u2019inchiesta Sfinge hanno statuito l\u2019operativit\u00e0 in queste realt\u00e0 locali dei clan dei casalesi. Si sono inoltre visti all\u2019opera anche esponenti del clan degli Esposito. La famiglia Sparapano \u00e8 inoltre radicata anche nel contesto territoriale di Nettuno.<\/p>\n<p><strong>LATINA<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019istituzione di un pool della Dda di Roma destinato alla provincia di Latina, unitamente all\u2019apporto delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, ha cambiato in modo sostanziale sia l\u2019approccio investigativo che l\u2019analisi delle criminalit\u00e0 organizzata presente sul territorio. Si \u00e8 innescata una collaborazione sempre pi\u00f9 stretta con la Dda di Napoli, la quale, seguendo l\u2019espansione geografica ed economica dei clan campani, ben conosce l\u2019area del sud del Lazio, tradizionale feudo della criminalit\u00e0 organizzata di Napoli e Caserta.<\/p>\n<p>\u201cRisulta confermata la presenza di un significativo numero di organizzazioni criminali qualificabili ai sensi dell\u2019art. 416 bis c.p., appaiono tuttavia accomunate dall\u2019utilizzo del metodo mafioso per conquistare e dividersi il mercato illegale ed intervenire attivamente su quello legale\u201d. Vige in un simile pianeta criminale una sorta di pax, dove l\u2019episodio violento eclatante \u00e8 attuato solo se inevitabile. I distaccamenti delle mafie tradizionali presenti sul territorio, pur avendo una loro autonomia nell\u2019operare, hanno conservato i legami e il <em>modus agendi<\/em> delle associazioni da cui traggono origine. Ci\u00f2 ha fatto s\u00ec che esse, nel periodo preso in considerazione dal presente lavoro, fossero qualificate anche giuridicamente quali associazioni di tipo mafioso, come accaduto per la famiglia dei Di Silvio a Latina, sulla quale pi\u00f9 sentenze, a partire dal 2019, hanno confermato tale conformazione.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 di Fondi, oltre a essere condizionata economicamente per l\u2019inserimento mafioso nel Mof, \u00e8 uno snodo fondamentale del traffico di droga come delineato nell\u2019operazione di cattura da parte della polizia italiana e brasiliana di un elemento di spicco del clan Zizzo, egemone nel territorio di Fondi e del basso Lazio. \u00a0In pi\u00f9 con l\u2019operazione \u201cBabele\u201d, si descrive bene l\u2019assetto di supermercato della droga ad Aprilia.<\/p>\n<p>In pi\u00f9 operazioni del 2021 gruppi diversi riferibili all\u2019area di Fondi vengono individuati dalle Dda di Roma e Napoli, quali importanti elementi nello scacchiere del traffico di droga. Il 2021 conta una sequenza impressionante e al tempo stesso esplicativa della presenza di gruppi criminali organizzati nell\u2019area pontina. Il clan Antinozzi nasce dalla scissione di una mafia tradizionale del posto; il clan Mendico-Riccardi, come ricostruito con sentenza definitiva emessa in seno al procedimento denominato \u201cAnni Novanta\u201d, rappresenta la proiezione fuori dal territorio di origine del clan dei casalesi. Per quanto riguarda, invece, la presenza stabile di figure di spicco della criminalit\u00e0 organizzata campana sul litorale pontino, fenomeno risalente nel tempo; si \u00e8 concluso il processo per l\u2019omicidio di Gaetano Marino che viene ricondotto nel contesto della faida di Scampia. Sempre in riferimento a importanti sodalizi l\u2019inchiesta \u201cTouch&amp;Go\u201d nei confronti di 22 indagati tra cui Domenico e Ferdinando Scotto, quali capi dell\u2019associazione e storicamente legati all\u2019alveo camorristico del clan Licciardi, poi transitati nel clan Sacco-Bocchetti, \u00e8 contestata un\u2019associazione armata finalizzata al traffico di stupefacenti. Se sul capoluogo della provincia di Latina si sono accesi i riflettori sui clan autoctoni di origine rom, il sud pontino continua ad essere una sorta di estensione della criminalit\u00e0 campana e ha destato clamore l\u2019agguato ai danni di Gustavo Bardellino, nipote di Antonio, fondatore del clan dei casalesi. Le indagini della Dda di Roma sono tuttora in corso.