{"id":7205,"date":"2017-09-26T12:00:09","date_gmt":"2017-09-26T10:00:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/?page_id=7205"},"modified":"2017-09-26T12:00:09","modified_gmt":"2017-09-26T10:00:09","slug":"relazione-2016-dna-levoluzione-cosa-nostra","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/documenti-tematici\/mafie\/relazione-2016-dna-levoluzione-cosa-nostra\/","title":{"rendered":"Relazione 2016 DNA: l\u2019evoluzione di Cosa nostra"},"content":{"rendered":"<p><strong>Premessa<\/strong>. La Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo ha diffuso la propria Relazione annuale sulle attivit\u00e0 svolte dal Procuratore nazionale e dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo nonch\u00e9 sulle dinamiche e strategie della criminalit\u00e0 organizzata di tipo mafioso nel periodo luglio 2014 \u2013 giugno 2015, illustrata nel corso di un\u2019<a href=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/osservatorio-parlamentare\/attivita-dinchiesta\/attivita-dinchiesta-xvii\/commissione-bicamerale-antimafia\/commissione-antimafia-audizione-del-procuratore-nazionale-antimafia\/\"><strong>audizione presso la Commissione antimafia<\/strong><\/a>. Di seguito viene sintetizzato il capitolo dedicato a Cosa nostra.<\/p>\n<p><strong>Una costante vitalit\u00e0 in una fase di transizione<\/strong>. La Direzione Nazionale Antimafia non concorda con le analisi svolte da altri osservatori che descrivono Cosa nostra destinata a inesorabile declino e in preda ad una cosiddetta \u201ccamorrizzazione\u201d.\u00a0 Descrive invece l\u2019organizzazione siciliana come pervasa da una \u201ccostante vitalit\u00e0\u201d, tanto nel suo centro decisionale e operativo (Palermo) quanto in altre province, Trapani e Agrigento su tutte.\u00a0 Resta centrale il \u201ccarattere di unitariet\u00e0 dell\u2019organizzazione\u201d tanto che \u201cle indagini dimostrano il continuo e costante tentativo di fare risorgere le strutture centrali di governo dell\u2019organizzazione criminale\u201d con particolare riferimento alla Commissione provinciale di Cosa nostra a Palermo, inteso come \u201corgano di direzione dell\u2019intera organizzazione\u201d.<\/p>\n<p>Una vitalit\u00e0 che non cancella lo stato di \u201cgrave crisi\u201d dovuto alle attivit\u00e0 investigative condotte nell\u2019ultimo decennio e che hanno colpito \u201cin maniera strutturale\u201d l\u2019organizzazione mafiosa. Dopo la fine della strategia della \u201csommersione\u201d voluta da Bernardo Provenzano, oggi Cosa nostra\u00a0 \u201ccontinua a vivere una fase di transizione, non soltanto sotto il profilo della scelta di una nuova leadership ma anche sotto il profilo della ricerca di nuovi schemi organizzativi e di nuove strategie operative\u201d.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un passaggio della Relazione che si sofferma sul funzionamento dell\u2019organizzazione mafiosa in tempo di crisi. \u201cVa ribadito ancora una volta anche in questa sede come Cosa Nostra appaia dotata di una sorta di \u2018costituzione formale\u2019 e di una sua \u2018costituzione materiale\u2019. In alcuni momenti storici ha contato di pi\u00f9 la sua costituzione materiale, nel senso che il governo dell\u2019organizzazione \u00e8 stato retto secondo le scelte dei capi ed a prescindere dal rispetto delle regole. Nel momento in cui l\u2019azione investigativa dello Stato ha portato alla cattura di tali capi, se la cosiddetta costituzione materiale dell\u2019organizzazione \u00e8 entrata in crisi, la costituzione formale di Cosa Nostra ha ripreso importanza e tutt\u2019ora consente alla struttura di sopravvivere anche in assenza di importanti capi riconosciuti in stato di libert\u00e0. Il ricorso alle vecchie e mai abrogate regole di vita dell\u2019organizzazione consente, dunque, alla stessa di sopravvivere in momenti di crisi come l\u2019attuale\u201d.