{"id":6942,"date":"2017-07-16T19:31:15","date_gmt":"2017-07-16T17:31:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.avvisopubblico.it\/osservatorio\/?page_id=6942"},"modified":"2017-07-16T19:31:15","modified_gmt":"2017-07-16T17:31:15","slug":"relazione-2016-dna-la-tratta-di-esseri-umani","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/documenti-tematici\/mafie\/relazione-2016-dna-la-tratta-di-esseri-umani\/","title":{"rendered":"Relazione 2016 DNA: la tratta di esseri umani"},"content":{"rendered":"<p><strong>Premessa<\/strong>. La Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo ha presentato a giugno 2017 la <a href=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/RELAZIONE-DNA-1.7.2015-30.6.2016.pdf\"><strong>Relazione annuale<\/strong><\/a> sulle attivit\u00e0 svolte dal Procuratore nazionale e dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo nonch\u00e9 sulle dinamiche e strategie della criminalit\u00e0 organizzata di tipo mafioso nel periodo luglio 2015 \u2013 giugno 2016. Di seguito viene sintetizzato il capitolo dedicato all\u2019analisi della tratta di esseri umani ad opera delle organizzazioni criminali.<\/p>\n<p><strong>Quadro generale<\/strong>. \u201cLa schiavit\u00f9 esiste ancora sebbene sia vietata nella maggior parte dei Paesi dov\u2019\u00e8 praticata\u201d \u00e8 una frase contenuta nell\u2019introduzione di questa sezione: \u00e8 un fenomeno che va ben al di l\u00e0 delle cifre ufficiali, dato che, svela il documento, la maggior parte delle vittime si rifiuta di rendere testimonianza perch\u00e9 intimorita per le probabili ripercussioni, ma anche perch\u00e9 non si fidano delle forze di polizia del proprio Paese. Viene inoltre sottolineato come siano le fasce pi\u00f9 deboli della popolazione, in particolare donne e bambini, il prezzo pi\u00f9 alto in relazione a questo tema di allarmante attualit\u00e0.<\/p>\n<p>Inizialmente il documento prende in esame la realt\u00e0 internazionale nel suo insieme, con dati tratti nella grande maggioranza dal <a href=\"https:\/\/www.google.it\/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=2&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=0ahUKEwjijsbelITVAhUBLhoKHdCeCTAQFggvMAE&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.unodc.org%2Fdocuments%2Fdata-and-analysis%2Fglotip%2F2016_Global_Report_on_Trafficking_in_Persons.pdf&amp;usg=AFQjCNGoT7AHgm4O6flt_-OgQogOviiYkg\"><em>Global Report on Trafficking in persons<\/em><\/a> del 2016, redatto a cura dell\u2019Ufficio delle Nazioni Unite per la Droga e la Criminalit\u00e0 (UNODC). In particolare, risulta che nel periodo 2012 &#8211; 2014 oltre la met\u00e0 delle oltre 60.000 vittime di tratta registrate a livello mondiale siano state coinvolte nello sfruttamento della prostituzione o di altre forme a carattere sessuale; circa il 38%, dato in costante crescita nell\u2019ultimo decennio, sono state sfruttate per fini lavorativi; altre forme di sfruttamento si attestano all\u20198% dei casi. Per quanto riguarda genere ed et\u00e0, le donne rappresentano ancora la maggioranza assoluta (il 51% delle vittime di <em>trafficking<\/em> sono donne adulte), seguono uomini (21%) bambine (20%) e bambini (8%). Anche se il genere femminile costituisce ancora il 71% delle vittime di tratta, il dato si dimostra in netta diminuzione: nel 2004 le donne e bambine vittime di tratta costituivano l\u201984% del totale. Questa diminuzione \u00e8 compensata, ovviamente dall\u2019aumento degli uomini vittime di tratta, in netta crescita e in grande maggioranza sfruttati a fini di lavoro forzato. Relativamente ai trafficanti, essi sono prevalentemente di genere maschile e generalmente condividono nazionalit\u00e0, provenienza