{"id":7230,"date":"2017-09-26T13:34:49","date_gmt":"2017-09-26T11:34:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.avvisopubblico.it\/home\/?page_id=7230"},"modified":"2017-09-26T13:34:49","modified_gmt":"2017-09-26T11:34:49","slug":"la-guerra-alla-droga-riflessioni-sul-rapporto-della-commissione-globale-le-politiche-sulle-droghe","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/documenti-tematici\/mafie\/la-guerra-alla-droga-riflessioni-sul-rapporto-della-commissione-globale-le-politiche-sulle-droghe\/","title":{"rendered":"La guerra alla droga. Riflessioni sul Rapporto della Commissione globale per le politiche sulle droghe"},"content":{"rendered":"<p><em>\u201cLa guerra alla droga \u00e8 fallita\u201d. <\/em>E\u2019 con questa frase, semplice ed incisiva, che si apre il <strong><a href=\"http:\/\/www.globalcommissionondrugs.org\/wp-content\/themes\/gcdp_v1\/pdf\/guerra-alla-droga.pdf\">dossier<\/a> <\/strong>elaborato dalla Commissione Globale per le Politiche sulle Droghe, alla cui redazione hanno partecipato eminenti personalit\u00e0 politiche, quali C\u00e9sar Gaviria (ex Presidente della Colombia), Javier Solana (ex Alto Rappresentante dell\u2019UE per la Politica Estera e la Sicurezza Comune) e Kofi Annan (ex Segretario Generale delle Nazioni Unite).<\/p>\n<p>In effetti, ad ormai 45 anni da quando il Presidente americano, Richard Nixon, aveva indicato la droga come il nemico pubblico numero uno degli Stati Uniti, seguito a ruota dall\u2019intero mondo occidentale, non sembra che questa guerra abbia portato ai risultati inizialmente sperati. Questi si sarebbero dovuti misurare in una diminuzione del crimine, in un miglioramento della salute ed in un maggiore sviluppo economico e sociale. Probabilmente, per\u00f2, i metodi utilizzati per raggiungerli non si sono rivelati opportuni.<\/p>\n<p>Infatti, come dimostrato dalla Commissione, in un solo decennio, dal 1998 al 2008, \u00e8 stato registrato un consistente incremento nell\u2019uso delle droghe, in particolare dell\u20198,5% per quanto riguarda la cannabis, del 27% per la cocaina e del 34,5% per quanto concerne gli oppiacei.<\/p>\n<p>I metodi e le strategie utilizzati nel corso della \u201cguerra alla droga\u201d si sono basati essenzialmente sul proibizionismo e sulla repressione, attraverso le forze di polizia, non solo dei produttori e dei trafficanti, ma anche dei consumatori. I risultati raggiunti, dunque, sono stati misurati attraverso il numero e il calibro delle persone arrestate, attraverso i processi giudiziari e l\u2019asprezza della pena comminata e tramite i quantitativi di sostanza stupefacente sequestrata.\u00a0 Questi mezzi, per\u00f2, non hanno sicuramente consentito di porre un freno al fenomeno della criminalit\u00e0 organizzata, che dal traffico di droga ricava probabilmente la parte pi\u00f9 cospicua dei suoi profitti. L\u2019uccisione di Pablo Escobar o l\u2019arresto di Roberto Pannunzi \u2013il brocker della \u2018ndrangheta che ha consentito alle cosche calabresi di entrare in affari con i cartelli della droga colombiani- possono aver inflitto un duro colpo alle organizzazioni criminali, ma di certo non hanno portato all\u2019esaurimento del mercato illegale della droga. La legge n. 40\/2006, cosiddetta Fini-Giovanardi, attraverso l\u2019annullamento della distinzione tra droghe leggere e pesanti e prevedendo pene pi\u00f9 severe per i consumatori, rispetto alla legislazione precedente, non ha di certo portato ad una diminuzione dell\u2019uso di stupefacenti; anzi, come molti sostengono, proprio a causa della sua asprezza, la Fini-Giovanardi pu\u00f2 essere considerata come una delle cause del problema del sovraffollamento delle carceri italiane.<\/p>\n<p>Come si spiega, pertanto, che nonostante tutte le accortezze legislative di cui ci si \u00e8 muniti e i mezzi repressivi utilizzati, non si sia registrata n\u00e9 una diminuzione dei consumi n\u00e9 una sconfitta di chi alimenta questo business in qualit\u00e0 di produttore\/trafficante?