<\/p>\n<p>Se sul fronte del condizionamento dell\u2019economia e della riconoscibilit\u00e0 e pericolosit\u00e0 sociale dei clan grandi passi in avanti si sono fatti gi\u00e0 a partire dal 2014 con la sentenza Caronte, solo nel 2021 si avr\u00e0 chiaro il quadro dei tentacoli dei clan sulla politica, per l\u2019attuazione di due procedimenti per voto di scambio. A Latina avviene la pi\u00f9 importante rivoluzione culturale nell\u2019analisi del fenomeno della criminalit\u00e0 organizzata riguardante clan autoctoni e i loro legami con l\u2019economia e le professioni, spesso anche con una parte della politica. Nel 2021 si \u00e8 ricostruito minuziosamente il dominio del sodalizio Di Silvio riferito alla figura cardine di Armando nel quartiere di Campo Boario. Nel processo principale \u201cAlba Pontina\u201d si \u00e8 proceduto contro 29 imputati per il reato di associazione mafiosa relativo alla compagine facente capo ad Armando. Su di lui alcuni passi della sentenza scrivono: \u201calla fama criminale e all\u2019esercizio della violenza si \u00e8 accompagnata la capacit\u00e0 di penetrazione nei confronti di ambienti della politica e dell\u2019amministrazione locale, evidenziatasi in una significativa ingerenza nella campagna elettorale di diversi candidati alle consultazioni amministrative del 2016 nei comuni di Latina e Terracina, culminata in alcuni episodi di vera e propria compravendita del consenso elettorale\u201d. Dall\u2019inchiesta \u201cScheggia\u201d del 2020 viene messo alle misure cautelari l\u2019ex consigliere reginale del Lazio Gina Cetrone e tre appartenenti al clan Di Silvio. Per tale procedimento \u00e8 in corso il dibattimento al Tribunale di Latina. All\u2019inizio del 2021 il Gup di Roma ha rinviato a giudizio 3 persone per il reato di voto di scambio riferito alle elezioni amministrative di Latina del 2016. Questa \u00e8 la costola politica di \u201cAlba Pontina\u201d, nella quale l\u2019amministrazione comunale si \u00e8 costituita parte civile. Tre gli imputati tra cui un candidato a quelle elezioni. Il 13 luglio 2021 \u00e8 stata eseguita una misura cautelare personale per il reato di voto di scambio politico mafioso in relazione all\u2019intervento del clan Di Silvio per garantire pacchetti di voti nelle aree di influenza del clan a un candidato alle elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale di Latina del 5 giugno 2016, in seguito divenuto europarlamentare, attraverso la mediazione di un imprenditore operante nel settore rifiuti, interessato ad ottenere una posizione monopolistica nel territorio di Latina. Il processo con rito immediato \u00e8 iniziato davanti al Tribunale di Latina a marzo 2022 a carico di Raffaele Del Prete, imprenditore del settore dei rifiuti, ed Emanuele Forzan, suo collaboratore ed ex coordinatore della Lega a Sezze Romano. Fungono da prova per questo procedimento, oltre alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Agostino Riccardo, alcune intercettazioni di un altro procedimento della Procura di Latina, denominato \u201cTouchdown\u201d ed inerente a episodi di corruzione nel Comune di Cisterna di Latina.<\/p>\n<p>Nel periodo in considerazione si sono realizzati anche importanti snodi processuali su omicidi riconducibili al periodo della cosiddetta \u201cguerra criminale pontina\u201d che ha visto la contrapposizione armata tra organizzazioni col tentativo dei soggetti di etnia non rom di soppiantare le famiglie Ciarelli-Di Silvio che detenevano di fatto il controllo delle principali attivit\u00e0 criminali sul territorio. Ben undici anni dopo quella guerra si \u00e8 arrivati a una ricostruzione pi\u00f9 approfondita, e nel 2021 sono state eseguite misure cautelari personali nei confronti di presunti autori di uno degli omicidi di quella faida, l\u2019omicidio Moro, per cui sono accusati Ferdinando Ciarelli, Andrea Pradissitto e Simone Grenga attestata anche la configurabilit\u00e0 dell\u2019aggravante mafiosa.