etnica e lingua parlata con le loro vittime: tali comunanze generano fiducia nelle vittime e le spingono nelle mani dei trafficanti. Purtroppo le cifre riferite a questo ignobile commercio sono in costante crescita, ed anche il <a href=\"https:\/\/www.state.gov\/j\/tip\/rls\/tiprpt\/2016\/index.htm\"><em>Trafficking in Persons Report<\/em> del 2016<\/a>, a cura del dipartimento di Stato americano, conferma i dati e le statistiche poco rassicuranti presenti nel documento dell\u2019ONU. Nella relazione statunitense si sottolinea inoltre il ruolo fondamentale svolto dalle vittime ai fini del contrasto di questo delitto. Con lo scopo di spingere tutti i Paesi del mondo verso una pi\u00f9 efficace azione di contrasto, nel 2015 l\u2019UNODC ha invitato i governi di tali Paesi ad uniformare e rendere effettive le rispettive politiche in materia; in tale occasione, l\u2019Ufficio delle Nazioni Unite ha anche istituto una giornata mondiale contro la tratta di esseri umani al fine di sensibilizzare l\u2019opinione pubblica mondiale.<\/p>\n<p><strong>La situazione in Europa<\/strong>. La relazione si basa in gran parte sui dati ricavati dall\u2019<a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/home-affairs\/sites\/homeaffairs\/files\/what-is-new\/news\/news\/docs\/20141017_working_paper_on_statistics_on_trafficking_in_human_beings_en.pdf\">ultimo rapporto Eurostat in materia di traffico di esseri umani<\/a>. I numeri a livello di Unione europea parlano di un fenomeno che ha avuto come vittime, nel triennio 2010 \u2013 2012, circa 30.000 persone, in grande maggioranza donne, di cui oltre 1.000 bambini. Rispetto al dato globale, quello riferito all\u2019Unione vede coinvolte un maggior numero di donne (67% del totale), mentre i dati riferiti agli uomini, alle bambine e ai bambini si attestano su cifre pi\u00f9 basse, rispettivamente al 17%, 13% e 3%. Di queste la quasi totalit\u00e0, il 95% per la precisione, sono vittime di tratta a fini sessuali. Il 65% delle vittime registrate risultano avere la cittadinanza di uno degli Stati membri: ai primi cinque posti di questa triste classifica si piazzano Romania, Bulgaria, Paesi Bassi, Ungheria e Polonia. Per quanto riguarda i cittadini dei Paesi extracomunitari essi provengono in maggior misura da Nigeria, Brasile, Cina, Vietnam e Russia. Questi dati sono ovviamente riferiti alla parte emersa del fenomeno, ma dai dati si evince la tendenza dei cittadini di determinate nazionalit\u00e0 a collaborare maggiormente con la giustizia, ma anche la maggiore attenzione che alcuni Stati membri dedicano a questo fenomeno rispetto ad altri. Per quanto riguarda i trafficanti, circa il 70% sono di genere maschile, e, analogamente ai dati sulle vittime, circa i 2\/3 del totale sono composti da cittadini comunitari (69%), soprattutto bulgari, romeni, belgi (queste tre nazionalit\u00e0 da sole contribuiscono al 59% del totale), tedeschi e spagnoli. Il restante 31% \u00e8 composto in prevalenza da cittadini di Nigeria, Turchia, Albania, Brasile e Marocco. Questi dati, combinati con la grande crescita delle condanne per questo tipo di reato, dimostrano l\u2019accresciuta attenzione degli Stati membri nei confronti di questo fenomeno. Allo scopo precipuo di contrastare la tratta di esseri umani, l\u2019Unione ha approvato la direttiva 2011\/36\/UE; nel maggio 2016 una risoluzione del Parlamento Europeo ha valutato l\u2019efficacia dello strumento e delle politiche nazionali di contrasto alla tratta. Ne emerge un quadro desolante, dove emergono l\u2019inadeguatezza delle sanzioni comminate contro i trafficanti rispetto ai possibili guadagni e la mancanza di strumenti adeguati, in primo luogo una non adeguata armonizzazione legislativa, per contrastare congiuntamente il problema. Fra i suggerimenti indirizzati agli Stati si segnala il rafforzamento della cooperazione ai fini della confisca ed il congelamento dei beni dei trafficanti, depotenziando la convenienza di un\u2019attivit\u00e0 che passerebbe da \u201calto profitto, basso rischio\u201d a \u201cbasso profitto, alto rischio\u201d e contestualmente devolvere tali somme, sotto forma di aiuti, alle vittime.