<\/p>\n<p>Il Premio Nobel per l\u2019Economia del 1976, Milton Friedman, aveva fatto notare, gi\u00e0 agli albori della guerra alla droga, come i costi a sostegno di tale conflitto superassero i benefici e che il tentativo di far diminuire forzatamente l\u2019offerta non avrebbe portato ad una conseguente diminuzione della domanda, bens\u00ec ad un aumento dei prezzi e ad entrate sempre pi\u00f9 consistenti per le organizzazioni criminali. Va considerato, tra l\u2019altro, che anche quando si verifica l\u2019arresto di un grande trafficante, vi \u00e8 sempre qualcuno dopo di lui pronto a coglierne l\u2019eredit\u00e0, cosa che avviene, il pi\u00f9 delle volte, a seguito di un grande spargimento di sangue tra i clan rivali interessati ad accaparrarsi l\u2019enorme giro d\u2019affari. In particolare, uno studio condotto da un gruppo di accademici della British Columbia ha dimostrato che, in molti luoghi degli Stati Uniti, ad un aumento delle azioni da parte delle forze dell\u2019ordine corrisponde, nel 91% dei casi, un incremento nell\u2019uso della violenza da parte dei narcotrafficanti.<\/p>\n<p>Inoltre, secondo Antonio Maria Costa, ex Direttore dell\u2019Ufficio dell\u2019Onu su droga e crimine, le politiche proibizioniste e repressive attuate dalla maggioranza dei Paesi avrebbero prodotto, nella realt\u00e0 dei fatti, svariati effetti collaterali, i quali possono essere raggruppati in cinque categorie:<\/p>\n<ol>\n<li>La crescita di un gigantesco mercato nero criminale, finanziato attraverso i profitti commisurati al rischio, ottenuti per soddisfare la domanda globale di droghe;<\/li>\n<li>Uno sbilanciamento della considerazione politica, rea di aver usato scarse risorse nella prevenzione, in quanto indirizzate in larghissima parte verso azioni di polizia contro il mercato criminale;<\/li>\n<li>Un dislocamento geografico \u2013il cosiddetto <em>effetto mongolfiera<\/em>&#8211; con il quale la produzione di droga cambia luogo per evitare le attenzioni delle forze dell\u2019ordine;<\/li>\n<li>Uno spostamento nell\u2019uso di sostanze, vale a dire il cambiamento nelle preferenze dei consumatori verso nuove sostanze quando la loro droga, scelta precedentemente, diviene difficile da ottenere;<\/li>\n<li>La considerazione dei consumatori di droga alla stregua di criminali da emarginare ed escludere.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Nel corso di 45 anni di guerra alla droga, forse, ci si \u00e8 focalizzati eccessivamente sulle azioni di polizia e sulle pene. Le principali istituzioni interessate sono state e continuano ad essere le autorit\u00e0 militari, quelle di controllo alla frontiera e la Polizia, tutte dirette dal Ministero di Giustizia e dal Ministero dell\u2019Interno. L\u2019evidenza, per\u00f2, ha dimostrato come le strategie repressive utilizzate non abbiano portato a concreti risultati positivi, semmai ha indicato il fallimento di questa campagna. Potrebbe quindi essere pi\u00f9 opportuno affrontare il problema droga attraverso altri mezzi e a seguito di un opportuno cambiamento di prospettiva.<\/p>\n<p>Innanzitutto, come suggerito ancora dal rapporto della Commissione, un primo provvedimento, non solo di natura giuridica, ma anche e soprattutto culturale, potrebbe essere la sostituzione della criminalizzazione e della punizione dei consumatori con l\u2019offerta di servizi sanitari e di apposite terapie di cura. Infatti, l\u2019ipotesi secondo la quale punire duramente, anche con il carcere, coloro che fanno uso di droghe avrebbe portato ad un calo dei consumi, si \u00e8 rivelata inesatta. Al contrario, la sperimentazione di modelli di depenalizzazione potrebbe portare a dei risultati incoraggianti. A tal proposito, \u00e8 utile soffermarsi sull\u2019esempio del Portogallo, il Paese europeo che, prima del 2001, registrava il pi\u00f9 alto tasso di HIV tra i consumatori di eroina, con ben 2 mila nuovi casi all\u2019anno (si tenga conto che il Portogallo ha una popolazione di soli dieci milioni di abitanti) all\u2019interno dell\u2019UE. Proprio per far fronte a tale problema, il governo portoghese