<\/p>\n<p>Lo spazio \u201cdisponibile\u201d sulle piazze di spaccio e sul controllo della citt\u00e0 creatosi dopo gli arresti dei fratelli Travali con l\u2019indagine \u201cReset\u201d, e il pentimento di alcuni soggetti rilevanti nell\u2019organizzazione del clan autoctono hanno fatto s\u00ec che fosse possibile un ritorno in grande stile di Giuseppe Di Silvio detto Romolo, il quale \u00e8 la figura di spicco e primo indagato nel procedimento \u201cScarface\u201d che a ottobre 2021 ha portato a 33 arresti. La sua figura \u00e8 talmente importante che i suoi fratelli detenuti a Rebibbia, organizzano periodicamente dei summit per poi relazionare a lui tramite i parenti.<\/p>\n<p>L\u2019autunno del 2021 apre su Latina una serie di squarci di notevole importanza al fine di un\u2019analisi temporale del fenomeno della criminalit\u00e0 proiettato sui livelli economici. Si conclude la prima fase dell\u2019indagine \u201cOttobre rosso\u201d che ruota attorno alle figure di Gianluca Tuma e Costantino Di Silvio. Tuma aveva ricominciato a lavorare sottotraccia per imbastire una nuova rete di prestanome e societ\u00e0. Va ricordato che Tuma \u00e8 tuttora sotto processo in uno dei filoni dell\u2019inchiesta \u201cDon\u2019t touch\u201d per le minacce ad un giornalista. Il legame tra criminalit\u00e0 e diversi livelli dell\u2019economia pontina \u00e8 una costante. Come dimostra, tra gli altri, il filone bis dell\u2019indagine \u201cArpalo\u201d, in cui \u00e8 coinvolto l\u2019ex parlamentare Pasquale Maietta, e il successivo filone \u201cArpalo2\u201d dove si contesta l\u2019esistenza di \u201cun gruppo criminale organizzato, impegnato in attivit\u00e0 criminali di riciclaggio in pi\u00f9 di uno stato\u201d, nel quale gli imputati a vario titolo \u201cin concorso fra loro e con altri soggetti rimasti ignoti impegnavano denaro in attivit\u00e0 economiche e finanziarie provenienti da delitti tributari\u201d.<\/p>\n<p>Le maggiori emergenze ambientali continuano ad essere il traffico e lo stoccaggio di rifiuti. Viene scoperto un gruppo considerato vicino ai casalesi che voleva inserirsi su una serie di gare d\u2019appalto dei rifiuti e sul porto di Gaeta per poi spedirne da l\u00ec una parte in Bulgaria. A latere di quest\u2019indagine c\u2019\u00e8 anche la confisca di beni al principale imputato per un milione e mezzo di euro. \u00c8 poi pendente il procedimento per la discarica abusiva realizzata all\u2019interno di una cava di Aprilia.<\/p>\n<p>Intanto nel settore dell\u2019agricoltura negli ultimi anni si \u00e8 fatto spazio un fenomeno di sfruttamento del lavoro sempre pi\u00f9 ampio nonostante iniziative di deterrenza. L\u2019inchiesta \u201cNo Pain\u201d, su un analogo filone \u00e8 alle fasi finali del processo a carico di 37 persone condannate per associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell\u2019immigrazione clandestina e al falso. Si tratta dii una delle pi\u00f9 severe sentenze di sempre in questo ambito e sicuramente la prima del genere nel Lazio per favoreggiamento dell\u2019immigrazione clandestina.<\/p>\n<p>Nel 2021 sono state nove le interdittive di cui due nei confronti di altrettante societ\u00e0 cancellate dalla <em>white list<\/em>. Merita senza dubbio attenzione l\u2019analisi sequenziale avviata su cinque societ\u00e0 di mediazione, operanti a vario titolo nel Mof di Fondi. L\u2019aggressione dei patrimoni illeciti \u00e8 stata una delle caratteristiche fondanti dell\u2019attivit\u00e0 investigativa, e la riprova dell\u2019espansione nel territorio del basso Lazio dei pi\u00f9 importanti sodalizi criminali campani. Nei Comuni di Formia e Sperlonga sono stati confiscati beni appartenuti all\u2019avvocato Cipriano Chianese e sono passati nei loro patrimoni alcuni appartamenti e un albergo. La provincia di Latina annovera un patrimonio di beni confiscati amplissimo e di elevato valore economico. Nel 2021 son stati confiscati 36 beni e di questi 16 sono stati assegnati ad amministrazioni locali e nazionali.