<\/p>\n<p><strong>La cooperazione delle famiglie di Palermo<\/strong>. La DNA analizza la strategia adottata dal centro decisionale e operativo di Cosa nostra a Palermo: \u201cUna cooperazione di tipo orizzontale tra le famiglie mafiose volta a garantire la continuit\u00e0 della vita dell\u2019organizzazione ed i suoi affari. Tra questi in particolare devono segnalarsi un rinnovato interesse per il traffico di stupefacenti e per la gestione dei \u2018giochi\u2019, sia di natura legale che illegale\u201d. Se un mandamento \u00e8 colpito da operazioni di polizia giudiziaria, viene svolta una \u201cfunzione vicaria degli assenti\u201d da parte di esponenti di altre famiglie. Un superamento, sottolinea la DNA, del \u201ctradizionale, strettissimo, legame dei mafiosi con il territorio\u201d.<\/p>\n<p>In merito al ritorno sulla scena di personaggi gi\u00e0 condannati per 416-bis (associazione mafiosa) la DNA interroga il legislatore sull\u2019opportunit\u00e0 di introdurre \u201cun meccanismo sanzionatorio particolarmente rigoroso\u201d per le ipotesi accertate di reiterazione del delitto di associazione mafiosa, allo scopo di evitare che \u201cappartenenti all\u2019organizzazione mafiosa dopo una prima condanna, tornino a delinquere reiterando in tal modo la capacit\u00e0 criminale propria e dell\u2019organizzazione\u201d.<\/p>\n<p><strong>La struttura e gli affari sul territorio<\/strong>. A <strong>Palermo<\/strong>, pi\u00f9 precisamente nei mandamenti occidentali, l\u2019attivit\u00e0 di Cosa nostra si \u00e8 dedicata ad una riorganizzazione resasi necessaria dopo l\u2019opera di repressione condotta dalle forze dell\u2019ordine e dalla magistratura. A livello di \u2018affari\u2019 l\u2019organizzazione ha continuato a estorcere denaro attraverso l\u2019imposizione del pizzo ad attivit\u00e0 commerciali e ad imprese impegnate in lavori pubblici. Ha mantenuto i canali di infiltrazione nel tessuto sano dell\u2019economia per riciclare i proventi illeciti.\u00a0 \u201cSi \u00e8 anche registrato un notevole incremento del traffico di sostanze stupefacenti che essendo altamente remunerativo, assicura una immediata e ingente disponibilit\u00e0 economica necessaria soprattutto per il sostentamento delle famiglie dei numerosissimi detenuti\u201d evidenzia la DNA. Dal punto di vista strutturale il territorio resta diviso in 15 mandamenti, 8 nel capoluogo e 7 nella provincia.<\/p>\n<p>Nella provincia di <strong>Agrigento<\/strong>, dove si registrano infiltrazioni nelle pubbliche amministrazioni, la presenza di Cosa nostra resta \u201cmassiccia ed invasiva\u201d. Il controllo del territorio si manifesta attraverso la gestione delle attivit\u00e0 gi\u00e0 elencate nel caso palermitano \u201ce la sistematica pratica della occupazione imprenditoriale in tutti i settori delle opere costituiscono ancora il sistema pi\u00f9 diretto e remunerativo per garantire ai coassociati ed all\u2019intera organizzazione il raggiungimento degli scopi criminali tipici\u201d. I mandamenti agrigentini mantengono rapporti storicamente e giudiziariamente accertati con consorterie mafiose che operano nell\u2019America del Nord. Uscita vincitrice dal conflitto con le organizzazioni appartenenti alla cosiddetta Stidda, Cosa nostra resta un punto di riferimento \u201cper la risoluzione di piccole e grandi controversie, tanto che sono radicati i comportamenti omertosi e di scarsa collaborazione con le forze dell&#8217;ordine, anche in occasione di gravi fatti delittuosi\u201d. Fondamentale resta la collaborazione con la politica, in particolare con soggetti in grado \u201cdi dirigere, coordinare o intervenire in attivit\u00e0 amministrative ed economiche ritenute di interesse per l&#8217;associazione mafiosa\u201d. Oltre che nelle imprese di costruzione, si registrano interessi dell\u2019organizzazione anche verso il settore della grande distribuzione e delle energie alternative.