<\/p>\n<p><strong>La situazione in Italia<\/strong>. La relazione pone al centro del sistema di contrasto alla tratta di esseri umani il Piano Nazionale di Azione, adottato nel 2016 in applicazione della direttiva 2011\/36 UE. Seguendo un approccio unitario a livello europeo, l\u2019obiettivo strategico del Piano \u00e8 quello di migliorare la risposta nazionale al fenomeno della tratta, operando nei settori della prevenzione del reato, della persecuzione dei crimini e nella protezione ed integrazione delle vittime. A tal fine \u00e8 prevista un \u201cCabina di regia\u201d presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in nome del coordinamento dell\u2019azione nazionale. Sulla base delle indicazioni del Piano stesso, sono state elaborate dal Ministero dell\u2019Interno delle linee guida funzionali all\u2019identificazione delle vittime di tratta nell\u2019ambito della procedura di determinazione della protezione internazionale; questo passaggio \u00e8 infatti considerato fondamentale sia allo scopo di reprimere i trafficanti tramite le testimonianze delle vittime, ma serve anche, e soprattutto, per fornire assistenza materiale e psicologica alle vittime stesse. In Italia operano prevalentemente trafficanti di origine romena, nigeriana, albanese ed italiana, ed anche le vittime, in prevalenza, sono di cittadinanza nigeriana, romena ed italiana. I dati a disposizione confermano anche sul nostro territorio una tendenza di crescita sia dei reati di traffico che dei procedimenti in corso.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo delle organizzazioni criminali<\/strong>. In Italia, cos\u00ec come in Europa, il fenomeno della tratta delle donne si traduce, nella stragrande maggioranza dei casi ed in percentuali nettamente pi\u00f9 elevate rispetto alla media mondiale, in reati di sfruttamento della prostituzione. Il nostro Paese assume rilevanza, nell\u2019ambito dei fenomeni di tratta, sia come destinazione finale che come luogo di transito verso il resto d\u2019Europa. Tutti i passaggi relativi al viaggio, l\u2019immigrazione e la strutturazione del <em>business<\/em> sono appannaggio di organizzazioni criminali transnazionali etniche, sia comunitarie che straniere, descritte a pi\u00f9 riprese nella relazione come organizzazioni stabili, strutturate e formate da individui di diverse nazionalit\u00e0. I vertici di queste organizzazioni solitamente risiedono nel Paese di origine, ed in Italia vengono mandati solo gli ultimi anelli della catena, i quali talvolta sono anche italiani; solitamente, i principali Paesi di origine delle vittime di tratta coincidono con quelli dei <em>network<\/em> criminali. Recenti analisi investigative hanno permesso l\u2019emergere di alcuni nuovi fattori, fra i quali si annoverano il crescente utilizzo di internet e dei social network sia per il reclutamento che per lo sfruttamento delle vittime, un aumento dei casi di sfruttamento per motivi lavorativi, il progressivo passaggio dalla violenza fisica a quella psicologica da parte degli aguzzini ed il crescente ruolo assunto dalle donne in questo genere di organizzazioni. Tali indagini hanno inoltre prospettato la possibilit\u00e0 di uno sfruttamento del sistema di accoglienza ed asilo italiano per far arrivare le vittime di tratta