<\/p>\n<p><strong>FROSINONE<\/strong><\/p>\n<p>Nella provincia di Frosinone appare prevalente la presenza di gruppi di origine camorristica, soprattutto dei casalesi. A inizio 2021, nell\u2019ambito dell\u2019inchiesta \u201cAutoriciclo\u201d, sono state attuate misure restrittive nei confronti di 17 persone ritenute responsabili di associazione per delinquere, evasione e frode fiscale. Inoltre, \u00e8 stato disposto il sequestro preventivo di beni per un valore di oltre 13 milioni di euro.<\/p>\n<p>Resta sempre al centro degli interessi dei clan l\u2019attivit\u00e0 di spaccio su larga scala, come si evince dalla recente sentenza del 2022 con rito abbreviato, che ha portato a un totale di 145 anni di carcere inflitti a 27 dei 28 imputati per i reati di spaccio, estorsione e riciclaggio.<\/p>\n<p>Nel territorio provinciale hanno poi trovato rifugio numerosi latitanti, come dimostrano gli arresti avventi nel recente passato di esponenti di spicco legati al clan Amato-Pagano, Polverino e dei casalesi. Analogamente al territorio pontino, anche nel frusinate ci sono proiezioni delinquenziali campane con i casalesi e i Mallardo. Nell\u2019area di Cassino invece troviamo sempre i casalesi, gli Esposito di Sessa Aurunca, i Belforte di Marcianise, i Licciardi, i Giuliano, i Mazzarella, i Di Lauro e i Gionta di Torre Annunziata. Si registra contemporaneamente anche la presenza di propaggini criminali autoctone rappresentate principalmente dalle famiglie Spada e Di Silvio. Nel 2022 la Dia e la Sezione Operativa dei Carabinieri di Cassino, insieme alle Procure, hanno dato esecuzione ad un provvedimento di confisca beni patrimoniali del Tribunale di Roma nei confronti di 9 soggetti appartenenti al nucleo familiare di etnia rom Spada-Morelli, stanziali nel basso Lazio, gi\u00e0 noti per appartenere a un sodalizio criminale. Nel provvedimento spicca la figura di Maria Spada, che aveva specifiche mansioni nel fissare i prezzi e nel quantitativo di droga da cedere; personaggio tanto importante che la piazza di spaccio dove operava veniva chiamata in gergo \u201cPiazza zia Maria\u201d.<\/p>\n<p>Nel carcere di Frosinone, nel 2021 \u00e8 avvenuto un episodio tra i pi\u00f9 gravi registrati nelle case circondariali. Un detenuto \u00e8 stato rinchiuso in una cella sequestrato e picchiato. La vittima Alessio Peluso, \u00e8 un esponente di spicco della criminalit\u00e0 organizzata campana. La Procura responsabile ha chiesto il rinvio a giudizio per Marco Corona, esponente di due clan napoletani, Genny Esposito, figlio di un boss dei Licciardi, e due albanesi: Andrea Kercanaj e Blerim Sulejmani. L\u2019aggressione ebbe un seguito su cui tuttora si sta indagando perch\u00e9 Peluso riusc\u00ec a ricevere una pistola all\u2019interno del carcere poi utilizzata per sparare all\u2019impazzata contro i suoi aggressori, senza per\u00f2 alcun ferimento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>(a cura di <strong>Riccardo Datteo<\/strong>,<br \/>\ncorso di laurea magistrale in Amministrazioni e Politiche Pubbliche \u2013 Universit\u00e0 di Milano )<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa.\u00a0La settima edizione del Rapporto Mafie nel Lazio, realizzato dall\u2019Osservatorio tecnico-scientifico per la sicurezza e la legalit\u00e0 della Regione Lazio, prende in considerazione il periodo&nbsp;<span class=\"hellipsis\">[&hellip;]<\/span><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/documenti-tematici\/mafie\/osservatorio-legalita-regione-lazio-sintesi-vii-rapporto-mafie-nel-lazio-ottobre-2022\/\">Leggi tutto <span class=\"screen-reader-text\">Osservatorio legalit\u00e0 Regione Lazio: sintesi VII Rapporto &#8220;Mafie nel Lazio&#8221; 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