<\/p>\n<p>Nella provincia di <strong>Trapani<\/strong> l\u2019organizzazione mafiosa opera in continuit\u00e0 con i mandamenti palermitani. Cosa nostra resta \u201ccapillarmente radicata sul territorio ed in grado di condizionare pesantemente la realt\u00e0 sociale, economica ed istituzionale\u201d. L\u2019alleanza di Cosa nostra trapanese con quella palermitana, risalente ai tempi di Tot\u00f2 Riina, era e resta cos\u00ec solida \u201cda ricondurre i due sodalizi criminosi quasi sotto un\u2019unica realt\u00e0 criminale\u201d. \u201cDetta vicinanza \u2013 si legge nella Relazione &#8211;\u00a0 si \u00e8 rafforzata soprattutto dopo l\u2019assunzione da parte di Matteo Messina Denaro del ruolo di rappresentante dell\u2019intera provincia di Trapani, atteso che in territorio palermitano il Messina Denaro ha avuto da sempre solidi rapporti e precisi punti di riferimento, anche nella pericolosa cosca di Brancaccio\u201d. Le famiglie mafiose sul territorio risultano essere 17 e operano in 4 mandamenti (Trapani, Alcamo, Castelvetrano e Mazara del Vallo). I rapporti dalle varie compagini sono oggi contrassegnate da una sorta di \u201cpace\u201d dovuta a due fattori: 1) lo sfaldamento delle strutture militari, colpite dalle attivit\u00e0 investigative; 2) la capacit\u00e0 imprenditoriale di Cosa nostra trapanese che, sotto la guida di Messina Denaro, ha da tempo deciso di \u201cindirizzare i propri interessi verso forme di guadagno e di reinvestimento apparentemente lecite, manifestando grande capacit\u00e0 di diversificazione dei suoi interessi verso forme nuove di investimento\u201d nel settore dei subappalti, nel sistema delle forniture e della produzione e distribuzione degli inerti nel ramo dell\u2019edilizia pubblica e privata, nell\u2019indotto derivante dagli impianti di produzione di energie alternative \u201cche hanno beneficiato di particolari forme di finanziamento pubblico agevolato\u201d. Restano in piedi gli &#8216;affari&#8217; legati a estorsioni, traffici di rifiuti e stupefacenti. Secondo uno studio della Fondazione Chinnici<em>\u00a0<\/em>il racket costa alla Sicilia 1,3 punti percentuali del PIL.<\/p>\n<p>Nella provincia di <strong>Messina<\/strong> la mafia di Barcellona Pozzo di Gotto \u201cpresenta una strutturazione e metodi operativi del tutto omologhi a quella di Cosa nostra palermitana\u201d. Per quanto concerne il territorio della cosiddetta \u201cfascia tirrenica\u201d le sentenze della magistratura \u201channo riscontrato che il controllo pieno ed incondizionato del settore degli appalti pubblici ha costituito per anni il principale obiettivo della mafia barcellonese\u201d. Sul settore jonico le organizzazioni del messinese intrattengono maggiori rapporti con la \u2018ndrangheta e con Cosa nostra catanese. Pi\u00f9 nel dettaglio a Messina gli interessi della locale criminalit\u00e0 organizzata si sono rivolti al riciclaggio dei proventi illeciti derivanti da traffico di stupefacenti e racket, allo scopo di creare \u201cuna vera e propria imprenditoria mafiosa, capace di realizzare con l\u2019intimidazione forme di monopolio di importanti settori economici e di alterazione delle regole di mercato\u201d.<\/p>\n<p>Nelle province di <strong>Caltanissetta<\/strong> ed <strong>Enna<\/strong> si registrano \u201ceventi di matrice mafiosa, strumentali al rafforzamento delle gerarchie e del predominio sul territorio dell\u2019organizzazione stessa. Parallelamente, la Stidda continua a conservare influenza nei comprensori di Gela e Niscemi, spesso operando in accordo con le famiglie di Cosa Nostra presenti nello stesso territorio, con le quali si divide i profitti derivanti dalle attivit\u00e0 illecite praticate, prime tra tutte le estorsioni, il traffico degli stupefacenti, l\u2019usura e il controllo degli appalti\u201d. Nella provincia di <strong>Catania<\/strong> opera &#8220;un insieme di gruppi organizzati ed internamente strutturati secondo una dimensione gerarchica, che perseguono programmi di intensa ramificazione di interessi di tipo criminale in ambiti territoriali pi\u00f9 o meno ampi\u201d. In merito ai rapporti tra le cosche catanesi e quelle palermitane, la DNA sottolinea il tentativo in corso da anni, sponsorizzato da alcune famiglie palermitane, di creare una seconda famiglia che possa soppiantare i Santapaola, clan \u2018storico\u2019 operante sul territorio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>(a\u00a0cura di <a href=\"mailto:claudio.forleo@avvisopubblico.it\"><strong>Claudio Forleo<\/strong><\/a>, giornalista)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa. 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