maniera sicura in Italia; queste, una volta giunte in un centro di asilo, possono essere comodamente recuperate dai \u201ccriminali\u201d e sfruttate. Tuttavia, in linea con le tendenze internazionali, anche nel nostro Paese sono in evidente crescita i casi di sfruttamento lavorativo, che in questo caso interessano generalmente uomini adulti. Tale forma di schiavit\u00f9 risulta essere meno evidente, pi\u00f9 subdola e di difficile identificazione. In minore misura la tratta \u00e8 finalizzata all\u2019accattonaggio e alla commissione di reati di microcriminalit\u00e0: per questi compiti, invece, tendenzialmente sono preferiti i bambini<\/p>\n<p>Fra queste organizzazioni criminali un ruolo predominante \u00e8 assunto dalla criminalit\u00e0 nigeriana, da tempo stabilitasi nel nord Italia e recentemente stanziatasi anche nel sud del Paese, la quale \u00e8 in possesso di una struttura piuttosto stabile, collaudata e capillare. Oltre ai reati di tratta essa \u00e8 solita operare nei settori del traffico internazionale di stupefacenti, nello sfruttamento della prostituzione e nel favoreggiamento dell\u2019immigrazione clandestina. Un rapporto <a href=\"https:\/\/www.ecoi.net\/file_upload\/1226_1457689194_bz0415678itn.pdf\">dell\u2019Agenzia Europea si Supporto all\u2019Asilo (EASO) dell\u2019ottobre 2015<\/a> pone l\u2019accento sul caso nigeriano, indicandolo come esemplificativo ed in un certo senso trainante per il mercato del sesso in Europa, e di riflesso per la tratta di donne nigeriane che riforniscono questo abominevole mercato. Le organizzazioni criminali nigeriane, composte anche da individui provenienti da altri Paesi africani, come Gambia e Paesi del Mahgreb, sfruttano diversi tipi di <em>modus operandi<\/em>: \u00e8 possibile divenire vittime per debiti, con l\u2019inganno o per altri motivi; gran parte delle donne vittime di tratta sono state reclutate da un conoscente o addirittura un parente. La relazione fornisce descrizioni molto crude e dettagliate su come si articola il processo di reclutamento delle vittime, nel quale grandissima importanza \u00e8 rivestita delle <em>madam<\/em>, trafficanti di sesso femminile. L\u2019assoggettamento delle vittime avviene soprattutto tramite minacce, fisiche e psicologiche, attraverso riti di magia nera (<em>juju<\/em> o <em>voodoo<\/em>), ed un sistema di debito molto oneroso riguardante le spese di viaggio per arrivare in Europa. Anche una volta pagato tale debito, estinguibile in vari anni, le vittime rimangono soggetti vulnerabili ed abbandonate a s\u00e9 stesse. Questo d\u00e0 alle <em>madam<\/em> un grande potere, sia prima che dopo l\u2019estinzione del debito, il quale \u00e8 quantificato e gestito proprio da queste figure.<\/p>\n<p>Nell\u2019ottica del contrasto di tali dinamiche, ormai stabilizzatesi nel nostro Paese, l\u2019Italia ha promosso un\u2019intesa bilaterale di reciproco aiuto, sia a livello giudiziario che investigativo, con la Repubblica Federale della Nigeria. Sebbene tale intesa non sia stata formalizzata a livello pattizio, il governo nigeriano \u00e8 ritenuto interlocutore stabile ed affidabile dalle istituzioni italiane, e la sua collaborazione \u00e8 ritenuta imprescindibile al fine di contrastare i fenomeni appena descritti. Il lungo paragrafo dedicato alla tratta di esseri umani si chiude con una serie di casi, ritenuti esemplificativi, che hanno coinvolto le DDA di tutta Italia.<\/p>\n<p><em>(a cura di Francesco Casella, Master in analisi, prevenzione e contrasto della corruzione e della criminalit\u00e0 organizzata \u2013 anno 2016 &#8211; Universit\u00e0 di Pisa)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa. 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