decise di istituire una commissione anti-droga composta da undici esperti, la quale giunse alla conclusione che era necessario partire dal presupposto secondo il quale i consumatori non sono dei criminali, bens\u00ec dei malati e che, per tale motivo, la materia sarebbe dovuta essere di competenza del Ministero della Sanit\u00e0 e non pi\u00f9 di quello della Giustizia. Si giunse cos\u00ec alla promulgazione della legge n. 30\/2000, entrata in vigore nel luglio del 2001, che ha depenalizzato l\u2019uso di tutte le droghe illecite e ha fissato, tramite apposite tabelle, il quantitativo massimo detenibile per soddisfare un fabbisogno di dieci giorni; in particolare:<\/p>\n<ul>\n<li>25 grammi di marijuana;<\/li>\n<li>5 grammi di hashish;<\/li>\n<li>un grammo di eroina;<\/li>\n<li>un grammo di MDMA-il principio attivo dell\u2019ecstasy.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Ebbene, a 15 anni di distanza dall\u2019adozione di suddetta legge, Joao Goulao -promotore del dispositivo legislativo e direttore dell\u2019Istituto per le droghe e le dipendenze- ha affermato che l\u2019uso di droghe \u00e8 diminuito tra i giovani, l\u2019epidemia di AIDS tra i consumatori \u00e8 stata arginata, vi \u00e8 stata una diminuzione della delinquenza legata al traffico di droga e sono aumentati i sequestri di sostanze. Il tutto \u00e8 supportato dai dati europei, secondo i quali il Portogallo presenta uno dei dati pi\u00f9 bassi dell\u2019UE per consumo di marijuana tra persone con pi\u00f9 di 15 anni e con il consumo di eroina-tra i 16 e i 18 anni- sceso dal 2,5% all\u20191,8%, cos\u00ec come il tasso di infezione da HIV. La questione, dunque, viene trattata come un problema medico e non pi\u00f9 penale, dato che chi viene trovato in possesso di sostanze stupefacenti non \u00e8 pi\u00f9 tratto in arresto, ma condotto dinnanzi ad una commissione (la <em>Commissione di avvertimento sulle tossicodipendenze<\/em>, composta da un giurista, uno psicologo ed un medico) che ha il compito di valutare il percorso dell\u2019utilizzatore, il suo livello di consumo della sostanza e di proporre, infine, un sostegno psicologico o la possibilit\u00e0 di sottoporsi ad un percorso terapeutico e riabilitativo finanziato dallo Stato. Il tutto sembra aver portato a risultati concreti, come dimostrato dai dati menzionati.<\/p>\n<p>Un ulteriore passo oltre la depenalizzazione \u00e8 stato fatto in Uruguay, dove, il 10 dicembre del 2013, il Senato ha approvato la legge riguardante la legalizzazione della marijuana, attraverso la quale se ne \u00e8 resa possibile la produzione, la vendita ed il consumo. La legge, pensata soprattutto per togliere potere alle organizzazioni criminali legate al narcotraffico, permette a tutti i privati cittadini maggiorenni di coltivare un massimo di sei piante, con una produzione annuale che non pu\u00f2 superare i 480 grammi. E\u2019 stata data anche la possibilit\u00e0 di creare dei \u201cClub per la marijuana\u201d, vale a dire delle associazioni che comprendano un numero di soci dai 15 ai 45, i quali, collettivamente, possono coltivare un massimo di 99 piante.<\/p>\n<p>Va per\u00f2 precisato, che in Uruguay manca ancora l\u2019attuazione dell\u2019elemento principale della legge di legalizzazione, cio\u00e8 la vendita da parte dello Stato attraverso la registrazione dei compratori e una rete di distribuzione di punti vendita autorizzati (le farmacie). Secondo l\u2019impianto legislativo, infatti, la distribuzione dovr\u00e0 passare obbligatoriamente dallo Stato ed ogni cliente si dovr\u00e0 registrare in un apposito database gestito dal Ministero della Salute e potr\u00e0 comprare un massimo di 40 grammo al mese. Per il momento, dunque, l\u2019alternativa per i consumatori che non vogliono passare attraverso la coltivazione \u00e8 quella di attendere la vendita autorizzata o continuare a rifornirsi dal mercato illegale. Mancando quindi dati ufficiali \u00e8 impossibile dire se il percorso seguito dal Paese sudamericano porter\u00e0 ai risultati sperati al momento dell\u2019approvazione della legge.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 dei provvedimenti legislativi di depenalizzazione e di legalizzazione, un altro punto sul quale si dovrebbe maggiormente investire \u00e8 quello della prevenzione, in modo tale che si possa evitare l\u2019ingresso dei giovani nel consumo di droga e che si impedisca ai consumatori saltuari di divenire consumatori pi\u00f9 problematici o dipendenti. I primi tentativi in merito non hanno avuto il successo sperato, a causa della cattiva programmazione e della non adeguata implementazione, come sostenuto dal rapporto della Commissione. Quelli che, invece, hanno registrato migliori risultati, si sono focalizzati su gruppi particolari a rischio, come i membri di bande giovanili, i bambini negli istituti o con problemi a scuola o con la polizia, prevedendo programmi misti di educazione e di sostegno sociale, cos\u00ec da evitare che una parte di loro diventi consumatore abituale di droghe o dipendente.<\/p>\n<p>Anche gli indicatori per valutare i progressi effettuati necessiterebbero di una rivisitazione. Come gi\u00e0 argomentato in precedenza, ad oggi la valutazione sui passi in avanti registrati \u00e8 calcolata tramite gli arresti, le pene e il sequestro di sostanze stupefacenti. La Commissione, al contrario, suggerisce l\u2019uso di nuovi indicatori, quali, ad esempio:<\/p>\n<ul>\n<li>il livello di sviluppo socio-economico nelle comunit\u00e0 dove sono concentrati produzione, vendita o consumo di droga;<\/li>\n<li>il livello di tossicodipendenza nella comunit\u00e0;<\/li>\n<li>il livello di morti per overdose;<\/li>\n<li>il livello della microcriminalit\u00e0 commessa dai tossicodipendenti;<\/li>\n<li>il numero di vittime di violenza e di intimidazione in relazione al mercato della droga;<\/li>\n<li>il livello di corruzione generato dal mercato di droga.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Un migliore utilizzo delle risorse pubbliche andrebbe quindi indirizzato verso programmi sanitari e sociali, mentre maggiore dovrebbe essere il ricorso alle forze di polizia nel tentativo di contrastare gli aspetti violenti e di corruzione legati al traffico di droga. Infatti, lo sforzo di ridurre l\u2019offerta attraverso azioni repressive da parte delle forze dell\u2019ordine, come testimoniato da una teoria elaborata da MacCoun e Reuter, potrebbe funzionare laddove le fonti dell\u2019offerta stessa siano controllate da un piccolo numero di organizzazioni criminali e non di grandi proporzioni. In questo caso, opportune operazioni di polizia possono avere il potenziale per smantellare la rete criminale, ma dove i mercati delle droghe sono diversificati e gestiti da ben strutturate organizzazioni (come il caso delle mafie italiane) \u00e8 impensabile prevenire l\u2019uso di stupefacenti tramite un contrasto esclusivo dell\u2019offerta.<\/p>\n<p>Per concludere, dunque, l\u2019invito alle forze politiche da parte della Commissione Globale per le Politiche sulle Droghe \u00e8 quello di prendere definitivamente atto del fallimento della guerra alla droga condotta con i mezzi e le strategie fin qui utilizzate, con l\u2019auspicio che si possa giungere all\u2019adozione di provvedimenti gi\u00e0 efficacemente sperimentati o idearne di nuovi che possano porre un freno ad un problema dalla portata globale.<\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 (A cura del dott. Fabrizio Cutrupi)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLa guerra alla droga \u00e8 fallita\u201d. E\u2019 con questa frase, semplice ed incisiva, che si apre il dossier elaborato dalla Commissione Globale per le Politiche&nbsp;<span class=\"hellipsis\">[&hellip;]<\/span><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/welaikaadv.site\/avviso\/home\/cosa-facciamo\/informare\/documenti-tematici\/mafie\/la-guerra-alla-droga-riflessioni-sul-rapporto-della-commissione-globale-le-politiche-sulle-droghe\/\">Leggi tutto <span class=\"screen-reader-text\">La guerra alla droga. 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